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<title>Alfiero Grandi</title><link>http://www.alfierograndi.it/blog/</link>
<description>Alfiero Grandi</description><language>it</language>
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	<title><![CDATA[Chi controlla il capitalismo?]]></title>
	<description><![CDATA[<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="FONT-FAMILY: Arial; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">-</span> Pubblicato sul quotidiano&nbsp;<a href="http://www.unita.it/">L'Unit&agrave;</a> <span style="FONT-FAMILY: Arial; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><span style="FONT-FAMILY: Arial; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><span style="FONT-FAMILY: Arial; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><span style="FONT-FAMILY: Arial; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"></span></span></span></span></p>
Visco ha ripreso la discussione sulla crisi del capitalismo (Unit&agrave; 13/2). Crisi non vuol dire crollo ma incapacit&agrave; di rispondere agli obiettivi di una societ&agrave; moderna. Il capitalismo ha preteso di essere il supporto economico della democrazia. Oggi &egrave; in corso un pericoloso divorzio: la democrazia non &egrave; pi&ugrave; un obbligo, come dimostra la malcelata invidia verso l&rsquo;autoritarismo cinese. Vengono proposti commissari che dovrebbero sostituirsi a Governi legittimi. Va di moda il Governo dei tecnici che non risponde agli elettori ma presume di sapere cosa &egrave; bene per loro. <br />La crisi del capitalismo si scarica sulla democrazia. La delegittimazione della politica, se non trova alternative positive, pu&ograve; aprire scenari preoccupanti. <br />Per questo occorre ricostruire le ragioni della sinistra partendo dalla crisi. Non si pu&ograve; attendere la fine della tempesta, occorre indicare una via d&rsquo;uscita democratica dalla crisi del capitalismo. <br />Viene sottovalutata la dimensione dei problemi finanziari. La crisi del 1929 aveva una dimensione finanziaria incomparabilmente inferiore. La massa di capitali che si muovono oggi &egrave; tale che, senza argine, pu&ograve; travolgere Stati e forse continenti. Il rapporto tra la massa dei prodotti finanziari e il Pil mondiale &egrave; almeno 10 a 1. Anche la scommessa sulla morte &egrave; diventata possibile. <br />A questo si &egrave; arrivati anche perch&eacute; alcune delle regole auree adottate dopo la crisi del 1929 sono state abbandonate e per di pi&ugrave; la Sec ha concesso ai derivati piena libert&agrave;. <br />Le banche, che oggi possono fare tutto, raccolgono il denaro dei cittadini per finanziare le speculazioni. Se va male lo Stato deve intervenire per evitare conseguenze sull&rsquo;economia ancora pi&ugrave; gravi. Non ha paragoni neppure la dimensione di massa degli interessi coinvolti, basta pensare ai fondi pensione che partecipano allegramente a questo casin&ograve;. <br />Alla finanza si affiancano grandi soggetti economici negli armamenti, nell&rsquo;energia, ecc. che vogliono mano libera, con l&rsquo;effetto di distorcere l&rsquo;uso delle risorse e in questo sono alleati del mondo finanziario. <br />Finanza e lobbies economiche blocccano ogni tentativo di ragionamento collettivo sul futuro, sulle priorit&agrave;, sugli obiettivi, sulle indispensabili riconversioni economiche che ci impone il cambiamento climatico. <br />Il guadagno a breve e ad ogni costo non ha bisogno di regole democratiche ma solo della certezza di incassare i guadagni. <br />Solo il progetto &egrave; a medio/lungo periodo e richiede regole democratiche per il suo raggiungimento. <br />Pensare di tornare a prima della crisi &egrave; un errore. Questa non &egrave; una pausa. La situazione sar&agrave; comunque molto diversa. Ne sono un preannuncio le sofferenze imposte alla Grecia che ormai ha assunto il ruolo di untore, nello stile colpirne uno per educarne cento. La divaricazione sociale &egrave; destinata a battere ogni record, tanto pi&ugrave; che i vari manager hanno ripreso allegramento ad aumentarsi il reddito. <br />La crisi non &egrave; un fenomeno naturale inevitabile, ma occorre porsi il problema di un sistema di regole per controllare, scoraggiare, vietare, prima che sia troppo tardi. <br />Torna il bisogno di un&rsquo;area di definizione pubblica delle regole, che non pu&ograve; essere modellata solo sui vecchi Stati. Anche. Obama ha fatto approvare una normativa interessante sulla finanza (poco attuata) ma riguarda solo gli Usa, non i mercati mondiali, sui quali anzi i capitali con base negli Usa si sono sentiti liberi di agire. <br />La Cina ha posto il problema di una nuova moneta internazionale per gli scambi, ora di fronte al silenzio punta ad un patto a 2 tra il grande debitore e il grande creditore. <br />L&rsquo;Europa &egrave; stata afona. Ora si riparla di Tobin tax che &egrave; uno strumento necessario per controllare e disincentivare le speculazioni, per far pagare il conto anche alla finanza. Un&rsquo;analista di Milano ha detto che a volte tratta un titolo anche 70 volte al giorno, con la Tobin questa compulsione verrebbe scoraggiata, ma se si continua ad aspettare l&rsquo;accordo di tutti non se ne far&agrave; nulla. <br />La Tobin non basta, occorre che le banche tornino al loro mestiere e va definito un quadro di regole e divieti che diano la certezza dei prodotti finanziari incapsulati in un titolo. <br />Altrimenti avremo ancora crisi finanziaria, intervento degli Stati, attacco ai debiti sovrani, conseguenze scaricate sulle popolazioni sempre pi&ugrave; impoverite e schiacciate tra rivolta e rassegnazione. <br />Le ricette neoliberali oggi dominanti sono dello stesso segno di quelle che hanno portato alla crisi. <br />La sinistra deve offrire un&rsquo;altra via d&rsquo;uscita dalla crisi, partendo dall&rsquo;analisi della crisi del capitalismo, indicando una societ&agrave; e un&rsquo;economia pi&ugrave; giuste, solidali e rispettose dell&rsquo;ambiente, respingendo le derive totalitarie e contrastando i focolai di guerra]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.alfierograndi.it/blog/articolo.asp?articolo=405]]></link>
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	<dc:date>2012-02-21T17:18:30+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Alfiero Grandi</dc:creator>
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	<title><![CDATA[Reddito ed ecosviluppo: le emergenze]]></title>
	<description><![CDATA[<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">-&nbsp;Pubblicato da&nbsp;</span><span style="FONT-FAMILY: Tahoma; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><a href="http://www.altroquotidiano.it/"><font face="Arial">l'Altro quotidiano</font></a><font face="Arial">&nbsp;e </font></span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">da </span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: #9d4444; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><a href="http://www.paneacqua.eu/">Paneacqua</a></span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">&nbsp;</span><span style="COLOR: black"><font face="Arial"><font size="2"> </font></font></span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="COLOR: black">In questi giorni stanno uscendo studi molto importanti sulla attuale realt&agrave; economica e sociale italiana. Le conclusioni non sono novit&agrave; in s&eacute;, ma offrono certamente dati e raffronti precisi che consentono di capire meglio cosa &egrave; accaduto nel nostro paese negli ultimi 2 decenni, qual &egrave; la situazione attuale e su questi dati si pu&ograve; meglio discutere di come uscire dalla crisi. <br /><br />Anzitutto il reddito medio italiano &egrave; oggi un poco sotto quello medio di 20 anni fa. In altre parole 2 decenni sono passati invano. Per prendere un parametro: 2 decenni fa la Cina era all&rsquo;inizio della sua poderosa rincorsa economica. <br /><br />Il reddito medio per&ograve; &egrave; come il pollo di Trilussa e infatti nell&rsquo;ambito di questa ventennale stagnazione del reddito medio la divaricazione tra i redditi &egrave; potentemente cresciuta, quindi la fascia pi&ugrave; ricca &egrave; oggi ancora pi&ugrave; ricca, mentre quella che &egrave; alla base della scala dei redditi &egrave; ancora pi&ugrave; povera. <br /><br />A questo va aggiunto un altro dato fornito dalla Banca d&rsquo;Italia. L&rsquo;area della povert&agrave; &egrave; cresciuta e viene valutata oltre il 14 %, pi&ugrave; di quanto venisse valutata fino ad ora. <br /><br />Banca d&rsquo;Italia aggiunge tanti altri dati, ad esempio riguardanti la ricchezza. Anche la ricchezza &egrave; ripartita in modo che il 10 % ne detiene poco meno del 50 %. Unico dubbio su questo dato: Bamca d&rsquo;Italia avr&agrave; tenuto conto anche dei 160 miliardi esportati illegalmente nella sola Svizzera ? <br /><br />Il problema &egrave; che ai dati di Banca d&rsquo;Italia si aggiungono quelli dell&rsquo;Istat che dicono che tuttora i redditi da lavoro stanno perdendo terreno perch&eacute; non tengono il passo con l&rsquo;inflazione, addirittura con una perdita dell&rsquo;1,9 % che &egrave; la differenza tra l&rsquo;inflazione e gli aumenti salariali. La Cgil qualche giorno fa ha fornito una valutazione della perdita di reddito delle centinaia di migliaia di lavoratori in Cassa integrazione e sono miliardi di euro. <br /><br />Questi dati, sommariamente ricordati, dicono che per una ripresa dell&rsquo;economia, di cui la domanda interna &egrave; una componente importante, &egrave; necessario qualcosa di pi&ugrave; del ridare fiducia, occorre dare reali incrementi di reddito e chiedere un contributo a chi &egrave; in grado di darlo. <br /><br />In questa direzione continuo a pensare che viene sottovalutato il ruolo negativo svolto dall&rsquo;inflazione, soprattutto per i redditi che non possono scaricare su altri e quindi per disoccupati, lavoratori e pensionati. <br /><br />Nella fase degli anni 90,ad esempio con il Governo Ciampi, in cui la concertazione &egrave; stata il metodo dominante il controllo dell&rsquo;inflazione &egrave; stato un punto di forza per evitare il carattere regressivo di questa tassa occulta e per potere sostenere politiche salariali contenute. Oggi evidentemente