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Un’alternativa costituzionale per pace, diritti e lavoro contro una destra che destabilizza la democrazia
.:: Alfiero Grandi Pubblicato in data:  14/07/2026  08:17:39, in Politica, letto 52 volte

(www.strisciarossa.it - 14 luglio 2026)

La destra manifesta un’evidente antipatia per la Costituzione italiana, democratica e nata dalla Resistenza. Non bisogna fare di tutta l’erba un fascio e tuttavia l’egemonia sulla destra è di FdI, che per di più oggi subisce la concorrenza delle posizioni apertamente fasciste di Vannacci. Una competizione che avviene quindi sulla destra.

Le gravi dichiarazioni di Pier Silvio Berlusconi, formalmente senza incarichi politici ma influente su Forza Italia, il quale ha sostenuto che Vannacci va recuperato nello schieramento della destra, dimostrano che pur di vincere vengono messi in naftalina i principi liberali e democratici tanto sbandierati da FI e si punta apertamente ad un accordo per il potere, per vincere ad ogni costo.

Quindi l’opposizione attuale ha il dovere di presentare alle elettrici e agli elettori la sua proposta che non può che essere alternativa alla destra. Se qualcuno non è d’accordo pazienza, ce ne faremo una ragione.

Perché la Costituzione non piace alla destra

La destra ha indicato le ragioni del suo malessere verso la Costituzione. Non ha ancora detto tutto, ma è già arrivata l’autonomia differenziata di Calderoli, mutilata dalle sentenze della Corte costituzionale, che ha affermato perfino che vigilerà sul rispetto delle sue sentenze del dicembre 2024 e del gennaio 2025, ma non si sa come e quando perché le normative sono limitate per il ricorso alla Consulta.

Eppure Calderoli sta ciurlando nel manico in modo talmente evidente da balzare agli occhi, visto che un elemento delle sentenze della Corte era che si potevano concedere poteri solo ad alcune regioni se fondati su reali elementi di diversità. Ma le intese con Piemonte, Lombardia, Veneto e Liguria sono identiche, stessi poteri, stesse conseguenze. Insomma intese identiche che semmai dovrebbero portare a decentrare a tutte le regioni gli stessi poteri.

Ma a quel punto salterebbe il vincolo di invarianza del bilancio dello Stato, che per la verità salterebbe comunque con queste 4 intese ma dato che il governo finge di non vedere (non solo Calderoli, anche Giorgetti e Meloni) il ricorso potrà essere fatto solo dopo l’approvazione delle leggi relative.

Questo è il punto: ormai contro l’autonomia regionale differenziata versione Calderoli solo i ricorsi delle altre regioni possono arrivare alla Corte appena le leggi saranno approvate a forza dalla maggioranza, altrimenti il governo cadrebbe. Quindi i ricorsi vanno preparati da subito perché tra qualche settimana avremo i testi impugnabili presso la Consulta. Altrimenti l’unità dei diritti degli italiani prenderebbe un colpo pesante.

In cambio dell’autonomia differenziata FdI voleva il premierato, vista la mala parata sulle modifiche costituzionali, vedi referendum 22/23 marzo scorso, per ora si “accontenta” di una legge elettorale che prova a mantenere tutta la destra al potere. Per questo il premio di maggioranza è così importante, deve compensare i perdenti di destra. Meloni è stata chiara, l’obiettivo è avere la maggioranza, eleggere il nuovo Parlamento, formare il nuovo governo, poi nel 2029 il nuovo Presidente della Repubblica, interpretando il ruolo in termini presidenzialisti. Va ricordato che il Presidente nomina una parte della Corte costituzionale e del CSM, così il cerchio del potere si chiude. Le modifiche costituzionali seguiranno di conseguenza per ratificare lo snaturamento costituzionale in corso.

Forza Italia ha perso (male) l’attacco all’autonomia della magistratura che la destra egemone aveva concesso (e in verità condiviso) evocatrice del Berlusconi più torbido e nemico dell’indipendenza dei giudici. Ora vuole tornare al nucleare in Italia con una legge demenziale, contraddittoria, falsa che ricorda un supermercato del nucleare che promette prodotti che ancora non esistono, ma quel che è peggio tenta di ribaltare ben due tornate referendarie che hanno detto No con la maggioranza degli aventi diritto al voto, per di più poco dopo un referendum costituzionale che ha detto No all’attacco alla magistratura.

Insomma una vendetta postuma su tutti i referendum, contrapponendo il Parlamento (con la forza della legge) ai cittadini che hanno votato, con risultati che potrebbero essere devastanti sulla partecipazione al voto. La domanda che si faranno tanti sarà: perché debbo votare se poi il mio voto viene ribaltato? Quindi, se la legge vedrà la luce bisogna di nuovo tornare alla Corte costituzionale chiedendo ancora una volta se lo stesso nucleare bocciato dai referendum può tornare come se nulla fosse con una legge. Altrimenti bisognerà ricorrere di nuovo al referendum abrogativo.

