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Intervento di Alfiero Grandi al seminario sul Lazio della Sogin sul deposito delle scorie a Pescia Romana e nella Tuscia
.:: Alfiero Grandi Pubblicato in data:  09/11/2021  16:42:33, in Niucleare, letto 378 volte
Intervento 9/11/21
On. Alfiero Grandi in rappresentanza del Presidente della Cooperativa agricola il Chiarone di Pescia Romana

Ragioni del No al deposito delle scorie nucleari a Pescia Romana e in generale nella Tuscia.
Il territorio di Pescia Romana è stato reso coltivabile e abitabile dagli interventi di bonifica. Bonifica che per definizione avviene in un territorio invaso dalle acque, per farle defluire verso il mare. Ultimo intervento 10 anni fa. Il deflusso va continuamente monitorato per evitare allagamenti. In zone limitrofe ci sono stati disastrosi allagamenti: Albinia, foce del Fiora.
Sogin ha escluso le aree dei vecchi insediamenti nucleari perché prossimi a fiumi o al mare. Perché questa area dovrebbe essere idonea ?
Le acque utilizzate per usi civili e agricoltura debbono già essere protette da arsenico, endemico, da nitriti e nitrati.
Montalto futura ha dimostrato che Montalto e la Tuscia sono già soggette ad ingiurie severe per la salute della popolazione.
La bonifica ha consentito nel tempo, con investimenti e grandi sacrifici, una importante attività agricola, pilastro dell’economia della zona.
La diffusione della notizia del possibile deposito delle scorie nell’area è bastata per allarmare i mercati di sbocco delle pregiate produzioni specializzate (meloni, angurie, pomodori da conserva, asparagi, cereali, olio, verdure di stagione, carne, ovini, prodotti caseari) anticipando le difficoltà future per la vendita dei prodotti.
Il risanamento del territorio ha reso possibili insediamenti turistici importanti sul mare (Costa Selvaggia, Ansedonia), agriturismi, campeggi, locali in affitto. Il turismo è il secondo pilastro dell’economia locale.
Alle popolazioni insediate, che hanno recuperato il territorio, oggi non può essere proposto il processo contrario, con impoverimento ed abbandono.
Il deposito creerebbe problemi alle persone e all’ambiente. Non come è stato detto - a sproposito - ricchezza e benessere.
Il deposito delle scorie avrebbe un rilascio di radioattività che si sommerebbe a quella di fondo legata alla particolare morfologia del territorio.
Preoccupano le possibilità di incidente, malfunzionamento, errori umani.
Il ciclo del nucleare, compreso lo smaltimento delle scorie, rappresenta un pericolo per le popolazioni e l’ambiente in caso di incidente.
Costruire un deposito è un problema difficile da risolvere. Il presidente Obama nel 2012 ha riconosciuto che la costruzione di un deposito di scorie nelle Yucca Mountains veniva abbandonata perché le condizioni ambientali impedivano di proseguire.
Gli incidenti si verificano per ragioni diverse. Errori di progettazione, per risparmiare (Fukushima), errori costruttivi, errori umani (Chernobyl), incidenti esterni: dai terremoti come nel 1971 a Tuscania, agli attacchi terroristici. ai velivoli che potrebbero precipitare.
Il WWF ha criticato il progetto per l’assenza di misure adeguate di svuotamento in caso di allagamenti per pioggia; con il cambiamento climatico non è eventualità remota.
La sicurezza di un impianto va garantita dagli errori e dagli incidenti. Preoccupa che ci sia una sottovalutazione della sicurezza da garantire.
Il deposito nell’area impatterebbe con parchi di varia origine, con siti archeologici, con condizioni naturali, con animali e vegetazione. Numerose memorie di associazioni ambientaliste hanno messo in luce che la distanza del deposito dai parchi esistenti che dovrebbero essere protetti (promossi da Enti locali, Regioni, Stato) è inaccettabile.
Per di più Enel vuole ora rimettere in funzione a gas la Centrale di Montalto che dista 4/5 km. Centrale più deposito delle scorie è un connubio inaccettabile.  
La viabilità subirebbe vincoli, distorsioni, blocchi per decenni per il transito delle scorie in arterie di grande traffico. Senza dimenticare i pericoli di incidenti e l’esposizione ad attentati.
Lo smaltimento delle scorie deve essere inquadrato nella decisione che l’Italia ha chiuso con il nucleare definitivamente nel 1987 e lo ha confermato nel 2011, con la vittoria del No nei referendum popolari.
Le scorie sono l’eredità negativa del passato nucleare.
Greenpeace ha proposto un’alternativa per smaltire le scorie che a torto è stata esclusa a priori.
E’ inaccettabile insediare le scorie a radioattività medio bassa insieme a quelle a lungo decadimento.
La Francia ha distinto il deposito dell’Aube, 1 milione di M3 per le scorie a medio-bassa, da quello geologico a 500 metri di profondità per le scorie a lunghissmo decadimento e ne  ha garantito la reversibilità.
L’Unione europea ha chiesto all’Italia di individuare il deposito delle scorie più pericolose, che torneranno in Italia entro il 2025. La proposta Sogin con il deposito provvisorio non risolve il problema.
Le scorie più pericolose richiedono un vero impianto che dovrà garantire le condizioni di accompagnamento delle scorie verso il decadimento. Il loro spostamento raddoppierà costi e pericoli di un deposito che dovrà essere svuotato e riposizionato in una altra area.
Per questo il rischio concreto è che il provvisorio diventi definitivo, perché Sogin non chiarisce dove finiranno le scorie a lungo decadimento. Definire questo deposito “provvisorio” è solo un modo per fare passare quello che altrimenti sarebbe contro tutte le indicazioni internazionali.
Le misure di sicurezza per le scorie pericolose sono più restrittive di quelle per le altre scorie.
Il deposito dovrebbe durare 300 anni, più altri 50 per le scorie prodotte ulteriormente, senza contare che tra costruzione, entrata in funzione ed effettivo decommissioning delle centrali dismesse passeranno decenni. Quindi almeno 400 anni.
Sia il deposito permanente che quello “provvisorio” dureranno un tempo tale che i paragoni storici sono impressionanti, da 400 a migliaia di anni.
Un azzardo nei secoli. Un pessimo regalo alle future generazioni.
Dobbiamo fare il possibile per non mentire ai futuri cittadini, consapevoli che garantire salute e sicurezza è un compito difficile, forse impossibile.
Se il deposito delle scorie a lungo decadimento resterà insieme a quelle a medio/ breve ci sarà materia per ricorrere alla magistratura e per abrogare le decisioni.
Per queste ragioni il deposito delle scorie nucleari non può e non deve essere collocato a Pescia Romana e nella Tuscia.