(www.strisciarossa.it - 20 febbraio 2026)
Giorgia Meloni ha fatto dichiarazioni gravi sulla magistratura, stonate se vengono dalla Presidente del Consiglio che agisce come capo di una fazione, forte della maggioranza parlamentare ma molto lontana dalla postura di chi dovrebbe governare per tutta l’Italia, anche per conto di chi non l’ha votata. Ha detto agli inquirenti quali reati dovevano attribuire agli arrestati a Torino, al giudice di Palermo ha contestato la sentenza sulla Sea Watch, nave salva migranti, trattenuta illegalmente in fermo per 6 mesi. Ormai la Presidente del Consiglio ritiene di avere il diritto e il potere di sostituirsi ai giudici e questo dice chiaramente qual è l’obiettivo della controriforma Meloni/Nordio sulla magistratura.
Del resto questa postura che invade di altri poteri dello Stato come la magistratura è in forte sintonia con lo stile imposto da Trump e dal movimento MAGA, da cui ha preso le distanze perfino il “pericoloso” Merz, capo del governo tedesco, staccatosi da questa deriva negli Usa proprio sull’esercizio dei diritti fondamentali.
Trump non sopporta i magistrati che non eseguono i suoi ordini anche quando sono palesemente contrari alla Costituzione americana. Alcuni sono stati cacciati, altri sono stati spinti ad andarsene come i 7 giudici che avrebbero voluto indagare sui delitti a sangue freddo dell’Ice versi civili inermi. L’obiettivo di Trump è ridurre al silenzio i poteri che in uno stato democratico dovrebbero avere garantita la loro autonomia di intervento, come i magistrati. C’è stato un tempo in cui gli Stati Uniti erano portati ad esempio del check and balance, cioè dei contropoteri che debbono garantire che nessuno possa trasformarsi in sovrano.
Questo cattivo esempio americano viene fatto proprio in Italia da Giorgia Meloni. Altrimenti perché la Presidente del Consiglio commenterebbe in negativo le sentenze attaccando la magistratura? Questo serve a Giorgia Meloni per tentare di dimostrare che nella magistratura ci sono deviazioni interne, senza riguardo al danno che sta facendo sulla credibilità della magistratura come istituzione. Come ha giustamente ricordato il Presidente Mattarella quando ha ritenuto di dover difendere il ruolo del Csm da attacchi sguaiati come quello del Ministro Nordio che è arrivato a parlare di comportamenti paramafiosi, di magistrati da sottoporre a controllo psicologico.
La deriva MAGA della destra italiana ha fatto saltare tutte le regole
Purtroppo l’onda MAGA sta influenzando la destra al Governo in Italia, a partire da Giorgia Meloni. Questo attacco sistematico, senza riguardo alla diversità dei ruoli, avrà conseguenze sul rapporto con la magistratura, sul suo ruolo. Fare terra bruciata è una tecnica militare ma non è democratica, perché la democrazia presume confronto, dissenso nel rispetto delle regole. Qui le regole saltano.
È preoccupante che 5 ore dopo l’appello del Presidente Mattarella ad abbassare i toni e a rispettare il ruolo costituzionale dei diversi poteri, a partire dal Csm, Giorgia Meloni abbia sferrato un nuovo duro attacco ad una sentenza di un magistrato. È evidente che l’appello a moderare i toni non è stato ascoltato e possiamo prevedere che il timore di perdere il referendum spingerà la destra a urlare ancora di più. Altro che moderazione.
Il Presidente Mattarella ha fatto benissimo a chiedere di abbassare i toni, è il suo ruolo, ma la destra spinge nella direzione contraria. Quella che sembrava dopo l’estate una marcia trionfale, un autentico plebiscito a favore della controriforma Meloni/Nordio oggi rischia di finire male per i promotori e questo sta provocando fibrillazioni ed esagerazioni.
I sondaggi vanno presi con prudenza ma è evidente che il governo è preoccupato e alza i toni per mobilitare il suo elettorato che non sembra del tutto convinto che ci sia coerenza tra i provvedimenti securitari, che moltiplicano reati, anni di carcere ecc. come il terzo pacchetto sicurezza – inaccettabile e manettaro – e questa insistenza nel demolire la credibilità e quindi il ruolo della magistratura che ovviamente non rafforza la certezza del diritto nel nostro paese.
Alla delegittimazione della magistratura occorre rispondere non solo ricordando quante volte il giudice emette sentenze diverse dalle richieste dell’accusa, che ci sono sentenze che hanno assolto esponenti del governo come Salvini e soprattutto che ci sono sentenze che dimostrano che per fortuna la magistratura è indipendente e emette sentenze a favore dei cittadini e dei lavoratori. Basta ricordare la decisione dei PM di Milano che hanno messo sotto accusa la filiale italiana di Glovo (consegne a domicilio) per caporalato e sfruttamento e insieme hanno nominato un commissario per consentire la continuazione dell’attività con l’obbligo di correggere gli aspetti contrari alla legge, per di più nell’assordante silenzio del governo che pure avrebbe non poco da fare in materia.
Non seguiamo il governo nel suo alzare i toni
Tuttavia guai a sottovalutare il tentativo del governo di alzare i toni per le macerie che lascerà.
