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Introduzione di Alfiero Grandi - ASSEMBLEA NAZIONALE DEI COMITATI TERRITORIALI
.:: Alfiero Grandi Pubblicato in data:  26/06/2017  12:57:54, in Politica, letto 194 volte

Assemblea nazionale dei comitati territoriali
convocata a Roma il 24/6/2017
dal Comitato per il NO nel Referendum Costituzionale
e dal Comitato contro l’Italicum

Introduzione di Alfiero Grandi

Noi siamo quelli del No. No alle deformazioni tentate da Renzi sulla Costituzione e  No all'Italicum, legge elettorale che ne è il completamento.

Rivendichiamo il ruolo che abbiamo svolto nella vittoria del No. Mai pensato di avere fatto tutto da soli, ma è una vergognosa distorsione (Mieli) schiacciare la vittoria del No sulla destra e i 5 Stelle. Tentativo non riuscito durante la campagna referendaria e che non deve riuscire neppure oggi. Abbiamo lavorato per consentire che il No potesse essere senza complessi anche di chi non è di destra o vota 5 Stelle e ci siamo riusciti con il lavoro fatto  dall'11 gennaio al voto del 4 dicembre.

Dopo il 4 dicembre è iniziato un lavorio per fare dimenticare il risultato del referendum, perseguendo una rivalsa verso le sue conseguenze, come le dimissioni di Renzi da Presidente del Consiglio. Infatti la fretta improvvisa nel tentare di approvare una nuova legge elettorale, tentativo fallito, si spiega solo con la speranza di un voto anticipato e di un ritorno di Renzi alla Presidenza del Consiglio.

Nessuna riflessione, nessuna autocritica, un preoccupante disprezzo per il voto degli elettori e quindi per la democrazia.

Il 21 gennaio, nella precedente assemblea nazionale, abbiamo deciso di proseguire il nostro lavoro. Anzitutto perchè se la deformazione della Costituzione è fallita non abbiamo ancora una legge elettorale degna e coerente per Camera e Senato. Consideriamo l'approvazione di una nuova legge elettorale un risultato da raggiungere coerente con la vittoria del No, come del resto ha chiesto anche il Presidente della Repubblica.

La campagna referendaria ha mobilitato energie, promosso partecipazione, dimostrato che quando le persone possono contare rispondono e partecipano al voto, scelgono. Deludere le aspettative dei cittadini vuol dire aprire una frattura democratica severa e preoccupante.

Lo conferma, da ultimo, l'atteggiamento sui referendum Cgil. Prima il timore di una seconda sconfitta referendaria dopo il referendum ha spinto governo e maggioranza a scegliere di abrogare le due norme oggetto di referendum, poi il governo ha smentito sé stesso e ha fatto approvare con voto di fiducia una norma sui voucher fin troppo simile a quella precedente. Per questo abbiamo dato pieno sostegno alla manifestazione della Cgil e siamo disponibili a dare un contributo ai ricorsi che la Cgil intende promuovere per mettere in discussione questa vera e propria provocazione.

E' il simbolo di un modo inaccettabile di governare, è uno dei tanti sberleffi alla democrazia, una vera e propria imposizione. Ci dice che siamo di fronte a qualcosa di più del tentativo di Renzi di tornare al potere, è il simbolo della volontà delle classi dominanti italiane ed europee di imporre sempre e comunque le loro scelte, anche quando non hanno il consenso degli elettori.

Per questo dobbiamo fare una scelta di fondo sulla legge elettorale. Noi abbiamo sempre tenuto insieme Costituzione e legge elettorale e sappiamo che se anche il futuro parlamento sarà subalterno ai capi partito, senza una propria autonomia e funzione, torneranno anche gli attacchi alla Costituzione.

La vittoria del No il 4 dicembre non ci mette al riparo per sempre da tentativi di cambiare la Costituzione, attuando le indicazioni della finanza internazionale. Le modalità di elezione del parlamento decidono della sua effettiva capacità di rappresentare le elettrici e  gli elettori e quindi della sua capacità di rispondere ai problemi.