si pensa che i lavoratori non saranno in grado di rivalersi e quindi la componente inflazionistica viene per lo meno sottaciuta. <br /><br />Probabilmente dell&rsquo;inflazione viene valutato l&rsquo;effetto che pu&ograve; contribuire a ridurre il debito pubblico, ma sottovalutando che cos&igrave; si carica una molla che prima o poi si trasmetter&agrave; al sistema economico che rischia di avere un ulteriore handicap nella competizione con altri paesi che tengono l&rsquo;inflazione sotto controllo. Anche per questo occorre fino da ora prendere tutte le misure per evitare che entri in vigore l&rsquo;aumento dell&rsquo;Iva dal 1&deg; ottobre 2012. E&rsquo; prevedibile che nella societ&agrave; i malumori aumenteranno. <br /><br />Del resto qualche avvisaglia c&rsquo;&egrave; gi&agrave;. Come si potrebbe altrimenti definire la decisione del Governo di alleggerire i costi dei trasportatori ? E&rsquo; evidente che in questo modo si prende atto che nel meccanismo economico sono gi&agrave; stati introdotti elementi che creano seri problemi e che prima o poi potrebbero sfociare in una ricorsa inflazionistica. Il Governo dovrebbe riflettere su come la realt&agrave; delle cose sia pi&ugrave; forte di alcuni atteggiamenti ideologici, infatti dopo tante dichiarazioni che hanno escluso la concertazione con i diversi settori sociali ora si prendono provvedimenti sotto la spinta delle richieste di settori della societ&agrave; e dell&rsquo;economia senza neppure chiedere in cambio garanzie. In questo caso senza chiedere in cambio un impegno al contenimento dei costi di trasporto. <br /><br />L&rsquo;altro aspetto che i dati forniti in questi giorni mettono in rilievo &egrave; che senza dare risposta alla tenuta dei redditi da lavoro, da pensione e in genere bassi non ci pu&ograve; essere ripresa economica, anzi si rischia seriamente di dovere aumentare la spesa pubblica per impedire che dilaghi la povert&agrave;. <br /><br />Quindi occorrono misure correttive a favore dei redditi pi&ugrave; bassi con il ricavato dalla lotta all&rsquo;evasione, dalla tassazione dei redditi pi&ugrave; alti, delle rendite, dei grandi patrimoni, dei soldi portati illegalmente all&rsquo;estero, dalle frequenze tv. Se questo problema non viene affrontato l&rsquo;Italia non si riprender&agrave; e rischia una spirale di tipo greco. <br /><br />La ripresa &egrave; in larga misura dipendente dalla situazione dei redditi pi&ugrave; bassi. L&rsquo;abisso di iniquit&agrave; nei redditi &egrave; un vincolo negativo da rimuovere, senza questo l&rsquo;Italia non si riprender&agrave;. <br /><br />Infine resta sottovalutato in modo incomprensibile perch&eacute; continui, malgrado non ci sia pi&ugrave; il Governo Berlusconi, ad essere ignorato il problema della qualit&agrave; dello sviluppo. Nel decreto sulle liberalizzazioni ci sono misure sul fotovoltaico che finiranno con il contrastare lo sviluppo di uno dei settori pi&ugrave; promettenti delle energie rinnovabili, che vale gi&agrave; oggi ameno150.000 posti di lavoro. <br /><br />Dopo il no al nucleare del giugno scorso, che questo Governo non potrebbe ignorare neppure volendolo, occorre un programma di sviluppo del risparmio energetico, su cui c&rsquo;&egrave; un avviso comune delle parti sociali, e sullo sviluppo delle energie rinnovabili che potrebbero dare importanti risultati occupazionali a condizione che il Governo fornisca certezze e un quadro di interventi. Come in Germania. Perch&eacute; mai dovremmo accettare i consigli sbagliati della Germania e non seguirne invece gli aspetti positivi ? Ad esempio la Germania offre un quadro di sostegno certo alle energie rinnovabili e nel caso dell&rsquo;eolico off-shore ha stanziato 5 miliardi di euro che potrebbero in Italia dare fiato alla cantieristica in crisi: Non &egrave; vero che in Italia mancano le risorse, il problema &egrave; che vengono impiegate male, come nel caso del carbone, settore in cui l&rsquo;Enel prevede di spendere 2,5 miliardi solo nel Delta del Po, area ambientale gi&agrave; abbastanza sottoposta a stress. <br /><br />Come si dice: il problema &egrave; politico, o meglio delle politiche necessarie per uscire dalla crisi e per creare occupazione di cui per ora non si vede la luce. <br /><br />Alfiero Grandi</span></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.alfierograndi.it/blog/articolo.asp?articolo=404]]></link>
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	<dc:date>2012-02-14T11:01:29+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Alfiero Grandi</dc:creator>
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	<title><![CDATA[Il nucleare, bocciato dal referendum, continua a preoccupare]]></title>
	<description><![CDATA[<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">-&nbsp;Pubblicato da&nbsp;</span><span style="FONT-FAMILY: Tahoma; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><a href="http://www.altroquotidiano.it/"><font face="Arial">l'Altro quotidiano</font></a><font face="Arial">&nbsp;e </font></span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">da </span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: #9d4444; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><a href="http://www.paneacqua.eu/">Paneacqua</a></span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">&nbsp;</span><span style="COLOR: black"><font face="Arial"><font size="2"> </font></font></span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="COLOR: black">Il referendum del giugno scorso ha bloccato il tentativo del Governo Berlusconi di tornare al nucleare, in Italia. <br />Oggi sappiamo che i reattori francesi Epr che avremmo dovuto costruire in Italia (almeno 4) sono troppo costosi. La Corte dei Conti della Francia, che li costruisce e che ha provato a rifilarli all&rsquo;Italia, riconosce che costano troppo<span style="COLOR: black">.&nbsp;</span> <br />La Corte dei Conti francese ha fatto i conti e ha cos&igrave; reso evidente che gli Epr sono impianti costosissimi, al punto che rendono non conveniente produrre elettricit&agrave;. Inoltre la Corte dei Conti francese afferma che per mettere in sicurezza (si fa per dire) e mantenere in servizio gli impianti nucleari gi&agrave; esistenti in Francia occorreranno altre risorse ingenti. <br />La Corte dei Conti francese ha indicato 2 sole possibilit&agrave; per proseguire l&rsquo;avventura nucleare in Francia: la prima &egrave; quella di allungare la vita delle centrali nucleari esistenti a 60 anni, la seconda &egrave; un massiccio investimento nelle energie da fonti rinnovabili. Ovviamente la Corte dei conti francese affronta solo l&rsquo;aspetto dei costi e non si esprime sulla possibilit&agrave; di raddoppiare la vita degli impianti nucleari esistenti in piena sicurezza, anche se deve avere parecchi dubbi visto che ritiene necessari ingenti investimenti per adeguare - dopo l&rsquo;incidente di Fukushima - gli impianti nucleari esistenti. <br />Va detto che gli stress-test sulle centrali nucleari esistenti, di cui si era parlato dopo l&rsquo;incidente di Fukushima, si stanno rivelando fin troppo blandi. L&rsquo;impegno alle verifiche &egrave; stato preso pi&ugrave; per rassicurare l&rsquo;opinione pubblica nella fase di massimo allarme che per fare un serio esame delle condizioni delle centrali nucleari in Europa. L&rsquo;Aiea ha dovuto inviare in Giappone i suoi tecnici perch&eacute; l&rsquo;opinione pubblica non si fida dei controlli del Governo sulle centrali nucleari dopo Fukushima. <br />Il programma per le prossime presidenziali del socialista Hollande prevede un ripensamento francese sul nucleare e pone con forza l&rsquo;accento sullo sviluppo delle energie da fonti rinnovabili. <br />Quindi &egrave; ormai affermato da pi&ugrave; parti che gli investimenti nel nucleare civile sono talmente ingenti da renderli non convenienti. Quindi l&rsquo;Italia stava per cadere in una trappola finanziaria che avrebbe gravato pesantemente sulla situazione economica. <br />Senza dimenticare che il primo problema resta quello della sicurezza e su questo piano le cose non vanno affatto bene. Anche se non se ne parla quasi pi&ugrave; l&rsquo;area di sicurezza in Giappone resta deserta, cos&igrave; i rischi nelle aree circostanti e non c&rsquo;&egrave; la messa in sicurezza delle centrali di Fukushima e degli altri siti. <br />L&rsquo;Italia con il risultato del referendum di giugno ha quindi evitato sia un enorme danno economico che i rischi relativi al nucleare. <br />Tuttavia restano aperti 2 problemi molto seri anche dopo il referendum. In Europa ci sono ancora molte centrali nucleari e &egrave;er di pi&ugrave; forti poteri economici e finanziari spingeranno per riprendere gli investimenti nel nucleare. In fondo anche il neo Ministro Clini ha fatto all&rsquo;inizio dichiarazioni improvvide sul nucleare, poi smentite secondo tradizione. Va chiarito che questo Governo &egrave; nell&rsquo;impossibilit&agrave; di riprendere oggi il discorso perch&eacute; dopo un referendum vittorioso la pausa legislativa &egrave; imposta almeno fino alla fine della legislatura. <br />Bene ha fatto invece il Governo a chiudere l&rsquo;Agenzia per la sicurezza nucleare. In verit&agrave; ha sciolto l&rsquo;intenzione di costituirla perch&egrave; l&rsquo;Agenzia era di fatto inesistente. Tuttavia un problema di sicurezza nucleare esiste perch&eacute; il rischio di incidenti in Europa resta e perch&eacute; parte della medicina usa questi mezzi anche in Italia. Quindi andrebbe chiarito con precisione chi se ne occupa, con quali compiti e con quali mezzi. Ispra ? Pu&ograve; essere un&rsquo;idea. L&rsquo;importante &egrave; decidere perch&eacute; il vuoto in una materia cos&igrave; delicata non &egrave; ammissibile. <br />Anche un orizzonte europeo &egrave; necessario. Non basta nel nucleare essere padroni a casa propria. Il &ldquo;condominio&rdquo; europeo ci obbliga a porre il problema del superamento del nucleare a livello europeo. Del resto quando l&rsquo;Europa si &egrave; preoccupata per le deplorevoli condizioni di sicurezza di una centrale in un paese baltico ha aiutato il suo smantellamento con cospicui finanziamenti. <br />Una decisione europea sul nucleare &egrave; necessaria, anche graduale, anche ragionevole, ma non si possono