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L’uomo è condannato ad essere libero: condannato perché non si è creato da se stesso, e pur tuttavia libero, perché, una volta gettato nel mondo, è responsabile di tutto ciò che fa.

Sartre
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Il ripudio della guerra”: la difesa della Costituzione inizia dalla pace
.:: Alfiero Grandi Pubblicato in data:  28/06/2026  08:14:02, in Politica, letto 64 volte
(www.strisciarossa.it - 28 giugno 2026)

Nella sala Carroccio del Campidoglio è stato presentato il volume di poesie di Antonio Pileggi “Il ripudio della guerra”, che si aggiunge al precedente “Ius pacis”.

Conosco Antonio da anni. Abbiamo partecipato, insieme a tanti altri, alla difesa della Costituzione nel Coordinamento per la Democrazia costituzionale, che ebbe un ruolo determinante nel 2016 nel referendum che cancellò quella che Besostri definì la deforma della Costituzione, voluta da Matteo Renzi.

La questione non è – parafrasando Moretti – se si vede di più la presenza di Renzi o la sua assenza nella foto emblematica con cui 4 leader hanno voluto dare il segnale che l’opposizione sta avviando la preparazione dell’alternativa alla destra. Destra che sta facendo carte false per rimanere al potere.

Un libro di Antonio Pileggi

Nessuno può escludere a priori altri se intendono contribuire alla sconfitta della destra che ha bisogno di contributi diversi per vincere, tuttavia il segnale dell’assemblea Fiom va tenuto in conto. La soluzione può venire solo con la scelta politica della coalizione sulla Costituzione.

Il referendum costituzionale sulla magistratura è stato voluto anche da Giorgia Meloni perché era convinta di ottenere un plebiscito. L’esito come sappiamo è stato un formidabile No che ha sconvolto i piani della destra, oggi prosaicamente dedita con acribia a non perdere il potere conquistato nel 2022 per gli errori clamorosi dell’attuale opposizione.

Il mandato del referendum sulla magistratura per le attuali opposizioni è che la Costituzione va bene e va difesa. La difesa della Costituzione, nata dalla Resistenza antifascista, è un mandato preciso per la futura coalizione e la prossima legislatura dovrà tenerne conto, ad esempio impegnandosi a non modificarla nei prossimi 5 anni.

Spesso le modifiche costituzionali hanno rivelato errori, come l’autonomia regionale differenziata, o adottato soluzioni non applicate dagli stessi che le hanno approvate, come l’articolo 81. Per fortuna mancate applicazioni e sentenze della Corte costituzionale hanno depotenziato gli errori, rendendo oggi possibile uno stop alla bulimia modificativa della Costituzione. Questo va detto con chiarezza nel programma dell’alternativa alla destra. Di più, la Costituzione va ora attuata nei suoi principi fondamentali: la pace anzitutto partendo dall’articolo 11 come scrive Antonio, i diritti di chi lavora, i diritti sociali fondamentali come istruzione, salute.

Un’intera legislatura di attuazione della Costituzione sarebbe importante per l’Italia, rivolgendosi anzitutto ai giovani, prevedendo per legge che la Costituzione sia insegnata nelle scuole, colmando una grave lacuna.

Certo la legge elettorale che la destra vuole approvare pone un serio problema. La destra ha i numeri per approvare una nuova legge elettorale, per tentare di blindarsi al potere. L’opposizione deve attrezzarsi per vincere le elezioni con qualunque legge elettorale, dopo potrà cambiarla.

Sarebbe importante riuscire a sottoporre la legge elettorale prima del voto alla Corte costituzionale per porre problemi come la effettiva parità dei voti e della rappresentatività dei parlamentari e dei partiti, alterata dagli artifici inventati dalla destra. Centrale è il premio di maggioranza, senza il quale la nuova legge per la destra non avrebbe senso visto che è con questo malloppo che Fratelli d’Italia può compensare i partiti destinati a perdere seggi.

Bisogna evitare che la Consulta arrivi a babbo morto, dopo le elezioni, perchè confermerebbe il parlamento eletto, semmai censurerebbe la legge per il futuro. A fine ottobre l’avv. Enzo Palumbo, del Cdc, sosterrà di fronte alla Corte di Cassazione le ragioni dell’incostituzionalità del rosatellum, che ha regalato 4 anni fa alla destra il 15 % di premio di maggioranza. Palumbo proverà a ottenere il rinvio alla Consulta sostenendo l’incostituzionalità del Rosatellum, iniziativa ottima, ma che potrebbe essere vanificata se nel frattempo il parlamento approvasse la nuova legge elettorale.

