.:: Home Page : Articoli : Stampa
Con un poco di pazienza la verità verrà a galla.
.:: Alfiero Grandi Pubblicato in data:  07/07/2008  10:42:17, in Economia, letto 1615 volte

1) Alle commissioni Bilancio di Camera e Senato il Ministro Tremonti ha detto testualmente che la scelta del Governo è stata di ”non aumentare le tasse se non su alcuni settori “. In altre parole il Governo ha ammesso di avere aumentato la pressione fiscale, contrariamente a quanto aveva detto in campagna elettorale. Certo lo ha fatto mascherando la sua azione sotto un’abile campagna propagandistica, parlando di Robin Hood e altro ancora, cioè motivando l’aumento di tassazione con interventi sociali, ma in realtà fino ad ora ha destinato alle aree di disagio sociale solo 200 milioni su ben 5.400 di nuove entrate fiscali previste. Del resto, propaganda a parte, il Governo Berlusconi ha stanziato fino ad ora solo 1/6 di quanto destinato dal Governo Prodi ai pensionati più poveri e in pagamento proprio in questi giorni sotto forma di 14°.

2) Viene riconosciuto che lavoratori e pensionati hanno i loro redditi sempre più erosi dal crescente aumento dei prezzi, ma nella manovra economica triennale del Governo appena presentata non c’è traccia di alcun intervento a loro favore. Basta ricordare che il Governo ha presentato un mese fa le sue scelte di politica economica con grande enfasi e come l’ambizioso anticipo di un piano triennale. Ora il Governo è costretto a rivedere le sue scelte, almeno a parole. L’assenza della previsione di interventi a favore di lavoratori e pensionati è un grave errore dal punto di vista dell’equità sociale ma anche un errore di politica economica. E’ infatti del tutto evidente che la caduta dei consumi interni italiani si può contrastare solo se pensionati e lavoratori aumenteranno a breve le loro possibilità di acquisto ed è altrettanto evidente che una riduzione del prelievo fiscale è l’intervento più immediato per ridare fiato al loro potere d’acquisto. Anche se da solo, evidentemente, questo intervento non basta. Fino a qualche settimana fa sembrava esserci un accordo generale sull’esigenza di ridurre le tasse ai lavoratori come primo passo per  aumentare il loro potere d’acquisto. Oggi questo accordo sembra essersi dissolto e l’unica cosa che si capisce dal Governo è che si tratta di un impegno per il futuro e solo se ci saranno le risorse per fare quanto invece dovrebbe essere fatto immediatamente. Le parole di Tremonti sono : “se il PIL dovesse riprendere a correre (come ? non si sa) si potrà dare avvio alla restituzione di risorse”, peccato che le previsioni per il futuro sono cattive. Quindi se va bene se ne riparlerà nel 2009. E’ un grave errore di politica economica perché la ripresa non verrà da sola e già in passato Tremonti, sbagliando, aveva legato tutte le speranze alla ripresa economica internazionale e purtroppo sappiamo come è finita. Inoltre continua da parte del Governo un’evidente sottovalutazione della tensione sociale che si è accumulata a causa di un aumento dei prezzi così alto.

3) Quanto ai conti pubblici il Ministro dell’Economia continua a ignorare le risorse disponibili lasciate dal centro sinistra. Non solo a fine giugno il fabbisogno della finanza pubblica è stato comunque inferiore a quello dell’anno precedente e questo vuol dire che continuano ad esserci maggiori entrate e per di più qualcosa si è anche risparmiato, ma non va dimenticato che il 2,4% di deficit previsto originariamente per quest’anno era una via di mezzo arbitraria, quasi aritmetica, tra diverse previsioni. E’ infatti molto più probabile che il deficit a fine anno sia più vicino al 2% che al 2,5% indicato dall’attuale Governo anche in presenza del rallentamento economico. Tra l’altro sarebbe utile sapere come vengono ricontabilizzati dal Governo alcuni aspetti del bilancio come, ad esempio, gli effetti della sentenza IVA auto che sono stati molto sopravalutati in sede di previsione. In altre parole Tremonti sta tenendo stretti i cordoni della borsa più di quanto sia necessario. Perché ? Improvvisamente ha deciso di diventare il beniamino della BCE e dei rigoristi dei bilanci pubblici ? Non proprio. Tremonti sa benissimo che la Lega preme per il cosiddetto federalismo fiscale e del resto ha già inviato dei segnali pesanti al resto del Governo affinché nessuno si illuda sulle reali intenzioni della Lega: ad esempio ha già mandato 2 volte in minoranza il Governo in parlamento. In realtà Tremonti fa la formica, cioè accumula risorse perché sa che la sopravvivenza del Governo è legata al federalismo fiscale e che questo anche nella versione più moderata costa miliardi di euro. Il Sole 24 ore ha già più volte chiarito che nella versione lombarda il federalismo costa ben 164 miliardi di euro, ma anche nella versione più mite costa sempre tanto. Del resto se il Nord deve avere più risorse, il Sud non ci deve perdere e i costi non debbono aumentare bisogna ammettere che è una quadratura finanziaria difficilissima. Tremonti lo sa e risparmia per prevenire una possibile crisi di Governo e questo spiega perché nasconde le risorse. In realtà è un uomo prudente.

4) Tutto dipende da ciò che avviene nei mercati mondiali, questo è il ritornello da settimane. Per carità, i mercati mondiali sono in preda ad ondate speculative formidabili e che per di più sembrano inarrestabili. Non sono solo speculazioni, dice qualcuno. Era forse vero all’inizio, ma ormai il prezzo del greggio in dollari è raddoppiato in poco tempo e non risulta che la domanda sia aumentata di altrettanto, quindi la differenza è speculazione. Stupisce che l’unica voce europea in campo sia quella della BCE che come è noto ha l’ossessione dell’inflazione e ha appena deciso un aumento del costo del denaro, che tra l’altro è pur sempre un prezzo che aumenta e quindi, per l’eterogenesi dei fini, contribuisce all’aumento degli altri. L’assenza della politica economica del’Europa si vede di più nei momenti difficili e questo certamente lo è. Perché, ad esempio, l’Europa non prende un’iniziativa verso i paesi produttori di petrolio e delle materie prime per stabilire i prezzi in euro ? I pagamenti in euro darebbero maggiore stabilità perché la speculazione agisce sul pagamento in dollari ed è noto che ad ogni indebolimento della moneta il prezzo aumenta in modo più che proporzionale innescando una spirale speculativa. Perché mai accontentarsi che l’euro sia moneta di riserva e non un mezzo di pagamento ?  Perché mai l’Europa dovrebbe continuare ad essere solo moneta e non anche politica economica ? In questo quadro Robin Hood sembra più chi si fa dare una tangente pur sapendo che anch’essa, prima o poi, verrà fatta pagare ai consumatori piuttosto che un vero statista.