Ad esempio, quale parlamento esaminerà e approverà (speriamo) la carta dei diritti dei lavori della Cgil  se non un parlamento che rappresenta effettivamente i cittadini. Solo un parlamento che decide con autonomia e i cui componenti rispondono agli elettori può riequilibrare il peso delle classi dominanti e correggere gli squilibri sociali, le divaricazioni crescenti di reddito e di condizione civile (indice di Gini Nord/sud, 500.000 italiani emigrati all'estero per lavoro).

Oggi, dopo i pasticci voluti da Renzi e dal suo governo, l'Italia ha due leggi elettorali diverse per Camera e Senato, non coerenti tra loro, frutto degli interventi della Corte costituzionale sulle leggi, come se il referendum non avesse rigettato la riduzione del Senato ad un inutile orpello non eletto dai cittadini (ricordiamoci la situazione delle province). Oggi sembra dimenticato che qualcuno aveva vantato l'Italicum come la legge elettorale più bella del mondo. Legge che non è mai stata usata e che ora si riconosce dovrebbe essere cambiata salvo non avere la volontà, l'umiltà, il senso di responsabilità verso il paese necessari per farlo.

Il nostro impegno non è finito perchè la nuova legge elettorale non c'è. Anzi la legge elettorale coerente per Camera e Senato oggi è scomparsa dal video della politica e con troppa facilità si dà per scontato che non ci sono le condizioni per approvarla. Salvo vagheggiare decreti dell'ultima ora per intervenire in modo inaccettabile e antidemocratico sulle regole elettorali.

Dopo un lungo silenzio sono state bruciate in rapida successione diverse proposte: Mattarellum, Provincellum, Rosatellum, un tedesco in salsa Renzi/Berlusconi. La fretta di arrivare ad una legge elettorale è paragonabile solo alla fretta di considerare chiusa la partita. In realtà un incidente di percorso parlamentare di una presunta maggioranza dell'80 % è stata l'occasione colta al volo da Renzi per fare una nuova giravolta, probabimente perchè non reggeva la crescente critica di una parte rilevante del Pd e dei poteri che ancora lo sostengono, così il pendolo dal proporzionale è tornato ad un'ispirazione maggioritaria.

Non ci stiamo. Chiediamo con tutta la forza di cui siamo capaci una nuova legge elettorale che segni una netta discontinuità con le leggi di questi anni. L'Italia ha diritto ad una nuova legge elettorale che chiuda definitivamente il periodo del porcellum e dell'italicum, e vogliamo urlare ancora una volta che una lunga cura di maggioritario non ha neppure garantito la governabilità promessa.

E' chiarissimo che la vittoria di Macron in Francia, che con il 32 % dei voti ha ottenuto una larga maggioranza all'assemblea nazionale, ha riaperto le danze. Per “fare come Macron” occorre cambiare in profondità Costituzione, legge elettorale, sistema istituzionale, esattamente come è avvenuto in Francia con la costituzione gollista che non è esattamente il nostro modello preferito. Dispiace che un giudice costituzionale, che dovrebbe sempre mantenere un riserbo e “parlare” con le sentenze, per di più esponente politico di lungo corso, come Amato affermi che il sistema elettorale francese è compatibile con la Costituzione. D'Alimonte non ha perso tempo a seguirne l'esempio, anche se con maggiore prudenza sulla coerenza costituzionale del sistema. Non sono esattamente due velleitari ma rappresentano una posizione culturale, politica e istituzionale che vuole portare l'Italia esattamente là dove J.P. Morgan voleva.

La sostanza di questa operazione politica è una legge elettorale che trasformi con qualche trucco contabile una minoranza di elettori in una maggioranza parlamentare. In modo da ottenere una maggioranza parlamentare tale da tentare di nuovo di fare approvare le modifiche del sistema istituzionale, a partire dalla Costituzione.