lasciare le cose come stanno. Con paesi come la Germania che decidono di chiudere con questa avventura pericolosa e altri che invece pensano di proseguire. <br />Un&rsquo;Europa senza nucleare &egrave; un obiettivo che &egrave; la logica conseguenza del nostro referendum abrogativo e in questo caso le condizioni politiche in Europa potrebbero evolvere in modo interessante, ora che anche in Francia c&rsquo;&egrave; il tarlo del dubbio e perfino la convenienza economica non c&rsquo;&egrave;, come ha dimostrato la Corte dei conti francese. <br />L&rsquo;altro aspetto su cui non si pu&ograve; avere disattenzione &egrave; la questioni dei rifiuti nucleari. L&rsquo;articolo 24 del decreto del Governo Monti prevede una normativa inaccettabile. Anzitutto prevede che la Sogin, con la sola approvazione del Ministero, si occupi dello smantellamento degli impianti dismessi e della soluzione della custodia delle scorie saltando verifiche e controlli. C&rsquo;&egrave; poco da semplificare, il rischio concreto &egrave; che la Sogin decida sopra la testa delle popolazioni interessate, dei Comuni e delle Regioni. <br />Il Senato deve modificare profondamente l&rsquo;articolo 24. Meglio ancora se venisse tolto per lasciare il passo ad una proposta legislativa discussa con il tempo necessario. <br />Cosa c&rsquo;entra l&rsquo;emergenza finanziaria con l&rsquo;eliminazione delle procedure di garanzia sulla sicurezza e sul rispetto dell&rsquo;ambiente? <br />Questa &egrave; una forzatura, contro lo spirito del referendum del giugno scorso e contro i poteri locali, nonch&eacute; contro il diritto dei cittadini ad essere informati su quanto riguarda la loro salute, la loro stessa esistenza. <br />Alfiero Grandi</span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="COLOR: black"><br /><br /></span></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.alfierograndi.it/blog/articolo.asp?articolo=403]]></link>
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	<dc:date>2012-02-14T11:01:29+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Alfiero Grandi</dc:creator>
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	<title><![CDATA[Una riflessione sulla Grecia è necessaria ]]></title>
	<description><![CDATA[<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">-&nbsp;Pubblicato da&nbsp;</span><span style="FONT-FAMILY: Tahoma; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><a href="http://www.altroquotidiano.it/"><font face="Arial">l'Altro quotidiano</font></a><font face="Arial">&nbsp;e </font></span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">da </span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: #9d4444; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><a href="http://www.paneacqua.eu/">Paneacqua</a></span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">&nbsp;</span><span style="COLOR: black"><font face="Arial"><font size="2"> </font></font></span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="COLOR: black">La Grecia ha svolto finora, nell&rsquo;ambito dell&rsquo;Euro, il ruolo dell&rsquo;appestato. E&rsquo; vero che la destra ha falsificato i conti del bilancio pubblico greco e che da quel momento la Grecia &egrave; entrata nel tunnel. E&rsquo; altrettanto vero che era possibile all&rsquo;inizio della crisi della finanza pubblica greca un sostegno europeo molto minore di quanto &egrave; stato necessario in seguito, tanto pi&ugrave; se verranno effettivamente erogati i 130 miliardi di euro. 130 miliardi che dovrebbero portare il debito pubblico greco a livelli pi&ugrave; sopportabili e su cui sono in corso estenuanti trattative tra la cosiddetta troika europea e il Governo &ldquo;tecnico&rdquo; greco. Non va dimenticato che l&rsquo;attacco della speculazione alla Grecia &egrave; stato rafforzato da dichiarazioni della coppia Merkel e Sarkozy sulla posssibilit&agrave; di default del paese. Dichiarazioni mai sentite prima da esponenti dei Governi europei su altri paesi. <br /><br />Per un breve periodo anche i tecnici europei che hanno affrontato il problema greco hanno ammesso che i provvedimenti imposti erano sbagliati e avevano finito con l&rsquo;aggravare la situazione perch&eacute;, prescindendo dai pesantissimi costi sociali, avevano innescato una pesante recessione economica che finiva con l&rsquo;allontanare ancora di pi&ugrave; il risanamento. Subito dopo si &egrave; rapidamente tornati a percorrere la stessa strada, premendo sempre pi&ugrave; pesantemente sulla Grecia, al punto da ipotizzare un vero e proprio commissariamento del Governo. In sostanza la manomissione della sovranit&agrave; della Grecia. <br /><br />Le condizioni poste alla Grecia per ottenere la concessione del prestito europeo e un forte sconto sui debiti pubblici detenuti da privati sono veramente pesanti: licenziamenti, riduzione delle pensioni, riduzione dei salari, aumento delle tasse, riduzione dell&rsquo;assistenza sanitaria, ecc. La conseguenza, se alla fine ci sar&agrave; l&rsquo;accordo, sar&agrave; un ulteriore avvitamento nella crisi economica. <br /><br />E&rsquo; vero che la Grecia pesa per il 2 % sul Pil europeo e quindi le conseguenze della sua recessione sulle altre economie dell&rsquo;Europa saranno limitate, come del resto lo sarebbe stato farsi carico dei suoi problemi fin dall&rsquo;inizio. <br /><br />Le conseguenze delle condizioni imposte dall&rsquo;Europa sull&rsquo;assetto democratico e sociale della Grecia saranno pesanti e sembra fin troppo dimenticato che questo paese &egrave; rientrato nella democrazia solo 3 decenni anni fa. <br /><br />Come &egrave; noto lo spread sul debito pubblico &egrave; un&rsquo;altalena che vede alcuni Stati puniti - Grecia al top - e altri fortemente beneficiati come la Germania, che &egrave; arrivata a collocare titoli pubblici sotto il loro valore reale. Si riflette poco anche sul fatto che la Bce sta cercando di aiutare l&rsquo;accordo con la Grecia rinunciando a 11 miliardi di plusvalenze sui titoli greci. Scelta giusta ma che insieme conferma che c&rsquo;&egrave; chi ha guadagnato (o potrebbe guadagnare) dalla crisi greca. <br /><br />La Grecia ha svolto in questo periodo il ruolo di esempio da non imitare, da cui tanti trovano naturale cercare di distinguersi. <br /><br />E&rsquo; comprensibile che anche in Italia di fronte alla deflagrazione del dramma sociale politico in Grecia ci sia un diffuso tentativo di dimostrare che l&rsquo;Italia non &egrave; la Grecia e si comporter&agrave; in modo diverso. Comprensibile come tentativo di allontanare lo spettro della crisi pi&ugrave; grave e incontrollabile, ma meno come visione europea che dovrebbe fondarsi su un certo grado di empatia tra i suoi membri, in particolare nell&rsquo;area Euro. <br /><br />Invece non solo non c&rsquo;&egrave; empatia ma si arriva ad usare in modo spregiudicato la gravit&agrave; della situazione greca come spauracchio per portare a pi&ugrave; miti consigli i riottosi ancora presenti, anche in Italia. <br /><br />La destra europea, oggi egemone, ha trovato nella Grecia l&rsquo;esempio negativo, lo spauracchio da usare per convincere tutti gli altri paesi ad adottare regole nei bilanci pubblici paragonabili a quelle tedesche, attraverso la traduzione nelle Costituzioni o con altri mezzi legislativi di pari valore. <br /><br />E&rsquo; del tutto chiaro che quando ci si interroga su quale sar&agrave; la conseguenza di politiche cos&igrave; restrittive in Europa spesso si finge di non sapere che viene dato per scontato un periodo di non crescita economica, o addirittura di recessione, con la conseguenza della crescita della disoccupazione, in nome della possibilit&agrave; di avere in futuro (quando ?) una crescita che viene definita sana. Quindi si torna al vecchio adagio: prima il risanamento, poi la crescita, &egrave; la solita politica dei 2 tempi. Va aggiutno che se un paese ha minore produttivit&agrave; deve anche accettare che le retribuzioni siano minori, quindi i tagli chiesti alla Grecia non sono casuali. <br /><br />Non a caso questa linea di politica economica, che viene fatta risalire alla tradizione tedesca formatasi dopo l&rsquo;incubo di Weimar, &egrave; in realt&agrave; un concreto modo per recuperare consensi elettorali in Germania da parte della Cancelliera Merkel. La vittima di questa scelta &egrave; una visione solidale dell&rsquo;Europa. Tanto &egrave; vero che il Ministro tedesco Schauble &egrave; stato colto in flagrante mentre cercava di convincere il Governo del Portogallo che l&rsquo;eventuale default greco non avrebbe comportato l&rsquo;abbandono anche di questo paese. Tipico del divide et impera da parte di chi ha il gioco in mano. <br /><br />Anche la scelta di procedere attraverso il metodo dei trattati bilaterali per stabilire le nuove regole europee ha il chiaro significato di imporre un ridisegno dell&rsquo;Europa. La Germania con il sostegno di Sarkozy, che ha grossi problemi elettorali e bisogno dell&rsquo;appoggio tedesco, di fatto straccia il metodo europeo. In particolare cancella il ruolo del parlamento, per regredire ai trattati intergovernativi. <br /><br />Senza l&rsquo;adozione delle nuove regole, ispirate dalla Germania, niente aiuti ai paesi che ne hanno bisogno. Per questo anche le conseguenze sulle regole dei singoli Stati sono rilevanti, dal momento che la loro adozione &egrave; condizione per ottenere gli aiuti. <br /><br />Pur comprendendo le ragioni che spingono ad allontanare lo spettro della crisi greca, in realt&agrave; ci sarebbe bisogno di una riflessione pi&ugrave; attenta su cosa significa procedere su questa strada, sulle conseguenze che ne derivano sotto il profilo delle regole democratiche (la democrazia non pu&ograve; essere un bene riservato ai paesi che hanno i conti in ordine) sulle prospettive economiche e occupazionali. <br /><br />Non a caso Obama ha rivolto a Monti, stando ai giornalisti presenti, una domanda precisa, di cui non &egrave; nota la risposta. Se l&rsquo;Europa sceglie una politica generalizzata di tagli come potr&agrave; esserci ripresa ? La ripresa &egrave; l&rsquo;assillo degli Usa da tempo. Infatti Obama ha puntato tutte le carte sulla possibilit&agrave; di uscire dalla crisi e ha bisogno di un partner europeo coprotagonista della ripresa che oggi non ha. <br /><br />Anche la manovra di Draghi che ha concesso 500 miliardi di liquidit&agrave; alle banche per 3 anni all&rsquo;1%, che ricorda da vicino le scelte della Federal Reserve, non pu&ograve; dare pi&ugrave; di tanto perch&eacute;, come ha ricordato il Presidente Mussari, l&rsquo;acquisto di titoli pubblici e la concessione di credito ai privati da parte delle banche si scontra con le regole europee. Regole europee che hanno posto limiti severi alla leva degli impieghi bancari. La banche hanno soldi disponibili per 3 anni, ma con le regole attuali non possono utililizzarli, anzi debbono ricorrere all&rsquo;aumento dei mezzi propri come sta facendo Unicredit, con i relativi problemi. <br /><br />Quindi si torna al problema posto da Obama: come pensa l&rsquo;Europa di uscire dalla crisi ? <br /><br />Alfiero Grandi </span></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.alfierograndi.it/blog/articolo.asp?articolo=402]]></link>
