.:: Home Page : Articoli : Stampa
Ci siamo:il federalismo inizia a fare danni
.:: Alfiero Grandi Pubblicato in data:  24/05/2010  12:47:20, in Economia, letto 1365 volte

 - Pubblicato da Sinistra Democratica News il 24/05/10

- Pubblicato da Dazebao  il  24/05/10 Il Governo non reggerebbe un minuto senza la Lega. La Lega, forte anche del recente risultato elettorale regionale, sta forzando la mano al PDL e pretende l’avvio del federalismo fiscale come condizione per tenere in piedi la baracca.
Il cosiddetto federalismo demaniale è il primo passaggio in questa direzione. Più esattamente si tratta del passaggio di beni che oggi sono dello Stato a Comuni, Province, Aree metropolitane e Regioni, per di più con minori trasferimenti a fronte di questi passaggi di proprietà.
Il Ministro Tremonti che rilascia dichiarazioni sussiegose sul bisogno di controllare il debito pubblico non sembra altrettanto preoccupato che beni dello Stato per alcuni miliardi di euro vengano sottratti al patrimonio che sta a garanzia del debito pubblico italiano. Cosa sostituirà le garanzie attuali costituite da questi beni, vista la diminuzione del patrimonio dello Stato che deriverà da questa operazione ? Non si sa.
Come si concilia questa decisione con il quadro europeo che si muove verso un maggior rigore e quindi una riduzione del debito pubblico ancora più severa di quella dei parametri di Mahastricht e quindi molto attento alle garanzie reali sul debito pubblico ? Non si capisce.
In cambio dei minori trasferimenti gli Enti, che vorranno il trasferimento della parte del patrimonio dello Stato loro assegnabile sulla base del decreto approvato dal Consiglio dei Ministri, saranno spinti alla massima valorizzazione dei beni.
In altre parole dovranno ricavarne risorse. Prendiamo il caso di fiumi, laghi, arenili. Gli Enti che li hanno avuti in dotazione, in cambio di minori trasferimenti, cercheranno di ricavarne il massimo introito possibile, ma questi non sono beni che possono essere usati con questa logica.
Ad esempio se gli arenili venissero in pratica ceduti e sostanzialmente chiusi il loro uso potrebbe essere pagato molto di più, ma questo vorrebbe dire che i cittadini non avrebbero più il diritto di accesso, pur con le limitazioni attuali.
Per di più perché mai una bellissima spiaggia calabrese o la dolce riva di un lago lombardo dovrebbero essere gestite in una logica tutta economica e ristretta al territorio che li contiene ?
La forzatura della Lega, disposta a trangugiare tutto pur di raggiungere questo fine compresi gli scandali che coinvolgono il Governo, sta portando il nostro paese verso un’autentica avventura istituzionale, economica, finanziaria e di manomissione dei diritti di tutti i cittadini italiani.
Non è certo un caso se il Ministro Tremonti si è fino ad ora ben guardato dal fornire i conti del cosiddetto federalismo.
Va detto senza infingimenti che va a merito dell’UDC avere preso una netta posizione contraria a questo provvedimento.
L’astensione del PD e il voto a favore dell’IdV sono per lo meno delle stranezze. Le ragioni c’entrano poco con il merito. Per il PD si tratta di un modo per evitare di rendere pubbliche le divisioni interne (quindi né SI, né NO) mentre l’IdV forse spera con il suo appoggio al provvedimento di dividere la destra ma in realtà si fa coinvolgere in un balletto pericoloso e incomprensibile.
Le sinistre dovrebbero essere meno distratte, più in campo. La denuncia dei verdi sul rischio di vendita di beni pubblici va bene ma non basta, occorre unire tutte le forze, già abbastanza debilitate. La questione è seria, sia in sé, perché questo decreto è pericoloso, sia perché è l’antipasto di quanto sta per arrivare in materia di federalismo fiscale. Poiché non ci sono soldi il cosiddetto federalismo fiscale sarà l’occasione per tagliare lo stato sociale sulla base di parametri rigidi di spesa che vedranno i cittadini costretti a pagare di tasca propria buona parte della sanità e dell’assistenza oppure si vedranno semplicemente privati di interventi fondamentali di tutela della loro salute e dell’assistenza sociale.
L’alternativa potrebbe essere da incubo. Se la strada fosse invece quella di lasciare le briglie sul collo della finanza regionale e locale, il risultato sarebbe un disastro per le finanze pubbliche nazionali e in ogni caso sarebbe la prenotazione dell’uscita dall’euro.
Perché mai la Lega deve essere aiutata a creare questo disastro ? Non si capisce.
Non si tratta di qualche caserma dimessa, che può essere passata a Comuni, Regioni, ecc. Stiamo parlando di beni pubblici, di tutti noi, che per certi versi dovrebbero essere considerati indisponibili per qualunque utilizzo che non sia il bene comune.
E’ anche una privatizzazione mascherata e in questo senso il referendum per mantenere l’acqua come bene pubblico ha un valore emblematico perché può essere un modo per cercare di fermare questa preoccupante deriva.
Ma anche il merito di questo decreto deve essere oggetto di risposta concreta. Nei consigli comunali, provinciali, regionali tutti coloro che non hanno timore di essere marchiati come centralisti dovrebbero in nome dell’interesse generale della nostra nazione avviare una lotta contro questa attuazione di un federalismo che non è solidale e mina le fondamenta stesse dello stare insieme. Perfino una raccolta di firme potrebbe essere importante.
In questo caso un NO chiaro e tondo avrebbe un valore importante. Non sempre si può chinare la testa in nome di presunti interessi di corto respiro.
Alfiero Grandi