La legge elettorale è centrale, dalla sua qualità dipenderà largamente il futuro del paese ed è proprio da qui che sicerca di rilanciare un disegno autoritario e accentratore. Abbiamo già toccato con mano grandi difficoltà nella raccolta delle firme per arrivare ai due referndum abrogativi e questo è la conferma che la legge elettorale non gode della stessa attenzione della Costituzione, viene troppo sottovalutata. L'attenzione sulla legge elettorale è minore ed è più complesso comprenderne i meccanismi. Per fortuna l'iniziativa degli avvocati guidati da Besostri è riuscita a portare davanti alla Corte l'Italicum, ottenendo un risultato seppure parziale e aprendo una grossa falla nel disegno renziano.

La proposta che rilanciamo oggi è che la legge elettorale abbia due punti fermi: una forte iniezione di proporzionale e la possibilità per i cittadini di scegliere tutti i loro rappresentanti in parlamento. Sono i punti centrali della nostra petizione, sottovalutata da una parte di noi stessi.

Proponiamo di fare a settembre una nostra iniziativa del peso e del valore di quella dell'11 gennaio 2016 con al centro la legge elettorale per lanciare un forte allarme nel paese e chiedere con forza una nuova e organica legge elettorale.

Votare con i risultati delle sentenze della Corte sarebbe un fallimento di questo parlamento, senza appello, con gravi conseguenze sulla centralità costituzionale del parlamento. Dispiace che anche dal fronte referendario siano venute proposte che in sostanza legittimavano quanto resta dell'Italicum chiedendo di trasferirlo anche al Senato, per la sola ragione di votare prima possibile. Non abbiamo condiviso questa posizione.

Dalla nostra iniziativa nazionale dovrebbe partire una campagna nei territori di martellamento sulla legge elettorale, inseguendo i parlamentari, i rappresentanti dei partiti per rivendicare da loro un atto di coraggio e di autonomia. La legge elettorale non è un affare privato della maggioranza e dei suoi traffici con la destra, delle posizioni ondivaghe di altri: riguarda il nostro paese, tutti noi.

Dobbiamo tentare di fare saltare questo disegno, cercando alleanze anzitutto nella società, nel mondo del lavoro, nell'associazionismo, nella cultura, nelle professioni, all'insegna della richiesta di fondo: chi pensate approverà le misure che vi stanno a cuore, un altro parlamento di nominati ? Un parlamento di nominati approverà la carta dei diritti dei lavori ? manterrà gli impegni sul clima e bloccherà le trivellazioni, concesse da un Ministro che è la classica faina messa a guardia del pollaio ? cambierà l'orrida legge chiamata - per massima beffa - buona scuola ? bloccherà gli accordi transatlantici come il Ceta (99 agenti nocivi ammessi in un colpo solo) e ancora peggio il Ttip ? ripristinerà il testo precedente dell'articolo 81 della Costituzione e metterà il veto sul fiscal compact, riaprendo la discussione sui trattati europei ? Chi adotterà le misure necessarie per una ripresa economica con al centro l'occupazione e l'attuazione dei diritti sociali e individuali previsti dalla Costituzione ?

Tutti debbono assumersi le loro responsabilità e noi faremo di tutto per rimettere in moto il clima necessario per approvare una nuova legge elettorale, in tempo per le prossime elezioni politiche, perchè sappiamo che da questo dipende il nostro futuro.

Può essere che non ci si riesca, le forze contrarie ad una legge elettorale che consenta di eleggere un parlamento rappresentativo sono potenti e premono per una svolta accentratrice e maggioritaria. Questo dovrebbe mettere in allarme tutte le forze democratiche e di sinistra che con noi hanno fatto la campagna per il No, che dovrebbero mettere al centro un obiettivo unitario, superando la dispersione attuale.

Abbiamo visto che quando è comparsa la soglia del 5 %, si sono immediatamente sviluppate delle dinamiche nuove, ma non si può dipendere solo dalla legge elettorale e dalle manovre che può portare con sè. I processi debbono essere messi in moto in quanto tali e semmai accelerati dalle situazioni concrete, altrimenti di fronte ad una sfida improvvisa il rischio di non farcela è concreto.

