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I gialloverdi modificano la Costituzione e si apprestano a varare una nuova legge elettorale.
.:: Alfiero Grandi Pubblicato in data:  16/05/2019  11:54:53, in Politica, letto 524 volte

I gialloverdi modificano la Costituzione e si apprestano a varare una nuova legge elettorale. Ma l’ultima parola spetta agli elettori. Prepariamoci al referendum

La maggioranza della stampa e dei media ha parlato 3 settimane del caso Siri e delle liti vere o presunte nel governo, mentre ha praticamente ignorato che è stata votata dalla Camera un’importante modifica della Costituzione, per fortuna non ancora definitiva. Anche i parlamentari hanno dato pessima prova di sé con assenze incomprensibili, voti scontati, poca voglia di combattere una battaglia importante, sia dalla maggioranza che dall’opposizione. Uno spettacolo desolante, per questo le persone che hanno consapevolezza di questo momento triste per la democrazia italiana debbono reagire denunciando questo spettacolo inaccettabile.

La Camera il 9 maggio ha approvato il testo di legge costituzionale che contiene la riduzione dei deputati e dei senatori del 30%. Il testo, già approvato dal Senato, dovrà ora essere riapprovato nello stesso testo, come prevede l’art 138, trascorsi almeno tre mesi dai due rami del parlamento. Inoltre lunedì 13 la Camera probabilmente approverà anche la nuova legge elettorale, che richiede una sola lettura per entrare in vigore e che adeguerà i collegi e il resto delle norme elettorali a questi cambiamenti della Costituzione, quando diventeranno efficaci.

E’ la seconda volta che le camere approvano la legge elettorale prima di avere la certezza che la Costituzione verrà effettivamente modificata. Questo peccato di orgoglio è costato caro al governo Renzi, che aveva fatto approvare una nuova legge elettorale (Italicum) in vista della corposa modifica della Costituzione che il suo governo aveva approvato e che dava per scontato sarebbe stata confermata dal voto popolare. La sorpresa (amara per Renzi e c.) fu che il referendum costituzionale che si svolse il 4 dicembre 2016 bocciò clamorosamente la deformazione della Costituzione proposta.

Va ricordato che il governo Renzi era talmente sicuro di vincere il referendum che ha fatto di tutto per arrivarci, convinto di avere un plebiscito a favore, fino a farlo promuovere dagli stessi parlamentari della maggioranza. Di norma dovrebbe essere la minoranza parlamentare che chiede di arrivare al referendum, essendo stata sconfitta nelle aule del Senato e della Camera, invece abbiamo assistito all’iniziativa anomala che il referendum lo chiedeva anche la maggioranza. Stranezze del periodo.

L’attuale maggioranza sta imitando il  governo Renzi

L’attuale maggioranza parlamentare giallo verde sta imitando, più di quanto non voglia ammettere, il governo Renzi e vuole ad ogni costo fare approvare la legge elettorale prima della definitiva approvazione della modifica costituzionale che riduce il numero dei parlamentari. Poteva tranquillamente aspettare di avere la certezza della conclusione del percorso.

Il messaggio che viene dalla scelta di anticipare l’approvazione della legge elettorale sulle modifiche della Costituzione è molto chiaro: la legge non cambierà nei successivi passaggi parlamentari, rovesciando il percorso logico e costituzionale. Se la riforma costituzionale dovesse essere bocciata il parlamento avrà approvato un’altra legge inutile.

In altre parole, dalla maggioranza viene un messaggio di totale chiusura al confronto, diversamente da quanto è avvenuto sul cosiddetto referendum propositivo, ora all’esame del Senato. In altre parole la legge costituzionale che riduce il numero dei parlamentari nei prossimi passaggi potrà essere solo approvata o respinta.

La legge elettorale, la cui approvazione definitiva è in calendario alla Camera per lunedi 13 maggio, è un riproporzionamento del rosatellum in vigore. In altre parole rende permanente l’attuale legge elettorale che ha il difetto principale di impedire agli elettori di scegliere i loro rappresentanti.

