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Perché condivido gli appelli per l’unità della sinistra alle europee!
.:: Alfiero Grandi Pubblicato in data:  24/02/2009  15:19:42, in Politica, letto 1422 volte
Pressoché in contemporanea sono usciti 2 appelli, pur diversi tra loro, che pongono in sostanza il problema di tentare la costruzione di una lista unica della sinistra alle prossime elezioni europee.
Condivido l’obiettivo di questi appelli e mi auguro che tutte le anime della sinistra tentino seriamente e con generosità di superare le loro attuali difficoltà e divisioni   per tentare - almeno - di realizzare questo obiettivo di minima.
Mi rendo conto che sono iniziative controcorrente e forse sta proprio in questo il loro valore perché non danno per scontato - come purtroppo troppi fanno - che sia possibile risalire la china di una “gioiosa” corsa alle divisioni.
Quali sono le obiezioni possibili a questi appelli ?
1) Ci abbiamo già provato con la sinistra arcobaleno perché ora dovrebbe andare meglio ?
La risposta, a mio parere, è che la Sinistra Arcobaleno aveva una contraddizione fin dall’origine tra l’ambizione dichiarata evidentemente infondata (l’unità politica) e la realtà (ognuno per conto suo) che infatti è prevalsa con una rapidità sconcertante dopo la sconfitta dello scorso aprile. Per di più la costruzione delle liste della Sinistra Arcobaleno, all’insegna del peggiore manuale Cancelli, è stata quanto di più burocratico e centralista si potesse immaginare e questo certo non ha contribuito a far percepire come credibile dagli elettori questa iniziativa. A questo si è aggiunto l’errore, dopo la sconfitta, dell’abbandono inutilmente precipitoso di questo pur precario tentativo unitario. Senza cercare di capire meglio cosa era in realtà accaduto nel rapporto con gli elettori e quali erano le ragioni del tracollo elettorale.
Questo atteggiamento di precipitoso abbandono della Sinistra Arcobaleno è infatti paragonabile alla cosiddetta separazione “consensuale” di infausta memoria.
Se ora si dicesse la verità agli elettori e cioè che unire la sinistra alle europee è un modo per reagire al tentativo del PD di imporre, a suo favore, il voto coatto agli elettori della sinistra e che si tratta solo di una scelta di difesa “democratica” della sinistra, per impedirne la scomparsa anche dal parlamento europeo forse gli elettori potrebbero apprezzare il linguaggio della verità. Senza contare che ciascun settore politico della sinistra potrebbe misurare i suoi consensi attraverso le preferenze che si possono esprimere per le europee, senza contraddire lo sforzo unitario di tutti perché il risultato di ciascuno sarebbe utile a quello di tutti.
2) C’è lo spazio politico per una scelta come questa ?
La crisi del PD lascia un notevole spazio politico ma fino ad ora la sinistra non è riuscita ad oc-
cuparlo. Infatti il PD è dato in calo di 10 punti percentuali mentre la sinistra recupera qualche
punto appena. Di Pietro è dato in crescita più della sinistra.
Quindi il problema per la sinistra è intercettare il voto in uscita dal PD e questo può farlo solo
una sinistra che è in grado di presentare una novità politica credibile e anche di parlare un
linguaggio di verità. E’ chiaro che se la sinistra si presenterà con una babele di lingue e di liste
e con una concorrenza esasperata al suo interno difficilmente potrà invogliare gli elettori a
votarla. Se alla crisi del PD si dovesse sommare la babele di lingue a sinistra il risultato sarebbe
un disastro per tutti.
3)C’è contraddizione con il proseguimento delle diverse iniziative in cui è oggi impegnata la
sinistra politica ?
Non vedo alcuna contraddizione. Questo non vuol dire che siano tutte giuste e condivisibili.
Piuttosto è chiaro che la conpresenza di tutte le forze in un’unica lista della sinistra lascia aperti
tutti gli scenari possibili. Quindi tutte le ipotesi politiche in campo potrebbero continuare a
lavorare senza l’assillo di dimostrare che il proprio disegno politico è già pronto per le europee.
Il messaggio agli elettori in fondo sarebbe quello di chiedere il tempo politico necessario per
sviluppare le diverse iniziative senza farle entrare in collisione. Se poi al termine ci saranno
anche altre novità politiche tanto di guadagnato, altrimenti ognuno potrà riprendere il suo
cammino.
4)E’ maggiore lo spazio elettorale della divisione a sinistra ?
Questa valutazione è contraddetta dalla presenza di tante energie della sinistra politica che
chiedono di fare uno sforzo unitario. Non solo le firme sotto gli appelli ma anche il seminario di
domenica scorsa ha confermato questa volontà. Inoltre è del tutto evidente che le figure più
rappresentative della sinistra storica potrebbero essere disponibili a dare una mano ad una lista
che punta a mettere insieme le diverse energie senza la pretesa di unire quello che oggi unito non
è. Difficile immaginare che nomi di rilievo della sinistra italiana sarebbero disponibili a
schierarsi nella polemica attuale.
5) C’è un’alternativa ad una lista unitaria ?
Certamente. L’alternativa più probabile è di introiettare nella sinistra il massimo dello scontro
per conquistare pochi decimi di punto, con il risultato di aiutare probabilmente il PD a
nascondere le sue contraddizioni in nome del fatto che la sinistra è troppo incasinata. Quindi,
nella consapevolezza che in questa fase occorre prediligere un linguaggio di verità, occorre
lavorare per una lista unitaria a sinistra per le europee in nome del diritto della sinistra ad esistere
e ad avere il tempo per affrontare le sue contraddizioni, che non possono essere risolte nei tempi
obbligati delle scadenze elettorali. Nelle scelte locali invece le posizioni possono essere diverse,
anche molto diverse perché sono diverse le condizioni oggettive nelle quali debbono essere fatte.
Del resto sarebbe una prova importante per dimostrare che la sinistra sa alzare lo sguardo oltre le
contraddizioni e le incertezze del presente. Forse una scelta di questo tipo non desterebbe
entusiasmi ma certamente potrebbe essere l’inizio di un linguaggio di verità e di una nuova
speranza per tutta la sinistra, quella più vicina a ciascuno di noi e per quella che lo è di meno.
Alfiero Grandi