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Europa, austerità e i 4 referendum
.:: Alfiero Grandi Pubblicato in data:  20/08/2014  16:54:27, in Politica, letto 1227 volte
È in corso la raccolta delle firme a sostegno di 4 referendum che tentano di mettere in discussione la politica di austerità che ha costretto l’Europa e l’Italia ad una lunga recessione con una grave caduta occupazionale. Fase non terminata perché l’economia è ferma e la trappola della deflazione non è scongiurata. Sui 4 referendum ci sono osservazioni, dubbi. Discutiamone apertamente. È positivo che contro la politica di austerità - che sta tuttota provocando tanti danni sociali ed economici - sia stata presa un’iniziativa concreta. Da anni la critica alla politica di austerità, pur vasta e diffusa, non ha trovato modo di esprimersi e questo ha generato il dubbio che, malgrado la sua evidente incapacità di risolvere la crisi e le conseguenze di crescente ingiustizia sociale e di allargamento della povertà, non vi fossero in campo reali alternative. Quando non vi sono alternative credibili anche le politiche più avversate finiscono con l’essere subite creando passività e rassegnazione. E’ andata così. La sinistra politica e sociale ha la grave responsabilità, finora, di non avere saputo dare credibilità e forza ad un’iniziativa contro l’austerità, delineando un’alternativa di poltica economica ai Moloch distruttivi delle percentuali previste dal patto di stabilità. Ora è in campo l’iniziativa dei 4 referendum ed è possibile provarci. I 4 referendum passeranno il vaglio della Corte ? Sono ammissibili ? E’ bene non tirare per la giacca la Corte. C’è chi l’ha fatto, in genere per motivi non nobili. Non è questo il caso. La Corte giudicherà e tutti ci rimetteremo al suo giudizio. Tuttavia è lecito argomentare che nessuno dei 4 referendum apre problemi nella finanza pubblica perché cercano di colpire l’eccesso di zelo, il di più che è stato inserito nella legge 234 che attua il nuovo (infausto) articolo 81 della Costituzione. Non c’è maggiore spesa, semmai un eccesso di autolimitazione. In ogni caso è bene che almeno 500.000 cittadini chiedano alla Corte di giudicare l’ammissibilità dei 4 quesiti con argomentazioni forti, collegate al malessere e allo scoramento del paese, anche aggiornando la sua giurisdizione - se necessario - come più volte ha avuto il coraggio di fare. I 4 referendum risolvono da soli i problemi ? No. I referendum sono stati formulati tenendo conto dei vincoli della nuova formulazione dell’articolo 81 della Costituzione e del Fiscal compact, che è un trattato tra stati e quindi crea degli obblighi. I 4 referendum colpiscono il di più, l’eccesso di zelo, che sono forse conseguenti a impegni non scritti, tuttavia criticano apertamente la politica di austerità e consentono di dire con chiarezza che oltre gli obiettivi immediati ci sono quelli più ambiziosi come la revisione dell’attuale articolo 81 della Costituzione, ripristinando la sovranità del governo e del parlamento sulle scelte nazionali. La modifica della Costituzione incorporandovi la politica di austerità non è un obbligo derivante dai trattati. E’giunto il momento di mettere in discussione il Fscal compact e quella ragnatela di impegni che obbligano a politiche di austerità anche quando sono palesemente sbagliate. Questo è possibile per iniziativa del governo italiano e per iniziativa europea. Il parlamento neoeletto e la nuova Commissione dovrebbero occuparsi del problema. E’ importante che il Pse abbia chiesto al candidato Presidente Junker di rivedere il Fiscal compact. E’ la prima volta che se ne parla. C’è un altro aspetto che va posto apertamente: il ruolo della Bce. Da tempo si parla di allinearne le politiche a quelle della Federal reserve per aiutare la crescita e quindi vanno affrontati 2 aspetti. Interrompere la regalia che vede la Bce prestare denaro alle banche a costo quasi zero con il quale comprano titoli pubblici, realizzando un consistente guadagno. Perché la Bce non può comprare direttamente debito pubblico, almeno oltre il livello del 60 %, ma è obbligata a fare questo regalo alle banche ? E’ questione politica non economica, riguarda l’Europa e le sue regole. Ancora, la Bce deve realizzare interventi per la crescita altrimenti del patto di stabilità si continua ad ignorare il secondo aspetto: la crescita. La Bce studia ma è troppo poco perchè la stagnazione continua a produrre effetti nefasti. I 4 referendum vanno quindi accompagnati da iniziative a livello nazionale ed europeo per cambiare in radice i vincoli dell’austerità. Il governo Renzi non dovrebbe dispiacersi di questi referendum, anche se per ora sembra autorinchiudersi nell’interpretazione della flessibilità dei trattati europei. Questo porterebbe a diluire i problemi senza risolverli, troppo poco. I 4 referendum possono aprire spazi per tutti in Europa, anche al governo, se l’iniziativa per superare l’austerità è reale e non solo propaganda come verificheremo entro qualche mese. Pur consapevoli dei limiti questi referendum vanno appoggiati.