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Finanziaria 2010
.:: Alfiero Grandi Pubblicato in data:  17/11/2009  15:02:28, in Finanziaria, letto 1922 volte
- Pubblicato da Sinistra Democratica News il 16/11/09
Tremonti era stato lungimirante, aveva previsto che la legge finanziaria sarebbe diventata terreno di scontro nella stessa maggioranza. Aveva infatti cercato di anticipare la manovra economica che normalmente viene affidata alla legge finanziaria. Addirittura progettando norme che per tre anni avrebbero dovuto metterlo al riparo dai soliti assalti alla diligenza del percorso parlamentare delle leggi finanziarie. Non a caso questa legge finanziaria è nata con pochissimi articoli e interventi essenzialmente di proroga di norme esistenti. Il resto è pura contabilità .
Eppure la propaganda del Governo che non ci sarebbero più state leggi finanziarie omnibus come in passato è stata smentita dai duri attacchi dei senatori della maggioranza alla legge finanziaria 2010.
Tremonti si è sbagliato, il suo tentativo non è riuscito a mettere al riparo la legge finanziaria 2010 dagli assalti alla diligenza. E’ vero che la legge finanziaria esce dal Senato con modifiche limitate, confermando sostanzialmente la dimensione inesistente degli interventi e i saldi di finanza pubblica. Tuttavia al Senato lo scontro è stato non da poco e un gruppo di senatori del PDL ha tentato di stravolgere radicalmente la manovra finanziaria di Tremonti. Il Ministro, per ora, se l’è cavata perché ha promesso che alla Camera verranno esaminati i cambiamenti possibili alla luce delle entrate dello scudo fiscale, cioè dal rientro dei capitali esportati illegalmente all’estero.
I parlamentari della destra sono spinti a questa pressione sulla finanziaria non solo da vocazioni clientelari o da spinte territoriali ma dalla spinta della crisi economica che il Ministro dell’Economia continua ad ignorare dal punto di vista dei provvedimenti, insistendo nella speranza che la ripresa degli altri paesi traini anche l’economia italiana.
La litania del Governo che non si prendono nuove misure perché sono state già prese non convince più nemmeno la maggioranza.
Non era mai accaduto che un gruppo di parlamentari della maggioranza tentasse un attacco al Ministro dell’Economia, fino a presentare una vera e propria controfinanziaria, che se fosse riuscito avrebbe portato alle dimissioni del Ministro. Vuol dire che la tensione è forte. Per ora l’attacco è stato sventato ma il nodo tornerà alla Camera e per di più anche un provvedimento come la Banca del Sud, molto strombazzata da Tremonti, è ora in ostaggio dei parlamentari della maggioranza perché il Senato non l’ha inserito nella finanziaria. Come dire: tu rinvii le nostre proposte e noi rinviamo le tue.
E’ del tutto prevedibile che alla Camera si riaprirà una disputa furibonda.
Del resto per ora non c’è nulla in finanziaria sulla tanto strombazzata riduzione dell’IRAP, di cui ha parlato Berlusconi. Non ci sono le (modeste) risorse per la terza tranche dell’ assunzione di ricercatori. Non ci sono le proroghe di misure fondamentali come la detrazione fiscale per il risparmio energetico degli edifici (il 55%), perfino gli investimenti sulla banda larga non ci sono, al punto che Palazzo Chigi è stato costretto a fare un comunicato che impegna il Governo ad inserire gli investimenti relativi alla Camera.
In sostanza la lettura della finanziaria al Senato è finita con un zero a zero e prenota una nuova lettura dopo il passaggio alla Camera. Perché è praticamente sicuro che la legge finanziaria verrà alla Camera largamente cambiata e quindi dovrà tornare al Senato per l’approvazione definitiva.
Le considerazioni che si possono trarre sono in breve queste.
L’olio di ricino dei voti di fiducia a raffica sui provvedimenti di legge né discussi, né modificabili dai parlamentari, sta mostrando la corda. Anche un parlamento sostanzialmente nominato e quindi di fiducia del Presidente del Consiglio non ne può più di dover votare al buio provvedimenti che non conosce.
Al netto dei provvedimenti di proroga come lo sgravio del 55%, il 5 per mille, la detassazione degli investimenti, gli ecoincentivi resterà ben poco da spendere dei proventi dello scudo fiscale e anche un eventuale intervento sull’IRAP sarebbe poco più che simbolico e quindi il sostegno alla ripresa e all’occupazione non avranno ulteriori misure. In proposito non va dimenticato l’allarme - lanciato dalla manifestazione della CGIL a piazza del Popolo - che il peggio sull’occupazione deve ancora arrivare. La destra non è in grado di offrire una politica economica convincente, tale da aggredire la crisi. Ne sono una conferma le tensioni crescenti al suo interno.
L’opposizione dovrebbe attrezzarsi per superare i propri ritardi prima possibile per mettere in campo una controproposta di politica economica forte, alternativa al bla - bla della destra, per dare una speranza a chi oggi vede il suo salario decurtato dalla cassa integrazione e guarda con crescente preoccupazione alla possibilità di perdere il lavoro. Chi è schiacciato dalle difficoltà della crisi, o sta per esserlo, ha il diritto di sapere se un’alternativa al sostanziale attendismo della destra è possibile. Questo è il problema politico tuttora non risolto dell’opposizione, che – al contrario - dovrebbe tentare in tempi brevi di dimostrare che non solo la maggioranza di destra è in panne, denunciandone le divisioni, ma dovrebbe mettersi in grado di mobilitare tutte le energie disponibili del nostro paese, facendo tesoro dell’iniziativa della CGIL, per dimostrare che un’alternativa è possibile qui ed ora. Del resto dopo lo scudo fiscale si parla di condono previdenziale e qualcuno aggiunge anche fiscale. Le entrate fiscali vanno a picco e il sostegno alle fasce sociali più colpite è del tutto insufficiente. I beni confiscati alla criminalità verranno venduti per fare cassa e la Difesa si trasforma in una società immobiliare. Cosa si deve aspettare ancora per reagire ?


Alfiero Grandi