Questo primo, grave miscuglio di iniziative sbagliate e contraddittorie della destra dice con chiarezza che questa Costituzione è un ostacolo sul suo cammino e per questo è in corso un attacco alla Carta fondamentale della Repubblica democratica.

L’alternativa non può quindi che essere costituzionale, cioè deve consolidare la difesa straordinaria fatta dal referendum del marzo scorso e presentare un programma politico di legislatura che ne attui i valori, i principi. Magari soprassedendo a ulteriori modifiche della Costituzione per la prossima legislatura.

Pace, primo punto di un programma costituzionale

Conviene partire dal punto più controverso tra i partiti di opposizione. La questione è di fondo. Trump ha portato alle estreme conseguenze il peggio della politica americana. Uso della forza unilaterale fregandosene delle sedi internazionali che anzi vengono gradualmente strangolate togliendo loro risorse e uscendo da agenzie e programmi, terremoto nel ruolo delle alleanze internazionali a partire dalla Nato, di cui è diventato il daddy (Mark Rutte) che usa la minaccia del distacco per costringere gli alleati a comprare armi Usa. L’Europa può lavorare a progetti europei ma oltre questi acquisti. Infine Trump usa il potere politico per fare sfacciatamente affari per sé, per la famiglia, per gli amici fedeli (Musk è tornato per questo) con una commistione tra potere personale e istituzionale da capitalismo di rapina. Sembra di assistere ad alcuni film illuminanti sul passato degli Usa.

L’Europa purtroppo è una delusione perché subalterna e incapace di avere un proprio ruolo, a meno che si pensi che i 140 miliardi per l’Ucraina siano stati decisi in Europa. Non è così. È la pressione di Trump che ha costretto gli europei a sostituire gli americani nelle spese, tanto è vero che non esiste un’iniziativa di pace europea che almeno bilanci il sostegno in armi e mezzi. Controprova: l’Europa non riesce neppure a indicare un negoziatore con Putin per tentare una via di pace.

Questa giostra va fermata, occorre rivedere le decisioni che aumentano la spesa per armamenti, senza neppure la razionalizzazione degli eserciti nazionali, il tutto con il drappo (ex) rosso di Putin che starebbe per aggredire l’Europa che serve a giustificare il non giustificabile. Se Putin sta arretrando, se non perdendo, come dice la propaganda pro Zelensky, perché mai dovrebbe aggredire l’Europa, ben più forte dell’Ucraina? Con quali forze e speranze?

Se i paesi europei, Italia compresa, sceglieranno di investire in armi non ci saranno soldi per la ripresa e il welfare e l’Europa per di più sarà, paradossalmente, sempre più dipendente dagli Usa.

Inoltre c’è uno spazio enorme per rilanciare un’iniziativa per la pace in Ucraina, sul modello Helsinky 1975. Anche sul Medio oriente la confusione devastante di Trump lascia spazi rilevanti all’Europa che però si volta dall’altra parte, lacerata tra il rapporto con il macellaio Netanyahu e la strage silenziosa in corso a Gaza. Questo pone il problema di riattivare sedi internazionali costruite sul diritto e non sulla forza umorale del Presidente americano.

Regole europee sono necessarie per ribaltare il dominio delle multinazionali hi tech, qualcosa è stato fatto ma non basta, occorre una proposta positiva, democratica, non autoritaria.

Ci sono altri punti decisivi del programma: un fisco progressivo, oggi devastato dalla deriva corporativa; occorre rilanciare sanità pubblica e scuola, università, ricerca; difendere e accrescere i redditi da lavoro e da pensione, decidere una politica industriale e di sviluppo amica dell’ambiente; puntare tutto sulle energie rinnovabili, accumuli, ecc. senza nucleare, consapevoli che contraddire i referendum è un attacco alla sostanza della democrazia. Ma occorre definire bene questi ed altri punti del programma decidendo chi e come lo farà.

 

Leader e popolo, insieme per vincere le elezioni.

È ovvio che i leader dei partiti della coalizione (quelli che ci staranno) hanno una responsabilità di fondo, enorme, ma la partecipazione delle persone è altrettanto, forse perfino più importante. Senza questa non solo non si recupera la spinta del referendum- e già siamo in ritardo – ma occorre dare fiato e forza alle idee che le persone organizzate possono avanzare, organizzare, entrando a pieno titolo nel movimento per l’alternativa politica, dandogli forza e capacità di vittoria.

Perché questo è l’ultimo decisivo  aspetto: occorre vincere le prossime elezioni qualunque sia la legge elettorale, altrimenti la sconfitta del 2022 sarà solo il primo incubo che verrà rafforzato all’ennesima potenza perché una nuova vittoria di questa destra ci porterà allo snaturamento della Costituzione, cioè del patto fondamentale per la rinascita dell’Italia antifascista e la stessa democrazia politica ed economica cambierà andando verso un accentramento drastico del potere, un autoritarismo crescente.

La vittoria dell’alternativa costituzionale con un forte, radicale programma non ha piani B. La sconfitta sarebbe un disastro per il futuro dell’Italia e dell’Europa