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Comitati per il nucleare subito
.:: Alfiero Grandi Pubblicato in data:  15/07/2008  13:32:01, in Nucleare, letto 1609 volte

Dopo Chianciano. La discussione, se così si può chiamare, a sinistra è preoccupante. Prevale la chiusura in sé stessi, a volte con toni esasperati. I problemi delle persone (lavoratori, pensionati, ecc.) non ricevono risposte, o almeno tentativi adeguati di risposta.

C’è anche qualche aspetto positivo come la partecipazione alla reazione contro l’odiosa discriminazione voluta dalla destra contro i ROM, ma è una rondine che da sola non fa primavera. Eppure gli argomenti su cui intervenire non mancano, sia perché la situazione economica e sociale si sta aggravando rapidamente, sia perché la destra al Governo sta cercando di approvare con la massima rapidità il maggior numero di norme possibili, mettendo quanto più fieno può nella sua cascina.

La confusa e debole risposta politica del P.D. è sotto gli occhi di tutti. Di Pietro affronta alla sua maniera, senza dubbio discutibile, il problema lasciato irrisolto dall’incapacità del centro sinistra di affrontare nella scorsa legislatura il conflitto di interessi, la regolazione delle TV, l’abolizione delle leggi “salvaladri”. Problema che ora si materializza nei nuovi provvedimenti proposti dal Governo per mettere ad ogni costo Berlusconi al riparo dai processi. La cosa curiosa è che Veltroni continua a vedere i modi discutibili di Di Pietro, che certamente ci sono, e non il problema di fondo a cui si riferiscono perché aveva costruito una strategia, rivelatasi sbagliata, fondata sulla possibilità di un confronto sulle riforme istituzionali con la destra e su un clima politico diverso. I risultati sono purtroppo evidenti, la linea del dialogo possibile è stato l’ennesimo errore e il P.D. è purtroppo in stato confusionale.

Anche la sinistra però non sta tanto bene. Per uscire da questa fase occorre superare le difficoltà di intervento sui problemi concreti (uscendo da una riflessione tutta su sé stessi) sia come punto di vista che come capacità di organizzare conseguenti  iniziative.

Insisto su una proposta, so che ci sono alcuni dubbi ma vorrei almeno discuterne apertamente.

Mi riferisco al nucleare. Il Governo ha deciso, con qualche furbizia, di farsi dare una delega per individuare i futuri siti entro la fine del 2008. Cerca in sostanza di avere ampi margini di manovra sulla base di una delega del parlamento. Dopo l’approvazione definitiva si parlerà di nucleare il meno possibile, fino a quando potrebbe essere tardi e le decisioni di fatto già prese. Entro i primi di agosto il decreto che contiene la norma sarà definitivamente legge dello Stato.

Del resto Berlusconi al G8 di Tokio ha partecipato ad una decisione che comporterebbe, se attuata, la costruzione di 30 nuove centrali nucleari ogni anno e quindi si sentirà certamente incoraggiato a procedere. La lobby dei costruttori di centrali nucleari sta esercitando una formidabile pressione a livello mondiale.

Del resto le notizie sugli incidenti che si stanno verificando frequentemente nelle centrali nucleari, compreso l’ultimo nel midi francese, sono relegati in poche righe per evitare di creare reazioni preoccupate nell’opinione pubblica.

Nel parlamento italiano c’è ormai il rischio concreto che si formi una maggioranza composta da chi approva e da chi non contrasta più di tanto e quindi che venga concretamente ribaltato il risultato del referendum di 20 anni fa che ha interrotto l’esperienza nucleare in Italia.

L’opinione pubblica è l’unica possibilità che resta, in concreto, per bloccare questo tentativo. Certo oggi la situazione non è la stessa di 20 anni fa. La “vecchia talpa” nuclearista ha ben scavato in questi anni e pian piano sono stati indeboliti principi fondamentali come il rispetto del principio di precauzione in materia di salute, di smaltimento delle scorte, ecc.

Non mi sembra una buona idea lasciare che il prossimo gruppo di referendum sia composto solo da quelli sulla giustizia che ha preannunciato Di Pietro. Un bipolarismo egemonizzato nell’opposizione dal solo Di Pietro non mi sembra auspicabile anche se alcune delle posizioni che sostiene sono condivisibili.

Per questo insisto a proporre che la sinistra (tutta, se possibile) si accinga a promuovere, insieme ad altri, i comitati che dovranno, nei tempi e nelle forme da decidere, promuovere uno o più referendum  abrogativi sul rilancio del nucleare proposto dal Governo. Non sarà una battaglia facile, né tanto meno scontata, ma può essere organizzata e vinta se verranno chiamate in campo anzitutto le energie scientifiche, intellettuali che non mancano nel nostro paese. Come sempre una battaglia politica concreta è sempre l’occasione per fare crescere la consapevolezza dell’opinione pubblica, oggi sostanzialmente tenuta all’oscuro.

Attendere, non avere fretta ? Perché ? La legge c’è e tra poco sarà definitiva. Attenzione che quando si consolidano processi di questa portata culturale, economica, politica è ancora più difficile ribaltarli. Se a settembre ci sarà l’incontro delle sinistre per concordare (si spera) un programma di iniziative politiche comuni la promozione del/dei referendum deve essere il primo punto di quell’agenda, naturalmente non l’unico.