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La destra ha fallito ma tiene la scena: è ora che l’opposizione si metta al lavoro per l’alternativa
.:: Alfiero Grandi Pubblicato in data:  16/06/2026  18:17:08, in Politica, letto 43 volte
(www.strisciarossa.it - 16 gougno 2026)

I partiti di opposizione disponibili a creare un’alternativa credibile alla destra stanno sottovalutando alcuni problemi.

Il cambiamento di governo è una necessità, per certi versi un’urgenza. La difficoltà principale è che gli elettori sono sostanzialmente spettatori di quanto accade tra i partiti che non indicano modalità unitarie per partecipare, contribuire a chiudere questo nefasto governo della destra.

Il referendum costituzionale del marzo scorso ne è la prova evidente. A 3 mesi da un risultato eccezionale (elettori che sono tornati a votare e un consenso importante tra i giovani) questa forte indicazione non è stata raccolta. Eppure era la priorità perché non è scontato che i voti nel referendum diventino consensi all’alternativa.

Due sono stati i fattori decisivi: difesa della Costituzione e consapevolezza che quel voto contava e non poteva essere tradito. La discussione tra i partiti sull’alternativa alla destra non è partita bene, non ha saputo parlare alla novità del risultato referendario.

Il tempo stringe, si rischia di perdere la spinta del Referendum

Il tempo stringe. Il rischio di perdere questa spinta propulsiva esiste. L’urgenza dei problemi è tale che si rischiano incomprensioni nel rapporto con elettori che vogliono capire ed essere coinvolti, non solo dai singoli partiti ma in una discussione sul futuro, sulle scelte. Puntare solo sulla legge elettorale, pur importante, può non bastare per arrivare al cuore e alla mente di chi deve essere convinto.

Per esempio la situazione dell’ex Ilva, la più grande acciaieria europea. Oggi ridotta in condizioni che gridano vendetta, con il rischio di una crisi senza via d’uscita. Giustamente il presidente della Puglia Decaro ha proposto che lo Stato prenda direttamente in mano l’azienda per il periodo necessario, facendo l’ineludibile riconversione green e gli investimenti necessari, come già hanno fatto con successo altre aziende in Europa e in Italia.

Purtroppo il governo è parte del problema. Un ministro incapace, con paraocchi ideologici sta continuando ad assistere impotente alla crisi dell’azienda, peggio sta cercando colpevoli, quasi dandone per scontato il tracollo: ora i giudici, prima i sindacati o gli ambientalisti, oppure chi c’era prima, senza capire che è evidente che non è capace di fare il Ministro e l’azienda rischia di non avere un futuro. È intervenuto per lo scudo a protezione dei commissari. I lavoratori, le aziende dell’indotto, il tessuto sociale e l’ambiente devastato non hanno alcuna protezione. Eppure l’Italia ha bisogno di acciaio (es: eolico) ma rischia di regalare il mercato a chi nella precedente gestione ha cercato di fregarsi il mercato dell’ex Ilva e di spolpare l’azienda.

Nei 14 miliardi che l’Unione europea presterà all’Italia per spingere sulle rinnovabili potrebbero esserci le risorse per un intervento di emergenza con investimenti, con leggi e comportamenti che salvano il lavoro e l’azienda dagli errori precedenti.

È un esempio, la lista è lunga. Confindustria intende continuare a difendere il governo? Se ne assuma la responsabilità invece di continuare a chiedere risorse nello scambio con l’appoggio a scelte di politica economica prive di senso.

I partiti che si pongono l’obiettivo di mandare a casa la destra e di governare l’Italia fuori da una morsa mortale (tra una sostanziale stagnazione e conti pubblici che vanno verso la zona di pericolo) debbono indicare le alternative. Con scelte nette, perfino drastiche, ad esempio i soldi per nuove armi non ci sono, Trump o non Trump.

Le risorse che ci sono vanno finalizzate allo sviluppo, alla qualità dell’occupazione, alla crescita dei redditi da lavoro per avviare il superamento di un’occupazione cresciuta solo perché il lavoro è povero. La trappola della povertà va sminata. Una politica Keynesiana sui redditi è indispensabile, altrimenti l’impoverimento aumenterà.

Creare una “alternativa per la Costituzione”

È giunto il momento di indicare gli interventi che vengono proposti ad elettrici ed elettori da tutto lo schieramento di opposizione, che non è più il centro sinistra ma non piace il nome campo largo. Un suggerimento: alternativa per la Costituzione. Antonio Polito se ne farà una ragione.

Il recente referendum costituzionale ha difeso con forza la Costituzione. Ora ne vanno attuati i principi fondamentali con coerenza. La coalizione alternativa deve dire chiaro che per 5 anni non ci saranno modifiche della Costituzione. Punto.

Una pausa nella bulimia delle manomissioni alla Costituzione.

