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Grandi: razionalizzare la rete e più poteri all'Antitrust
.:: Alfiero Grandi Pubblicato in data:  08/03/2007  17:46:55, in Economia, letto 2968 volte

BENZINA. DOSSIER SUI PREZZI: TRE PAESI A CONFRONTO

Il tema della mancanza di concorrenza nel settore della vendita di carburanti non è nuovo, l’Antitrust se ne è più volte occupata. Già nel 2004 l’Antitrust scriveva testualmente: “Il mercato della distribuzione e vendita in rete stradale dei carburanti è un oligopolio ristretto fortemente concentrato, in cui sono presenti 9 marchi (Agip, Ip, Esso,Erg, Shell, Q8, Totalfinaelf, Api e Tamoil) tutti appartenenti a società petrolifere verticalmente integrate anche nelle fasi a monte della raffinazione e della logistica. Tali società rappresentano circa il 98% del mercato, mentre gli impianti indipendenti soddisfano il restante 2% della domanda.”

Non solo le compagnie non sono in concorrenza tra di loro, ma, in alcuni casi gestiscono insieme grandi raffinerie (Raffineria Eprom di Trecate: 26% Erg, 74% Esso; Raffineria di Roma: 72% Total, 28% Erg; Raffineria di Milazzo: 50% Eni, 50% Q8). Non solo, ma è pratica comune e ricorrente lo scambio di prodotti finiti attraverso i cosiddetti “contratti di permuta”, già più volte indicati dall’Antitrust come elementi che certamente non favoriscono la concorrenza (si tratta di un tipo di contratto che attiene alla logistica della distribuzione: A mette a disposizione di B un prodotto X sulla piazza H, e in cambio B mette a disposizione di A un prodotto X o Y sulla piazza K). Potrebbe mai la Barilla permutare con la De Cecco spaghetti a Roma per rigatoni a Napoli ?

In Italia sono operative 17 raffinerie con una capacità di raffinazione di circa 100 milioni di tonnellate. Esistono oltre 700 depositi di oli minerali di capacità superiore ai 3.000 metri cubi ciascuno, mentre sono oltre 15.000 i depositi di capacità inferiore. Abbiamo la rete distributiva più vasta d’Europa con oltre 22.400 impianti (dati 2005) (erano circa 40.000 nel 1970), (in Francia sono circa 13.800; in Germania circa 15.000) nonostante che vari piani di razionalizzazione della rete ne avessero previsto un più consistente ridimensionamento. Tenuto conto che la totalità del fabbisogno italiano di petrolio, circa 95 milioni di tonnellate, viene raffinato in Italia, e che il saldo tra export ed import di prodotti finiti è positivo (almeno 10 milioni di tonnellate), risulta del tutto evidente che sono proprio le compagnie che operano in Italia a “fare” il prezzo dei prodotti raffinati nell’area mediterranea. Che i prezzi consigliati alla pompa siano pressoché identici per tutte le compagnie lo si può desumere dall’analisi dei prezzi rilevati quotidianamente dal Ministero per lo Sviluppo.

Inoltre, il maggior prezzo industriale italiano rispetto ai principali Paesi europei (si vedano, in particolare, i raffronti con Francia e Germania) è una costante del mercato petrolifero del nostro Paese, anch’essa facilmente rilevabile dai dati giornalmente rilevati dal Ministero per lo Sviluppo..

Le Compagnie giustificano il maggior prezzo con i più alti costi di distribuzione, attribuibili sia all’orografia del nostro territorio, sia alla grande frammentazione della rete distributiva. Ma omettono di dire che esso è anche dovuto ai più alti margini che le compagnie realizzano sul mercato italiano (i margini lordi, ante imposte, delle compagnie in Italia sono i più alti d’Europa).

Il prezzo al consumo viene determinato, da ciascuna compagnia petrolifera, attraverso accordi con le associazioni dei gestori, che definiscono gli aspetti economici dei rapporti commerciali tra la società ed i gestori dei punti vendita stradali (o autostradali) che recano il marchio (colore) della compagnia.

