(Sulla rivista dell'agenzia Adista, articolo sul nucleare civile che il governo vorrebbe reintrodurre in Italia articolo di Alfiero Grandi sul nucleare civile che il governo vorrebbe reintrodurre in Italia)
Lorenzo Bini Smaghi, BCE, in un’intervista ha detto: Il “green deal” è stato rimesso in discussione perché troppo costoso per i cittadini. Oggi ci si accorge che dipendere troppo dal fossile è ancora più costoso.
Una valutazione che affonda l’attacco della destra al green deal da cui sono derivati passi indietro importanti. Prima ancora di una valutazione sulla utilità e sui rischi del nucleare da fissione per produrre energia elettrica la sua re-introduzione aggiungerebbe un altro tassello alla dipendenza dall’estero dell’Italia.
Oggi ci si rende conto che la scelta di fondo sulle energie da fonti rinnovabili è indispensabile per contrastare il cambiamento climatico (che solo l’insostenibile posizione negazionista trumpiana può ritenere non obbligata) e ancora di più è conveniente per i costi inferiori e perché renderebbe il nostro paese sempre meno dipendente dalle crisi internazionali.
La destra purtroppo ha una visione ideologica, forse sarebbe meglio dire un pregiudizio che non riesce a mettere in discussione di fronte all’evidenza e quindi si butta su posizioni revanchiste, perde di lucidità.
Eppure l’amministratore delegato di A2A, importante impresa energetica, ha detto agli azionisti: “non riesco ad immaginare il nucleare nel funzionamento dei nostri impianti che si debbono accendere e spegnere in un’ora in caso di necessità. Se un nuvolone bloccasse il fotovoltaico Terna interverrebbe e farebbe partire gli impianti termoelettrici in un’ora. Il nucleare invece richiede investimenti che per essere ripagati dovrebbero farlo funzionare per 8 mila ore/anno”.
Sembra ripetersi il copione del referendum sulla magistratura. Giorgia Meloni ha fortemente voluto e poi ha perso il referendum costituzionale. Per inciso la vittoria del NO darà ancora dispiaceri alla destra e gli sconvolgimenti per il governo non sono finiti. Sul nucleare dopo 2 referendum abrogativi (1987 e 2011) in cui ha vinto il No con grande margine, ora il governo di destra ci riprova. E’ un tentativo di rivalsa verso i risultati referendari passati, dimenticando che la Corte costituzionale con sentenza 199/2012 (Tesauro) ha stabilito che le materie abrogate con referendum popolare non possono essere riproposte, si può tornare sull’argomento solo cambiando la sostanza dell’oggetto per non contraddire il risultato del voto popolare.
E’ chiaro che la proposta del governo, che ha iniziato la discussione alla Camera in questi giorni, ripropone il nucleare da fissione, sia pure con centrali più piccole (non poi tanto visto che si parla di 300 MW e quella chiusa sul Garigliano ne aveva 160) ma la sostanza è quella. Altro discorso sarebbe il nucleare da fusione che oggi non è disponibile, su cui continua la sperimentazione ma nessuno può dire quando sarà possibile costruire centrali di produzione. Quindi il nucleare di cui si parla è esattamente quello abrogato con voto popolare, quindi incostituzionale.
Il governo deve avere ricevuto consigli di prudenza perché insiste a dire che le (vecchie) centrali chiuse con le relative tecnologie saranno dismesse e cerca di dimostrare che si parla di roba nuova, peccato che non sia in grado di dimostrarlo come ha sottolineato il premio Nobel Giorgio Parisi nell’audizione alla Camera. E’ proprio ricordando le considerazioni di Parisi che la costituzionalista Maria Agostina Cabiddu, sempre in un’audizione alla Camera, ha dimostrato che se la materia è la stessa abrogata la legge proposta dal governo è incostituzionale.
Perché il governo si è infilato in questo cul de sac ? Perché la destra non è in grado di ammettere gli errori e tanto meno di cambiare di fronte all’evidenza, può essere sconfitta, ma non può ammettere di avere sbagliato. Questa è ideologia o almeno pregiudizio, infatti recupera le velleità di Berlusconi/Scaiola del 2009, sconfitte nel referendum del 2011.
Allora come oggi i referendum provocano scosse negli equilibri politici. Non a caso Berlusconi sei mesi dopo gettò la spugna (novembre 2011) a favore di Mario Draghi, creando un altro falso mito della destra: il complotto.