Per questo abbiamo ritenuto utile mettere in campo una pdl di iniziativa popolare, insieme ai radicali italiani, che avevamo constatato - durante la campagna referendaria - essere d'accordo sull'urgenza di cambiare le modalità di raccolta delle firme. Non è un intervento a futura memoria ma un intervento diretto nel sistema elettorale e referendario. Abbiamo aggiunto l'esigenza di un voto all'estero veramente segreto e personale, e riteniamo utile estendere nei comuni l'uso di strumenti di democrazia diretta come i referendum e il bilancio partecipato.

I contenuti di questa pdl possono essere recepiti utilmente nella sede parlamentare, tanto più in vista della discussione sulla legge elettorale.

Colgo l'occasione per proporvi un pieno sostegno alla pdl sull'immigrazione, comprendente finalmente il superamento della Bossi/Fini, che ha come ispiratori Bonino e don Colmegna e che ha l'appoggio di Arci, Acli e tante altre associazioni. Iniziativa che può essere quanto mai utile di fronte alle difficoltà nell'approvazione dello jus soli.

Da questa assemblea deve partire un messaggio chiaro, useremo tutta l'influenza acquisita durante la campagna referendaria per pretendere che venga approvata una nuova legge elettorale e che vengano accolti i principi che ho ricordato.

Acompagneremo l'iniziativa per una nuova legge elettorale con proposte che riguardano la governabilità che è un terreno diverso dalla legge elettorale.

Alessandro Pace sta lavorando, per esempio, ad una proposta sulla sfiducia costruttiva. Cosi' è importante avanzare una proposta sulla regolazione della vita democratica dei partiti, che oggi troppo spesso dipendono da una persona, anche nella forma delle primarie aperte a tutti che negano il ruolo degli iscritti nelle scelte, oppure risolvono davanti al giudice contenziosi della loro vita interna. La proposta di attuare la Costituzione dovrebbe legare la regolazione democratica della vita interna, comprese le garanzie per gli iscritti, alla possibilità di ricevere sotto qualunque forma contributi pubblici, compreso quello fiscale.

Non possiamo che essere contenti che il No si faccia sentire ed entri nella discussione politica. Non si tratta di erigere nuove barriere ideologiche, ma è certo che per noi il No era giusto e il Si sbagliato, l'errore è ammesso, gli ostracismi sono sbagliati, ma ora occorre che si parta dal No, assumendone i risultati e il significato come un punto chiaro e forte di ogni discorso politico. Non abbiamo mai pensato di avere fatto tutto da soli anche se siamo consapevoli di avere fatto molto, grazie al sostegno di massa alla nostra battaglia, confermato dal bilancio 2016 approvato il 13 giugno che registra 375.000 euro di entrate dirette, che arrivano probabilmente a oltre 400.000 con la stampa di materiale fatta da altri e assunzione personale da parte di tanti delle spese vper la campagna referendaria. Non abbiamo avuto il contributo pubblico ma abbiamo avuto il sostegno di decine di migliaia di persone, probabilmente ci abbiamo guadagnato in impegno e forza reale.

Aggiungo che molti tra noi sono personalmente attenti, perfino partecipi ai tentativi di fare ripartire unitariamente la sinistra, ma il nostro ruolo deve essere diverso. Come ha detto bene Bonsanti tempo fa, dopo altre campagne referendarie ognuno è tornato ai suoi impegni, questa volta non dobbiamo fare lo stesso errore e possiamo provarci perchè la richiesta di rimanere in campo è stata ampia, corale, forse anche per l'entusiasmo del risultato. Comunque sia abbiamo deciso di restare in campo e di avviare una trasformazione associativa e organizzativa per adeguarci alla nuova situazione.