I contratti tra compagnie e gestori indicano tre distinti livelli di prezzo:

  1. un prezzo raccomandato (o consigliato), ovvero il prezzo di vendita al pubblico suggerito dalla società petrolifera;
  2. un prezzo di cessione, ovvero il prezzo al quale la società petrolifera vende il prodotto al gestore, determinato sottraendo uno sconto dal prezzo consigliato;
  3. un prezzo massimo, ottenuto applicando un differenziale al prezzo raccomandato.

Ogni compagnia indica al singolo gestore i prezzi consigliati in funzione: (a) delle diverse modalità di vendita (servizio o fai da te), (b) di differenziali geografici (provinciali); (c) di macroaree di consumo (rete stradale, autostrade, tangenziali e raccordi) – sulle autostrade viene caricato sui consumatori un extracosto di circa 5 - 8 centesimi di € a titolo di royalties per le società concessionarie delle autostrade. Questi prezzi vengono periodicamente comunicati (listini) ai gestori della compagnia e valgono per tutti i gestori che ricadono all’interno di una certa area territoriale. Sono quindi dati noti a tutti gli addetti ai lavori, diffusi anche attraverso la stampa specializzata.

La compagnia riconosce al gestore un differenziale tra prezzo di cessione del prodotto e prezzo di vendita raccomandato al pubblico e applica incentivi sulla base dei metri cubi di carburanti ritirati. L’importo di questo differenziale e degli incentivi è stabilito negli accordi tra compagnia e associazioni di gestori.

La compagnia fissa per ogni gestore un prezzo massimo di vendita al pubblico, che è superiore al prezzo raccomandato di almeno un certo importo prefissato. Questo importo minimo prefissato è stabilito negli accordi tra compagnia e associazioni di gestori.

Il singolo gestore, infine, contratta con la compagnia il “suo” prezzo massimo di vendita al pubblico che è l’unico elemento di trattativa contrattuale diretta tra compagnia e singolo gestore. In questo caso, solo se il gestore ha anche la proprietà di un punto vendita strategico e con alti volumi di erogato, avrà un buon potere contrattuale nei confronti della compagnia. Negli altri casi, la maggior parte, sarà la compagnia a dettare il prezzo.

Il mercato dei carburanti è molto localizzato, la concorrenza tra le compagnie è inesistente, e la concorrenza è praticata solo tra i gestori, entro qualche chilometro nelle strade extraurbane, entro poche centinaia di metri nelle strade urbane.

Accise ed IVA

Il prezzo di cessione del prodotto, benzina o gasolio auto, al gestore è comprensivo anche dell’accisa dovuta allo Stato.

Le aliquote di accisa attualmente (1° marzo 2007) vigenti sono:

  • benzina: 0,564 € per litro; 
  • gasolio auto: 0,416 € per litro; (l’accisa sul gasolio riscaldamento è invece pari a 0,403 € per litro)
  • gpl auto: 0,125 € per litro; (l’accisa sul gpl riscaldamento è invece pari a 0,104 € per litro).

Alle Regioni a statuto ordinario sono devoluti 0,129 € per litro di accisa benzina e - dal 1° gennaio 2007 - 0,00266 € per litro di accisa gasolio auto (tale quota per il 2008 sarà pari a 0,00288 €/litro e per il 2009 a 0,00307 €/litro) consumati sul territorio regionale.

Le Regioni a statuto ordinario hanno anche la facoltà di introdurre una imposta addizionale sul consumo di benzina entro un massimo di 0,026 €/litro. La Campania ed il Molise sono le uniche regioni che hanno, finora, deciso di avvalersi di tal facoltà (hanno applicato il massimo consentito).

Alla Sardegna, al Trentino Alto Adige ed alla Valle d’Aosta sono devoluti i 9/10 delle accise su benzina, gasolio e gpl riscosse nei rispettivi territori.

