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	<title>Alfiero Grandi</title>
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		<title><![CDATA[Gli apprendisti stregoni]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">-&nbsp;Pubblicato da&nbsp;</span><span style="FONT-FAMILY: Tahoma; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><a href="http://www.altroquotidiano.it/">l'Altro quotidiano</a>, </span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: #9d4444; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><a href="http://www.paneacqua.eu/">Paneacqua</a></span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">&nbsp; e <a href="http://sinistra%20democratica%20news%20/"><span style="COLOR: #9d4444">Dazebao</span></a>&nbsp; </span></p>
Sono state fatte affermazioni incredibili da parte di autorevoli responsabili europei e non solo. A partire dalla notizia, fatta ovviamente trapelare ad arte, che il FMI - istituzione non europea - starebbe calcolando le conseguenze di un&rsquo;uscita della Grecia dall&rsquo;Euro.<br />Da tempo c&rsquo;&egrave; un partito revanscista che sogna la fine dell&rsquo;Euro, o almeno la sua rottura in 2 parti: un&rsquo;euro della Germania con i suoi satelliti e un&rsquo;altro del Sud Europa, compresa la variante che ogni paese torni alla sua precedente moneta nazionale.<br />Di questo fronte aggressivo e potente fanno parte settori dell&rsquo;economia e della politica tedesca (gli argomenti sono simili a quelli della Lega) ed europea, esponenti di paesi ammessi forse frettolosamente nell&rsquo;Euro e provenienti da storie che non hanno memoria della faticosa, pluridecennale costruzione dell&rsquo;attuale Europa. A questi si aggiungono ambienti finanziari americani, e non solo, che non hanno mai digerito il pericolo che l&rsquo;Euro rappresenta per il signoraggio del dollaro. La crisi generata dalla crescita a dismisura dei capitali finanziari, slegati da qualunque attivit&agrave; economica, ha spinto sull&rsquo;acceleratore delle difficolt&agrave; dell&rsquo;Europa. La notizia di questi giorni &egrave; che il volume dei capitali finanziari nel mondo ha gi&agrave; superato la mole precedente la crisi in corso e ancora nessuna regola &egrave; stata adottata e anzi ne &egrave; stata consentita l&rsquo;ulteriore crescita. Parafrasando Sraffa si potrebbe dire che si &egrave; prodotta finanza attraverso la superfetazione della finanza. Se poi alla finanza non corrisponde nulla non &egrave; importante, perch&eacute; i guadagni relativi agli aggi e le remunerazioni dei finanzieri sono concretissimi e gli effetti sull&rsquo;economia reale e sull&rsquo;occupazione devastanti. Le &ldquo;armi finanziarie&rdquo; di distruzione di massa, di cui ha parlato Warren Buffet, sono queste e la responsabilit&agrave; dei governanti europei &egrave; di averle lasciate proliferare senza controllo. Anche la Tobin Tax, di cui si parla da tempo, non &egrave; ancora stata adottata perch&eacute; la signora Merkel l&rsquo;ha rinviata all&rsquo;accordo di tutti, cio&egrave; al mai. <br />C&rsquo;&egrave; chi si meraviglia che Moodi&rsquo;s declassa le banche italiane, evidentemente dormiva quando veniva chiesto di mettere le agenzie di rating in condizioni di non nuocere, visto che sono il puntatore laser della speculazione finanziaria. <br />Nulla &egrave; stato fatto e ora la situazione precipita.<br />I comportamenti tedeschi non sono solo legati al timore dell&rsquo;inflazione perch&egrave; in realt&agrave; la Germania ha ridotto dal 2,8 all&rsquo;1,4 % il costo del collocamento del suo debito pubblico, cio&egrave; zero, e quindi non ha problemi a finanziare le sue imprese e le sue banche in difficolt&agrave; (300 miliardi di euro), mentre&nbsp; pagano i paesi che hanno lo spread pi&ugrave; alto, a partire dalla Grecia, Italia compresa.<br />Il buffo, se non fosse tragicamente pesante per l&rsquo;Italia, &egrave; che dopo avere preteso il risanamento dei conti pubblici, imponendo tagli e tasse come in Italia, i ben noti &ldquo;mercati&rdquo; oggi mettono in croce gli stessi paesi perch&eacute; non hanno crescita economica. Come potrebbero ? Visto che il risanamento, cio&egrave; i tagli e l&rsquo;aumento delle tasse comprometteno lo sviluppo e portano alla recessione ? Anche le tanto invocate riforme strutturali servono a poco ? I mercati sanno benissimo che con lo sviluppo c&rsquo;entrano ben poco e nella migliore delle ipotesi se ne riparler&agrave; tra anni. Veramente qualcuno pensava che modificando l&rsquo;articolo 18 o tagliando le pensioni, oppure modificando l&rsquo;articolo 81 della nostra Costituzione - su ispirazione ideologica dei neoliberisti europei e nostrani - lo spread sarebbe andato a posto e l&rsquo;Italia si sarebbe tolta dai guai ?<br />Avere inseguito la signora Merkel non ci ha aiutato, ci ha fatto perdere tempo nell&rsquo;identificare il vero problema. Anzi ha portato a dipingere la Grecia come lo spauracchio, lo scolaro indisciplinato, a cui erano state inferte severe ma giuste punizioni. <br />La Grecia &egrave; precipitata nel baratro per la cecit&agrave; e il furore ideologico dei rigoristi ad ogni costo, che ora parlano apertamennte della sua uscita dall&rsquo;Euro (speriamo che non accada) e spingono verso una dinamica fuori controllo, con effetti devastanti su tutta l&rsquo;Europa, a partire dai paesi pi&ugrave; esposti come l&rsquo;Italia. <br />L&rsquo;Italia dovrebbe oggi mettersi alla testa di una campagna di solidariet&agrave; verso il popolo greco, per aiutarlo a restare ad ogni costo nell&rsquo;Euro, altrimenti &egrave; l&rsquo;edificio dell&rsquo;intera Europa che potrebbe precipitare. Verso la Grecia stremata e con il rischio dell&rsquo;ingovernabilit&agrave; occorre tendere la mano e accettare di ridiscutere le condizioni imposte dall&rsquo;Europa e dal Fmi. Non si pu&ograve; essere appagati solo dal risanamento finanziario, occorre offrire alla Grecia le condizioni per riprendersi. Non &egrave; solo solidariet&agrave; ma difesa dei nostri interessi. Quelli che fanno i conti sull&rsquo;uscita della Grecia dall&rsquo;Euro sono degli apprendisti stregoni che maneggiano esplosivi senza consapevolezza. <br />Anche su sviluppo e occupazione non &egrave; pi&ugrave; tempo di tentennamenti. Il Governo deve schierarsi senza se e senza ma con Hollande, che non a caso ha visto schierarsi in modo nuovo altri esponenti di Governi europei finalmente incoraggiati da uno dei paesi leader ad imboccare un&rsquo;altra scelta in Europa.<br />Il suggerimento dei soliti benpensanti di mettersi a mediare tra Merkel e Hollande ci porterebbe diritti a un ulteriore peggioramento della recessione. Il 2012 si chiuder&agrave; - purtroppo - con una diminuzione del Pil a fine anno maggiore del previsto. Occorre un cambio di marcia deciso. Dobbiamo evitare di fare la fine dell&rsquo;ammalato che avendo subito un intervento ben riuscito era purtroppo deceduto.<br />Alfiero Grandi]]></content>
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		<title><![CDATA[Opportunità a sinistra dopo l'exploit di Hollande]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">-&nbsp;Pubblicato da&nbsp;</span><span style="FONT-FAMILY: Tahoma; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><a href="http://www.altroquotidiano.it/">l'Altro quotidiano</a>, </span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: #9d4444; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><a href="http://www.paneacqua.eu/">Paneacqua</a></span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">&nbsp; e <a href="http://sinistra%20democratica%20news%20/"><span style="COLOR: #9d4444">Dazebao</span></a>&nbsp; </span></p>
