.:: Home Page : Articoli : Stampa
I danni del governo Meloni sono profondi, la società civile affianchi e stimoli l’opposizione, porti idee e proposte per l’alternativa politica
.:: Alfiero Grandi Pubblicato in data:  30/05/2026  20:52:27, in Nucleare, letto 41 volte
(www.strisciarossa.it - 30 maggio 2026)

Il recente voto amministrativo è meno brutto di come l’informazione l’ha presentato, (vedi Ciliberto su Strisciarossa due giorni fa) è curioso che siano altre testate, attente e meno corrive alla propaganda meloniana, a correggere le esagerazioni, inoltre c’è il ballottaggio tra non molto, il totale si farà alla fine.

Certo si può concordare con chi mette in luce la differenza abissale tra la spinta potenziale messa in evidenza dal referendum costituzionale del 22/23 marzo, al punto da suscitare qualche entusiasmo di troppo, e questo esito che non segnala lo sfondamento dell’opposizione, semmai è una guerra di posizione, con sfumature che non rientrano nei canoni consueti. Evitiamo il contrario dell’entusiasmo post referendario.

Una riflessione profonda sulla Costituzione

I giovani e una parte importante di quanti si erano astenuti in precedenza hanno fatto la differenza nel referendum. Le ragioni confluite nel risultato finale sono più di una ma riguardano un segnale di discontinuità che si voleva dare al paese. Anzitutto sulla Costituzione. Dovrebbe essere chiara la velleità di chi ha cercato di manometterla, contraddicendo il ruolo strategico della Costituzione, che è un insieme di principi, valori, ruoli istituzionali attentamente vagliati, scritti in modo semplice, comprensibile ai più.

Negli ultimi decenni troppo volte si è sbagliato a dare per scontato che la Costituzione al riparo da attacchi. Errore blu. La prima conseguenza ora dovrebbe essere proporre la Costituzione come materia scolastica insieme alla storia del periodo in cui fu scritta dopo la cacciata dei nazifascisti. Se è il fondamento dello stare insieme in Italia va almeno fatta conoscere, capire.

Cambiarla non è una scelta banale. Quella americana è stata modificata 27 volte con emendamenti, importanti ma la struttura di fondo dura da 250 anni. In Italia negli ultimi 40 anni ci sono stati ripetuti tentativi di autonominarsi “nipoti” costituenti, con risultati deludenti, se è vero che l’autonomia regionale differenziata scritta dal centro sinistra nel titolo V è stata interpretata da Calderoli in modo eversivo per l’unità e la solidarietà nazionale. Il tentativo è ancora in corso, anche dopo le sentenze della Corte costituzionale.

Ci si dovrà ancora misurare con questo problema perché la Lega è ora alla canna del gas e vede nell’autonomia regionale differenziata un’offa per prendere respiro. Vedremo se Vannacci dopo avere fatto il vice di Salvini difenderà l’unità nazionale, che per ora è trattabile anche per Fratelli d’Italia. Curiosa questa nostra destra (di governo?) che non difende l’unità nazionale e che pur di restare al potere mette in difficoltà realtà importanti nel mezzogiorno dove governa o ha un peso rilevante.

Il disastro ambientale

L’opposizione deve precisare cosa pensa di fare nella prossima legislatura, se avrà la maggioranza, sulla Costituzione. Alcune modifiche dei “nipoti” costituenti meriterebbero di essere cambiate, penso all’articolo 81, modificato con inutile zelo inserendo in Costituzione il pareggio di bilancio, mai attuato né da chi l’ha voluto, né da chi si è opposto allora ma ha cambiato idea quando è arrivato al governo come Giorgia Meloni, che non avendo risorse se la prende con quell’Europa che ha dato all’Italia gran parte dei 194 miliardi di euro, a fondo perduto e prestiti a lungo termine. Tuttavia il governo sta cercando, con faccia di bronzo rara, flessibilità nei conti dall’Europa, senza chiedersi se un’immissione di quattrini europei così massiccia non abbia avuto destinazioni sbagliate.

Guardiamo all’ambiente, devastato e fragile, messo in secondo piano rispetto al ponte sullo stretto, insegna ormai abbandonata.
La destra al governo è stata un disastro per i risultati ma non poteva fare altro perché è arrivata al governo con poche idee forti quanto sbagliate. Ad esempio che il contrasto al cambiamento climatico era (trumpianamente) da rivedere.

C’è uno scritto illuminante di Giorgia Meloni nella prefazione al libro del sodale Procaccini, non c’è una risposta positiva nemmeno per sbaglio, solo la convinzione che è tutto sbagliato e tutto da rifare quello che hanno fatto prima. Il risultato è che dopo la campagna contro le auto elettriche ed ibride in nome della neutralità tecnologica si è arrivati comunque alla crisi delle auto endotermiche e a importare dalla Cina le auto elettriche, come era già avvenuto per i pannelli Ftv. Il mercato va guidato, indirizzato, non subito dal governo, altrimenti le imprese vanno in confusione, preda di spinte contrastanti. Un pericoloso rivoluzionario come Donat Cattin diceva più o meno così.

Quale sviluppo? quale industria?