Al Friuli-Venezia Giulia sono invece devoluti 0,413 € per litro di accisa benzina, e 0,26 € per litro di accisa gasolio auto. Con le risorse ricavate, la regione consente alla popolazione residente di usufruire di riduzioni del prezzo alla pompa periodicamente definite per ciascuna delle cinque fasce nelle quali è stato suddiviso il territorio regionale in base alla distanza dei vari Comuni al confine con la Repubblica di Slovenia. L'entità delle riduzioni di prezzo è fissata in modo tale da rispettare il vincolo legislativo secondo il quale il prezzo ridotto dei carburanti nella regione non sia mai inferiore a quello praticato nella Repubblica di Slovenia.

Non sono più in vigore, dal 1° gennaio 2007, in ottemperanza di normativa comunitaria (Direttiva 2003/96 sulla tassazione dei prodotti energetici) le esenzioni di accisa sui prodotti petroliferi che erano in vigore dal dopoguerra per Gorizia e per la Valle d’Aosta. Dalla stessa data e per gli stessi motivi, non sono altresì più in vigore le agevolazioni (consistenti nella concessione ai residenti di quantitativi di benzina e gasolio auto in esenzione d’accisa) previste per Trieste e per 25 comuni di confine della provincia di Udine.

Un trattamento di favore (per scoraggiare l’approvigionamento in Svizzera) viene accordato dalla Regione Lombardia e dalla Regione Piemonte a favore dei residenti nei Comuni confinanti con la Svizzera per l'acquisto di benzina con sconti differenziati in due fasce a seconda della distanza dal confine.

Il diritto dello Stato a riscuotere l’accisa nasce nel momento in cui il prodotto lascia il “deposito fiscale” per essere “ immesso in consumo”.

E’, quindi, il “depositario fiscale” (compagnia o altro operatore intermedio) che versa allo Stato l’accisa corrispondente alla qualità di prodotto “ immesso in consumo”, cioè al prodotto che ha lasciato il “deposito fiscale” per un altro deposito (che in questo caso è un “deposito libero”), dove viene stoccato prodotto “ ad accisa assolta”, oppure, verso i serbatoi dei distributori di carburante.

Si tratta di un sistema semplice per riscuotere l’accisa, ed è anche un sistema che facilita i controlli, in quanto il numero di operatori commerciali coinvolti è limitato.

L’importo dell’accisa è inglobato nel prezzo di cessione. Su tale prezzo viene calcolata l’Iva.

Il gestore, quindi, pagherà il prezzo di cessione maggiorato dell’Iva al 20%.

Il consumatore finale, invece, pagherà al gestore un prezzo pari al prezzo di vendita maggiorato dell’IVA al 20%. Questo è il prezzo al consumo indicato sugli erogatori di carburante.

Questo sistema non è una prerogativa italiana, bensì è il sistema vigente in tutta l’Unione Europea.

Che fare ?

A) sviluppare la concorrenza;

B) razionalizzare il sistema distributivo.

Il recupero dei differenziali esistenti rispetto agli altri Paesi UE, in particolare rispetto a Francia e Germania, oltre a comportare un risparmio per il consumatore finale, avrebbe l’effetto, specie per il gasolio, di fare recuperare competitività al nostro sistema economico. Sono quindi necessari, oltre agli interventi di razionalizzazione della rete distributiva (riduzione al di sotto dei 15.000 impianti) e di ingresso di nuovi soggetti (operatori indipendenti e grande distribuzione), interventi che mettano sotto osservazione – attraverso un’autorità indipendente - i prezzi industriali e i costi di distribuzione, come peraltro si fa già con l’energia elettrica ed il gas. Le compagnie dovrebbero inoltre separare le attività di raffinazione dalle attività di distribuzione, creando società dedicate del tutto indipendenti, come si è già fatto nel campo elettrico e in quello del gas, per ottenere trasparenza e concorrenza.