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	<dc:date>2012-02-14T11:01:29+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Alfiero Grandi</dc:creator>
</item>
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	<title><![CDATA[Partecipare all’Assemblea nazionale del prossimo 3 febbraio per discutere insieme delle proposte di lavoro e del riassetto del gruppo dirigente]]></title>
	<description><![CDATA[Ai componenti dell&rsquo;Associazione &ldquo;Comitato Si alle energie rinnovabili No al nucleare&rdquo; <br />Alle amiche e agli amici del movimento (vittorioso) contro il nucleare<br />&nbsp;&nbsp;<br />Care/i abbiamo condiviso insieme una grande e vittoriosa battaglia per impedire il ritorno del nostro paese all&rsquo;energia elettrica prodotta dal nucleare. <br />Quando l&rsquo;allora Ministro Scaiola rese pubblica la volont&agrave; del Governo Berlusconi di ritornare al nucleare le reazioni nel nostro paese furono molto diverse.<br />Qualcuno pens&ograve; che la scelta era difficilmente contrastabile perch&eacute; il Governo Berlusconi era appena uscito da una campagna elettorale con una maggioranza mai vista nel parlamento italiano.<br />Qualcun&rsquo;altro pens&ograve; che la questione del ritorno al nucleare, tutto sommato, non era rinviabile.<br />Qualcun altro ancora pens&ograve; che tanto non ci sarebbero mai riusciti per la tradizionale incapacit&agrave; di concretizzare le scelte.<br />Qualcun&rsquo;altro infine, come noi, pens&ograve; che a 25 anni dal referendum del 1987, che aveva fermato l&rsquo;avventura del nucleare in Italia, non si doveva lasciare nulla di intentato per riuscire a bloccare questo nuovo tentativo.<br />All&rsquo;inizio pochi ebbero il coraggio di affermare che se non fosse restato altro mezzo anche il referendum poteva e doveva diventare il modo per chiamare a raccolta gli elettori e le elettrici e con il loro aiuto riuscire a bloccare di nuovo la scelta avventurista e tronfia del Governo.<br />Abbiamo vissuto insieme una fase complessa e tormentata, che via via ha raccolto consensi nella battaglia contro il nucleare e ha sempre pi&ugrave; convinto che non si doveva mollare. Una battaglia che ci ha fatto acquisire credibilit&agrave; in un fronte referendario che ha messo radici profonde. Abbiamo fatto tesoro dell&rsquo;iniziativa per l&rsquo;acqua bene comune, che si &egrave; radicata in anni di lavoro, mentre per il nucleare l&rsquo;iniziativa &egrave; stata pi&ugrave; recente e rapida e ha comportato rimontare totalmente una schieramento di forze. <br />Non &egrave; un caso che all&rsquo;inizio sono stati protagonisti dell&rsquo;iniziativa contro il nucleare molte persone che per tanti versi, et&agrave; compresa, non possono essere definite giovani, ma avevano la memoria delle precedenti battaglie ed erano ben decise a combattere questa battaglia fino in fondo. Mi limito a ricordare il ruolo svolto da Gianni Mattioli, Massimo Serafini, Massimo Scalia, Mauro Bulgarelli, Paolo Cento, tutti impegnati dall&rsquo;autunno 2008, quando ancora pochi pensavano al referendum e la nostra stessa Associazione non esisteva ancora formalmente.<br />Certo, nell&rsquo;esito finale sono stati decisivi i giovani, i comitati locali, le associazioni ambientaliste, tanti esponenti del mondo scientifico. Tra tutti voglio ricordare il prof. Giorgio Parisi. Tante e diverse sensibilit&agrave; hanno saputo unirsi, malgrado tante differenze politiche e nelle esperienze personali, con l&rsquo;obiettivo unificante di abrogare la legge per il ritorno al nucleare che il Governo aveva fatto approvare dal parlamento con il voto di fiducia. <br />In questo percorso, fino al giugno 2011, abbiamo saputo recuperare il filo dell&rsquo;iniziativa in momenti complessi e difficili e abbiamo lavorato con risorse finanziarie che definire modeste &egrave; essere molto ottimisti.<br />Quando l&rsquo;Italia dei valori ha deciso di promuovere il referendum abrogativo sul nucleare da sola, malgrado fino a poche ore prima ci fosse stato un tavolo di confronto per promuoverlo insieme a noi, non ci siamo indispettiti. <br />Potevamo cullarci nel risentimento e invece abbiamo ripreso il filo, insieme alle altre Associazioni riunite nel &ldquo;Comitato vota si per fermare il nucleare&rdquo;, e quando l&rsquo;Italia dei valori ha avuto il buon senso e anche il coraggio di riconoscere la precedente forzatura abbiamo lavorato insieme per fare vincere il SI al referendum, senza tentennamenti.<br />Ancora oggi voglio ringraziare il prof. Gianni Ferrara che ci ha assistito validamente nella stesura dei quesiti referendari, che sono rimasti gli stessi concordati insieme agli esperti dell&rsquo;Idv. Anche se portano solo la firma dell&rsquo;Italia dei valori.<br />E&rsquo; la nostra associazione ad avere posto con forza il problema di inserire il no al nucleare nel quadro di un&rsquo;alternativa energetica possibile e praticabile e l&rsquo;abbiamo concretizzata in una proposta di legge di iniziativa popolare che ha raccolto 110.000 firme e che &egrave; stata presentata alla Camera dei deputati e il cui contenuto ora &egrave; stato presentato anche dal Pd e dall&rsquo;Italia dei Valori, unici partiti del Centrosinistra ad essere presenti in parlamento. <br />L&rsquo;onore dell&rsquo;Associazione potrebbe essere soddisfatto, anche perch&eacute; la proposta di legge ha avuto il consenso e l&rsquo;apporto di soggetti importanti (Cgil, Lega ambiente, WWF, Greenpeace, Rifondazione, Verdi, Sel, Ecodem e di vasti settori del Pd) ma a noi non basta il riconoscimento della validit&agrave; della nostra proposta di legge.&nbsp; L&rsquo;omaggio politico ottenuto da Pd e Idv e perfino il consenso alla proposta di legge ribadito nell&rsquo;assemblea nazionale del Comitato &ldquo;Vota si per fermare il nucleare&rdquo; del 9 luglio 2011 non possono nascondere che la nostra proposta rischia di dormire negli archivi delle commissioni parlamentari se non verr&agrave; sostenuta con la forza che noi avremmo voluto nelle aule parlamentari, con l&rsquo;obiettivo di puntare ad una politica energetica organica, libera finalmente dal nucleare. Ma anche in grado di non cadere dalla padella nucleare nelle braci del carbone. <br />La battaglia contro il carbone, inquinante e dispendioso, vecchio nel senso negativo del termine, &egrave; oggi di estrema attualit&agrave; e mi auguro che la nostra Associazione continuer&agrave; ad esserne co-protagonista e ad avere una capacit&agrave; di confronto sull&rsquo;argomento con tutti gli interlocutori, anche i pi&ugrave; lontani. Senza dare mai per scontato che ci siano posizioni irrecuperabili, tanto pi&ugrave; quando appartengono a mondi che sono a noi vicini e cari. Ad esempio con la Filctem Cgil pur partendo da posizioni diverse sul carbone abbiamo cercato un dialogo per capire meglio le rispettive posizioni, iniziando un confronto non facile ma anche estremamente interessante, senza nascondere le differenze ma anche apprezzando il coraggio di non ripetere lezioncine a memoria, cosa che alla Filctem va riconosciuta.<br />Il referendum abrogativo sul nucleare &egrave; stato vinto, malgrado autorevoli esponenti dell&rsquo;ambientalismo dichiarassero, ancora a pochi giorni dal voto, che sarebbe stato perduto. Ci siamo confrontati con un dispendio di mezzi enorme da parte della lobby nuclearista, eppure la mobilitazione di centinaia di migliaia, di milioni di persone ha fatto la differenza. Va sottolineato che i referendum hanno fatto sinergia tra loro, contrariamente a quanto alcuni temevano.<br />Il dramma di Fukushima ha certamente dato una spinta al successo del referendum abrogativo. Sono convinto per&ograve; che in ogni caso il referendum abrogativo avrebbe vinto e in verit&agrave; lo ero dall&rsquo;inizio.<br />La differenza positiva da altre iniziative referendarie, prima e dopo quelle votate nel giugno 2011, sta nella chiarezza dei quesiti, nel loro insediamento nell&rsquo;opinione profonda del nostro paese. Naturalmente penso anzitutto a quello per bloccare il nucleare. E&rsquo; stata decisiva l&rsquo;autonomia dell&rsquo;iniziativa referendaria da vicende politiche di varia natura, la consapevolezza - diffusa a livello di massa - che la scelta del nucleare sarebbe stata un inutile e costosissimo errore, che avrebbe messo in pericolo la vita e l&rsquo;ambiente del nostro paese.<br />La soddisfazione comune a tutti noi &egrave; il fatto che 27 milioni di persone abbiano votato per chiudere questa inutile e pericolosa avventura con la maggioranza assoluta dei voti degli elettori e delle elettrici.<br />Avrete notato che il nucleare &egrave; l&rsquo;unico esito referendario del giugno 2011 che oggi non corre pericoli, lo conferma il fatto che ci sentiamo pienamente impegnati a difendere il risultato dei 2 referendum per l&rsquo;acqua bene comune. <br />Tuttavia sarebbe un errrore dormire sugli allori. E&rsquo; gi&agrave; accaduto dopo i referendum del 1987 e infatti il fantasma nucleare si &egrave; puntualmente rimaterializzato. La vecchia talpa nuclearista ha scavato negli anni e alla fine &egrave; ri-uscita all&rsquo;aperto. Perseverare nell&rsquo;errore di sottovalutazione oggi sarebbe diabolico. <br />Dopo il referendum del giugno 2011 l&rsquo;unico modo per mettere in sicurezza il risultato ottenuto &egrave; aprire una strada nuova nella politica energetica dell&rsquo;Italia. <br />Non a caso, dopo il referendum, il fotovoltaico in Italia &egrave; praticamente raddoppiato, quindi ha preso una grande spinta come altre fonti energetiche rinnovabili che mi auguro il Governo non vorr&agrave; di nuovo bloccare con provvedimenti affrettati e sbagliati come quelli che portano la firma dell&rsquo;ex Ministro Romani.