La presunzione di avere il potere assoluto in mano portò ad errori marchiani, dal nucleare ad un governo del bilancio pubblico che spinse lo spread troppo in alto per le finanze pubbliche italiane. Sarebbe statolo peggio se il governo Berlusconi avesse preso impegni con i francesi per gli Epr, visto che centrali simili hanno richiesto il triplo del tempo previsto e sono costate 4 volte di più.
Anche oggi il referendum costituzionale ha aperto una crisi politica che non si vuole ammettere e il nucleare promette di aggiungere un’ulteriore motivo di difficoltà. Nella campagna elettorale è stato raccontato dalla destra che il green deal era l’origine di tutte le malefatte della sinistra mentre il ritorno al nucleare era la panacea in materia energetica. Anche Confindustria si è fatta fregare, ora sembra più riflessiva.
Il problema è che il nucleare costa un patrimonio, non è conveniente rispetto alle fonti rinnovabili che costano molto meno, entrano in funzione con rapidità e renderebbero l’Italia più autosufficiente.
L’ineffabile Ministro Pichetto Fratin ha ammesso che prima del 2035 il nucleare non entrerebbe in funzione e che un contributo significativo potrebbe arrivare solo nel 2050. Di cosa stiamo parlando ? La crisi energetica è adesso. Le risposte debbono essere verso l’autosufficienza maggiore possibile. Quindi occorre investire nelle rinnovabili a tutto spiano per recuperare i ritardi che il governo sta accumulando perché ha costruito un percorso di autorizzazioni tortuoso e ingestibile.
Pensiamo all’eolico off shore proposto al largo di Civitavecchia, potrebbe sostituire la centrale a carbone, essere collocato fuori vista a 20/30 chilometri dalla costa. Il progetto c’è da anni, il territorio è favorevole, gli investitori hanno presentato le proposte ma è tutto fermo. Non è l’unico caso.
Le fonti rinnovabili non sono costanti ? Vero, l’eolico ha bisogno del vento e il fotovoltaico del sole ma ormai le rinnovabili in certe ora del giorno producono più di quanto si consuma, basta accumulare, per questo Terna ha preparato un piano di investimenti in accumuli e anche l’idroelettrico può essere usato per stabilizzare la rete.
Unire i punti e il disegno compare, ma questo esercizio il governo non lo fa e continua a trastullarsi con una proposta di legge sul ritorno al nucleare, per di più incostituzionale.
Quella del governo non è determinazione, è mandare a sbattere l’Italia, come è già accaduto con il gas Usa che costa molto di più.
Il governo dovrebbe preparare un piano di emergenza sull’energia che rimetta in moto tutti gli investimenti possibili, l’Unione europea ha chiarito che ci sono fondi a disposizione. Si potrebbe riprendere un progetto interrotto bruscamente sull’auto elettrica, che arriva dalla Cina anziché essere prodotta in Italia, mentre i nostri stabilimenti vengono messi in cig, per ora. Senza dimenticare che Enel aveva previsto lo stabilimento di Catania, il più grande d’Europa, per rientrare nel fotovoltaico da protagonista e sono tanti i settori delle rinnovabili in cui si possono ottenere risultati importanti e con potenzialità produttive. Pensiamo all’ex Ilva, le pale eoliche richiedono acciaio e qualcuno deve produrlo, da tempo ci sono proposte per offrire all’ex Ilva risanata un nuovo spazio produttivo, ne ha parlato recentemente anche un’iniziativa di Lega ambiente.
Un governo serio dovrebbe mettere insieme tutte le idee e le potenzialità e favorire investimenti mirati come parte di un’unica politica energetica, ma l’ideologia del nemico da battere lo blocca e quindi lo ritroviamo a blaterare di nucleare, che se dovesse diventare legge troverebbe ovviamente una risposta adeguata di chi non ha dimenticato i rischi del nucleare da fissione, è il 40° dell’esplosione di Chernobyl. Questo governo ha azzerato il lavoro fin qui fatto per lo stoccaggio delle scorie radioattive e ora vorrebbe far costruire nuove centrali che produrrebbero nuove scorie che si sommerebbero a quelle che abbiamo sparso in Italia senza la necessaria sicurezza e in Europa dove paghiamo salato.
Dulcis in fundo: le piccole centrali da disseminare in Italia, qua e là, non hanno prototipi verificabili, di cosa stiamo parlando ? Non si sa. Il progetto di legge del governo è un rovo intricato di deleghe pressoché in bianco al governo.
Nessuno si meravigli se si arriverà al terzo referendum abrogativo sul nucleare, con buona pace di Calenda.
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