(www.strisciarossa.it - 9 febbraio 2026)
La Corte di Cassazione ha svolto bene il suo compito. Infatti l’Ufficio centrale per i referendum ha ammesso le oltre 500.000 firme a sostegno della richiesta di referendum promossa da 15 cittadini riconoscendo pienamente che ciascuno dei soggetti aventi diritto ai sensi dell’articolo 138 della Costituzione può chiedere il referendum su leggi che come la Meloni-Nordio vogliono cambiare la Costituzione e quindi ha un ruolo riconosciuto e tutelato.
Tanto è vero che la Corte di Cassazione ha strapazzato la sentenza del Tar del Lazio che aveva ritenuto ininfluente il ruolo di queste 546.000 firme perché il referendum ormai era certo in quanto l’avevano promosso i parlamentari di maggioranza e di opposizione. Di più la Cassazione ha spiegato al Tar con chiarezza che la sua sentenza si è occupata di una materia che non gli compete perché solo la Corte di Cassazione è titolata a pronunciarsi sulla validità delle richieste dei referendum che possono provenire da almeno il 20% dei parlamentari, da 5 regioni o da almeno 500.000 cittadini.
Inoltre la Corte di Cassazione ha spiegato dettagliatamente perché anche se aveva già ammesso un quesito ambiguo e incolore, come è il titolo della legge Meloni-Nordio che nasconde i contenuti e gli effetti della legge, ora non poteva che correggerlo di fronte alla potente richiesta di 546.000 cittadini che hanno proposto di aggiungere nel quesito referendario l’elenco delle 7 modifiche al testo della Costituzione che questa legge stravolgente comporta, che è molto di più della separazione delle carriere tra giudici e P.M. che è il pretesto invocato dal governo.
Quindi il quesito che elettrici ed elettori troveranno sulla scheda sarà esattamente quello proposto dai promotori della raccolta e sostenuto dalle 546.000 firme con la conseguenza che elettrici ed elettori avranno più chiara la portata del voto referendario, che con il quesito precedente era incomprensibile.
I promotori della raccolta delle firme hanno dato un contributo rilevante a modificare i rapporti di forza – come del resto hanno riconosciuto quanti hanno firmato – attraverso la mobilitazione della raccolta delle firme, contribuendo all’avvio della campagna per il No. Con questa sentenza della Cassazione la democrazia italiana ha dimostrato di avere tuttora una forza importante grazie anzi tutto alla Costituzione e all’equilibrio che ha disegnato tra i poteri istituzionali, che proprio questa legge Meloni-Nordio vuole sconvolgere con quello che non esito a definire un vero e proprio atto di bullismo politico contro la magistratura con l’obiettivo di minarne autonomia ed indipendenza.
L’allergia alla Costituzione antifascista
La sentenza della Cassazione poteva essere accolta come un atto riconoscibile di autonomia istituzionale, invece si è scatenata una reazione sguaiata contro la sentenza e i magistrati (21) che hanno partecipato alla sua redazione. Questo attacco inqualificabile alla Cassazione è la conferma che in questo referendum è in gioco qualcosa di molto più importante di quello che racconta il governo o chi rappresenta il Si. Infatti dall’esito del referendum dipenderà la possibilità della magistratura di mantenere la sua autonomia ed indipendenza di giudizio e quindi l’esercizio del controllo sugli atti del governo e delle altre istituzioni.
Le destre oggi al governo, seguendo l’esempio di Trump, ritengono che avere avuto la maggioranza parlamentare (non dei voti di elettrici ed elettori) darebbe loro il diritto di fare quello che vogliono, cambiando le leggi e quando è di ostacolo la stessa Costituzione del 1948.
Fratelli d’Italia in particolare esce da un filone politico e culturale che non ha mai accettato fino in fondo la Costituzione antifascista e non a caso ne sta patrocinando la modifica in punti di fondo come il ruolo della magistratura, la subalternità acquiescente del parlamento ormai ridotto a megafono del governo, il premierato che dovrebbe consentire di accentrare definitivamente nelle mani del Presidente del Consiglio – eletto direttamente – il potere fondamentale.