&nbsp; <br />La certezza del quadro normativo &egrave; fondamentale ed &egrave; condizione per impostare una politica di sviluppo del sistema produttivo legato alle energie rinnovabili, comprendente la ricerca e l&rsquo;innovazione.<br />Purtroppo nelle energie rinnovabili l&rsquo;Italia rischia di fare come nei cellulari: un grande mercato per prodotti altrui. Il Governo dovrebbe porsi il problema di una politica energetica moderna e ambientalmente sostenibile e insieme della filiera produttiva corrispondente, come &egrave; stato fatto in Germania, sviluppando ricerca e innovazione. L&rsquo;Italia non &egrave; condannata dal divino ad essere cos&igrave;, &egrave;&nbsp; cos&igrave; perch&eacute; le scelte si fanno a spizzichi e bocconi, senza alcuna lungimiranza&nbsp; e quadro di insieme.<br />Se questo Governo decider&agrave; di battere un colpo in questo campo avr&agrave; dato una mano alla ripresa di politiche occupazionali e di sviluppo, alla difesa dell&rsquo;ambiente, ad una diversa qualit&agrave; della vita. Dalla crisi non usciremo uguali a prima e per quanto dipende da noi sarebbe bene che l&rsquo;Italia uscisse del tutto diversa per qualit&agrave; sociale ed ambientale.<br />La formazione di un Centro di studi e proposte della nostra Associazione ha la sua origine nella consapevolezza che occorre presentare proposte nuove, allargare la sensibilit&agrave; all&rsquo;esigenza di innovare, di cambiare e dobbiamo dire che anche il nostro rapporto con settori del sindacato &egrave; su questo punto molto cresciuto.<br />Anche l&rsquo;iniziativa contro il nucleare deve proseguire, sia perch&eacute; abbiamo il grande problema della gestione e dello smaltimento delle scorie, compresi gli impianti dismessi, sia perch&eacute; &egrave; del tutto evidente il tentativo di trasformare gli stress test sulla sicurezza delle centrali nella riconferma della scelta nuclearista. Mentre gli stress test in Francia confermano che la sicurezza degli impianti nucleari &egrave; un problema del tutto irrisolto e che l&rsquo;unica vera soluzione &egrave; quella di chiuderli. Tuttavia, approfittando del tempo che passa, il tentativo evidente della lobby nuclearista &egrave; di continuare come prima: la Cina parla di 25 nuove centrali e perfino in Giappone riemerge la tentazione nuclearista, malgrado Fukushima sia un disastro con cui questo paese coesister&agrave; ancora per molto, molto tempo. <br />Siamo nati come punto di incontro molteplice e aperto tra persone, organizzazioni sociali, forze politiche disponibili, con il contributo di tutti e autonomi fino in fondo. L&rsquo;obiettivo unificante &egrave; stato combattere il ritorno al nucleare in Italia, ma non &egrave; stato solo un No, anzi.<br />Fermo restando che siamo una piccola associazione, unitaria nel senso pi&ugrave; vero del termine e molto povera, perch&eacute; dobbiamo le poche risorse alla nostra credibilit&agrave; personale e collettiva, possiamo dare un contributo disinteressato e non settario a fare decollare una nuova fase della politica energetica nel segno della sostenibilit&agrave; ambientale e sociale.<br />Posso dire di avere fatto con voi un&rsquo;esperienza eccezionale e difficilmente ripetibile e vi ringrazio di avermi consentito di farla in questi 3 anni di Presidenza. Dall&rsquo;inizio avrei preferito una rotazione nella responsabilit&agrave; che per&ograve;, per tante ragioni, non &egrave; stato possibile realizzare. Ora per&ograve; &egrave; necessario procedere ad un&rsquo;alternanza e ci sono le condizioni per farlo. L&rsquo;Associazione ha le energie per procedere ad un cambio del Presidente senza preoccupazioni. Del resto non intendo estraniarmi, se sarete d&rsquo;accordo, restando nella presidenza per almeno una fase ancora.<br />Mi &egrave; stato chiesto di occuparmi di un&rsquo;altra Associazione con carattere spiccatamente politico e intendo accettare questa proposta, contribuendo ad un&rsquo;altra avventura, in una nuova e complicata fase politica. Non si possono sovrapporre le responsabilit&agrave;, si finirebbe con il non svolgerne bene nessuna. Ci&ograve; non toglie che questa nostra avventura &egrave; stata per me molto importante e lo &egrave; stata essenzialmente per i rapporti che abbiamo stabilito tra noi e con altri. Anche questo &egrave; un risultato importante, quasi quanto il risultato del referendum.<br />Per questo vi preannuncio le mie dimissioni da Presidente dell&rsquo;Associazione &ldquo;Comitato Si alle energie rinnovabili No al nucleare&rdquo;, invitandovi insieme a partecipare all&rsquo;Assemblea nazionale del prossimo 3 febbraio per discutere insieme delle proposte di lavoro e del riassetto del gruppo dirigente.<br />Alfiero Grandi<br />25/1/2012]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.alfierograndi.it/blog/articolo.asp?articolo=401]]></link>
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	<dc:date>2012-01-26T21:44:30+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Alfiero Grandi</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Presentazione Libro a Bologna, 26 gennaio 2012]]></title>
	<description><![CDATA[<img style="WIDTH: 593px; HEIGHT: 284px" src="/public/bologna 26-01-12.jpg" width="696" height="370" alt="" />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.alfierograndi.it/blog/articolo.asp?articolo=400]]></link>
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	<dc:date>2012-01-21T22:40:18+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Alfiero Grandi</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Un contributo alla riflessione sulla situazione dei mercati finanziari. ]]></title>
	<description><![CDATA[<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">-&nbsp;Pubblicato da&nbsp;</span><span style="FONT-FAMILY: Tahoma; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><a href="http://www.altroquotidiano.it/"><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: #9d4444">l'Altro quotidiano</span></a></span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">&nbsp;e da </span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: #9d4444; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><a href="http://www.paneacqua.eu/"><span style="COLOR: #9d4444">Paneacqua</span></a></span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">&nbsp;</span> </p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">Premesso che &egrave; stato un grave errore non affrontare il problema della regolazione dei mercati finanziari subito dopo la crisi che si &egrave; manifestata nel 2008. <br />Premesso che &egrave; stata sottovalutata irresponsabilmente la dimensione raggiunta dal giro di affari della finanza internazionale, che nelle sue varie componenti &egrave; almeno 9 volte (oltre 600.000 miliardi) il Prodotto interno lordo mondiale annuale (75.000 miliardi). Alcuni decenni fa non era cos&igrave;. <br />Parafrasando Sraffa si potrebbe dire che &egrave; cresciuta fino a diventare incontrollabile la produzione di denaro attraverso denaro. <br />Questa massa di denaro, quando si muove, produce effetti simili ad uno tsunami finanziario, i cui effetti non sono limitati alla finanza ma investono inevitabilmente anche le attivit&agrave; reali, produttive o dell&rsquo;ingegno che siano. Come del resto il &ldquo;sequestro&rdquo; di ingenti somme per remunerare i redditi dei manager del mondo finanziario ha sottratto risorse agli altri redditi. Non a caso la divaricazione tra i redditi ha raggiunto dimensioni mai viste, con il reddito dei mega manager che ha raggiunto oltre 400 volte il reddito medio. <br />Purtroppo le classi dirigenti, che allo scoppiare della crisi erano a maggioranza liberista o comunque subalterni a questa ideologia, hanno scelto la strada di tentare di ridurre la crisi iniziata nel 2008 ad una sorta di pausa, dopo la quale tornare alla situazione precedente. Una mera illusione. <br />Negli Usa in verit&agrave; qualche tentativo di regolazione c&rsquo;&egrave; stato, ma limitato all&rsquo;interno e peraltro in grande sofferenza di attuazione. I capitali finanziari con base negli Usa sono rimasti sosanzialmente liberi di operare nel mercato mondiale come prima e per certi versi peggio di prima, cio&egrave; alla ricerca di guadagni ad ogni costo da altre parti. Le Agenzie di rating sono la muta da caccia al loro servizio e hanno il compito di individuare le &ldquo;prede&rdquo;. <br />L&rsquo;affidabilit&agrave; del giudizio delle agenzie di rating &egrave; quanto meno discutibile non solo perch&egrave; la loro propriet&agrave; &egrave; dello stesso mondo finanziario americano, ma anche perch&eacute; non hanno previsto, ad esempio, la crisi di Lehman Brother, e neppure quella della Parmalat, che all&rsquo;Italia &egrave; costata un punto di Pil. Ogni volta che una proposta viene avanzata, come ad esempio la Tobin tax, immediatamente viene avanzata l&rsquo;obiezione che si, forse si potrebbe fare, ma solo quando tutti saranno d&rsquo;accordo, cio&egrave; mai. <br />E&rsquo; la stessa storia del protocollo di Kyoto per la salvaguardia del clima, se non si fosse decisa la strada delle adesioni successive, fino a raggiungere la massa critica della sua entrata in vigore, saremmo ancora al caro amico. Del resto oltre la Tobin tax occorrono altri provvedimenti come la revisione delle banche generali. <br />Eppure il dubbio che qualcosa occorre fare nella testa dei governanti europei esiste, purtroppo manca il coraggio delle grandi scelte, coraggiose e capaci di guardare al futuro, con l&rsquo;ambizione di cambiare il mondo esistente (senza queste risposte gli indignati hanno poche speranze), come fu dopo la crisi del 1929 con l&rsquo;accordo di Bretton Wood. Accordo che per&ograve; venne molti anni dopo l&rsquo;inizio della crisi e nel pieno della seconda guerra mondiale. Oggi la situazione &egrave; molto pi&ugrave; grave