Se vogliamo proseguire il nostro percorso dobbiamo scegliere con nettezza, senza equivoci. Noi siamo un movimento di persone e di associazioni, che comunque partecipano sempre attraverso persone, che riuscirà a vivere se dimostrerà che le simpatie di una parte di noi per quanto importante non mettono in discussione la nostra autonomia di iniziativa in quanto cittadini, che non hanno però intenzione di presentare liste alle elezioni o di consentire l'uso dei nostri simboli, come qualcuno purtroppo sta facendo senza essere autorizzato a farlo. Non presenteremo candidature e anzi a garanzia di questo posso affermare con sicurezza che Pace, Villone, Grandi, Gallo non intendono candidarsi, neppure per aiutare le forze amiche.

E' una garanzia di continuità.

Altri hanno il diritto di impegnarsi nella costruzione di percorsi politici, forse di candidarsi. Hanno la nostra simpatia e la nostra stima, ci auguriamo che riescano, ma non ci impegneremo formalmente come Cdc nella loro impresa, anche se ci auguriamo riesca al meglio.

Solo se resteremo autonomi potremo continuare a mantenere rapporti di credibilità con tutto l'arco delle forze in campo e potremo di volta in volta senza preoccupazioni convergere su singole iniziative o criticare posizioni che non condividiamo come abbiamo fatto con i 5 Stelle sull'Italicum. In futuro potranno esserci convergenze su obiettivi comuni proprio perchè partiamo da una autonomia di fondo. Chi è autonomo non ha timore di convergere su obiettivi.

Altri hanno fatto scelte diverse dalle nostre, i comitati che presiedeva Guido Calvi, con i quali abbiamo collaborato,  hanno ritenuto di doversi costituire in promotori di art 1 Mdp. Scelta legittima ma non è la nostra.

Tutti noi dobbiamo agire con consapevolezza, senza improbabili veti e senza subalternità a legittime iniziative, perfino quando speriamo che riescano. Noi non diventeremo il comitato elettorale di qualcuno, ma non siamo indifferenti all'impegno politico che parte dal No e se poi la sinistra ne saprà beneficiare sarà un vantaggio per tutti. Il risultato del 4 dicembre è di tutti.

Ci sono molte iniziative associative, tanti pensano che dopo il 4 dicembre si possa costruire qualcosa di utile. A volte le iniziative si sovrappongono e possono sembrare in concorrenza tra loro. Le iniziative sono un diritto e la vittoria del 4 dicembre non è patrimonio di qualcuno, ma va ricordato che il criterio di fondo che ci ha permesso di essere forti e di vincere è stata la disponibilità a collaborare e a convergere su obiettivi comuni, la frantumazione non aiuta nessuno e potrebbe disperdere un grande patrimonio di credibilità.

Parliamo di noi.

Oggi dobbiamo decidere insieme se siamo d'accordo sulle scelte di fondo. Non con il voto perchè nessuno può pensare di imporre ad altri ma con l'ascolto reciproco, la convergenza e il consenso.

Nell'autunno del 2014 iniziò a coagularsi un nucleo di persone e di associazioni che stanche di convegni ripetitivi nei quali criticare i tentativi in corso di deformazione della Costituzione in rapporto organico con la legge elettorale (Italicum) poi approvata decisero di tentare la formazione di una sede collettiva di inziativa. All'inizio si tentò presso l'Anpi che per tutti noi è un riferimento importante. Non fu possibile procedere e nel febbraio 2015 fu costituito il Cdc, come insieme delle energie intellettuali, personali e associative che volevano arrivare a costituire un nucleo di iniziativa su Costituzione e legge elettorale. Abbiamo pensato anche alla possibilità di riconoscerci in Salviamo la Costituzione di cui è presidente Pace, ma all'interno di essa non c'era la convergenza necessaria, per una presenza - ad esempio - del Pd che era favorevole alle proposte di Renzi. Per questo il Cdc è diventato il soggetto collettivo che ha realizzato l'obiettivo e in seguito ha dato vita ai due Comitati referendari, per il No nel referendum costituzionale e contro l'Italicum, con l'obiettivo di arrivare ai referendum, ma senza trascurare la via del ricorso alla Corte costitzionale sull'Italicum reso possibile dall'approvazione della legge.