Gli 80 anni della Repubblica sono stati ricordati con orgoglio come una svolta democratica di cui il voto delle donne è l’emblema. Tra meno di due anni festeggeremo la Costituzione, in vigore dal 1° gennaio 1948. Il nuovo governo dovrà fare di questo anniversario il propellente della sua iniziativa di attuazione.

Quali sono i provvedimenti per i primi 100 giorni di governo? Quali richiederanno più tempo ? Occorrono scelte nette, forti, chiaramente comprensibili.

Tassazione, basta con il gioco a rimpiattino sulla patrimoniale. Può essere utile in un quadro di politica fiscale, non si può procedere a pezzi. Lenin pensava all’anello di una catena, non all’anello in sé. Il fisco italiano è iniquo, pesa su alcuni mentre altri ridono e tanti non capiscono perché appassionarsi ad una discussione che li lascia comunque nel disagio attuale.

La tassazione deve tornare ad essere progressiva, su tutti i redditi, a qualunque titolo, secondo la capacità economica. Se una parte paga meno di quanto dovrebbe o non paga affatto è inevitabile che chi paga venga tartassato. Non è la patrimoniale la distinzione ma arrivare ad una tassazione progressiva equa su tutto. Non si può più continuare a togliere mattoni, ad esentare una parte, così crolla tutto.

La patrimoniale può essere utile dentro una risistemazione complessiva della tassazione. Del resto il centro sinistra ebbe resistenze sulla Tobin tax, poi la introdusse Monti, noto estremista.

Aggiungo fisco e nucleare. Il governo vuole tornare al nucleare prendendo a sberle due tornate referendarie in cui ha vinto il No a mani basse. Lo fa fingendo che quello proposto sia nuovo, non è così, è sempre basato sulla fissione che nulla c’entra con la fusione nucleare ancora oggetto di studi ed esperimenti.

Così la destra al governo (non di governo) prende a schiaffi la democrazia, che forse conosce poco visto che dopo un referendum costituzionale che ha bocciato le sue proposte sulla magistratura vuole vendicarsi dei referendum del 1987 e del 2011, dimenticando che il responso dei referendum non può essere ignorato. È un problema di democrazia. La Corte costituzionale va chiamata a pronunciarsi.

L’Unione europea concede 14 miliardi in prestito in 3 anni all’Italia per aumentare l’indipendenza energetica attraverso le fonti rinnovabili. La destra ha abbozzato, non ha soldi, ma insiste sul nucleare, quindi dovrà trovare miliardi perché i conti Banca d’Italia chiariscono che il nucleare ha costi molto più alti dell’eolico off shore e del fotovoltaico, e l’elettricità prodotta costerà molto di più. Occorrono miliardi pubblici per compensare la non competitività del nucleare, prima o poi la proposta arriverà. Non è vero che il nucleare compensa la mancata continuità delle rinnovabili che può essere realizzata con idroelettrico e accumuli congrui che Terna ha già in programma di realizzare. Il nucleare è rigido, si rischia di dover spegnere le rinnovabili per dare spazio al nucleare. L’amministratore delegato di A2A ha chiarito agli azionisti che non conviene, troppi soldi, troppo rigido, energia elettrica più cara. Il governo si prepara a tirare fuori soldi per il nucleare di cui per ora non parla? Sono nei 14 miliardi di prestito?

Il nucleare Smr produce scorie, mentre non sappiamo dove mettere quelle che abbiamo, per di più resta pericoloso. Nel pdl del governo c’è la delega al governo ad emanare norme per un’unica autorizzazione sulle centrali, la sua, saltando i poteri dei comuni, delle province, delle regioni e ignorando le popolazioni. Qui l’autonomia differenziata è a rovescio.

20/25 centrali “piccole” in realtà il doppio di alcune in smantellamento, sparse per l’Italia in tempi in cui i lampi di guerra tengono con il fiato sospeso le popolazioni interessate in tante aree del mondo.

Occorre opporsi a una destra che odia i referendum perché hanno bocciato regolarmente le sue leggi. Occorre dire no al nucleare e se necessario chiedere alla Corte costituzionale cosa ne pensa. Se non resterà altra via sarà necessario promuovere un nuovo referendum abrogativo.

L’ostruzionismo sulla legge elettorale dovrebbe andare di pari passo a quello sul nucleare, è questione di democrazia.

È inaccettabile la legge elettorale della destra, fatta per non perdere il potere. La proposta non è riformabile va respinta. Il punto chiave è il pacchetto degli eletti regalati a tavolino, 70 deputati, 35 senatori. È questo che consente l’accordo a destra perché ciascuno avrà una fetta del premio di maggioranza. Se riusciranno ad approvarla va chiesto alla Corte costituzionale un giudizio subito. Se la legge risultasse incostituzionale il parlamento resterebbe in carica comunque.

Se riuscisse questa manomissione della democrazia la Costituzione verrebbe stravolta. La coalizione alternativa per la Costituzione va costruita ora. Chi ha idee e proposte inizi ad avanzarle, una sorta di “fabbrica per il programma” dal basso.


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