perch&eacute; anche se esistono migliori meccanismi di salvaguardia sociale la dimensione della crisi finanziaria attuale non ha paragoni con il 1929 perch&egrave; la sua dimensione &egrave; enormemente maggiore. <br />Un aspetto su cui non si riflette abbastanza &egrave; che la dimensione del coinvolgimento nelle operazioni finanziarie &egrave; di massa, basta pensare al ruolo dei fondi pensione, oppure alla quantit&agrave; rilevante di risparmiatori che in un modo o nell&rsquo;altro sono coinvolti nell&rsquo;andamento della borsa e del mercato finanziario. <br />Fino a poco tempo fa, a crisi gi&agrave; iniziata, autorevoli esponenti degli organi di sorveglianza, non solo italiani, sostenevano ancora la tesi che il mercato si autoregolerebbe e basterebbero conoscenza e trasparenza. Il problema &egrave; anche di orientamento culturale, che infatti pu&ograve; limitare la capacit&agrave; di indicare riforme adeguate per mettere sotto controllo questa sorta di mostro dell&rsquo;Id. <br />Occorre riproporre l&rsquo;obiettivo di mettere sotto controllo i mercati finanziari, con divieti e ammissioni, trasparenza imposta, ecc. Nel tempo si potrebbe limitare e forse fare regredire questa massa enorme di denaro senza base reale. Oppure aumentare la base reale dell&rsquo;economia e dell&rsquo;occupazione. <br />La scelta della Bce di immettere liquidit&agrave; nelle banche, sul modello Usa, non sta dando i risultati sperati perch&eacute; le banche hanno il problema della leva, cio&egrave; il rapporto tra capitale proprio (caduto in verticale) e i prestiti concessi. Al massimo possono parcheggiare il denaro ricevuto in titoli, ma qui il cane si morde la coda perch&eacute; il timore &egrave; che i titoli non verranno onorati e il capitale proprio non &egrave; sufficiente a dare garanzia. Lo strumento in s&eacute; pu&ograve; essere utile, ma non da solo, non senza regolazione e non senza misure per lo sviluppo. E&rsquo; in questo quadro che va collocata l&rsquo;ideologia tedesca (nulla a che fare con Marx) che pone vincoli draconiani ai bilanci pubblici, imponendo il pareggio di bilancio nelle Costituzioni, fingendo di ignorare che solo la crescita, in particolare dell&rsquo;occupazione, pu&ograve; rendere tollerabile la riduzione del debito pubblico. Paradossalmente potrebbe esserci un debito in discesa in un paese economicamente morto, o quasi. <br />La Germania &egrave; sollecitata dal mondo finanziario internazionale, con il risultato che riceve prestiti a tassi bassissimi. La Germania, in scala ridotta, beneficia come gli Usa, in piena crisi finanziaria, dell&rsquo;arrivo di capitali. <br />Riuscir&agrave; la Germania a resistere alla tentazione di cogliere opportunit&agrave; a danno dei paesi europei pi&ugrave; esposti, mettendo a rischio la tenuta dell&rsquo;Euro e non solo ? Ormai siamo a questo punto e avere iniziato in Italia dal risanamento finanziario - paradossalmente &ndash; senza mettere in campo una strategia di sviluppo non convince gli stessi mercati finanziari. Infatti lo spread sui titoli a 10 anni resta alto, malgrado il Governo Monti. <br />Come affrontare questa fase ? Anzitutto avendo il coraggio di parlare male di Garibaldi, che in questo caso &egrave; l&rsquo;insistenza sulle misure restrittive ad ogni costo, o almeno come centro delle politiche. <br />In breve: occorre reperire nuove risorse da evasione fiscale, dall&rsquo;applicazione delle stesse regole a tutti i redditi, da una vera patrimoniale, dall&rsquo;accordo con la Svizzera per la tassazione dei capitali esportati, dall&rsquo;asta delle frequenze. Le risorse vanno utilizzate dallo Stato per sostenere i redditi pi&ugrave; bassi, pensioni comprese, e per alcuni progetti di ricerca, investimenti, sviluppo e occupazione. <br />La ripresa non &egrave; tornare a prima della crisi ma impostare una nuova fase di sviluppo, di qualit&agrave; ambientale e sociale e per questo occorre un programma di interventi pubblici. <br />La qualit&agrave; politica di una fase come questa richiede la ricerca del consenso e della convergenza delle forze sociali. Insistere su un&rsquo;impostazione tecnocratica non porter&agrave; lontano, perch&eacute; questa strada non &egrave; in grado di convincere neppure i mercati finanziari, di risalire la china, perch&egrave; si muove all&rsquo;interno dello schema attuale. Mentre l&rsquo;unico modo per affrontare le difficolt&agrave; attuali &egrave; progettare una nuova fase di sviluppo del nostro paese in grado di affrontare il mare aperto delle difficolt&agrave;, qualunque sia il futuro che aspetta il nostro paese e l&rsquo;Europa. <br />Alfiero Grandi <br /></span></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.alfierograndi.it/blog/articolo.asp?articolo=399]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.alfierograndi.it/blog/articolo.asp?articolo=399</guid>
	<dc:date>2012-01-21T22:35:12+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Alfiero Grandi</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[ASSEMBLEA NAZIONALE DEL COMITATO “SI ALLE ENERGIE RINNOVABILI NO AL NUCLEARE”, VENERDI’ 3 FEBBRAIO 2012]]></title>
	<description><![CDATA[<div style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="yiv311150876MsoNormal"><span><i><img alt="" src="/public/comitato.jpg" /></i></span></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="yiv311150876MsoNormal"><span><i>presso la Sala della Pace di Palazzo Valentini, sede della Provincia, Via IV Novembre 119, Roma. </i></span></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="yiv311150876MsoNormal"><span></span>&nbsp;</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="yiv311150876MsoNormal"><span>&ldquo;Dopo il grande risultato del referendum che ha cancellato per la seconda volta il nucleare in Italia, &egrave; necessario sviluppare un&rsquo;iniziativa per conquistare un futuro fondato sull&rsquo;efficienza, sul risparmio energetico e sulle fonti di energia rinnovabili. Occorre, in altri termini, non ripetere l&rsquo;errore commesso dopo il referendum del 1987, quando vi fu un insufficiente sviluppo di iniziative a sostegno di una politica energetica alternativa non solo all&rsquo;energia nucleare ma anche all&rsquo;uso del carbone.&rdquo; Su questi temi interverranno vari membri del comitato: i</span><span> lavori saranno introdotti da una relazione di <b><u>Gianni Mattioli</u></b>, mentre le conclusioni sono affidate ad <b><u>Alfiero Grandi</u></b>, presidente di &ldquo;SI alle energie rinnovabili NO al nucleare&rdquo;. La discussione &egrave; ovviamente aperta ai contributi di tutti coloro siano interessati ai temi in questione. </span></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="yiv311150876MsoNormal"><span>A tale proposito, se pensi di essere presente, ti saremmo grati <b><u>se potessi darcene conferma nei prossimi giorni</u></b>, in modo da poter assicurare una logistica e un&rsquo;accoglienza adeguata all&rsquo;affluenza prevista e naturalmente di darne notizia.</span></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="yiv311150876MsoNormal"><span></span>&nbsp;</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="yiv311150876MsoNormal"><span></span><span></span><span>Altri temi all&rsquo;ordine del giorno:</span></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="yiv311150876MsoNormal"><span>1- bilancio (consuntivo e preventivo) dell&rsquo;associazione per l&rsquo;anno 2011/2012</span></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="yiv311150876MsoNormal"><span>2- modifiche allo statuto, approvazione del regolamento</span></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="yiv311150876MsoNormal"><span>3- rinnovo cariche sociali</span></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="yiv311150876MsoNormal"><span>4- discussione e definizione delle tematiche di lavoro per l&rsquo;anno 2012</span></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="yiv311150876MsoNormal"><span>5- varie ed eventuali</span></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="yiv311150876MsoNormal"><span></span>&nbsp;</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="yiv311150876MsoNormal"><span></span>&nbsp;<span>Ricordiamo che &egrave; aperta la campagna di raccolta di adesioni all'associazione per il 2012, quota annuale 20 euro.</span></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="yiv311150876MsoNormal"><span>Attenzione, comunicazione ai soci:&nbsp;&nbsp; </span><span>alle ore 13 &egrave; convocato il comitato direttivo dell'associazione in prima convocazione e alle 14.30 in seconda convocazione, l'assemblea generale ai fini di quanto previsto nei&nbsp;punti 1, 2, 3&nbsp; all'ordine del giorno &egrave; convocata alla 13.30 in prima convocazione&nbsp;e alle 14.45 in seconda convocazione&nbsp;</span></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="yiv311150876MsoNormal">&nbsp;&nbsp;</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="yiv311150876MsoNormal"><span>Cari saluti</span></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" id="yui_3_2_0_1_1326920978078198" class="yiv311150876MsoNormal"><span></span><span id="yui_3_2_0_1_1326920978078197"><span id="yui_3_2_0_1_1326920978078196">Per la segreteria organizzativa</span></span></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" id="yui_3_2_0_1_1326920978078188" class="yiv311150876MsoNormal"><span><span></span></span><span id="yui_3_2_0_1_1326920978078187"><span id="yui_3_2_0_1_1326920978078186">Umberto Zona</span></span></div>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.alfierograndi.it/blog/articolo.asp?articolo=398]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.alfierograndi.it/blog/articolo.asp?articolo=398</guid>
	<dc:date>2012-01-18T22:23:36+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Alfiero Grandi</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[L'inizio del 2012]]></title>