Le due associazioni hanno gestito da quel momento tutta l'iniziativa referendaria e questo ha consentito di allargare il campo delle energie coinvolte. Quando l'11 gennaio 2016 ci siamo presentati ufficialmente nell'iniziativa alla Camera dei deputati, non solo non c'era alcuna altra iniziativa in campo, ma la campagna mediatica indotta dal governo dava il No al 20 %.

Ci sono battaglie che vanno fatte perchè sono giuste e necessarie, non perchè si è certi di vincerle. Se poi capita di vincerle non si può che esserne contenti.

Eppure quell'iniziativa, un vero e proprio atto fondativo della nostra iniziativa referendaria, è stata la sede non solo per l'adesione dell'Anpi, che ci ha anche aiutato concretamente nella fase iniziale, ma anche coinvolgendo importanti settori del sindacato e di associazioni come l'Arci.

Il valore delle persone, costituzionalisti anzitutto, che hanno parlato l'11 gennaio e di quelli che hanno aderito in seguito ha permesso al nostro Comitato per il No di avere una indubbia egemonia. Tanto è vero che all'inizio anche la destra chiese die entrare ma noi facemmo presente che era preferibile che ciascuno facesse riferimento al proprio mondo e che il nostro obiettivo era di far capire nell'area che era stata il centrosinistra (nessun riferimento all'attualità) che si poteva essere per il No perchè quella controriforma costituzionale e quella legge elettorale erano una svolta inaccettabile voluta da Renzi e come tale andava respinta senza se e senza ma ed era inaccettabile il ricatto: se voti contro stai con la destra o i 5 Stelle e infatti questo ricatto è stato respinto grazie anzitutto alla nostra iniziativa. Noi abbiamo contribuito a realizzare questo risultato: si poteva e doveva essere contro quella scelta senza essere subalterni alla destra e ai 5 stelle e questo diciamolo con chiarezza lo dobbiamo alle tante personalità che ci hanno aiutato a essere credibili con la forza del loro prestigio culturale.

Colgo l'occasione per ringraziare in questa sede le tante personalità che ci hanno permesso di costruire un “grumo” di persone diverse, molto diverse tra loro (termine ingraiano che mi sembra appropriato) con disinteresse personale, passione e competenza, di affermarci come soggetto referendario. So bene che ci sono stati tanti altri contributi importanti, ed è stato un piccolo miracolo che persone con storie e collocazioni così diverse restassero unite per raggiungere un risultato che poi è effettivamente arrivato con la vittoria del No.

Questa nostra novità non è mai piaciuta ai media, Molto più facile dipingere un quadro di schiacciamento sulle posizioni politiche che cercare di comprendere la novità. L'idea che potesse esserci un insieme di cittadini che era in campo senza fini personali e solo per gli obiettivi dichiarati una parte dei giornalisti non riusciva proprio a capirla e altri non avevano interesse a capirlo perchè speravano malignamente che i cittadini spaventati dall'idea di avere a fianco posizioni scomode, in particolare di destra, finissero con il votare comunque per le modifiche renziane. Questo disegno non è riuscito. Noi abbiamo incrociato un sentimento profondo dei cittadini che non si è fatto ingannare dagli opinionisti interessati e il lavoro sui social è stato prezioso per spiegare e mobilitare a livello di massa.

Se da questo deriverà un nuovo assetto non solo della sinistra ma del governo del paese non potremo che esserne lieti, purtroppo la scelta del Pd di riconsegnare a Renzi la leadership impedisce alcune possibilità. Il Pd farebbe bene a fare i conti con la coincidenza dei destini personali di Renzi con quelli del partito che non a caso lo condanna ad un'accordo con la destre come dimostrano le vicende di questi giorni con uno scambio di reciproci favori inaccettabile, oppure a perdere le elezioni. Finchè la situazione resterà questa c'è poco da rifarsi al centro sinistra.

