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La seconda fase della crisi economica e finanziaria. Vittime designate:giovani lavoratori pensionati
.:: Alfiero Grandi Pubblicato in data:  24/05/2010  09:47:20, in Economia, letto 1133 volte

- Pubblicato sul quotidiano Liìberazione il 20/05/10


 La crisi prima finanziaria e poi economica, da cui non siamo ancora usciti, sta vivendo una seconda fase drammatica che rischia di avere effetti molto pesanti per i lavoratori, i giovani, i pensionati.

 Eppure questa crisi è stata paragonata a quella del 1929, la più grave del secolo scorso. Gli Stati hanno dovuto trovare montagne di soldi per salvare le banche e impedire il crollo dell’economia. Questi interventi hanno aumentato enormemente il debito pubblico degli Stati. D’altro canto la crisi economica ha depresso le entrate pubbliche, contribuendo ad aumentare ulteriormente i deficit pubblici .

 Per inciso il debito pubblico italiano è aumentato essenzialmente per effetto della crisi, perché gli interventi dello Stato a sostegno delle banche sono stati poca cosa. L’aumento vertiginoso del debito pubblico degli Stati è esattamente il tallone d’Achille su cui si è scatenata la speculazione finanziaria, complice il fatto che sono in emissione anche montagne di bond delle imprese e quindi le aste per coprire il debito pubblico degli Stati possono rivelarsi pericolose e comunque costose.

 La Grecia è entrata nel mirino della speculazione perché è venuto alla luce, per sovrappiù, che il Governo della destra aveva truccato i conti e quindi il suo deficit e il suo debito erano molto peggio degli altri. L’Europa ha lungamente esitato di fronte alla crisi e quando si è decisa ad intervenire il costo del sostegno alla Grecia si è rivelato almeno 2/3 volte quello iniziale. Per di più il sostegno europeo si è rivelato abbastanza costoso e per di più ha costretto la Grecia a tagli draconiani ai salari e allo stato sociale che stanno infatti provocando reazioni più che comprensibili.

 L’Europa ha sbagliato anche nel pensare che l’attacco era alla sola Grecia. Molti ora fanno i furbi ma in realtà ha prevalso la tendenza a distinguersi dai guai di questo sfortunato paese. Errore. La speculazione non aveva solo Grecia nel mirino ma puntava anche  su altri Stati e sull’euro stesso.

 Purtroppo la reazione europea non ha risolto il problema perché non affronta il toro per le corna, come dimostra il fatto che, malgrado le decisioni adottate, dopo i primi giorni le borse sono di nuovo in altalena.

 Il problema non è buttare altri soldi (per ora 750 miliardi di euro) per respingere la speculazione ma di aggredire la speculazione.

  I fondi di varia natura possono mobilitare 30.000 miliardi di dollari. E’ chiaro che un attacco di questa portata non si respinge solo finanziando la risposta con quattrini raccolti dalla BCE sul mercato, con i soliti bond.

 Occorre anzitutto riprendere il filo delle durissime intenzioni dichiarate durante la fase più grave della crisi, circa un anno fa. Intenzioni rapidamente diemnticate. Anche il gruppo di lavoro del FSF ha scoperto l’acqua calda proponendo che le banche abbiano un rapporto più corretto tra patrimonio e credito, riducendo la cosiddetta leva. Un po’ pochino.

 In realtà ci sarebbero proposte ben più incisive. Ad esempio è intollerabile che le società di rating abbiano la possibilità di fare da bengala alla speculazione. Nel board di Moody’s siedono i rappresentanti dei maggiori fondi (edge) speculativi. Non si tratta solo di portarli in tribunale ma di mettere la loro attività rigidamente sotto controllo perché un giudizio di troppo può decretare la vita o la morte di un’azienda o di uno Stato.

 Poi ci sono altri interventi possibili come vietare atteggiamenti speculativi, come ad esempio la possibilità di acquistare allo scoperto, e quindi di giocare al ribasso. E’ esattamente quanto è accaduto. Oppure occorre vietare di usare i derivati per far salire (o scendere) a piacimento i prezzi delle materie prime, del petrolio. In sostanza scommettendo sull’aumento finendo per provocarlo senza alcun rapporto con l’economia reale. In ogni caso tutti gli strumenti finanziari dovrebbero essere soggetti a regole e controlli. Le banche dovrebbero essere riportate nella precedente distinzione  tra banche di investimento e banche di credito, perché il problema non è tanto che sono troppo grandi per fallire ma che sono in palese conflitto di interessi, ad esempio con i risparmiatori, per i troppi ruoli che svolgono contemporaneamente. Anche la Tobin tax può essere utile per controllare i movimenti di capitale finanziario e per scoraggiare la speculazione.
Sono alcuni esempi. Si possono fare altre proposte di intervento. Come del resto fece Rooselvet, dopo la crisi del 1929, adottando misure di grande incisività.

 Lasciare libera la speculazione, senza controlli, e intervenire con misure di solo mercato è come buttare un po’ di legna in una fornace spropositata.

 Inoltre le misure decise dall’Europa portano con sé una revisione di Mahastricht in senso fondamentalista, monetarista. La BCE supplisce al vuoto della sede politica europea, diventa di fatto anche il Ministro europeo dell’Economia e in cambio chiede una restrizione ulteriore delle misure sul debito pubblico e quindi tagli allo stato sociale, agli stipendi, ecc. Con buona pace della velleità di Sarkozy che aveva nominato la commissione Attali per rivedere i parametri per giudicare il PIL.

 Prima la crisi finanziaria con i danni ai risparmiatori, poi quella economica con la drastica riduzione dei posti di lavoro e la caduta dei redditi che hanno gelato la domanda interna e ora i tagli al pubblico impiego, alle pensioni e chissà a cos’altro per recuperare quanto speso dagli Stati per gestire la crisi.

 L’origine della svolta a destra in Europa è qui. E’ impressionante come tutta la sinistra europea stia balbettando e finisca con l’introiettare i parametri monetaristi.

 Se la sinistra, in senso lato, non si fa interprete di una via alternativa a quella monetarista e della destra, dimostrando che quanto accade non è l’unico scenario possibile, il futuro dell’Europa è segnato. Potrà diventare quello dei 2 euro. L’euro dei ricchi e quello dei poveri. Potrà essere un drastico ridimensionamento dello stato sociale e per di più proprio nel momento in cui riprende vigore negli USA con la riforma sanitaria.

 L’Europa futura rischia di essere molto diversa da quella che conosciamo, se la sinistra non mette in campo al più presto un’idea alternativa su come affrontare questa fase. Gli spazi per gestire in modo compassionevole gli effetti di questa crisi sono ridotti al lumicino.

 Alfiero Grandi