In pratica la legge elettorale con cui abbiamo votato il 4 marzo 2018 permette solo di scegliere il partito, così nel collegio uninominale viene eletto il parlamentare indicato che a sua volta porta con sé l’elezione dei candidati nel proporzionale in ordine di presentazione fino a concorrenza dei posti conquistati dalla lista.

La legge elettorale, che probabilmente verrà approvata lunedi 13, riduce il numero dei collegi. Come conseguenza in media alla Camera vi saranno collegi di 400.000 abitanti, al Senato di 800.000, con punte più  alte in alcune regioni, mentre sono state fatte concessioni ad altre regioni con soglie molto più basse.

La soglia reale di accesso all’elezione in alcuni casi può arrivare al 20 %, in ogni caso i piccoli partiti verranno spazzati via, nemmeno la Lega e il M5 Stelle delle origini avrebbero oggi la possibilità di accedere al parlamento. In pratica la combinazione della riduzione dei parlamentari e della legge elettorale porterà a ridurre drasticamente i partiti rappresentati in parlamento e soprattutto a favorire quelli che ci sono già, scoraggiando nuovi ingressi.

Perchè questa smania di cambiare la Costituzione ? Unica vera motivazione è ridurre i costi del parlamento. Portando il ragionamento all’eccesso se il parlamento venisse chiuso come avvenne durante il fascismo non costerebbe nulla. Ma la democrazia ne risentirebbe pesantemente, visto che per riavere il parlamento in Italia c’è voluta la caduta del fascismo, avvenuta con la vittoria della Resistenza e degli alleati.

In realtà la scelta di ridurre i parlamentari aggrava la crisi attuale del parlamento, creata anzitutto da un ruolo prevalente del governo e largamente al di fuori della previsione della Costituzione, che gli attribuisce un ruolo centrale nel nostro sistema istituzionale di democrazia rappresentativa.

Proseguono le iniziative per deprimere il ruolo del Parlamento

Da un paio di decenni è iniziata un’azione per deprimere il ruolo del parlamento ed esaltare quello del governo. Anche questa maggioranza opera in continuità con quelle precedenti e non solo governa con decreti legge, voti di fiducia a ripetizione, uso improprio dei regolamenti parlamentari, ma è arrivata a fare approvare a scatola chiusa la legge di bilancio – che deputati e senatori non hanno potuto leggere, né tanto meno modificare. Del resto l’accentramento è andato molto oltre. Oggi il Presidente del Consiglio e due vice Presidenti sono di fatto la cupola che decide tutto per il governo e il governo impone a cascata le sua scelte al parlamento.

La riduzione dei parlamentari viene decisa in questo quadro di mortificazione del parlamento e porterà ad allontanare ancora di più rappresentanti e rappresentati. Le riduzioni non sono tutte uguali. Si può discutere di un nuovo progetto istituzionale con meno parlamentari purché abbia un senso, ad esempio non riduca la rappresentanza del territorio. Ho citato più volte Rodotà e la sua antica proposta di riduzione, che era tutt’altra cosa perché puntava a ridare centralità al parlamento e rimetteva il governo al suo posto di esecutivo, di attuatore.

Non va dimenticato che autorevoli esponenti della maggioranza hanno parlato senza mezzi termini di superamento del parlamento, altri hanno siglato patti per il presidenzialismo, mentre centri di potere internazionali spingono da anni per cambiare la Costituzione.

Per questo occorre pretendere dal parlamento che non approvi queste norme, in seconda lettura, con i 2/3 dei voti perché questo renderebbe impossibile il referendum costituzionale, cioè gli elettori non potrebbero pronunciarsi.

L’ultima parola deve essere degli elettori e conviene prepararsi al referendum costituzionale. La paura di affrontare una prova difficile non è all’altezza della sfida di chi punta a cambiare la Costituzione. Troppo alta la posta in gioco e la partita va affrontata in ogni caso, ricordo che il Ministro Fraccaro ha fatto di tutto per evitare il referendum costituzionale, evidentemente tanto tranquillo non è, perché sa per esperienza che anche contro la deformazione costituzionale di Renzi il No era dato al 20%, poi sappiamo come è finita.

Alfiero Grandi