Comunque sia per noi ci sono tutte le ragioni per rimanere in campo svolgendo un ruolo diverso e autonomo da iniziative politiche. Anna Falcone e Tomaso Montanari, che stimiamo, si sono impegnati in un percorso a cui guardiamo con simpatia e affetto ma è un percorso diverso dal nostro e la distinzione dei ruoli deve essere chiara.

Per questo nell'appunto che avete avuto, scritto prima delle ultime iniziative, abbiamo scritto con chiarezza che ci sono autonomie da rispettare e incompatibilità di ruoli inevitabili.

Perchè abbiamo inviato un appunto e non uno statuto approvato o da approvare ? Perchè ha prevalso l'opinione di Beschi, punto essenziale di ascolto dei comitati territoriali per tutti noi, che dovevamo arrivare a questa assemblea aperti con un orientamento preciso ma anche con la disponibilità a recepire altri punti di vista. La proposta contenuta nell'appunto è tutto sommato semplice. Il Cdc originario non ha mai avuto statuto ed organi, solo una mailing list interna e un sito, il resto è sempre stato gestito da Domenico e da me sulla base del consenso.

La formalizzazione dei due Comitati referendari e delle rispettive associazioni come previsto dalla legge ci ha obbligato dall'inizio del 2016 ad avere strutture: presidenti, presidenze, direttivi e questo ha reso più definito il nostro funzionamento.

Non è mai cambiato lo spirito del funzionamento, praticando il confronto tra punti di vista diversi, cercando il consenso più ampio nelle scelte essenziali.

Un carissimo amico, indiscusso e prestigioso presidente di un'importante e cara associazione che è stata al nostro fianco, ci ha spesso rimproverato un metodo di lavoro troppo assembleare, può darsi avesse ragione ma noi siamo nati così e possiamo continuare così.

A questo punto proseguire con le due associazioni distinte non ha senso. Dobbiamo unificare le due associazioni e proponiamo di farlo per fusione. Una parte delle persone che hanno partecipato alla promozione delle due associazioni all'inizio del 2016 ci ha già detto che non intende proseguire oltre. Ne consegue che il nuovo direttivo non sarà la somma numerica dei due precedenti, sarà più ristretto. Nel frattempo sono sorti i Comitati territoriali che hanno aderito alla campagna referendaria e che da un certo momento in avanti hanno eletto due rappresentanti nei direttivi a livello regionale, nel rispetto della differenza di genere. Rappresentanti che hanno integrato a tutti gli effetti la riunione congiunta dei due direttivi. E' stata una scelta doverosa ed utile che va confermata.

La nuova associazione che proponiamo si chiami, recuperando il nome iniziale, Cdc, con i due simboli ormai noti nel logo, sarà quindi la sintesi del punto di partenza e di quanto è emerso successivamente. Il direttivo sarà la somma della fusione e dei rappresentanti dei comitati territoriali e sarà questo il direttivo che potrà con una maggioranza solida dei 2/3, che garantisce tutti da strappi, ad adattare in futuro lo statuto per gli aspetti che non possiamo prevedere ora. Del resto lo abbiamo già fatto con l'allargamento dei direttivi ai territori.

Un coordinamento non è un'associazione di iscritti o almeno non è solo questo, semmai è un'organizzazione aperta, a rete.

Non c'è alcuna forma di centralismo, se siamo d'accordo lavoriamo insieme. L'associazione nazionale (Cdc) non è sovraordinata, non ha poteri di alcun tipo sui Comitati se non vietare l'uso improprio del nome e del logo nazionali. Quando c'è accordo si lavora insieme. Del resto non c'è voto che possa imporre scelte ad altri, né verso i Comitati, né verso il Cdc. La libertà di scelta è costitutiva del nostro essere ed è la garanzia che dobbiamo offrire alle personalità che collaborano con noi.

Esempio: iniziativa sull'articolo 81.