La vittoria di Hollande in Francia ha dato una spinta per fare uscire l&rsquo;Europa dalla cappa opprimente dell&rsquo;egemonia neoliberale che ha imposto pesantissimi tagli alla spesa sociale, ha condannato alla recessione e alla crescita della disoccupazione, di cui purtroppo la Grecia continua ad essere sfortunata capofila. Non si &egrave; esitato a condannare la Grecia al dramma sociale, fino a sconvolgerne il quadro democratico con l&rsquo;elezione in parlamento di un gruppo dichiaratamente fascista. Troppi hanno girato la testa dall&rsquo;altra parte accettando di fare svolgere alla Grecia il ruolo del reprobo in Europa, alla faccia della solidariet&agrave; e del modello europeo. <br />L&rsquo;egemonia neoliberale &egrave; un pericoloso nemico dell&rsquo;Unione europea, per di pi&ugrave; responsabile della crisi, e mentre costringe i paesi pi&ugrave; deboli a pagare tassi usurai sul debito pubblico la Germania non riesce a collocare i suoi &ldquo;bund&rdquo; perch&eacute; rendono troppo poco. <br />Tra qualche settimana sapremo se la vittoria di Hollande verr&agrave; ulteriormente rafforzata dal voto per il nuovo parlamento francese. Questa opportunit&agrave; l&rsquo;Italia deve coglierla non solo infilandosi nella scia di Hollande ma cercando di rafforzarne l&rsquo;impatto per dare una sterzata in Europa. Aggiungere alla linea della Merkel quella di Hollande &egrave; un&rsquo;utopia. <br />Prodi ha detto che la finanza espropria i governi e umilia la politica. La politica, in particolare la sinistra, deve cercare di non farsi umiliare e cogliere questa opportunit&agrave; per mettere le briglie alla finanza, impedirne gli effetti sregolati sugli Stati, sull&rsquo;economia reale, sull&rsquo;occupazione. <br />E&rsquo; vero che decisioni fondamentali debbono essere prese a livello europeo, come i bond europei, il ruolo della Bce per lo sviluppo, la Tobin tax, ecc. Tuttavia per arrivare a queste scelte occorre ingaggiare iniziative a livello nazionale sia per aiutare la realizzazione degli obiettivi europei che per rimuovere il tab&ugrave; che porta gli Stati a mettere nuove tasse per salvare le banche ma non a decidere di fare pagare ai pi&ugrave; ricchi le misure per favorire l&rsquo;occupazione e l&rsquo;uscita dalla crisi. <br />Lo Stato oggi non ha possibilit&agrave; limitate ma non &egrave; un cane morto, invece pu&ograve; e deve svolgere un ruolo contro le crescenti disuguaglianze e per la collocazione delle risorse a favore delle aree sociali pi&ugrave; deboli e a sostegno dell&rsquo;occupazione, anche per aiutare la ripresa della domanda interna. <br />E&rsquo; molto interessante la proposta di Fassina di rinviare l&rsquo;approvazione del fiscal compact (nuovo trattato europeo) per ricontrattare i tempi del pareggio di bilancio in Italia, in modo a recuperare un punto di Pil (16 miliardi) per sostenere occupazione e ripresa economica. Questo inoltre potrebbe contribuire ad alleggerire anche la situazione di altri paesi a partire dalla Grecia. <br />Occorre lavorare a livello europeo ma anche a livello nazionale, dove non si pu&ograve; attendere a braccia conserte il risultato in Europa, che infatti in buona parte dipende, come dimostra il voto francese, anche dagli spazi che si aprono nei singoli paesi. <br />Per questo occorre capire bene cosa fare dopo il voto amministrativo in Italia. Anzitutto occorre portare fino in fondo la sfida e cercare di vincere gli spareggi nei comuni tra pochi giorni. <br />Il rischio della situazione italiana &egrave; evidente e dal voto esce con chiarezza un quadro preoccupante. La disaffezione degli elettori, l&rsquo;onda antipolitica crescono e investono anzitutto i partiti che hanno deluso come Pdl e Lega, aprendo un&rsquo;enorme crisi di rappresentanza del voto conservatore, che l&rsquo;Udc non intercetta. <br />Il centro sinistra malgrado sia stato dichiarato in pi&ugrave; riprese estinto vince e consente al Pd di rendere meno evidente anche il suo calo di rappresentativit&agrave;. <br />L&rsquo;Unit&agrave; ha titolato: il Pd solo tra le macerie. Premesso che non era solo, era anche un poco meno forte. In realt&agrave; il punto di tenuta politica &egrave; la coalizione di centro sinistra, a volte pi&ugrave; ampia, a volte meno, ma la sostanza &egrave; quella. <br />Nei giorni scorsi si sono sentite affermazioni poco meditate. Pd a vocazione maggioritaria (si torna al Veltroni della sconfitta del 2008 ?). Prematuro pensare alle elezioni politiche con la foto di Vasto (la foto va allargata non ristretta). Non si pu&ograve; tornare all&rsquo;Ulivo (a volte si dice all&rsquo;Unione). <br />Tutte affermazioni che non portano da nessuna parte e per di pi&ugrave; sconfessate dal voto che ha premiato la coalizione di centro sinistra perch&eacute; nessuno spezzone, compreso il Pd, pu&ograve; farcela da solo di fronte ai compiti immani di portare l&rsquo;Italia fuori dalla crisi, di cambiarne il modello di sviluppo. <br />La tentazione di parti crescenti della societ&agrave; di autorappresentarsi conferma la distanza di buona parte dell&rsquo;attenzione dei partiti dai problemi che interessano le persone in carne ed ossa e dalle modalit&agrave; confuse e minimaliste con cui vengono proposte le soluzioni. Anche questo &egrave; un problema da risolvere, senza un contributo di partecipazione di massa non si riuscir&agrave; a realizzare politiche degne di questo nome e per farlo occorre stabilire un rapporto solido con la societ&agrave;. <br />Occorre non perdere tempo, le elezioni incombono, anche se si svolgessero tra un anno. Sono il chiodo fisso dei partiti e del paese. Del resto i ben noti mercati chiedono di sapere cosa sar&agrave; dell&rsquo;Italia. <br />Per questo la coalizione di cento sinistra, politica e sociale, deve ritrovarsi prima possibile a discutere dei problemi dell&rsquo;Italia e delle soluzioni. In sostanza del loro programma, stringato ed efficace, da proporre al paese, che &egrave; con il morale a terra, sfiduciato e ha bisogno di avere una speranza, un&rsquo;idea di futuro per s&eacute; e per l&rsquo;Europa. <br />Un lavoro come questo non pu&ograve; essere il risultato del lavoro di aree ristrette, di un&rsquo;&eacute;lite. Oggi non basterebbe neppure un&rsquo;esperienza, pur positiva, come la &ldquo;fabbrica per il programma&rdquo; di Prodi. Il riferimento semmai &egrave; l&rsquo;esperienza dei referendum che hanno visto milioni di persone impegnarsi attivamente a sostegno degli obiettivi. <br />Per questo lavoro occorre nettezza e capacit&agrave; di ascolto, e tempo. Occorre partire ora, rinviare vorrebbe dire sottovalutare i problemi. <br />Un esempio. Oggi sembra esserci un largo accordo, o forse un disaccordo nascosto, sulla proposta di introdurre la Tobin tax. Tuttavia sottovalutare la portata politica della sua introduzione come se fosse scontata sarebbe un grave errore e potremmo assistere ad una discussione inconcludente ancora per molto tempo. Merkel ha chiarito la posizione dei conservatori: Si, ma solo con l&rsquo;accordo di tutti, cio&egrave; mai. Perch&eacute; il pareggio di bilancio pu&ograve; essere introdotto anche senza l&rsquo;unanimit&agrave; dei paesi europei ma la Tobin tax no ? <br />Il parlamento italiano ha gi&agrave; sbagliato ad inserire in Costituzione il pareggio di bilancio facendone la teoria economica di stato, ora deve dare prova di essere in grado almeno di approvare la Tobin tax che come &egrave; noto entrerebbe in vigore solo quando un certo numero di paesi l&rsquo;avr&agrave; approvata, esattamente come il fiscal compact. Questo &egrave; un impegno nazionale che collocherebbe l&rsquo;Italia tra i motori del cambiamento, anzich&eacute; tra i frenatori. Sarebbe un modo per iniziare a creare un nuovo rapporto tra movimenti e partiti di centro sinistra. <br />E&rsquo; solo un esempio, altri obiettivi potrebbero essere posti in questo modo puntando a recuperare un rapporto tra mobilitazione popolare e programma politico di un rinnovato e coraggioso centrosinistra. <br />L&rsquo;alternativa &egrave; un lento deliquio in una crescente indifferenza, o peggio. <br />Alfiero Grandi]]></content>