Sarebbe un errore sottovalutare l’avversario, ma ancora di più non mettere in campo tutte le potenzialità per fare vincere il No. Il governo sta usando tutto il potere che ha per vincere, dalla risonanza di cui gode sui media, fino a gettare ingenti risorse nella campagna elettorale. Il NO non ha speranza di surclassare questo potenziale finanziario e mediatico ma ha un’arma più importante a disposizione ed è la mobilitazione di tutte le energie umane disponibili. È questo che ha cambiato i rapporti di forza rendendo contendibile il risultato referendario, ma c’è ancora molto da fare. Ci sono margini ancora non utilizzati. Ad esempio sono molto importanti gli appelli, le iniziative prese dalle persone che entrano in campo e si pronunciano. Dobbiamo puntare sul protagonismo delle persone, dei singoli chiamandoli ad aiutare, a sostenere la campagna del NO. Moltiplichiamo gli appelli, le prese di posizione, le iniziative per informare e costruire rapporti con le persone. Su questo il No è più forte, può contare su una maggiore passione politica e può contrastare il peso dei finanziamenti ingenti su cui può contare il Si.
Dobbiamo essere non solo inclusivi ma sollecitatori di energie, di protagonismi per estendere il più possibile la partecipazione, come è stato fatto con la raccolta delle firme che hanno rappresentato un importante volano di mobilitazione fino alla fine di gennaio, i 546.000 firmatari possono essere un punto di forza ineguagliabile.
È vero che ci sono posizioni per il Si che vengono dal mondo dell’opposizione in senso lato. È un diritto avere posizioni diverse, ma proprio per questo non debbono esserci timidezze o malintesi. Oggi la situazione non è più quella della bicamerale, qualunque sia il giudizio su quella esperienza. Questa controriforma sulla giustizia Meloni/Nordio è stata confezionata dal governo, imposta al parlamento (non dimentichiamo che il ruolo del parlamento è arrivato al ruolo più mortificante con la destra al governo), l’opposizione è stata ignorata. Tanto che i protagonisti dell’epoca della bicamerale sono oggi per il No. Funzionerebbe meglio la giustizia se i magistrati fossero più dipendenti dal governo? No. L’esecutivo ha cancellato leggi (abuso d’ufficio) tolto strumenti (intercettazioni) all’attività degli inquirenti, se riuscisse a mettere sotto controllo i magistrati dividendoli tra PM e giudici, sottraendo al Csm spaccato in due il controllo disciplinare demandato ad un terzo organo, componendo i Csm con magistrati sorteggiati come se fosse una tombola, avremmo una magistratura più debole, con meno identità, meno capace di difendere la sua autonomia e indipendenza di giudizio dal governo.
La separazione delle carriere è una foglia di fico che non riesce a nascondere il vero obiettivo di rompere i legami tra i magistrati continuando nel vittimismo stucchevole di una magistratura che avrebbe l’obiettivo di mettere in difficoltà il governo mentre è proprio il governo che fa leggi contrarie ai principi costituzionali e che non funzionano. Il vero obiettivo di questa campagna contro la magistratura è ottenere che i provvedimenti del governo siano attuati senza controlli di legittimità sulle regole scritte. I provvedimenti del governo sono inattuabili e censurabili perché sono scritti male, sono manifesti di propaganda non leggi rispettose dei principi fondamentali della Costituzione. Per questo la Costituzione sta stretta al governo e la vuole cambiare. Si sta rendendo conto che i vincoli costituzionali esistono e vuole rimuoverli cambiando la Costituzione, su cui pure il governo ha giurato. È evidente un percorso che delinea la fuoruscita dalla Costituzione del 1948, di cui fanno parte una nuova legge elettorale che regali la maggioranza a chi non la raggiunge, il premierato in cui il voto diretto sul capo del governo concentri i poteri sul capo dell’esecutivo sottraendo poteri al presidente della repubblica, riducendo il parlamento ad essere subalterno al governo. L’articolazione dei poteri dello stato in esecutivo, legislativo e giudiziario, fondamento della Costituzione del 1948, con reciproca autonomia e controllo rischia di saltare e il governo assumerebbe su di sé un ruolo di primazia sugli altri.
Non si può giudicare questa controriforma sulla magistratura ignorandone il significato di grimaldello anti Costituzione che sta assumendo, anche chi pensa che alcune misure siano accettabili dovrebbe considerare con più attenzione le conseguenze istituzionali e democratiche che avrebbe la vittoria dei Si.
C’è il merito e c’è il contesto, aspetti fortemente legati tra loro.
È evidente che il 22/23 marzo in gioco ci sarà molto di più della controriforma sulla magistratura e quindi è il momento di dare una sveglia generale a tutte le energie democratiche per arrivare a mettere in campo un fronte ampio, forte, in grado di fare vincere il No, che sarebbe la migliore risposta alle sparate incendiarie di Nordio e di Giorgia Meloni. Cosa accadrà al destino del governo si vedrà, per ora è importante difendere Costituzione e democrazia da un attacco mai visto finora, facendo vincere il No, unico modo per fermare la controriforma Meloni/Nordio.
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