L’attacco all’autonomia e all’indipendenza della magistratura rappresentato dalla legge Meloni-Nordio serve a ottenere meno controlli sulle scelte politiche, mani libere nelle decisioni e l’acquiescenza dei magistrati, ma è anche la premessa per altre modifiche alla Costituzione sia di fatto, rendendo definitivamente subalterno il ruolo del parlamento, sia di diritto con l’elezione diretta del capo del governo con una deriva personalistica ancora più forte di oggi. Questo metterebbe in crisi la nostra repubblica parlamentare che appunto ha nella rappresentanza – il parlamento – di elettrici ed elettori il suo perno fondamentale.
Inoltre il governo delle destre sta evidentemente facendo scelte repressive, aumentando le pene, moltiplicando i reati, colpendo chi protesta legittimamente per migliorare le sua condizioni, come ad esempio le manifestazioni dei lavoratori, per non parlare del delirio di Salvini che vorrebbe imporre una cauzione per manifestare liberamente come garantisce la nostra Costituzione.
Brutto clima, che evoca ad arte il terrorismo dal passato e pensa di poter reprimere senza controlli, ad esempio della magistratura, come è stato fatto con le navi delle ong che hanno cercato di salvare la vita dei migranti in pericolo in mare, spostando i poteri di intervento fuori dall’ambito della magistratura.
Non tutti hanno notato la gravità delle affermazioni di Giorgia Meloni che dopo gli scontri di Torino è arrivata ad indicare ai magistrati il reato con cui imputare i responsabili degli scontri: tentato omicidio. Per fortuna la magistratura verificherà le responsabilità e stabilirà autonomamente quali reati perseguire e come, ma il governo in un misto di delirio di onnipotenza e di timore di perdere il referendum sta attaccando direttamente il ruolo della magistratura e perfino le singole sentenze. Tutte le occasioni servono a questo, senza riguardo per l’equilibrio democratico ed istituzionale.
Va sottolineato che Tajani – voce dal sen fuggita ? – ha prospettato che dopo il referendum si potrebbe togliere al PM la polizia giudiziaria, che da loro oggi dipende, così diventerebbe un magistrato senza la possibilità di dirigere le indagine, anzi dovrebbe attendere le indagini della polizia, a conferma che il governo vuole mettere sotto controllo tutti i magistrati.
A questo punto, dopo la tignosa decisione del governo, di sabato 7 febbraio, che ha subito la modifica del quesito referendario ma ha preteso di mantenere la data del 22/23 marzo per il voto del referendum, spetterà al comitato dei 15 promotori decidere cosa fare di fronte ad un governo che con la sua decisione ha rosicchiato una settimana o forse più dalla prima data utile per il voto come prevede la legge dopo la sentenza della Cassazione.
Tuttavia, qualunque sia la decisione del comitato dei 15 promotori che hanno già dimostrato di avere tutte le competenze e la saggezza necessaria per prendere le decisioni, ora tutto lo schieramento per il No deve concentrare tutte le sue energie sulla campagna elettorale per convincere elettrici ed elettori che il referendum è un appuntamento elettorale importante, che ogni voto decide perché non c’è quorum e quindi prevale chi ha almeno un voto in più e che da questo voto dipende molto del futuro della democrazia in Italia.
E’ possibile vincere ma occorre parlare con le persone, fornire informazioni e argomenti per convincere che il No è la scelta migliore, per tenerci cara la nostra Costituzione e l’equilibrio istituzionale democratico che la lungimiranza dei costituenti ha sancito.
C’è molto lavoro da fare, ci sono ancora delle scorie da rimuovere, posizioni che in passato hanno con troppa facilità immaginato che la Costituzione potesse essere modificata e a volte non sempre in modo felice, basta pensare all’autonomia regionale differenziata che è ancora un pericolo visto che malgrado le sentenze della Corte costituzionale Calderoli insiste per procedere con intese con alcune regioni del nord che farebbero saltare il quadro di diritti comuni per tutti i cittadini italiani di qualunque regione, partendo proprio dalla sanità.
La vittoria del No sarebbe anche un segnale utile per bloccare il lavorio che vuole insistere per trasferire poteri alle regioni più forti, e soprattutto risorse, spaccando l’Italia e l’unitarietà dei diritti dei suoi cittadini. Estendere i comitati per il No ovunque, diffondere materiale, promuovere iniziative sono gli impegni fondamentali per i prossimi giorni.
Alfiero Grandi è nel direttivo del Comitato della società civile per il NO