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Manovra Bis
.:: Alfiero Grandi Pubblicato in data:  28/08/2006  13:51:44, in Finanziaria, letto 2012 volte

La cosiddetta “manovra bis” merita una valutazione politica più attenta, con l’occhio rivolto alla prossima legge finanziaria. Non è un provvedimento da poco. È un errore sottovalutarne gli effetti finanziari e l’impulso allo sviluppo ed è un errore sottovalutarne le potenzialità nella rottura di incrostazioni e chiusure corporative. Del resto sotto il profilo della rottura delle incrostazioni è difficile immaginare che Roma avrebbe raggiunto un accordo sul potenziamento dei taxi senza le proposte legislative di Bersani alle spalle. Non insisto su questa parte, che condivido, mentre richiamo l’attenzione su quello che mi sembra una buona presentazione di quella che dovrà essere la futura politica economica del centro sinistra. Senza questa “manovra bis” i cantieri di ANAS e Ferrovie si sarebbero chiusi per mancanza di fondi con effetti negativi sullo sviluppo. È vero che nel 2006 la “manovra bis” riduce il deficit solo dello 0,1% del PIL, ma è vero anche che sono state trovate le risorse (mancanti) per completare importanti opere infrastrutturali, per 2,8 miliardi di euro (0,2% del PIL). A cui si accompagnano altri interventi tra la fine del 2006 e l’inizio del 2007: rifinanziamento del fondo sociale, ricerca,

È una misura costosa che però aiuterà la ripresa, e l’emersione del nero nel settore edilizio. 2) Un fondo per l’innovazione dei registratori di cassa, spingendo il settore all’innovazione tecnologica anziché alla crisi, fino a consentire l’invio dei dati per via telematica. All’inizio si pensava di superarli, poi è emersa la possibilità di spingerne a fondo l’innovazione per coloro che non vogliono o non possono fornire i dati via Internet. Per farla corta oltre 3 miliardi di euro vengono impiegati nel 2006 per sostenere a vario titolo la ripresa economica. A fronte di queste risorse impiegate le nuove entrate provenienti dalla lotta all’evasione e all’elusione in settori economici come il settore immobiliare che, ad esempio, sono risultati sistematicamente a credito IVA daranno 3,6 miliardi nel 2006. Il quadro finanziario è completato da circa 1 miliardo di tagli alla spesa, anche se Mussi ha ragione a chiedere di correggere quello sull’Università. È del tutto evidente che si tratta di un primo importante trasferimento delle risorse dalla rendita al sostegno allo sviluppo e al risanamento finanziario. Le nuove risorse provengono essenzialmente da misure antievasione e antielusione. È noto che in questi anni la politica dei condoni del centro destra, ha portato ad una perdita di gettito e ha allentato pericolosamente il rapporto di lealtà dei cittadini con il fisco. Ricostruire un rapporto certo e svuotare gradualmente l’area di chi in sostanza non paga le tasse è un lavoro non breve, ma che è già iniziato e che potrà dare risultati crescenti. Come del resto in crescita sono le entrate previste nel tempo da lotta all’evasione e all’elusione che sono gli obiettivi centrali dei prossimi anni. Le maggiori entrate previste sono quantificabili e quindi certe. Altre misure daranno risultati di maggiori entrate ma in questo momento non quantificabili. Quindi la “manovra bis” darà probabilmente risultati migliori di quanto previsto. Le direttrici sono queste. Un’azione più penetrante di indagine ottenuta attraverso un incrocio di controlli, di dati, di tracciabilità (come con la progressiva riduzione del pagamento in contanti ai professionisti), di analisi informatica, di indagini mirate. Poi ci sono interventi in settori come quello della compravendita e della locazione di immobili che ha messo in evidenza dati strutturali di mancato gettito (evasione?) e che, ormai depurato da iniziative sul passato, darà un gettito certo importante senza provocare contraccolpi sul mercato finanziario. Le misure di aumento dell’IVA su alcuni prodotti sono state sostanzialmente azzerate accogliendo richieste parlamentari ed evitando così di mettere in difficoltà settori produttivi interessanti per l’economia nazionale. C’è poi una misura importante di equità tra i redditi come la tassazione delle stock option come reddito, a determinate condizioni. Nelle misure troviamo anche un pacchetto contro economia sommersa e lavoro nero di tutto rispetto, perché da un lato c’è la norma che vincola l’azienda appaltatrice (essenzialmente in edilizia) ad una responsabilità su quanto fanno i subappaltatori per il versamento di tasse e contributi, dall’altro ci sono le misure contro il lavoro nero nei cantieri. Nel nuovo sistema sono state affinate anche misure di salvaguardia per le piccole imprese. Viene sperimentata per la prima volta la distinzione tra contribuente e intermediario nella compravendita di immobili. Dire la verità sull’acquisto di immobili è non solo senza oneri ma un modo per il cittadino per evitare sanzioni, e per di più potrà detrarre la spesa di intermediazione fino a 1000 euro. È una prima sperimentazione del contrasto di interessi tra soggetti diversi, attraverso il sistema delle detrazioni, che può contribuire a fare emergere la verità. Vengono chiuse le maglie dei profitti prodotti nei paradisi fiscali impedendo le triangolazioni e quindi l’evasione. L’opposizione ha paventato il pericolo di troppi dati a disposizione del fisco. Combattere la piaga dell’evasione è una priorità perché vale circa un quarto del PIL e quindi in termini di minori entrate è circa il 7% del PIL e con queste risorse potremmo risanare la finanza pubblica e insieme sviluppare l’economia senza troppe difficoltà. I provvedimenti sono per forza di cose studiati per cercare di ottenere il gettito che la politica dei condoni ha fatto mancare. Queste maggiori entrate non sono conseguenza di un aumento di tassazione ma dell’emersione di una parte del PIL fino ad ora nascosto e questo è un passo avanti verso l’equità nei confronti di quanti invece hanno regolarmente pagato tasse e contributi.