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G20 molto fumo e poco arrosto, ovvero: in attesa di Obama
.:: Alfiero Grandi Pubblicato in data:  17/11/2008  17:45:51, in Economia, letto 1696 volte

- Pubblicato da Sinistra Democratica News il 17/11/08

Un vertice mondiale alla vigilia del cambio alla Casa Bianca, per di più quando (per fortuna) è evidente la grande differenza tra il prima (Bush) e il dopo (Obama), è un’autentica stranezza. Infatti malgrado le grandi aspettative della vigilia, il vertice del G20 è stato importante soprattutto perché ha sancito che il vecchio G8 è ormai una dimensione politica superata e che incontri mondiali richiedono la presenza anche di altre realtà importanti senza le quali l’economia mondiale non è oggi governabile. Non è cosa da poco, ma per il resto a dichiarazioni di principio e a una sequela di buone intenzioni fa seguito sostanzialmente il rinvio delle decisioni importanti al vertice del G 20 a Londra a primavera, quando il nuovo Presidente USA sarà nel pieno delle sue prerogative.
Colpisce, per differenza dalle conclusioni del G 20, la chiarezza con cui Obama si è presentato nelle stesse ore agli americani chiedendo che il Congresso adotti subito misure concrete come la garanzia che l’assegno di disoccupazione sia garantito nelle prossime settimane (non in un generico futuro) a 1 milione di americani che andranno ad aggiungersi ai disoccupati attuali e che altri 2 milioni di americani vengano occupati in nuovi programmi di investimenti pubblici (Keynes sarebbe contento) da realizzare in poco tempo. Poi Obama ha rilanciato anche il suo programma per le energie da fonti rinnovabili, 150 miliardi di dollari in 10 anni per creare 5 milioni di nuovi posti di lavoro qualificati, con l’obiettivo di diminuire drasticamente la dipendenza dal petrolio, mentre in Italia il Governo sta cercando di forzare la mano con la reintroduzione del nucleare, militarizzando le decisioni e imponendo così al nostro paese investimenti costosissimi che di fatto impediranno al nostro paese di seguire, per una volta positivamente, l’esempio americano centrato sulle fonti rinnovabili.
Certo Sarkozy ha forzato il G 20 per ottenere qualche segnale visto che il suo turno di Presidenza europea finirà a dicembre, ma in conclusione non ha ottenuto granchè tranne la lista nera delle banche fedifraghe e l’impegno dei Governi ad un’azione anti crisi, ma a questo erano già arrivati da soli.
In definitiva è stato un vertice di saluto all’uscente e di rinvio di tutta la parte più rilevante delle decisioni alla prossima primavera, comprese le eventuali decisioni sui nuovi organi di regolazione dell’economia mondiale e sulle nuove regole per il sistema finanziario che è stato all’origine della crisi. In altre parole sull’epicentro della crisi si continuerà a studiare.
In occasione del G 20 Berlusconi ha annunciato un mega piano di interventi per sostenere l’economia italiana che sembra un’autentica stranezza e che comunque era meglio venisse annunciato al parlamento. Se ci sono soldi nuovi non si può dire che nulla cambierà nei saldi di bilancio. Se sono soldi già previsti non si può parlare di un nuovo piano per affrontare la crisi economica, ma semmai di velocizzazione delle decisioni di spesa che fino ad ora sono andate (volutamente) a rilento, compresa la previsione del Governo di ridurre gli investimenti pubblici, scritta a chiare lettere nei documenti ufficiali.
Del resto c’è la cartina di tornasole degli interventi a favore dei redditi da lavoro e dei pensionati. Tutti capiscono che sono indispensabili ma il Governo non ne parla e sembra non prevederli. Eppure solo così ci sarebbe un aiuto ai consumi che languono.
Questa spesa non è solo giusta socialmente e indispensabile economicamente ma anche quella che darebbe il segnale di una novità sia per le risorse impiegate (oltre quelle già previste) sia perché inevitabilmente il deficit un poco aumenterebbe.
Per quello che si capisce le risorse di cui parla il Governo sono già previste tranne l’aspetto delle autostrade che par di capire porterebbe ad un aumento (rilevante) delle tariffe in cambio di presunti investimenti. Qui in effetti la svolta ci sarebbe, anche se preoccupante per l’effetto sui redditi e sull’inflazione. Degli aspetti sociali non c’è certezza, si potrebbe dire parafrasando il poeta. Al massimo qualcosa di “compassionevole” a favore dei poveri: una carità prenatalizia. Eppure anche Draghi sembra essersi iscritto (finalmente) tra i preoccupati quando afferma che la crisi economica non è ancora arrivata all’apice. Berlusconi è un curioso bugiardo, da un lato afferma che il Governo si è accorto per primo della crisi, salvo non avere fatto assolutamente nulla per affrontarla. Paradossalmente il Presidente del Consiglio aggrava la sua posizione perché ha lasciato marcire la crisi senza fare nulla pur avendo capito tutto, per sua stessa ammissione. Salvo che per le banche, a favore delle quali sono pronti possibili interventi di sostegno senza limiti, attraverso la garanzia dello Stato che solo la sfrontatezza di Tremonti può affermare porterebbe ad un guadagno per le casse pubbliche. Il discorso è questo: Lo Stato da garanzie alle banche, preleva un aggio su questa garanzia essendo però chiaro che se da una garanzia è perché qualcosa non va e se avviene il patatrak lo Stato ci mette fior di miliardi di euro, eppure secondo il Ministro ci guadagna l’aggio. La finanza creativa al confronto era un gioco da ragazzi. In realtà, un conto è come la storia viene raccontata all’opinione pubblica, altro è la previsione del Governo che prevede, com’è ovvio, un aumento dello stock del debito pubblico (quello che oggi è al 104% del PIL) proprio per effetto dei possibili interventi a sostegno delle banche ma cerca di non appesantire il deficit corrente grazie a questo aggio (presunto) che deriverebbe dai prestiti pubblici alle banche, che finirebbe caricato sulle spalle dei clienti.
Alfiero Grandi