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Congresso DS: Non è il momento per il Partito democratico
.:: Alfiero Grandi Pubblicato in data:  02/03/2007  11:18:31, in Politica, letto 1982 volte

L’attenzione degli elettori del centro sinistra si è, giustamente, concentrata sulle sorti del governo. La crisi improvvisa, proprio su uno dei punti più apprezzati come la politica estera, non poteva che  creare sconcerto e preoccupazione. Obiettivo principale in questi giorni è stato mettere il governo  nella condizione di riprendere a governare, superando contrasti e limiti, e introducendo le necessarie novità politiche. E’ sperabile che lo scossone politico servirà ad evitare altri errori in futuro.

Quanto è accaduto conferma anche che c’è un divario tra l’oggetto principale della discussione congressuale dei DS (la costruzione del partito democratico) e la situazione del governo e della maggioranza. Pur non condividendo la proposta del partito democratico, capisco che chi la sostiene pensa di migliorare il quadro politico del centro sinistra e, tuttavia, non può sfuggire che gli effetti si avranno, eventualmente, solo nella prossima legislatura, mentre i problemi ci sono in questa.

I rischi sono qui e ora, come dimostra la recente crisi. Il partito democratico potrà aspirare a svolgere la sua funzione solo dopo le prossime elezioni e previa riforma elettorale. Non si può sprecare questa legislatura, sulla quale si sono concentrate, da parte dell’elettorato di centro sinistra, tante speranze, ma occorre fare i conti con le difficoltà che coinvolgono tutto lo schieramento, pur se con diversa intensità. Basta ricordare: l’Italia dei valori che ha subito il passaggio di De Gregorio al centro destra, Rifondazione e i Comunisti Italiani alle prese con dissensi radicali fino alla rottura dei rapporti politici, le “sofferenze” di altri senatori su alcuni provvedimenti e la posizione definita dai giornalisti “teodem” che è arrivata a ringraziare il cielo per la crisi e il presunto abbandono dei Dico. Per questo i DS, maggior partito della coalizione, dovrebbero concentrare l’attenzione e il congresso sul governo, sulla sua politica e, in particolare, su quella economica e sociale, a partire dalla legge finanziaria, sia per gli aspetti positivi, che ci sono, sia per i problemi irrisolti.

Alcune volte si ascoltano critiche ingenerose, altre volte disinformazioni, altre ancora osservazioni che andrebbero raccolte. Questo lavoro, però, non viene fatto in modo sistematico né dall’Unione, né dai DS, e quando c’è la crisi di governo è troppo tardi. La reazione è sempre necessaria, ma è, appunto, tardiva. Eppure quante volte ci eravamo detti che questa volta non si poteva governare dall’alto e senza un rapporto forte con gli elettori e i cittadini? Se le componenti della coalizione vanno per conto proprio e anche il più grande partito della coalizione pensa ad altro mi sembra evidente che si dà per scontato un risultato che in realtà non c’è, e che senza un pieno sostegno di tutto il centro sinistra non ci può essere. Per questo mi sembra che ci sia un errore di ottica nelle priorità. Il congresso dovrebbe essere concentrato sul governo, sui suoi problemi e, anche, sui suoi limiti, sulle eventuali integrazioni da apportare alle sue politiche, con l’obiettivo di rinsaldare la coalizione di centro sinistra, unica coalizione possibile in questa legislatura, se si vuole evitare un ritorno del centro destra. Il congresso, per adesso, è concentrato su una proposta che, se va bene, sarà efficace nella prossima legislatura, vale a dire dopo un passaggio elettorale, che sarà vincente solo se l’attuale governo otterrà i consensi necessari per raggiungere quel risultato. E allora avere insistito per lanciare adesso la proposta del partito democratico finirà con il creare difficoltà proprio alla coalizione e al governo, pur se l’intenzione dichiarata è diversa.