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		<title><![CDATA[Di rigorismo si può anche morire]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">-&nbsp;Pubblicato da&nbsp;</span><span style="FONT-FAMILY: Tahoma; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><a href="http://www.altroquotidiano.it/">l'Altro quotidiano</a>, </span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: #9d4444; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><a href="http://www.paneacqua.eu/">Paneacqua</a></span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">&nbsp; </span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"></span>Lo spread si aggira come un avvoltoio sui conti pubblici italiani. Forse sarebbe bene ammettere che c&rsquo;&egrave; stato qualche ottimismo di troppo nel ritenere la situazione dell&rsquo;Italia gi&agrave; sotto controllo. Il Governo Monti, comprensibilmente, cerca di evitare allarmismi, ma se i conti del prof. Dell&rsquo;Aringa (in verit&agrave; non solo suoi perch&eacute; anche il Fmi &egrave; pi&ugrave; o meno sulla stessa linea) sulla riduzione del Pil dovessero essere corretti il Governo dovrebbe ricorrere ad una nuova manovra di aggiustamento dei conti, perch&eacute; il margine creato con la manovra precedente non sarebbe pi&ugrave; sufficiente. <br />Questo naturalmente se non si mette in discussione l&rsquo;eccesso di rigorismo imposto dall&rsquo;egemonia della Germania e della Francia (almeno fino alle prossime elezioni) sull&rsquo;Europa. In sostanza &egrave; di fronte all&rsquo;Italia il rischio di avvitamento in una spirale recessione- tagli- recessione con costi sociali sempre pi&ugrave; pesanti. <br />Essere i primi della classe agli occhi della Germania non sta dando grandi risultati e rischia di essere solo un modo per ritardare il momento della verit&agrave;. Perfino i &ldquo;mercati&rdquo; si comportano in modo beffardo: da un lato chiedono misure sui conti pubblici, dall&rsquo;altro non mancano di sottolineare che la recessione render&agrave; sempre pi&ugrave; difficile rispettare gli impegni e pagare i debiti. Del resto sulla Grecia prevale il pessimismo proprio perch&eacute; ora che &egrave; stata messa in ginocchio difficilmente riuscir&agrave; a rispettare gli impegni presi/imposti dall&rsquo;Europa. <br />Per l&rsquo;Italia si aggiunge l&rsquo;incognita dell&rsquo;impegno preso dal Governo Monti di ridurre in 20 anni il debito pubblico al 60 % del Pil, sia pure con una tolleranza riferita al debito complessivo (pubblico e privato) del paese; anche se di questa tolleranza nel trattato intergovernativo a 25 c&rsquo;&egrave; solo un richiamo a quanto gi&agrave; ottenuto in precedenza. Insistere solo sul risanamento dei conti pubblici non ci porter&agrave; lontano. Anzitutto occorre rilanciare una politica europea per lo sviluppo, finanziabile con eurobond. Cos&rsquo; la Tobin tax potrebbe contribuire a finanziare parte del debito pubblico creato dalla crisi e mettere sotto controllo i mercati finanziari. A questo proposito si sono fatte molte chiacchiere ma fatti zero. Per questi obiettivi occorre sconfiggere il neoliberismo dominante in Europa che sta provocando un arretramento della credibilit&agrave; dell&rsquo;Unione. <br />Anche in Italia occorre mettere al centro lo sviluppo e l&rsquo;occupazione, di cui il rilancio della domanda interna non &egrave; aspetto secondario. A questo proposito &egrave; un errore che il Governo abbia deciso di non istituire il fondo per restituire ai cittadini fiscalmente onesti quanto ottenuto con la lotta all&rsquo;evasione. Nessuno pretende che si decida il quantum della restituzione fiscale prima dei risultati effettivi della lotta all&rsquo;evasione. Tuttavia stabilire che quanto ottenuto dalla lotta all&rsquo;evasione verr&agrave; utilizzato prima possibile per sostenere la domanda interna, a partire dalle aree di povert&agrave; e dai lavoratori e dai pensionati &egrave; una scelta necessaria. E&rsquo; risibile dire che la via fiscale non &egrave; adatta ai pi&ugrave; poveri. Dovrebbe essere ormai noto che per via fiscale si possono prevedere sgravi a favore dei redditi e assegni diretti a favore dei redditi troppo bassi (incapienti) per consentirgli di beneficiare degli sgravi. Il problema non &egrave; tecnico, &egrave; politico e un sostegno alle aree pi&ugrave; colpite dalla crsi e ai redditi bassi &egrave; non solo equo ma anche necessario per sostenere la domanda interna. <br />Il Ministro Passera non &egrave; riuscito a dare grandi rassicurazioni sulla capcit&agrave; di stimolare la ripresa economica con la sua linea di sostegno alla linea delle piccole cose che sembra ispirata da Gozzano. <br />Certo che occorrono pi&ugrave; misure, ma occorre anche avere chiaro quali sono le priorit&agrave;. Le esportazioni vanno benino ? Bene, ma non sono ancora una risposta a quale ruolo l&rsquo;Italia pensa di potere avere nella divisione internazionale del lavoro e certo non &egrave; una buona risposta che proprio il Ministro abbia dato voce alle richieste di Confindustria (egemonizzata dalle lobbies energivore) tagliando il sostegno al fotovoltaico. Oggi questo settore tira e conta 120.000 addetti pi&ugrave; della Fiat e con queste azioni improvvide se ne decreta la crisi, per di pi&ugrave; dimenticando che le energie rinnovabili da un lato sono sostenute ma dall&rsquo;altro ha contribuito a tenere pi&ugrave; basso il prezzo dell&rsquo;energia nelle fascie orarie di maggiore richiesta. Sviluppo non &egrave; tornare a prima della crisi come se nulla fosse, ma &egrave; anzitutto ripensare alla qualit&agrave; dell&rsquo;economia, al suo rapporto con l&rsquo;ambiente, alla sua qualit&agrave; sociale. L&rsquo;impressione &egrave; che il Governo non abbia idee precise e forse non creda al valore di una politica industriale e di sviluppo fondata sulla ricerca e sull&rsquo;innovazione, sulla compatibilit&agrave; ambientale, su relazioni sindacali positive che sono incompatibili con attacchi all&rsquo;articolo 18 e con il mantenimento della precariet&agrave; senza regole. <br />Non si dica che sarebbe bello ma mancano le risorse. Quando &egrave; necessario le risorse si trovano ad ogni costo. In questo caso poi si possono trovare senza aumentare la pressione fiscale. Infatti la patrimoniale, pur necessaria, dovrebbe servire a redistribuire i redditi. <br />Lo sviluppo pu&ograve; essere finanziato con alcune misure che non si capisce perch&eacute; non vengano adottate. Due esempi. <br />Il primo &egrave; l&rsquo;attuazione di una precisa direttiva europea che chiede di recuperare l&rsquo;Iva evasa da parte di chi ha usato lo scudo fiscale. Finora si &egrave; seguita la linea della doppiezza. A Bruxelles &egrave; stato assicurato che verr&agrave; fatto (non si poteva fare altro perch&eacute; l&rsquo;Iva &egrave; imposta europea) salvo tranquillizzare quanti hanno usato lo scudo fiscale facendo capire che tanto non si far&agrave;. Cosa si aspetta ad informare tramite le banche i 270.000 soggetti che hanno usato lo scudo fiscale che su di loro sta per abbattersi una campagna di controlli a tappeto e che quindi farebbero meglio a mettersi in regola con il fisco italiano che agisce per conto dell&rsquo;Europa ? <br />Si potrebbero recuperare alcuni miliardi di euro. <br />Il secondo &egrave; raggiungere rapidamente un accordo con la Svizzera come ha fatto la Germania, con le stesse modalit&agrave;, per la tassazione dei capitali che sono stati esportati in quel paese. Certo non sarebbero tassati come in Italia, ma in ogni caso molto pi&ugrave; del nulla attuale, per di pi&ugrave; con l&rsquo;incertezza di non trovarli. Non si tratta di fare un accordo per sempre ma per un periodo difficile come questo potrebbe essere utile e potrebbero derivarne risorse ingenti. Il Governo dovrebbe avere fatto dei conti, perch&eacute; non rende pubblico quanto incasserebbe lo Stato italiano da questa misura ? Si tratta certamente di miliardi di euro. Troppo facile ? Il Governo dimostri che non &egrave; possibile seguire queste strade, ma se invece lo fosse prendersela con i pensionati che stanno sopportando la decurtazione della pensione che con quanti ormai non sono n&eacute; pensionati n&eacute; lavoratori e lasciare che il tempo renda impossibile percorrere queste piste a causa della prescrizione sarebbe una grave responsabilit&agrave;. <br />Tutto questo per confermare che senza ripresa dell&rsquo;occupazione e dell&rsquo;economia e senza idee forti (non un&rsquo;ideona ma pi&ugrave; ideone) non si andr&agrave; lontano e l&rsquo;Italia rischia di entrare in una spirale terribile, senza fondo. Il 2012 sar&agrave; un anno diffcile, ma il 2013 non &egrave; affatto detto che sar&agrave; migliore. Se il Governo tecnico non &egrave; in grado di fare scelte di questo spessore forse i partiti, pur sotto il tiro della crociata antipolitica, farebbero bene a riflettere e a decidere di prendersi le responsabilit&agrave; in prima persona, il paese potrebbe essergli grato. <br />Alfiero Grandi</p>]]></content>
