.:: Home Page : Articoli : Stampa
Quella di Visco una buona proposta
.:: Alfiero Grandi Pubblicato in data:  26/07/2010  10:17:08, in Finanza, letto 21106 volte

- Pubblicato da Dazebao  il  20/07/10

- Pubblicato da Paneacqua il  20/07/10

Evitare che la crisi finanziaria venga pagata 2 volte, prima con la crisi economica poi con tagli pubblici draconiani, creando un fondo a parte. Tassare le transazioni internazionali, anche con un'aliquota modesta, può consentire di raccogliere risorse finanziarie che potrebbero gradualmente ripianare i deficit pubblici aggiuntivi che sono stati creati negli ultimi 2 anni per evitare il collasso del sistema finanziario.
La tassazione è in sostanza una sorta di Tobin tax che, nell'idea del proponente, doveva servire anzitutto a monitorare e conoscere le transazioni finanziarie attraverso l'obbligo agli intermediari, a partire dalle banche, di agire come sostituto d'imposta. Del resto lavoratori dipendenti e pensionati italiani sono da decenni soggetti al prelievo fiscale da parte dei sostituti di imposta. Quindi la modalità non è affatto nuova. Se poi alle transazioni finanziarie si applica una modesta imposta si ottiene l'effetto di scoraggiare (almeno un poco) la speculazione finanziaria internazionale che avviene in genere in modo rapido e compulsivo, mentre le operazioni legate a reali attività economiche materiali o immateriali non ne avrebbero conseguenze particolari.
Quando la Camera studiò l'argomento l'ing. Pistorio calcolò i costi per la sua azienda, forte esportatrice e quindi particolarmente attiva nei movimenti finanziari internazionali, e li giudicò non solo sopportabili ma che il guadagno in termini di regole certe e trasparenza ne ricompensava abbondantemente il costo.
Il prof Spahn ha allargato l'orizzonte della Tobin e ha definito uno strumento che oltre a scoraggiare i movimenti speculativi di capitali è in grado di regolare i cambi tra le aree monetarie in presenza di forti turbolenze.
Con questo strumento si possono ottenere conoscenza, trasparenza, constrastare la speculazione e raccogliere risorse che potrebbero servire a evitare di strangolare in culla la ripresa economica con misure di tagli draconiani sui bilanci pubblici.
Ma dovrebbe essere solo il primo passo per mettere sotto controllo la finanza internazionale. La speculazione ha bisogno di vittime per autoalimentarsi. In questi giorni il mercato del cacao è impazzito con aumenti del 50 % solo perché un "fondo spazzatura" ha deciso di speculare sull'aumento del prezzo. Forse casi come questi dovrebbero essere vietati, o almeno soggetti a limiti di azione come del resto avviene con i titoli in borsa che oltrepassando un limite vengono tolti dalle quotazioni.
Gli Stati Uniti hanno preso alcune decisioni di rilievo per contenere la speculazione, fino alla possibilità di dividere società bancarie troppo grandi e mettendo limiti del 3 % del capitale alle speculazioni che le banche fanno abitualmente con i soldi dei cittadini. Con il risultato che se le cose vanno bene i guadagni sono delle banche, se vanno male spesso lo Stato deve mettere mano al portafoglio e l'intervento di salvataggio viene messo a carico di tutti i cittadini.
Il limite di fondo nelle decisioni americane è in un'ottica tutta interna. Infatti resta una sordità inspiegabile alle proposte tedesche, francesi, ecc. che puntano a regolare un poco meglio il mercato finanziario internazionale. L'Italia fa eccezione, immobile statua di sale di fronte alla ricerca che altri paesi stanno facendo. Eppure Governi diversi tra loro si interrogano su come evitare il sorgere di nuove crisi finanziarie, oltre che come uscire da questa. Da questa infatti non siamo fuori, per ora si naviga sul fondo. La crisi non peggiora, ma non migliora e non migliorerà per lungo tempo, tanto più se prevarrà la logica dei tagli selvaggi alla finanza pubblica, che per di più è andata in dissesto per salvare le banche e i mercati finanziari. Quindi la proposta di Visco è opportuna.
Così tassare le transazioni finanziarie internazionali è importante perché consentirebbe di reperire le risorse necessarie per far fronte ai deficit pubblici eccessivi creati dai dissesti finanziari privati e potrebbe anche riservare risorse ai paesi più poveri, che hanno subito i colpi peggiori della crisi in termini di fame e malattie. Questa normativa dovrebbe essere permanente e semmai essere ampliata individuando un campo di prodotti finanziari da vietare, le regole a cui altri prodotti dovrebbero sottostare e un decalogo per i soggetti promotori.
Alla proposta di Visco aggiungerei una modalità di attuazione che potrebbe consentire di uscire dal cul di sacco dei veti incrociati. E' decisivo che una strumentazione come questa sia adottata in una sede sovranazionale, la più ampia possibile. Potrebbe configurarsi come un trattato internazionale per adesione come è stato fatto in altre occasioni (ad es Kyoto) che entra in vigore quando un certo numero di paesi ha firmato e costituendo l'area firmataria automaticamente in white list, contrapposta alla black list di chi non aderisce.
Alfiero Grandi