	<description><![CDATA[<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">-&nbsp;Pubblicato da&nbsp;</span><span style="FONT-FAMILY: Tahoma; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><a href="http://www.altroquotidiano.it/"><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: #9d4444">l'Altro quotidiano</span></a></span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">&nbsp;e da </span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: #9d4444; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><a href="http://www.paneacqua.eu/"><span style="COLOR: #9d4444">Paneacqua</span></a></span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">&nbsp;</span> </p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">E&rsquo; inutile negarlo: la distanza tra i titoli italiani a 10 anni e quelli tedeschi non scende, malgrado la credibilit&agrave; del Governo Monti sia ben diversa da quello Berlusconi. E&rsquo; migliore il risultato dei titoli pubblici italiani a breve termine. Le difficolt&agrave; sono sul futuro. Il debito italiano &egrave; a scadenza medio-lunga e questo &egrave; stato finora un punto di forza, ma ora espone all&rsquo;umore dei mercati. Forse una diversa gestione delle scadenze dei titoli pubblici potrebbe limitare i danni. Ma questa &egrave; tattica. Il problema di fondo &egrave; la differenza di credibilit&agrave; a medio termine delle politiche e delle economie nazionali. <br />Lo spread &egrave; come un&rsquo;altalena. Per alcuni gli interessi sono troppo alti. Per altri sono molto bassi perch&eacute; diventano il rifugio dei capitali che fuggono. Gli Usa per decenni hanno fatto coesistere un&rsquo;economia in difficolt&agrave; e una bilancia commerciale passiva con una bilancia finanziaria in attivo perch&eacute; attraevano i capitali dall&rsquo;estero. Perfino la Cina &egrave; grande detentrice (un quarto) di titoli del debito pubblico statunitense. <br />Oggi la Germania beneficia di una situazione simile e colloca i suoi titoli del debito pubblico a condizioni invidiabili. <br />La manovra di dicembre del Governo Monti per rimettere in sesto i conti pubblici italiani non basta per mettere in sicurezza il nostro paese. <br />Occorre evitare salti logici. Una manovra per mettere in ordine i conti pubblici era necessaria per tornare ad avere un ruolo in Europa ed allontanare lo spettro del default. Ma i contenuti della manovra adottata dal Governo Monti non sono affatto gli unici possibili. Anche la giustificazione che questa ce l&rsquo;ha chiesta l&rsquo;Europa non regge granch&egrave; visto che lo stesso Monti ha detto che probabilmente qualcuno dall&rsquo;Italia ha suggerito all&rsquo;Unione di richiederla. Potevano esserci misure diverse. Un&rsquo;altra manovra poteva maggiormente garantire tutta l&rsquo;equit&agrave; che la manovra adottata purtroppo non &egrave; riuscita a dare. Ora c&rsquo;&egrave; un tentativo di dare per scontato quanto &egrave; stato gi&agrave; deciso, ma non sar&agrave; cos&igrave; facile, perch&eacute; sono centinaia di migliaia i lavoratori intrappolati nella terra di nessuno tra lavoro e pensione e almeno su questo punto sarebbero necessarie altre correzioni. Cos&igrave; sarebbe un errore dare per scontata la decisione di aumentare di 2 punti l&rsquo;Iva sulle aliquote del 10 % e del 21 % dal prossimo ottobre. Sono gi&agrave; forti le tensioni inflazionistiche, spinte dall&rsquo;aumento dai prodotti petroliferi e non baster&agrave; a frenarle la liberalizzazione della loro vendita. <br />Da troppo tempo i Governi rinunciano a controllare seriamente la formazione dei prezzi, a costo di adottare misure restrittive. Non bastano le varie Autorit&agrave; e i loro controlli. Il Governo in nome dell&rsquo;interesse collettivo potrebbe benissimo richiedere l&rsquo;avvio delle procedure di infrazione di fronte alle Autorit&agrave;. Il Governo ha deciso per parte sua aumenti delle imposte che amplificano gli effetti delle speculazioni sul mercato dei prodotti petroliferi. <br />L&rsquo;inflazione &egrave; un problema oppure no ? L&rsquo;inflazione &egrave; un problema serio e non pu&ograve; diventare lo strumento indiretto per fare tornare i conti. Anzitutto perch&eacute; i redditi, soprattutto quelli pi&ugrave; bassi, sono gi&agrave; sotto pressione, ad esempio per il blocco dei contratti pubblici e della rivalutazione delle pensioni sopra i 1400 euro lordi, per la riduzione dell&rsquo;occupazione, per la perdita di reddito dovuta alla cassa integrazione e alla disoccupazione. Lo spread si combatte anche con il contenimento dell&rsquo;inflazione. La scelta contraria significa usare l&rsquo;inflazione per fare tornare i conti pubblici ma con il risultato di peggiorare seriamente le condizioni di vita di milioni di persone. L&rsquo;inflazione &egrave; la tassa pi&ugrave; iniqua e ingiusta. <br />Per questo l&rsquo;aumento dell&rsquo;Iva dal 1&deg; ottobre andrebbe evitato con tutti i mezzi possibili. Per questo tornano utili la lotta all&rsquo;evasione, l&rsquo;adozione di una vera e propria patrimoniale, l&rsquo;unificazione del prelievo fiscale con le stesse regole su tutti i redditi qualunque sia la loro provenienza, a partire dalle rendite di qualunque tipo. <br />Non &egrave; pi&ugrave; tempo di trattamenti di favore. <br />Tuttavia, la questione centrale resta come riconquistare fiducia sul futuro dell&rsquo;Italia, anche per abbassare lo spread, per dare prospettive al nostro paese, il cui futuro occupazionale Confindustria per prima ha descritto in modo allarmante. <br />Per questo obiettivo &egrave; certo necessario il lavoro che sta facendo Monti in Europa per cercare di ottenere una politica europea per uscire dalla crisi e insieme &egrave; necessaria un&rsquo;iniziativa politica italiana con al centro il problema dell&rsquo;occupazione. <br />Perch&eacute; ora che si aprono spazi concreti ia livello europeo non si sviluppa un&rsquo;iniziativa in parlamento per l&rsquo;adozione in tempi brevi della Tobin tax come primo passo per mettere sotto controllo i movimenti speculativi di capitali ? <br />Adottare la Tobin tax come hanno fatto altri paesi &egrave; possibile, basta volerlo, altro &egrave; la sua effettiva entrata in vigore che pu&ograve; essere legata alla decisione di un numero congruo di paesi europei, senza cadere nella trappola dell&rsquo;unanimit&agrave;. <br />Anche l&rsquo;immissione di liquidit&agrave; nel sistema bancario da parte della Bce, in assenza di politiche di sviluppo, &egrave; destinata ad avere scarsi effetti sia sul versante del finanziamento delle imprese che su quello del debito pubblico. <br />Perch&eacute; tutte le sinistre non prendono un&rsquo;iniziativa comune per porre il problema di un&rsquo;Europa che metta al centro gli interventi per lo sviluppo e dell&rsquo;occupazione ? Potrebbe contribuire a rimettere in moto un&rsquo;iniziativa analoga a livello europeo. <br />Questo per confermare che sarebbe il momento di riprendere l&rsquo;iniziativa politica per ribaltare un&rsquo;attenzione troppo concentrata sui conti anzich&eacute; sullo sviluppo. Non &egrave; il momento per i partiti di Centrosinistra di restare in panchina. <br />Del resto anche in Italia, preso atto della fase straordinaria, il modo migliore per dare un contributo non &egrave; restare in attesa delle elezioni, presto o tardi che siano. <br />Occorre mettere al centro lo sviluppo senza il quale lo spread continuer&agrave; ad agire come un nodo scorsoio sull&rsquo;Italia. Per questo occorre mettere l&rsquo;accento su interventi pubblici, pochi e ben mirati, per rimettere in moto l&rsquo;economia. Disperdere gli interventi servirebbe solo a disperdere le poche risorse. Ad esempio, in materia di energia occorre puntare sulle fonti rinnovabili e sul risparmio e in questa direzione concentrare le risorse per aiutare a costruire settori produttivi, competenze, ecc. Esattamente come ha fatto la Germania in questi anni. <br />La cantieristica &egrave; in crisi ma potrebbe anche essere la base di una conversione energetica verso l&rsquo;eolico off-shore. Non serve pensare a come tornare a prima della crisi. Occorre pensare a come cambiare, dopo la crisi, il modello di sviluppo in modo da renderlo pi&ugrave; forte perch&eacute; rispettoso dell&rsquo;ambiente e socialmente pi&ugrave; equo. Non il contrario. In altre parole la politica di sviluppo non &egrave; dare pi&ugrave; risorse senza finalit&agrave; alle imprese, risanare le banche senza introdurre nuove regole. E&rsquo; invece decidere una qualit&agrave; diversa dello sviluppo e della vita. Per impostare un compito cos&igrave; arduo c&rsquo;&egrave; bisogno di pi&ugrave; iniziativa politica. Per questo il Centrosinistra dovrebbe evitare di farsi distruggere dal peso di questa fase politica strordinaria. <br />La foto di Vasto andrebbe rafforzata, semmai aggiungendo altri soggetti, non strappata. Per questo c&rsquo;&egrave; da chiedersi se proprio ora non si debba costruire un programma comune, che attraverso una sorta di patto di consultazione permanente tra le forze del Centrosinistra, siano o no sostenitrici del Governo, gestisca questa complicata fase politica e prepari da subito il futuro appuntamento elettorale. <br />C&rsquo;&egrave; chi anche nel Centrosinistra si identifica con questo Governo. Come sempre c&rsquo;&egrave; chi &egrave; pi&ugrave; realista del re, ma il Centrosinistra deve cercare di reagire all&rsquo;emergenzialismo, alla straordinariet&agrave; recuperando errori e limiti che lo hanno portato alle difficolt&agrave; attuali. Questo potrebbe dare al Governo Monti un maggiore apporto nelle forme giuste. <br />Ad esempio, perch&eacute; mai il Centro sinistra dovrebbe oggi accettare di regredire dalla concertazione come perno delle relazioni sindacali, in alternativa alla rottura settaria che ha caratterizzato la politica del Governo di centro destra ? La concertazione fu l&rsquo;apporto migliore del Governo Ciampi, che non a caso recuper&ograve; nel 1993 la precedente rottura del 1992 . <br />L&rsquo;accordo realizzato da Ciampi riusc&igrave; a tenere insieme, pur con limiti, difesa dei redditi, occupazione, sviluppo, risanamento finanziario. Di questo c&rsquo;&egrave; pi&ugrave; che mai bisogno oggi. <br />Alfiero Grandi <br />. <br /></span></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.alfierograndi.it/blog/articolo.asp?articolo=397]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.alfierograndi.it/blog/articolo.asp?articolo=397</guid>
	<dc:date>2012-01-17T08:58:29+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Alfiero Grandi</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Monti: a rischio la luna di miele con l'Italia ]]></title>