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		<title><![CDATA[Milano, 9 maggio 2012 - Presentazione libro Referendum e Alternativa]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<span style="FONT-FAMILY: Arial; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font color="#000000" size="3" face="Times New Roman"><strong>Mercoledi 9 maggio 2012 alle ore 17.30</strong> </font>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font color="#000000" size="3" face="Times New Roman">presso la Libreria Les Mots </font><font size="3"><font color="#000000"><font face="Times New Roman"><span style="mso-spacerun: yes"> </span>(Punto Rosso) </font></font></font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3"><font color="#000000"><font face="Times New Roman"><span style="mso-spacerun: yes"> </span>in Via Carmagnola, a Milano </font></font></font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3"><font color="#000000"><font face="Times New Roman"><span style="mso-spacerun: yes"></span></font></font></font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3"><font color="#000000"><font face="Times New Roman"><span style="mso-spacerun: yes"> </span>DEMOCRAZIA, BENI COMUNI, </font></font></font><font size="3"><font color="#000000"><font face="Times New Roman"><span style="mso-spacerun: yes"> </span>ALTERNATIVA POLITICA </font></font></font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3"><font color="#000000"><font face="Times New Roman"><span style="mso-spacerun: yes"> </span>Una nuova prospettiva per il cambiamento politico e sociale del nostro Paese </font></font></font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3"><font color="#000000"><font face="Times New Roman"><span style="mso-spacerun: yes"> </span><span style="mso-spacerun: yes"> </span>nell'occasione presentazione del libro </font></font></font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3"><font color="#000000"><font face="Times New Roman"><span style="mso-spacerun: yes"> </span>REFERENDUM E ALTERNATIVA </font></font></font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3"><font color="#000000"><font face="Times New Roman"><span style="mso-spacerun: yes"> </span>di Alfiero Grandi </font></font></font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3"><font color="#000000"><font face="Times New Roman"><span style="mso-spacerun: yes"> </span>Prefazione di Anna Finocchiaro </font></font></font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3"><font color="#000000"><font face="Times New Roman"><span style="mso-spacerun: yes"> </span>Roma, Novembre 2011, Ediesse</font></font></font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><strong></strong></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><strong>Partecipano:<br /><font color="#0000ff">Alfiero Grandi (</font></strong>Presidente Ars e autore del libro) <br /><font color="#0000ff"><strong>Aldo Tortorella</strong></font> (Direttore rivista “Critica marxista”) <br /><strong><font color="#0000ff">Giuliano Pisapia</font></strong> (Sindaco di Milano) <br /><font color="#0000ff"><strong>Mario Agostinelli</strong></font> (Presidenza Comitato Si alle Rinnovabili, No al nucleare) <br /><font color="#0000ff"><strong>Luigi Vinci</strong></font> (Condirettore della rivista “Progetto Lavoro”) <br /><br /><strong>Coordina:</strong> <font color="#0000ff"><strong>Giorgio Riolo</strong></font> (Ass. Cult. Punto Rosso) <br /><br /><strong>Organizzano:</strong> Ass. Cult. Punto Rosso, Ediesse, Ars, <br />Rivista “Progetto Lavoro”, Ass. EnergiaFelice, <br />Comitato Si alle Rinnovabili, No al nucleare <br /><br /> <br /><br /><br />****************************************************************** <br />Associazione Culturale Punto Rosso <br />Via G. Pepe 14, 20159 Milano <br />Tel. E fax 02/874324 <br />info@puntorosso.it – <a href="http://www.puntorosso.it">www.puntorosso.it</a></p>
<p> </p>
<p> </p>
<table style="mso-cellspacing: 1.5pt" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="488" class="MsoNormalTable">
    <tbody>
        <tr style="mso-yfti-irow: 0; mso-yfti-firstrow: yes; mso-yfti-lastrow: yes">
            <td style="BORDER-BOTTOM: #000000; BORDER-LEFT: #000000; PADDING-BOTTOM: 0.75pt; BACKGROUND-COLOR: transparent; PADDING-LEFT: 0.75pt; WIDTH: 47.92%; PADDING-RIGHT: 0.75pt; BORDER-TOP: #000000; BORDER-RIGHT: #000000; PADDING-TOP: 0.75pt" width="47%">
            <p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="FONT-FAMILY: Arial; FONT-SIZE: 6pt"><font size="2"> <strong>Alfiero Grandi</strong> <br /><strong><font color="#cc3300" size="4">Referendum </font></strong></font></span></p>
            <p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="FONT-FAMILY: Arial; FONT-SIZE: 6pt"><font size="2"><strong><font color="#cc3300" size="4">e alternativa politica <br /></font></strong><em>Prefazione di Anna Finocchiaro</em></font></span></p>
            <p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="FONT-FAMILY: Arial; FONT-SIZE: 6pt"><font size="2"><em> <br /></em>Tre anni di fatti e misfatti del centro destra dopo la vittoria alle elezioni del 2008. <br />Dalla fine teorizzata dell’opinione pubblica in Italia, ad un suo rinnovato e crescente protagonismo. <br />Dalla vittoria dei s&igrave; nei referendum all’alternativa <br />politica di governo. </font></span></p>
            <p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="FONT-FAMILY: Arial; FONT-SIZE: 6pt"><font size="2"><br /></font><font size="1">Collana Materiali <br />Formato 12 x 20 <br />Pagine 232 <br />Prezzo 12,00 <br />Codice ISBN 978-88-230-1629-3 <br />Codice arg. 4 <br />Uscita Ottobre 2011 </font><font size="2" face=""> </font></span></p>
            </td>
            <td style="BORDER-BOTTOM: #000000; BORDER-LEFT: #000000; PADDING-BOTTOM: 0.75pt; BACKGROUND-COLOR: transparent; PADDING-LEFT: 0.75pt; WIDTH: 51.16%; PADDING-RIGHT: 0.75pt; BORDER-TOP: #000000; BORDER-RIGHT: #000000; PADDING-TOP: 0.75pt" width="51%">
            <p style="TEXT-ALIGN: center" align="center"><span style="FONT-FAMILY: Arial; FONT-SIZE: 10pt"><img alt="" src="http://www.alfierograndi.it/public/copertina-3.jpg" width="226" height="345" /></span></p>
            </td>
        </tr>
    </tbody>
</table>
<p> </p>
