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Sfida epocale, essenziale l'unità a sinistra
.:: Alfiero Grandi Pubblicato in data:  20/06/2007  10:24:24, in Politica, letto 1772 volte

«Ha fatto bene Bertinotti a mettere l'accento sul dramma che abbiamo di fronte. Solo insieme possiamo reggere l'urto»

Intervista di Romina Velchi per Liberazione

 «Mi ha convinto soprattutto la sequenza logica». Alfiero Grandi esponente di Sinistra democratica e sottosegretario all'Economia, è stato tra i primi a commentare le parole di Bertinotti all'assemblea della Sinistra europea. E se gli chiedi cosa lo ha convinto iù di quel discorso, ti risponde, appunto, così: «La sequenzalogica».

Cioè?

Intanto Bertinotti è stato esplicito descrivendo la Se non come un punto di arrivo (nemmeno di partenza, sarebbe un'inutile scortesia), ma di passaggio verso qualcosa di più e di meglio. Di veramente nuovo. E questo qualcosa non deriva da un atteggiamento difensivo. Bensì dalla convinzione che la sinistra deve continuare ad esistere e deve avere un ruolo, ma non in termini conservativi. Ciò che Bertinotti ha descritto, con un'immagine suggestiva, come la sinistra e il socialismo del XXI (tra i quali vi è un legame molto stretto). Mi sembra un ragionamento che merita di essere valorizzato.

Fare qualcosa di nuovo e non qualcosa di vecchio. Vecchio è ciò che stanno facendo con ilPd?
Io provengo dai Ds, ho vissuto tutti i tormenti e la fatica del passaggio al Pd. Ormai ho l'impressione che ci sia poco da fare. La maggioranza diessina ha scelto quella strada, la linea non cambierà. Mi sarei aspettato che le ambiguità, le difficoltà,, le incongruenze evidenti stoppassero il processo, facessero tornare i dirigenti sui loro passi. Invece, forse perché sentono il rombo della valanga che arriva, addirittura hanno accelerato, vanno più veloci verso la confluenza moderata in un indistinto che non so cosa sarà. Vi hanno legato i loro stessi destini: per questo faranno le primarie il 14 ottobre, a prescindere da ogni ragionevolezza. Perciò il vuoto è già cominciato ed è un vuoto più grande di quello che noi possiamo metterci dentro per riempirlo. Sd non può farvi fronte da sola e lo stesso vale per le altre forze: per quanto importanti sono inadeguate ad affrontare la sfida epocale che abbiamo di fronte. Siamo di fronte ad un dramma: il baratro tra quello che c'è da fare e quello che siamo in grado di fare noi. E' un merito di Bertinotti aver messo l'accento su questo, persino in termini brutali. A questo aggiungo una mia chiave di lettura, che è quella dell'urgenza dei tempi.
Fare in fretta a fare il partito unico?
Diciamo fare in fretta verso un'identità che tenga insieme tutte le forze della sinistra, che così sarebbero in grado di reggere l'urto, di respingere l'onda. Fare presto e bene, naturalmente. Cioè pensare ad un percorso diverso, in cui sia al centro il merito delle questioni, la ragione per la quale si fa questa operazione, i pilastri fondamentali, che ora stanno crollando: lo sfruttamento e l'alienazione sul lavoro, i rapporti di forza tra mondo ricco e mondo povero, un "governo mondiale" affinchè la guerra non sia più la risposta alle controversie, la possibilità di allargare davvero la partecipazione e non cercando scorciatoie con meccanismi istituzionali, come il referendum elettorale.
E quali sono questi valori fondanti?
Sono sia sul piano del metodo che su quello del merito. Nel primo caso penso al rapporto tra le cose che dici e quelle che fai (cioè la questione della credibilità, che poi ha a che fare con la disaffezione della gente nei confronti della politica) ; al rapporto tra fini e mezzi (superando anche le ambiguità di Gramsci); alla partecipazione (il cui allargamento non può che essere un bene, non solo per la sinistra); alla questione della rappresentanza (cioè del rapporto tra rappresentanti e rappresentati) e alla deriva della personalizzazione, che non siamo stati capaci di contrastare. Sul piano del merito penso alle questioni dell'ambiente e quindi alla qualità dello sviluppo, alla cultura del risparmio delle risorse; penso alle questioni del lavoro e di come dare una prospettiva a chi lavora che non sia solo alienazione; penso, infine, ai rapporti tra economia e società: dico no alla pri-vatizzazione sociale, ma serve un nuovo patto, in cui ognuno da il suo contributo (in termini fiscali) e riceve il riconoscimento ai diritti fondamentali (scuola, sanità ecc). Se la politica è in crisi come fa a dare le risposte a queste domande? E così ritorniamo al punto di partenza.