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Scandali finanziari e governo. Si naviga sul fondo della crisi
.:: Alfiero Grandi Pubblicato in data:  01/03/2010  11:13:18, in Finanza, letto 1681 volte

- Pubblicato da http://www.dazebao.org/ il 28/02/10
Gli scandali finanziari si aggiungono ad una situazione di corruzione dilagante e questo genera una legittima preoccupazione nell’opinione pubblica e una caduta di credibilità istituzionale e politica a livelli forse mai così bassi.
Questo è certamente il primo filone di valutazione perchè riguarda la qualità stessa della democrazia italiana, ma c’è un altro filone non meno importante e riguarda l’impatto di tutto questo sulla situazione economica del nostro paese.
Quando la Corte dei Conti stima che la corruzione influisce negativamente per circa 60 miliardi di euro afferma in pratica che questo reato pesa - per avere un punto di paragone - circa 6 volte la legge finanziaria del 2010.
Questa valutazione della Corte dei Conti è stata fatta prima dello scandalo delle società di telecomunicazione. Scandalo che da solo ha sottratto alle finanze pubbliche centinaia di milioni di euro.
Aggiungiamo un altro dato. Lo scudo fiscale (ripulitura dei capitali in precedenza illegalmente esportati all’estero) è valutato fino ad oggi dal Ministero dell’Economia 95 miliardi di euro. Lasciamo da parte per il momento che Banca d’Italia lo stima 85 miliardi e che di questi solo 35 sarebbero effettivamente rientrati in Italia. A noi interessa che su questi capitali - per i quali sono state evase tasse e contributi e compiuti reati societari – è stata fatta pagare la modesta somma del 5% di penale a rate. Meno della metà delle tasse che si pagano sui BOT. Più o meno un decimo di quello che avrebbero pagato in altri paesi che hanno fatto condoni simili, ad esempio in Inghilterra.
Sono quindi altri 40-45 miliardi di euro letteralmente regalati a quanti hanno illegalmente esportato capitali all’estero e che hanno ottenuto un vero e proprio salvacondotto, per di più a prezzi da saldo.
Del resto il Ministro dell’Economia forse non si rende conto che proprio in questi giorni l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza stanno facendo operazioni di contrasto ai capitali illegalmente esportati all’estero con il risultato non solo di colpire i reati commessi ma di recuperare appunto il 50 % delle somme all’Erario.
Per di più è stata introdotta l’inversione dell’onere della prova, cioè è il soggetto sospettato a dovere dimostrare che i capitali sono stati esportati legalmente.
Perchè fare un mega sconto agli altri ?
Resta il fatto che ai 60 miliardi stimati dalla corte dei Conti vanno aggiunti almeno altri 40 miliardi di euro regalati con lo scudo fiscale al settore più ricco, e in parte malavitoso, della società.
Siamo a 100 miliardi di euro. Poi c’è l’evasione fiscale, stimata molto prudentemente in almeno 200 miliardi di euro e quindi minori entrate per lo Stato per 80-100 miliardi di euro.
Non va dimenticato che il PIL italiano è circa 1600 miliardi di euro e che la pressione fiscale è stimata attorno al 42-43 %.
Quindi la cifra appena calcolata a vario titolo conferma che evasione, esportazione di capitali all’estero, economia sommersa, ecc sono una parte rilevante della ricchezza nazionale ed è esattamente ciò che manca per rimettere in sesto l’economia italiana, per sostenere i redditi più bassi, per rilanciare la ricerca e gli investimenti, per sostenere il sistema dell’istruzione.
Non è vero che non ci sono le risorse per fare gli interventi necessari.
Non ci sono perchè questo Governo non può o non vuole trovarli e per di più continua a fare regali di portata impressionante alle aree sociali che l’hanno votato.
In realtà la mano morta contemporanea è impressionante. del resto fino alla crisi attuale la ricchezza dell’Italia era cresciuta, non molto ma era cresciuta. Mentra la ripartizione della ricchezza prodotta ha subito da un ventennio una torsione a favore di alcuni e a danno di altri. Infatti la divaricazione tra i redditi è cresciuta in modo esponenziale, questa sì a livelli americani. Del resto fino alla crisi i lavoratori dipendenti erano cresciuti di quasi 2 milioni di unità mentre la parte di reddito nazionale attribuita al lavoro è diminuuita. Più lavoratori e pensionati hanno ricevuto una parte minore del reddito nazionale e quindi altri strati sociali ne hanno tratto vantaggio, hanno visto crescere la loro ricchezza.
Senza un intervento a favore della grande maggioranza dei redditi la ripresa economica non ci sarà ed è così una pura petizione di principio invocare una ripresa della domanda interna. Questo intervento a favore dei redditi da lavoro e da pensione - oggi reso più urgente per l’ulteriore caduta generata dalla cassa integrazione e dalla disoccupazione - è l’unico modo per rimettere in moto l’economia.
Per farlo occorre avere il coraggio di intervenire sui redditi che in questi hanno non solo guadagnato molto ma hanno evaso, esportato illegalmente, ecc.
Solo una diversa ripartizione dei redditi, un coerente intervento contro le illegalità può consentire all’Italia di riprendersi ma questo Governo anche se volesse non può farlo e per di più non risulta che voglia farlo.
Di qui la linea Tremonti. Il Ministro sa che non può aprire i cordoni della borsa fuori da ogni controllo, come vorrebbe una parte della sua stessa maggioranza, che freme e bofonchia, ma non è in grado neppure di fare interventi diversi perchè metterebbe in crisi la base di consenso al Governo della destra.
Di qui la linea Tremonti, fare il meno possibile, tenere i conti in ordine rinunciando a interventi significativi e sperare nello stellone italico che però da qualche tempo non fa più miracoli.
Ad esempio si parla molto del valore degli investimenti poubblici in infrastrutture. Sono stati spesi fiumi di parole ma la sostanza è quella descritta dall’ANCE e cioè che la spesa in lavori pubblici diminuirà nel 2010 del 13-15 %.
Così l’Italia resta ferma. La crisi non è affatto superata. Si continua a navigare sul fondo della crisi. Le illegalità economiche sono una pesante zavorra che impedisce la ripresa dell’Italia e il Governo assiste, in parte complice e in parte impotente.
Alfiero Grandi