Il Comitato di Roma ha proposto di promuovere una pdl popolare per togliere il vincolo imposto all'epoca del governo Monti. C'è accordo di massima tra noi, c'è stata una riunione di lavoro il 20 che ha raggiunto un'intesa positiva sul testo, a settembre partirà il lavoro con l'intenzione di affiancare questa iniziativa con il nostro sostegno alla pdl popolare sulla scuola promossa dalla Lip e con quella sul voto all'estero, raccolta firme per referendum, elezioni, ecc.

Penso che sarebbe utile prendere contatto con i promotori della pdl sull'immigrazione per verificare se i tempi possono coincidere, almeno in parte. L'iniziativa su questi obiettivi darebbe certamente forza a tutta la nostra iniziativa.

Il Cdc in origine era formato da persone e associazioni, ora sarà formato anche dai rappresentanti dei Comitati.

Per realizzare questo risultato dobbiamo avere piena consapevolezza che dobbiamo fare coesistere realtà, orientamenti culturali e politici molto diversi tra loro. Non è un male, anzi è una ricchezza, sapendo che qualunque forzatura può aprire una crisi di fiducia con settori delle competenze che sono il nostro punto di forza. Non dobbiamo perdere contributi preziosissimi, anzi il “grumo” deve rafforzarsi, diventare più ampio e coeso.

Nell'appunto c'è la proposta della costituzione di un comitato scientifico, che per noi può essere molto importante e per il quale pensiamo alla presidenza di Alessandro Pace che ha chiesto di non proseguire in funzioni simili a quella attuale.

L'assemblea nazionale resta nelle nostre intenzioni la sede che periodicamente affronta le scelte strategiche dell'associazione. Con il metodo fondamentale del consenso e della ricerca unitaria.

Dall'appunto che avete avuto  la feconda penna di Pietro Adami può ricavare lo statuto con rapidità, per questo abbiamo deciso di andare dal notaio solo dopo questa asemblea nazionale.

Da un incontro con Il Fatto è emersa una suggestione che può avere un grande valore. Se leggete Il Fatto vedete che proprio in questi giorni sta facendo una campagna per i corsi di giornalismo rivolti a giovani e tanti altri. La suggestione è che Il Fatto sviluppi in rapporto con noi un programma di attività formative, con un modulo simile a quello sperimentato sul giornalismo, rivolto a giovani, cittadini su materie nelle quali possiamo avvalerci di competenze importanti. Potrebbero esserci alcuni campi come: Costituzione, sistemi politico/istituzionali e leggi elettorali, in un confronto non solo europeo, forme di partecipazione diretta.

Mi sembra una suggestione da raccogliere e se possibile realizzare.

Cos' dobbiamo fare un incontro con Il Manifesto, non solo per ringraziarlo per la rubrica settimanale fin qui concessa a noi e per gli articoli frequenti di Villone ma per rinverdire una sintonia e un rapporto di collaborazione.

Dovremo aggiornare il sito e l'attuale strumentazione, molto povera. Non abbiamo una sede, siamo in cerca di sale che non costano, lavoriamo riducendo al minimo le spese, se vogliamo rilanciare l'iniziativa dovremo per forza di cose rivolgerci a quanti ci hanno sostenuto. Ci sono osservazioni sui contributi finanziari al Cdc indicati nella bozza, vediamo quali correzioni fare, tenendo conto che il Coordinamento non è un'associazione di iscritti, scelta che troverebbe un disaccordo al nostro interno, ma un insieme di soggetti diversi che possono fare un buon lavoro anche con forme organizzative non tradizionali.

Dobbiamo necessariamente decidere su noi stessi, sottolineo tuttavia di nuovo che per noi i compiti non sono finiti. Solo una legge elettorale degna di questo nome può concludere la fase aperta con la vittoria del No il 4 dicembre 2016 e solo a quel punto potremo pienamente dedicarci alla piena attuazione dei principi costituzionali.

La Costituzione non è riducibile ad un programma politico di una parte, ma il programma politico di un soggetto collettivo può indicare le scelte che ritiene migliori per attuare la Costituzione e su quelle può e deve svilppare il suo impegno.