Il Governo non reggerebbe un minuto senza la Lega. La Lega, forte anche del recente risultato elettorale regionale, sta forzando la mano al PDL e pretende l’avvio del federalismo fiscale come condizione per tenere in piedi la baracca. Il cosiddetto federalismo demaniale è il primo passaggio in questa direzione. Più esattamente si tratta del passaggio di beni che oggi sono dello Stato a Comuni, Province, Aree metropolitane e Regioni, per di più con minori trasferimenti a fronte di questi passaggi di proprietà. Il Ministro Tremonti che rilascia dichiarazioni sussiegose sul bisogno di controllare il debito pubblico non sembra altrettanto preoccupato che beni dello Stato per alcuni miliardi di euro vengano sottratti al patrimonio che sta a garanzia del debito pubblico italiano. Cosa sostituirà le garanzie attuali costituite da questi beni, vista la diminuzione del patrimonio dello Stato che deriverà da questa operazione ? Non si sa. Come si concilia questa decisione con il quadro europeo che si muove verso un maggior rigore e quindi una riduzione del debito pubblico ancora più severa di quella dei parametri di Mahastricht e quindi molto attento alle garanzie reali sul debito pubblico ? Non si capisce. In cambio dei minori trasferimenti gli Enti, che vorranno il trasferimento della parte del patrimonio dello Stato loro assegnabile sulla base del decreto approvato dal Consiglio dei Ministri, saranno spinti alla massima valorizzazione dei beni. In altre parole dovranno ricavarne risorse. Prendiamo il caso di fiumi, laghi, arenili. Gli Enti che li hanno avuti in dotazione, in cambio di minori trasferimenti, cercheranno di ricavarne il massimo introito possibile, ma questi non sono beni che possono essere usati con questa logica. Ad esempio se gli arenili venissero in pratica ceduti e sostanzialmente chiusi il loro uso potrebbe essere pagato molto di più, ma questo vorrebbe dire che i cittadini non avrebbero più il diritto di accesso, pur con le limitazioni attuali. Per di più perché mai una bellissima spiaggia calabrese o la dolce riva di un lago lombardo dovrebbero essere gestite in una logica tutta economica e ristretta al territorio che li contiene ? La forzatura della Lega, disposta a trangugiare tutto pur di raggiungere questo fine compresi gli scandali che coinvolgono il Governo, sta portando il nostro paese verso un’autentica avventura istituzionale, economica, finanziaria e di manomissione dei diritti di tutti i cittadini italiani. Non è certo un caso se il Ministro Tremonti si è fino ad ora ben guardato dal fornire i conti del cosiddetto federalismo. Va detto senza infingimenti che va a merito dell’UDC avere preso una netta posizione contraria a questo provvedimento. L’astensione del PD e il voto a favore dell’IdV sono per lo meno delle stranezze. Le ragioni c’entrano poco con il merito. Per il PD si tratta di un modo per evitare di rendere pubbliche le divisioni interne (quindi né SI, né NO) mentre l’IdV forse spera con il suo appoggio al provvedimento di dividere la destra ma in realtà si fa coinvolgere in un balletto pericoloso e incomprensibile. Le sinistre dovrebbero essere meno distratte, più in campo. La denuncia dei verdi sul rischio di vendita di beni pubblici va bene ma non basta, occorre unire tutte le forze, già abbastanza debilitate. La questione è seria, sia in sé, perché questo decreto è pericoloso, sia perché è l’antipasto di quanto sta per arrivare in materia di federalismo fiscale. Poiché non ci sono soldi il cosiddetto federalismo fiscale sarà l’occasione per tagliare lo stato sociale sulla base di parametri rigidi di spesa che vedranno i cittadini costretti a pagare di tasca propria buona parte della sanità e dell’assistenza oppure si vedranno semplicemente privati di interventi fondamentali di tutela della loro salute e dell’assistenza sociale. L’alternativa potrebbe essere da incubo. Se la strada fosse invece quella di lasciare le briglie sul collo della finanza regionale e locale, il risultato sarebbe un disastro per le finanze pubbliche nazionali e in ogni caso sarebbe la prenotazione dell’uscita dall’euro. Perché mai la Lega deve essere aiutata a creare questo disastro ? Non si capisce. Non si tratta di qualche caserma dimessa, che può essere passata a Comuni, Regioni, ecc. Stiamo parlando di beni pubblici, di tutti noi, che per certi versi dovrebbero essere considerati indisponibili per qualunque utilizzo che non sia il bene comune. E’ anche una privatizzazione mascherata e in questo senso il referendum per mantenere l’acqua come bene pubblico ha un valore emblematico perché può essere un modo per cercare di fermare questa preoccupante deriva. Ma anche il merito di questo decreto deve essere oggetto di risposta concreta. Nei consigli comunali, provinciali, regionali tutti coloro che non hanno timore di essere marchiati come centralisti dovrebbero in nome dell’interesse generale della nostra nazione avviare una lotta contro questa attuazione di un federalismo che non è solidale e mina le fondamenta stesse dello stare insieme. Perfino una raccolta di firme potrebbe essere importante. In questo caso un NO chiaro e tondo avrebbe un valore importante. Non sempre si può chinare la testa in nome di presunti interessi di corto respiro. Alfiero Grandi