	<description><![CDATA[<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">-&nbsp;Pubblicato da&nbsp;</span><span style="FONT-FAMILY: Tahoma; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><a href="http://www.altroquotidiano.it/"><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: #9d4444">l'Altro quotidiano</span></a></span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">&nbsp;e da </span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: #9d4444; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><a href="http://www.paneacqua.eu/"><span style="COLOR: #9d4444">Paneacqua</span></a></span><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">&nbsp;</span> </p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">Questo di tanta speme oggi mi resta ? </span></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="FONT-FAMILY: Arial; COLOR: black; FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">Questi versi di Foscolo si adattano bene all&rsquo;attualit&agrave; dell&rsquo;Italia. <br />Il Governo Monti ha goduto di un&rsquo;apertura di credito enorme che si spiega con l&rsquo;insopportabilit&agrave; del Governo precedente. Tuttavia la luna di miele &egrave; a rischio, anche se Monti ha inquadrato la manovra straordinaria - approvata dal suo Governo e che il parlamento sta gi&agrave; discutendo - in scenari apocalittici. <br />E&rsquo; vero che il Governo Berlusconi ha fatto danni gravissimi e che l&rsquo;Italia, anche per questo, corre rischi seri. La lettera degli impegni presi dal Governo Berlusconi con l&rsquo;Europa, quando ormai era chiaro che avrebbe lasciato la Presidenza del consiglio, ha contribuito non poco a segnare questa fase politica. Certo anche &rsquo;Europa ha ritardi colpevoli nell&rsquo;affrontare la crisi economica e finanziaria e le sue ricette sono molto simili a quelle del Fondo Monetario Internazionale. Vedremo meglio i risultati del vertice europeo. Anche per questo l&rsquo;Italia deve cercare di uscire dall&rsquo;angolo per rientrare nella discussione europea senza il cappello da somaro in testa che le ha procurato il Governo Berlusconi nei 3 anni e mezzo trascorsi. <br />Detto questo la manovra del Governo Monti resta discutibile negli obiettivi e nei mezzi adottati. In parte questo discende dall&rsquo;anomalia politica che vede partecipare al sostegno del Governo soggetti politici che dovrebbero essere su fronti opposti. Questa anomalia politica, questa sospensione della normale dialettica democratica viene spiegata con l&rsquo;emergenza finanziaria, con lo spread che ha raggiunto livelli senza dubbio preoccupanti. <br />Questo &egrave; vero ma non sufficiente a spiegare un asse politico della manovra particolarmente conservatore, per certi aspetti fin troppo continuista con il Governo precedente. <br />Vale la pena di citare un aspetto &ldquo;minore&rdquo; del decreto approvato dal Governo Monti. Nel decreto si dice che le aste al massimo ribasso riguarderanno da ora in poi anche il lavoro (art. 44 c.1 e c.2). Era gi&agrave; discutibile un meccanismo di aste pubbliche fondato sul massimo ribasso che infatti ha dato pessimi risultati. Ora viene introdotto il massimo ribasso anche sul lavoro. La conseguenza sar&agrave; che le aziende che partecipanti alla aste pubbliche saranno spinte al nero, al subappalto senza limiti e che come conseguenza lo Stato avr&agrave; non solo meno legalit&agrave; e minore rispetto dei diritti dei lavoratori ma anche minori entrate Irpef e minori contributi sociali. <br />Questa misura serve ai saldi di finanza pubblica ? Al contrario. Anche per questo &egrave; strano che la Ragioneria dello Stato non ne quantifichi la perdita di gettito prevedibile. In ogni caso &egrave; una misura sbagliata. <br />Sulla parte pi&ugrave; importante della manovra va ribadito che il colpo inferto alla rivalutazione delle pensioni, che serve a proteggerle almeno in parte dall&rsquo;inflazione, e alle pensioni di anzianit&agrave; &egrave; dovuto - sotto il profilo finanziario - al non avere voluto/potuto caricare l&rsquo;onere sui grandi patrimoni, sui redditi pi&ugrave; alti, sui diversi redditi che pagano meno Irpef dei lavoratori dipendenti e sotto il profilo pi&ugrave; politico ad una visione ideologica che punta ad alzare l&rsquo;et&agrave; pensionabile con un ritmo ultraveloce che non ha riguardo per situazioni sociali e personali che sono destinate a soffrire in modo pesantissimo. Chi dovr&agrave; restare al lavoro 5, 6 anni in pi&ugrave; per effetto del decreto Monti - progetti di vita sconvolti a parte - non &egrave; affatto detto che potr&agrave; farlo, perch&eacute; questo dipender&agrave; dalle imprese che tendono gi&agrave; oggi a ridurre l&rsquo;occupazione. Ammettiamo, senza concedere, che la manovra ottenga il risultato di costringere a lavorare per alcuni anni in pi&ugrave;, il risultato sar&agrave; che in assenza di crescita occupazionale complessiva - che anzi nel prossimo futuro tender&agrave; a ridursi - i giovani non potranno ricoprire i posti di lavoro che resteranno occupati dai pi&ugrave; anziani e quindi la disoccupazione giovanile &egrave; destinata a crescere. <br />La manovra non migliora neppure la situazione pensionistica dei giovani che anzi andranno in pensione molto pi&ugrave; tardi. La tabella del decreto &egrave; chiara: entro alcuni decenni l&rsquo;et&agrave; pensionabile sar&agrave; 46 anni per anzianit&agrave; contributiva e 69 anni e 9 mesi per vecchiaia, a cui si sommer&agrave; l&rsquo;incremento per l&rsquo;aumento dell&rsquo;aspettativa di vita. Nell&rsquo;insieme &egrave; uno sconvolgimento sociale di proporzioni enormi, poco riflettuto nelle sue conseguenze e che adotta acriticamente il modello previsionale della Ragioneria dello Stato che non brilla certo per capacit&agrave; di affrontare la complessit&agrave; sociale di una societ&agrave; moderna. <br />La tutela delle pensioni dall&rsquo;inflazione &egrave; una conquista importante a cui si deroga pesantemente con conseguenze depressive sulla domanda interna, che per di pi&ugrave; si aggiunge ad anni di mancata restittuzione del drenaggio fiscale. Come del resto ci sar&agrave; depressione economica per effetto di tutta la manovra. Se togli ai redditi bassi i consumi si deprimono, se togli ai redditi alti no, o comunque molto meno. <br />Per di pi&ugrave; la manovra non prevede un&rsquo;iniziativa per contenere al massimo possibile l&rsquo;inflazione. Anzi &egrave; il Governo che aumenta le tasse sulla benzina e il gasolio e preannuncia con l&rsquo;eventuale aumento dell&rsquo;Iva da ottobre un ulteriore colpo di manovella. <br />Senza difesa dall&rsquo;inflazione e con l&rsquo;inflazione gi&agrave; a livelli importanti, le pensioni avranno un salasso pesante. <br />Aggiungiamo la tassazione sulla casa compresa la prima e la compressione dei redditi medio bassi sar&agrave; pesante e la caduta della domanda interna rilevante e la recessione certa, con una diminuzione del Pil che andr&agrave; oltre la previsione dell&rsquo;Ocse dello 0.5 %. Potrebbe arivare infatti all&rsquo;1-1,5 %. Solo Confindustria sembra tranquilla appagata dagli interventi a sostegno delle imprese gi&agrave; contenuti nella manovra. <br />Anche qui c&rsquo;&egrave; una contraddizione. Le case in affitto pagheranno meno Imu, come la prima casa, dimenticando che hanno gi&agrave; avuto il beneficio della cedolare secca al 19/21 % e che solo questa misura costa alle casse dello Stato almeno 2 miliardi di euro. In realt&agrave; questi 2 miliardi di euro potevano rientrare nel paniere di possibili misure alternative come la patrimoniale. E&rsquo; per lo meno curioso che proprio Monti parli di difficolt&agrave; (inesistenti) nell&rsquo;adozione della patrimoniale. In ogni caso con la stessa veemenza delle misure sulle pensioni si poteva decidere di tassare finalmente tutti i redditi con le stesse regole, comprese le rendite finanziarie che sono tuttora tassate meno dei capitali (6/7 punti a favore delle rendite finanziarie), si poteva richiedere l&rsquo;Iva evasa ai capitali scudati come l&rsquo;Unione Europea ci ha chiesto di fare e che i Governi finora si sono ben guardati di richiedere agli esportatori illegali di capitali all&rsquo;estero. Anche la giustificazione espressa dal Governo in parlamento per rinviare l&rsquo;accordo con la Svizzera sui capitali italiani l&agrave; depositati non tiene. Si pu&ograve; fare un accordo temporaneo, coerente con le posizioni europee, certamente ottenendo molto di pi&ugrave; della miseria entrata dallo scudo fiscale. Questi soldi ci farebbero comodo. Per questo la manovra finanziaria anche se in s&eacute; &egrave; necessaria poteva essere diversa, anzi &egrave; dimostrabile che potevano essercene altre, ben diverse. Bastava volerlo. L&rsquo;emergenza &egrave; un conto, il modo di affrontarla &egrave; un altro. <br />Per di pi&ugrave; dopo tante critiche al Governo precedente sulla politica dei 2 tempi: prima il risanamento poi lo sviluppo, ora la critica - purtroppo - pu&ograve; essere trasferita al Governo Monti. Per questo &egrave; importante che i sindacati abbiano ritrovato un percorso unitario per criticare la manovra e cercare di modificarne almeno alcuni aspetti. <br />L&rsquo;emergenza c&rsquo;&egrave;, ma ci sono modi diversi di affrontarla. Ci sono aree sociali che vanno salvaguardate, obiettivi che vanno tenuti fermi. L&rsquo;opposizione al fu Governo Berlusconi deve fare di tutto per non sacrificare sull&rsquo;altare dell&rsquo;emergenza una speranza di riscatto sociale di tanti italiani. La foto di Vasto va allargata, non ristretta. <br />L&rsquo;alternativa alla destra deve rimanere in campo. L&rsquo;emergenza non pu&ograve; diventare il pretesto per liquidare un&rsquo;alternativa politica alla destra, in Italia e in Europa. <br />Alfiero Grandi <br />
<p>&nbsp;</p>
</span></p>
<p>&nbsp;</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.alfierograndi.it/blog/articolo.asp?articolo=396]]></link>
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	<dc:date>2011-12-12T10:11:59+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Alfiero Grandi</dc:creator>
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