<p>Dopo la vittoria del centro destra nel 2008 l’Italia per molto tempo &egrave; sembrata attonita, quasi avesse smarrito la capacit&agrave; di reagire. Recentemente per&ograve;, con importanti iniziative – quella dei precari, in particolare della scuola; quella del 13 febbraio 2011, <font size="2" face="Arial"></font>organizzata da un comitato di donne con lo slogan «Se non ora quando»; quelle dei metalmeccanici della FIOM e lo sciopero generale della CGIL –, si &egrave; fatto avanti un rinnovato protagonismo dell’opinione pubblica dopo quello che &egrave; sembrato un lungo letargo. L’esito dei referendum abrogativi sul nucleare, sull’acqua e sul legittimo impedimento ha poi confermato che qualcosa si &egrave; mosso nel profondo del paese, che ha ripreso gusto alla partecipazione attiva e ha reso possibile un risultato straordinario, da cui oggi si pu&ograve; ripartire con nuova fiducia ma anche con la consapevolezza che dalla vittoria nei referendum alla costruzione di un’alternativa politica alla destra ce ne corre. Alfiero Grandi sottolinea l’urgenza del cambiamento politico, prima che i guasti crescenti in cui si &egrave; fatto precipitare il paese si facciano irreparabili, e manifesta un esplicito atto di fiducia verso il centro sinistra, tutto, che vuole spingere ad avere coraggio ed aiutare a muoversi e a scegliere. <br />Alfiero Grandi, gi&agrave; segretario confederale della CGIL, &egrave; stato sottosegretario nei governi D’Alema II, Amato II, Prodi II, deputato nella XIV legislatura, componente dell’esecutivo nazionale PDS e responsabile nazionale Lavoro del partito. Oggi non ha appartenenza di partito ma si sente del tutto interno al centro sinistra. <br />Con Ediesse ha pubblicato Ripartire da Prodi, andare oltre la sconfitta nel 2008 e Per tornare a vincere <br />nel 2009.</p>
<p><img alt="" src="http://www.alfierograndi.it/public/orine-libro3.jpg" /></p>
<p><img alt="" src="http://www.alfierograndi.it/public/ediesse.jpg" /></p>
<p>Ediesse s.r.l. <br />Viale di Porta Tiburtina, 36 - 00185 Roma <br />tel. 06 44870283 - 44870325 fax 06 44870335</p>
<p>In Internet: <br />Catalogo: www.ediesseonline.it <br />E-mail: <a href="mailto:ediesse@cgil.it">ediesse@cgil.it</a></p>
<p> </p>
</span>]]></content>
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		<title><![CDATA[Rimini, 23 aprile 2012  - IL LAVORO PRIMA DI TUTTO con Stefano Fassina ]]></title>
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		<created>2012-04-17T18:52:46+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p><strong>IL LAVORO PRIMA DI TUTTO con Stefano Fassina <br /></strong>responsabile del settore economia e lavoro del Partito Democratico <br />Luned&igrave; 23 aprile doppio evento dedicatoai temi del lavoro, dell’economia e della democrazia. <br /><strong>spazio duoMo - corso Giovanni XXIII, 8 - Rimini</strong></p>
<p><strong>Presentazione dei libri: <font color="#339966">Il lavoro prima di tutto di Stefano Fassina</font> - <font color="#0000ff">Referendum e alternativa politica di Alfiero Grandi</font></strong></p>
<p>Saranno presenti gli autori, Mauro Bulgarelli, Pres. Associazione “S&igrave; alle Rinnovabili” ed Emma Petitti, Segretario provinciale PD Rimini  </p>
<p><strong>ore 18,00 <br /></strong>Presentazione dei libri: Il lavoro prima di tutto di Stefano Fassina Referendum e alternativa politica di Alfiero Grandi Saranno presenti gli autori, Mauro Bulgarelli, Pres. Associazione “S&igrave; alle Rinnovabili” ed Emma Petitti, Segretario provinciale PD Rimini <br /><strong>ore 20,00 <br /></strong>Pausa buffet <br /><strong>ore 21,00 <br /></strong>Intervista a Stefano Fassina su economia, riforma del lavoro e liberalizzazioni. A seguire confronto conassociazioni, sindacati e categorie economiche. </p>
<p><img style="WIDTH: 358px; HEIGHT: 561px" alt="" src="/public/invito_FASSINA.jpg" width="682" height="1065" /><br /></p>]]></content>
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		<issued>2012-04-17T18:52:46+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[Manomettere l'art. 18 non fa bene allo spread]]></title>
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		<created>2012-04-10T10:14:48+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">-&nbsp;Pubblicato da&nbsp;</span><span style="FONT-FAMILY: Tahoma; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><a href="http://www.altroquotidiano.it/"><font face="Arial">l'Altro quotidiano</font></a><font face="Arial">&nbsp;e </font></span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">da </span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: #9d4444; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><a href="http://www.paneacqua.eu/">Paneacqua</a></span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">&nbsp;</span><span style="COLOR: black"><font face="Arial"><font size="2"> </font></font></span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal">Un dato merita di essere analizzato attentamente. Il Governo ha insistito nell&rsquo;attacco all&rsquo;articolo 18 ritenendo che avrebbe contribuito a ridurre lo spread. Eppure l&rsquo;iniziativa di Monti sull&rsquo;articolo 18 ha messo a rischio la tenuta stessa del Governo ma non ha contribuito a ridurre ulteriormente lo spread, come il Presidente del Consiglio aveva preannunciato per tentare di giustificare l&rsquo;iniziativa presa. <br />In realt&agrave; i tassi del debito pubblico italiano sono fortemente diminuiti a breve, scontando la credibilit&agrave; del debito pubblico italiano nel breve periodo, mentre lo spread non &egrave; diminuito ulteriormente sui titoli a lungo termine, anzi &egrave; risalito di poco.  <br />Come si spiega questa situazione ? I mercati finanziari, ormai assurti a punto di riferimento delle iniziative del Governo Monti, apprezzano le misure di contenimento del debito pubblico che hanno efficacia nel breve periodo, ma manifestano dubbi crescenti sulla possibilit&agrave; di farcela su un perido pi&ugrave; lungo. Non per ragioni finanziarie ma per ragioni di fondo riguardanti le prospettive dell&rsquo;economia italiana. <br />Infatti gli analisti finanziari dopo avere invocato le misure di contenimento del debito pubblico osservano che proprio queste misure peggiorano le prospettive dell&rsquo;economia, perch&eacute; non c&rsquo;&egrave; ripresa economica all&rsquo;orizzonte. Politiche restrittive possono mettere sotto controllo il debito pubblico nel breve periodo, ma poi se non sono bilanciate da altre iniziative e non caratterizzate da interventi sulle classi abbienti finiscono con il creare un avvitamento che porta il debito a crescere in rapporto al Pil sia in termini percentuali che assoluti. E&rsquo; la ragione che porta molti a ritenere che la Grecia non ce la far&agrave; malgrado gli interventi perch&eacute; avr&agrave; comunque un debito superiore al 120 % del Pil mentre lo stesso sar&agrave; pesantemente diminuito. <br />Senza una politica di sostegno alla ripresa anche l&rsquo;Italia rischia di trovarsi nella situazione di stallo provocato dalla recessione che porta alla diminuzione del Pil mentre il debito &egrave; destinato a crescere comunque. Quindi si sta dimostrando errata anche dal punto di vista del Governo l&rsquo;insistenza salvifica attribuit ad un intervento sull&rsquo;articolo 18 perch&eacute; senza ripresa non ci sar&agrave; contenimento del debito nel lungo periodo e paradossalmente proprio questo porter&agrave; il debito pubblico ad avere meno credibilit&agrave; sui mercati finanziari. <br />E&rsquo; proprio la debolezza della risposta sulla ripresa economica e sull&rsquo;occupazione che porta a dubbi sulla capacit&agrave; dell&rsquo;Italia di farcela. <br />Certo la ripresa economica non pu&ograve; essere affrontata solo con le forze nazionali. C&rsquo;&egrave; un evidente problema europeo sulla ripresa che va affronatato mentre fino ad ora la discussione europea si &egrave; concentrata in realt&agrave; sul debito e sulle misure di salvataggio dei paesi pi&ugrave; colpiti. Troppo poco di fronte alle esigenze. <br />Tuttavia la ragione che ha portato a ritenere non rinviabile il risanamento finanziario del debito pubblico italiano, per ridurre l&rsquo;esposizione ai ricatti dei mercati finaniziari, &egrave; la stessa che non pu&ograve; portare a rinviare ulteriormente le misure a sostegno della ripresa. Malgrado le ristrettezze attuali &egrave; ancora possibile reperire risorse per dare impulso alla ripresa economica con una partiolare attenzione ai risvolti occupazionali. Certo occorre decidere interventi, non si pu&ograve; rimanere in attesa per timore delle reazioni. In sostanza occorre prendere le risorse da chi le ha e in una certa misura potrebbero essere anche temporanee. <br />Queste risorse debbono essere utilizzate in aprte per sostenere la domanda interna ridando fiducia e reddito agli strati sociali pi&ugrave; colpiti e in difficolt&agrave; e in parte per sostenere ricerca e innovazione produttiva. In altre parole l&rsquo;Italia dev ecercare di individuare il suo ruolo nella divisione internazionale del lavoro, n&eacute; pi&ugrave; n&eacute; meno di quanto ha fatto la Germania ed altri paesi. E&rsquo; proprio in questo quadro che la revisione del sostegno alle fonti rinnovabili di energia preannunciata dal Ministro passera va esattamente nella direzione opposta. Non solo perch&eacute; &egrave; falso che il sostegno al fotovoltaico sia solo un costo visto che contribuisce a ridurre le tariffe perch&eacute; l&rsquo;energia prodotta viene immessa nella rete nelle ore centrali e contribuisce a tenere in stand by centrali elettriche pi&ugrave; costose. Quindi non &egrave; solo un costo (il sostegno) ma anche un beneficio, altrimenti l&rsquo;energia elettrica costerebbe di pi&ugrave; nelle ore di maggiore consumo. Ma ancor di pi&ugrave; perch&eacute; &egrave; finalmente cresciuto un settore produttivo e di installazione in Italia che ha almeno 120.000 addetti e che grazie allo slancio che ha preso il fotovoltaico, per dire di un solo settore, inizia a svolgere un ruolo importante nella produzione di alcuni componenti come gli inverter che sono indispensabili nel sistema di produzione. Il Ministro passera dimostra purtroppo di essere subalterno alle scelte dell&rsquo;Enel e degli altri gruppi che insistono sulle grandi centrali e ora vorrebbero rilanciare la produzione di energia elettrica da carbone, fingendo di dimenticare che cos&igrave; il nostro paese dovr&agrave; pagare salatissime multe per l&rsquo;eccedenza di produzione di CO2, mentre le rinnovabili sono settori del futuro, che potrebbero offrire prospettive occupazionali e di ricerca e di innovazione produttiva. Proprio quello che il Ministro Passera sembra ignorare seguendo pedissequamente le indicazioni conservatrici e dispendiose dell&rsquo;enel e dei grandi gruppi produttori di energia.</p>]]></content>
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		<issued>2012-04-10T10:14:48+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[La luna di miele del Governo Monti è finita]]></title>
		<id>http://www.alfierograndi.it/blog/articolo.asp?articolo=408</id>
		<created>2012-03-28T14:40:23+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">-&nbsp;Pubblicato da&nbsp;</span><span style="FONT-FAMILY: Tahoma; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><a href="http://www.altroquotidiano.it/"><font face="Arial">l'Altro quotidiano</font></a><font face="Arial">&nbsp;e </font></span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">da </span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: #9d4444; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><a href="http://www.paneacqua.eu/">Paneacqua</a></span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">&nbsp;</span><span style="COLOR: black"><font face="Arial"><font size="2"> </font></font></span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="COLOR: black"></span>Dopo la forzatura sull&rsquo;articolo 18 la luna di miele del Governo Monti &egrave; terminata. Certamente &egrave; terminata per una parte importante del mondo del lavoro e dell&rsquo;opinione pubblica. Le conseguenze, anche politiche, si vedranno meglio nelle prossime settimane. Ora &egrave; legittimo interrogarsi se &egrave; accettabile che un Governo di &ldquo;tecnici&rdquo;, che peraltro compie scelte politicissime come quella di manomettere l&rsquo;articolo 18 dello Statuto dei diritti di lavoratori e approva &ldquo;riforme&rdquo; che entreranno in vigore nel 2017, si vanti di non dovere rispondere agli elettori delle sue scelte, tanto pi&ugrave; che i provvedimenti del Governo&nbsp;debbono essere approvati da chi con la prova elettorale bene o male si &egrave; misurato. Evidentemente il Governo Monti ritiene di sapere, motu proprio, cosa &egrave; bene e cosa non lo &egrave; per il paese. Anche se in democrazia il consenso ad una strategia politica lo possono dare solo gli elettori attraverso i loro rappresentanti in parlamento. Monti dichiara di volere tirare diritto sulla sua impostazione non solo senza il consenso della Cgil ma anche ignorando i reiterati inviti del Pd a cercare un&rsquo;intesa con tutti su una proposta che non apra il varco ai licenziamenti come avverrebbe con l&rsquo;attuale proposta del Governo sull&rsquo;articolo 18. Va detto che la fermezza dichiarata da Bersani &egrave; apprezzabile. Nei reiterati inviti del Pd era chiaro l&rsquo;intento di evitare il manifestarsi di una continuit&agrave; imbarazzante con il Governo precedente, che aveva fatto della discriminazione anti Cgil il suo credo. Va sottolineato che la tenuta della Cgil ha portato altre confederazioni a rivedere posizioni precedenti e soprattutto ha dato alla protesta dei lavoratori un punto importante di riferimento. Invece si &egrave; arrivati esattamente al punto tanto temuto. Perch&eacute;? Perch&egrave; su alcune materie come l&rsquo;articolo 18 il Presidente Monti si &egrave; impegnato fin dall&rsquo;investitura con la Bce e con la Commissione Europea , oltre che con la Germania. Ora &egrave; chiaro cosa aveva tanto impressionato la signora Merkel quando aveva parlato con Monti, dopo la fiducia al Governo. Monti si era evidentemente impegnato con questi interlocutori a manomettere l&rsquo;articolo 18, altrimenti non si capisce perch&eacute; su altre materie coma la riforma Rai, le frequenze (beauty contest), la giustizia, le stesse liberalizzazioni, l&rsquo;atteggiamento sia stato morbido e dialogante. Per di pi&ugrave; Monti deve essersi convinto che se la Cgil dichiara di essere contraria alle proposte del Governo sull&rsquo;articolo18 i ben noti mercati aumenteranno la loro fiducia. Anche questa convinzione sembra destituita di fondamento visto che lo spread tra Btp e Bund tedeschi &egrave; risalito proprio nel momento in cui il Governo ha scelto la durezza sull&rsquo;articolo 18 e ha dichiarato sepolta la concertazione. Come opinione naturalmente &egrave; legittima, ma non si capisce perch&eacute; dovrebbe ricevere consensi in parlamento. La linea del Governo &egrave; in realt&agrave; una linea fin troppo conservatrice che, archiviate le velleit&agrave; populiste berlusconiane, punta con determinazione a riscrivere i rapporti di forza nei luoghi di lavoro e nella societ&agrave;, di cui l&rsquo;endorsement di Marchionne verso il Governo Monti &egrave; la pelosa conferma. Perfino una parte di Confindustria &egrave; risultata pi&ugrave; prudente del Governo rispetto all&rsquo;attacco all&rsquo;articolo 18 e alla velleit&agrave; di sbaraccare la mobilit&agrave; lunga e la Cig straordinaria, proprio in questa pesantissima fase di crisi economica e occupazionale. Padroni si, ma non fessi. Gli ammortizzatori nelle fasi di ristrutturazione e di crisi servono alle aziende non meno che ai lavoratori. Il Governo ha deciso di seppellire la concertazione, che era stato un vanto del &ldquo;tecnico&rdquo; Ciampi. Perch&eacute; tanta prudenza nel dichiarare con chiarezza che il tempo della disponibilit&agrave; ad accettare questo equilibrio politico &egrave; esaurito ? Pesa ceratemente lo spauracchio di finire come la Grecia, agitato sapientemente da mesi. E&rsquo; giunto il momento di pensare seriamente a come e quando chiedere il parere degli elettori. La scadenza naturale del 2013 &egrave; molto