I neomercatisti dovrebbero guardare attenzione a questo presidente americano, il meno liberale di sempre, che concepisce tutto come affari e tornaconto, meglio se anche personali, ovviamente via le regole. Orsini di Confindustria è patetico nell’attacco alla burocrazia di Bruxelles, fonte di ogni nefandezza, in tandem (ora) con Meloni, dimentica che le imprese hanno lavorato per togliere le regole e ottenere il fai da te, ci sono purtroppo riuscite e hanno trovato dei “giganti al governo” come i Ministri dello sviluppo e dell’ambiente che stanno distruggendo la manifattura italiana. Chi è causa del suo mal… in realtà purtroppo questo riguarda tutti noi.

Dal disastro della destra non deriva automaticamente consenso all’opposizione tanto più che a volte sembra fin troppo articolata. Schlein è testardamente unitaria ma non basta a risolvere il problema. Per questo se la spinta del referendum, fatta di obiettivi precisi e alti come la Costituzione, di unità dello schieramento del no pur con ruoli ben distinti e un’autonomia dei soggetti che non ha danneggiato il risultato. Ciascuno ha fatto la sua parte. Insegnamento da tenere a mente anche nei prossimi appuntamenti. Giovani ed ex astenuti hanno capito e si sono recati a votare, più o meno 3 milioni hanno fatto la differenza.

Pensiamo, da subito, alle prossime politiche, e ai programmi

Il prossimo appuntamento saranno le elezioni politiche. Questo governo prima se ne va meglio è, tirarla in lunga favorisce Giorgia Meloni ma l’Italia ci rimette, se occorre un provvedimento tampone per garantire la fine della legislatura qualche mese prima si faccia, costerà comunque meno che continuare così.

Viste le difficoltà dell’opposizione è giunto il momento che dalla società, dalle competenze intellettuali, dall’associazionismo diffuso vengano contributi per il programma dell’alternativa. Se non è richiesto facciamolo comunque. Facciamo riposare la Costituzione, evitiamo interventi nella prossima legislatura, se non spinti dall’esigenza di risolvere la differenza tra rappresentanza e governabilità che se la destra riesce ad approvare una nuova legge elettorale può diventare un problema perché entrano in sofferenza i quorum di garanzia (elezione del Presidente della Repubblica in primis). Lasciamo perdere l’argomento della destra che altrimenti torna il Draghi di turno, se Forza Italia e la Lega non lo volevano quel governo non ci sarebbe stato, solo FdI con il 4% era fuori e nessuno si era preoccupato.
La verità è che conquistato il governo la destra non lo vuole mollare e si inventa di tutto pur di restarci.

Cambiare la Costituzione per risolvere difficoltà politiche dei partiti è uno sport che deve finire. Il fatto stesso che esista il problema conferma che la differenza tra i padri costituenti e i nipoti è un abisso.

Ma quale nucleare, bocciato già da due referendum


La destra sta ormai mettendo nella caldaia del suo vaporetto la mobilia pregiata. Sul nucleare vuole approvare una legge comunque, anche il tentativo di togliere poteri a regioni, enti locali, associazioni, cittadini velocizzerà più di tanto, Giorgia Meloni pensa di militarizzare l’Italia per imporre l’insediamento di 15/20 centrali “piccole”?

Dopo il referendum costituzionale sarebbe un delitto democratico decidere di buttare nella spazzatura i risultati di due referendum abrogativi che a maggioranza degli aventi diritto al voto hanno detto no. La Corte costituzionale ha chiarito che le leggi non possono reintrodurre quello che i referendum hanno abrogato. Il governo sta cercando di dimostrare l’indimostrabile: che questo nucleare da fissione è diverso da quello dei referendum. Giorgio Parisi, che se ne intende, si è già espresso. Le modifiche tecnologiche non cambiano la sostanza delle centrali nucleari da fissione. Saranno più sicure? Fatecele vedere, controllare, verificare, ecc.

Il nucleare da fusione sarebbe un’altra storia ma per ora non è disponibile.

I cittadini, le associazioni, inizino a discutere subito


Questa destra revanchista e senza idee vuole riesumare il nucleare come fece Berlusconi, come ha fatto con la magistratura. Sarà necessario un terzo referendum abrogativo? Il governo sa che nel 2027 il referendum non ci può essere perché si voterà per le politiche, ma se tutti i tentativi di fermarlo dovessero fallire sarebbe comunque necessario promuoverlo.

La Costituzione va attuata nella prossima legislatura (pace, lavoro, diritti, ecc.) visto che il referendum l’ha difesa efficacemente, ma ci sono questioni come fare funzionare la giustizia per i cittadini, l’intelligenza artificiale da controllare, regolare, sviluppare senza creare una nuova frattura sociale (come ha detto il Papa), un fisco progressivo non come oggi che premia il 5% più ricco e la progressività è diluita da imposte sostitutive piatte, investimenti fondamentali: scuola e sanità, servizi per le fasce più deboli. Insomma libertà si e uguaglianza pure, rimuovendo gli ostacoli come afferma la Costituzione.

Iniziamo come cittadini a fare circolare elaborazioni, proposte che potrebbero essere parte del programma dell’alternativa. Se non ora quando?