lontana. Scelte di fondo vengono decise ora, per di pi&ugrave; senza concertazione sociale. Questa &egrave; una pesante contraddizione. Se dovesse proseguire questa situazione &egrave; quanto meno necessario garantire che ci sia un mandato elettorale per legittimare le scelte. Le elettrici e gli elettori debbono potere esprimere la loro opinione su quale strada ritengano migliore per affrontare i problemi del nostro paese. Del resto Monti ha affermato con chiarezza che i conti pubblici del nostro paese sono in ordine, sotto controllo perfino di fronte alla recessione, che non &egrave; pi&ugrave; una minaccia, ma purtroppo una realt&agrave;. Bce, Commissione Europea e Fmi confermano questo giudizio. Benissimo. E&rsquo; quindi possibile immaginare che si possa andare a votare anche prima della scadenza naturale in relativa tranquillit&agrave; finanziaria. Il Governo potr&agrave; sostenere le sue tesi e, se prevarranno, potr&agrave;, con un mandato democratico, continuare a governare. Approvare una nuova legge elettorale &egrave; necessario, ma non fino al punto da vedere sconvolti assetti politici e sociali in nome di questa esigenza. Il paese deve potere decidere tra 2 scelte possibili, quella conservatrice che ridisegna i rapporti di forza consegnando le scelte di fondo alle classi dominanti e quella progressista che vuole rinverdire i fasti dell&rsquo;Europa sociale, che non ritiene lo stato sociale obsoleto ma anzi un punto di forza per la ripresa. Una scelta progressista che ritiene che le risorse per uscire dalla crisi ci sono ma occorre avere il coraggio di prenderle dove sono, invece di continuare a scaricare colpi verso il basso. Per di pi&ugrave; la ripresa non si vede. L&rsquo;Italia nel 2012 subir&agrave; una dura recessione e avr&agrave; una pesante contrazione occupazionale. Occorre certamente un impegno dell&rsquo;Europa per la ripresa economica e occupazionale. Questo &egrave; un terreno decisivo di lotta politica per imporre una svolta alla politica europea prevalente. Ma questo non pu&ograve; essere un alibi per non fare nulla in Italia ed &egrave; del tutto evidente che il Governo finora non ha avnzato proposte per guidare l&rsquo;Italia su un nuovo e diverso percorso economico. Per aiutare la ripresa economica occorre ben altro che i provvedimenti fin qui adottati e prospettati. Occorre una politica di sviluppo e di investimenti pubblici e privati innovativa e coraggiosa, con al centro la valorizzazione del lavoro, non l&rsquo;aperura di varchi ai licenziamenti facili. Alfiero Grandi </p>]]></content>
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		<title><![CDATA[Il Ministro Clini rivela orientamenti discutibili]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">-&nbsp;Pubblicato da&nbsp;</span><span style="FONT-FAMILY: Tahoma; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><a href="http://www.altroquotidiano.it/"><font face="Arial">l'Altro quotidiano</font></a><font face="Arial">&nbsp;e </font></span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">da </span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: #9d4444; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><a href="http://www.paneacqua.eu/">Paneacqua</a></span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">&nbsp;</span><span style="COLOR: black"><font face="Arial"><font size="2"> </font></font></span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal">Il Ministro Clini - con le sue dichiarazioni - rivela orientamenti discutibili. <br />Prima ha fatto dichiarazioni favorevoli al nucleare, dimenticando che comunque vada questo Governo e questo parlamento non potranno, nemmeno volendolo, riprendere l&rsquo;argomento. L&rsquo;esito del referendum del giugno scorso ha chiuso per tutta questa fase ogni possibilit&agrave; di ritornare alle centrali nucleari. Per di pi&ugrave; l&rsquo;anniversario della tragedia di Fukushima ha fornito ulteriori notizie ed argomenti per confermare che il ritorno al nucleare sarebbe una follia, per di pi&ugrave; costosissima. Ora il Ministro ha fatto aperture sugli Ogm, dichiarando ambiguamente che la valutazione dipende dall&rsquo;uso che se ne fa. In realt&agrave; gli unici Ogm di cui si parla sono quelli prodotti dalle multinazionali che fabbricano il necessario per queste produzioni, che per di pi&ugrave; sono sterili. Le multinazionali che producono Ogm stanno facendo pressioni da anni per cercare di ottenere l&rsquo;agibilit&agrave; in Italia e in Europa, anche nei paesi che fino ad ora hanno chiuso a questa eventualit&agrave;. Il No deve restare forte e chiaro. Infatti le popolazioni che hanno accettato di produrre Organismi geneticamente modificati sono totalmente dipendenti dalle multinazionali che li forniscono e che in questo modo dettano legge ai coltivatori che oltre ad essere totalmente dipendenti da loro sono anche ridotti in miseria, malgrado le mirabolanti promesse di guadagni. Basta informarsi su cosa &egrave; accaduto in India. Fino ad ora i Governi del nostro paese, malgrado tentazioni ricorrenti, hanno escluso la possibilit&agrave; di coltivare prodotti Ogm. Sarebbe molto grave che proprio questo Governo cambiasse l&rsquo;atteggiamento di precauzione che fin qui ha consigliato di escludere la coltivazione in territorio italiano. Il principio di precauzione si base sul diritto a tutelare la salute degli abitanti del paese e la biodiversit&agrave; delle produzioni. Fino ad ora nessuno &egrave; riuscito a dimostrare che gli Ogm non sono dannosi per la salute. Anzi il sospetto &egrave; che proprio la loro diffusione sia all&rsquo;origine del dilagare di allergie, che colpiscono anzitutto i bambini, e di altre conseguenze per la salute. Purtroppo gli Ogm arrivano in quantit&agrave; limitate anche in Italia perch&eacute; le normative consentono di utilizzarne percentuali limitate. Se poi dovessero essere consentite le coltivazioni Ogm la loro diffusione finirebbe con il coinvolgere estensioni di territorio molto pi&ugrave; ampie di quelle diretatmente utilizzate, perch&eacute; nelle coltivazioni non esistono confini di stato e quindi i pollini finirebbero con il coinvolgere altre coltivazioni anche a distanze rilevanti. Il Governo ha bloccato il fotovoltaico a terra con la motivazione di difendere l&rsquo;utilizzo agricolo dei suoli, se consentisse coltivazioni Ogm farebbe esattamente il contrario perch&eacute; metterebbe servit&ugrave; dannose su aree agricole molto estese. Inoltre l&rsquo;Italia deve puntare sulla qualit&agrave; delle sue produzioni agricole, che nulla hanno a che fare con gli Ogm, la cui produzione abbatte ogni diversit&agrave; biologica basata sulle produzioni specifiche del territorio, che sono la parte pi&ugrave; interessante e redditizia della nostra produzione agricola. Il Ministro Clini ha dichiarato che sul nucleare era stato frainteso. Il Ministro Clini farebbe bene a chiarire che anche sugli Ogm &egrave; stato frainteso e che l&rsquo;Italia, per quanto dipende da lui, difender&agrave; con fermezza, anche in sede europea, una posizione contraria alla coltivazione di queste produzioni, come hanno fatto &ndash; tutto sommato &ndash; i suoi predecessori. Nessuno si augura di doverli rimpiangere. Alfiero Grandi 15/3/2012</p>]]></content>
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		<title><![CDATA[Alfiero Grandi nuovo Presidente Associazione per il Rinnovamento della Sinistra]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="center"><font color="#0000ff">Comunicato dell'Associazione per il rinnovamento della Sinistra</font></p>
<p align="center"><strong> ALFIERO GRANDI ELETTO PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE PER IL RINNOVAMENTO DELLA SINISTRA </strong></p>
<p align="justify"> Il direttivo nazionale dell’Ars, accogliendo la decisione di Piero Di Siena di lasciare la Presidenza nazionale dell’Ars, con breve anticipo rispetto alla scadenza statutaria del secondo mandato, ha accolto all’unanimit&agrave; la sua proposta, presentata dal presidente onorario Aldo Tortorella, di nominare Presidente dell’Associazione Alfiero Grandi.<br />Il direttivo nazionale ha impegnato i propri aderenti a partecipare e a fare partecipare alla manifestazione nazionale a Roma che la Fiom ha indetto in occasione dello sciopero nazionale del 9 marzo.<br />La manifestazione e lo sciopero del 9 marzo vengono in un momento che vede svilupparsi - tra l’altro -  una pesante discriminazione contro la Fiom per non avere firmato l’accordo voluto dalla Fiat, il rifiuto di riammettere alla Fiat di Melfi 3 lavoratori iscritti alla Fiom malgrado la sentenza favorevole del giudice di appello, l’attacco all’articolo 18.<br />Per queste ragioni e per sostenere tutto il sindacato impegnato ad ottenere insieme equit&agrave;, sviluppo dell’occupazione e difesa dei diritti di tutti i lavoratori anche l’Ars sottolinea l’esigenza di sviluppare un movimento unitario di sostegno alle iniziative dei lavoratori.<br />Il direttivo nazionale ha deciso inoltre di prendere un’iniziativa nei confronti di tutte le componenti della sinistra italiana con l’obiettivo di contribuire alla costruzione di posizioni comuni in grado di proporre un’alternativa politica nel nostro paese. Le prossime elezioni politiche non sono lontane e il miglior modo di preparare un confronto tra alternative politiche credibili &egrave; iniziare da subito a costruire la proposta delle forze politiche e sociali che intendono avviare in Italia e in Europa una strada diversa da quella che punta unicamente alla compressione dei diritti della parte pi&ugrave; debole della societ&agrave;. Ogni rinvio potrebbe rivelarsi un errore, anche perch&eacute; il distacco tra rappresentanza e rappresentati richiede la capacit&agrave; di coinvolgere  le organizzazioni sociali e le singole le persone nella costruzione dell’alternativa politica alla destra.<br />28/2/2012 </p>]]></content>
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		<title><![CDATA[Chi controlla il capitalismo?]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="FONT-FAMILY: Arial; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">-</span> Pubblicato sul quotidiano&nbsp;<a href="http://www.unita.it/">L'Unit&agrave;</a> <span style="FONT-FAMILY: Arial; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><span style="FONT-FAMILY: Arial; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><span style="FONT-FAMILY: Arial; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><span style="FONT-FAMILY: Arial; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"></span></span></span></span></p>
Visco ha ripreso la discussione sulla crisi del capitalismo (Unit&agrave; 13/2). Crisi non vuol dire crollo ma incapacit&agrave; di rispondere agli obiettivi di una societ&agrave; moderna. Il capitalismo ha preteso di essere il supporto economico della democrazia. Oggi &egrave; in corso un pericoloso divorzio: la democrazia non &egrave; pi&ugrave; un obbligo, come dimostra la malcelata invidia verso l&rsquo;autoritarismo cinese. Vengono proposti commissari che dovrebbero sostituirsi a Governi legittimi. Va di moda il Governo dei tecnici che non risponde agli elettori ma presume di sapere cosa &egrave; bene per loro. <br />La crisi del capitalismo si scarica sulla democrazia. La delegittimazione della politica, se non trova alternative positive, pu&ograve; aprire scenari preoccupanti. <br />Per questo occorre ricostruire le ragioni della sinistra partendo dalla crisi. Non si pu&ograve; attendere la fine della tempesta, occorre indicare una via d&rsquo;uscita democratica dalla crisi del capitalismo. <br />Viene sottovalutata la dimensione dei problemi finanziari. La crisi del 1929 aveva una dimensione finanziaria incomparabilmente inferiore. La massa di capitali che si muovono oggi &egrave; tale che, senza argine, pu&ograve; travolgere Stati e forse continenti. Il rapporto tra la massa dei prodotti finanziari e il Pil mondiale &egrave; almeno 10 a 1. Anche la scommessa sulla morte &egrave; diventata possibile. <br />A questo si &egrave; arrivati anche perch&eacute; alcune delle regole auree adottate dopo la crisi del 1929 sono state abbandonate e per di pi&ugrave; la Sec ha concesso ai derivati piena libert&agrave;. <br />Le banche, che oggi possono fare tutto, raccolgono il denaro dei cittadini per finanziare le speculazioni. Se va male lo Stato deve intervenire per evitare conseguenze sull&rsquo;economia ancora pi&ugrave; gravi. Non ha paragoni neppure la dimensione di massa degli interessi coinvolti, basta pensare ai fondi pensione che partecipano allegramente a questo casin&ograve;. <br />Alla finanza si affiancano grandi soggetti economici negli armamenti, nell&rsquo;energia, ecc. che vogliono mano libera, con l&rsquo;effetto di distorcere l&rsquo;uso delle risorse e in questo sono alleati del mondo finanziario. <br />Finanza e lobbies economiche blocccano ogni tentativo di ragionamento collettivo sul futuro, sulle priorit&agrave;, sugli obiettivi, sulle indispensabili riconversioni economiche che ci impone il cambiamento climatico. <br />Il guadagno a breve e ad ogni costo non ha bisogno di regole democratiche ma solo della certezza di incassare i guadagni. <br />Solo il progetto &egrave; a medio/lungo periodo e richiede regole democratiche per il suo raggiungimento. <br />Pensare di tornare a prima della crisi &egrave; un errore. Questa non &egrave; una pausa. La situazione sar&agrave; comunque molto diversa. Ne sono un preannuncio le sofferenze imposte alla Grecia che ormai ha assunto il ruolo di untore, nello stile colpirne uno per educarne cento. La divaricazione sociale &egrave; destinata a battere ogni record, tanto pi&ugrave; che i vari manager hanno ripreso allegramento ad aumentarsi il reddito. <br />La crisi non &egrave; un fenomeno naturale inevitabile, ma occorre porsi il problema di un sistema di regole per controllare, scoraggiare, vietare, prima che sia troppo tardi. <br />Torna il bisogno di un&rsquo;area di definizione pubblica delle regole, che non pu&ograve; essere modellata solo sui vecchi Stati. Anche. Obama ha fatto approvare una normativa interessante sulla finanza (poco attuata) ma riguarda solo gli Usa, non i mercati mondiali, sui quali anzi i capitali con base negli Usa si sono sentiti liberi di agire. <br />La Cina ha posto il problema di una nuova moneta internazionale per gli scambi, ora di fronte al silenzio punta ad un patto a 2 tra il grande debitore e il grande creditore. <br />L&rsquo;Europa &egrave; stata afona. Ora si riparla di Tobin tax che &egrave; uno strumento necessario per controllare e disincentivare le speculazioni, per far pagare il conto anche alla finanza. Un&rsquo;analista di Milano ha detto che a volte tratta un titolo anche 70 volte al giorno, con la Tobin questa compulsione verrebbe scoraggiata, ma se si continua ad aspettare l&rsquo;accordo di tutti non se ne far&agrave; nulla. <br />La Tobin non basta, occorre che le banche tornino al loro mestiere e va definito un quadro di regole e divieti che diano la certezza dei prodotti finanziari incapsulati in un titolo. <br />Altrimenti avremo ancora crisi finanziaria, intervento degli Stati, attacco ai debiti sovrani, conseguenze scaricate sulle popolazioni sempre pi&ugrave; impoverite e schiacciate tra rivolta e rassegnazione. <br />Le ricette neoliberali oggi dominanti sono dello stesso segno di quelle che hanno portato alla crisi. <br />La sinistra deve offrire un&rsquo;altra via d&rsquo;uscita dalla crisi, partendo dall&rsquo;analisi della crisi del capitalismo, indicando una societ&agrave; e un&rsquo;economia pi&ugrave; giuste, solidali e rispettose dell&rsquo;ambiente, respingendo le derive totalitarie e contrastando i focolai di guerra]]></content>
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