È necessario mettere in sicurezza i quorum costituzionali di garanzia in caso di leggi maggioritarie, ma mi sembra preferibile approvare una nuova legge elettorale, visto che la precondizione è vincere le elezioni dovrebbe essere la via più coerente.

Occorre un impegno a non cambiare la Costituzione nella prossima legislatura. Antonio Pileggi ha tratto spunto per il suo bel libro dall’articolo 11 della Costituzione, continuando il discorso dello Ius pacis, volume in prosa che ha avuto un buon successo, presentato e premiato in tante parti d’Italia.
Antonio insiste sulla pace, andando oltre l’utopia positiva del diritto della pace che troppo spesso viene calpestato.

Mi ha colpito nel libro questo brano: “L’inganno che regna sovrano nella guerra non svela la verità sulle stragi degli innocenti”. Sintesi efficace di quanto è accaduto a Gaza e altrove. Una scelta cinica, terribile, che ha fatto capire perfino a Trump che la politica di Israele è oggi all’indice nella coscienza del mondo. La speranza è che il prossimo voto in Israele inizi a riavvolgere l’ideologia di guerra e stenda quella della coesistenza e della pace. Le elezioni di mid term negli Usa potrebbero fare a loro volta un passo verso il ripristino delle regole. verso la costruzione di quel diritto alla pace (ius pacis) che potrebbe ispirare la ricostruzione di un nuovo equilibrio mondiale, nelle regole e nelle sedi internazionali.

Va tutto ripensato, ricostruito, reso credibile, un restauro conservativo non basterebbe e forse sarebbe impossibile.

Antonio pone con forza i problemi, sempre in un’ottica costituzionale. Per aprire il grande cantiere delle istituzioni e delle regole, per garantire che si arrivi alla pace e ottenere garanzie che non venga rimessa in discussione subito dopo.

Mi ha colpito la lucida e colta presentazione dell’editore Sandro Gros-Pietro al libro di Antonio. Qualche cenno è nella copertina, ma l’affresco che ha fatto merita di essere conosciuto, per questo spero verrà pubblicato per farlo conoscere. Gros-Pietro è partito dai classici che impariamo a scuola concentrati sulla guerra, sugli eroi che muoiono e ammazzano, con una rigida divisione dei ruoli tra i sessi. In essi domina la morte, il suo culto.

La Chiesa ha contribuito, con un cambiamento formidabile, a mettere in discussione questa narrazione, fino al citatissimo papa Francesco e ora anche Leone XIV. Il pensiero laico deve superare ritardi ed omissioni, c’è molto lavoro da fare per mettere in discussione consolidate quanto sbagliate posizioni guerrafondaie.

Gros-Pietro scrive nella copertina del libro che “Il ripudio della guerra”, è… una guida che conduce… negli enigmi e nelle problematiche della vita e della morte… grande lezione di saggezza e di onestà… svolta con libertà, fraternità ed uguaglianza che dal 1789 in avanti contraddistinguono l’altezza etica della civiltà occidentale. Ben scritto. Un vero complimento ad Antonio, che non è un utopista, non ha la testa tra le nuvole, ha una tensione etica ed è un protagonista consapevole della svolta umana e politica oggi indifferibile.

L’articolo 11 della Costituzione resta una pietra miliare

L’articolo 11 della Costituzione resta un pietra miliare. Va ricordato che consta di due parti la prima è il fondamentale ripudio della guerra, la seconda è la non meno importante costruzione delle regole sovranazionali che a certe condizioni sovrastano la stessa nazione, perché la pace non è materia per un solo paese. Oggi più che mai la pace riguarda il mondo, le regole lacerate, da ricostruire ex novo.

Ci sono potenze economiche di dimensione mondiale, anche se nate in garage e cantine, che oggi sfuggono e rifuggono dai controlli, dalle regole, che anzi vogliono decidere da sole ciò che è giusto e ciò che non lo è. Nasce da qui una spinta autoritaria di nuovo tipo. Al punto che la stessa intelligenza artificiale potrebbe diventare strumento incontrollato di guerra anziché strumento di progresso consapevole.

Il presidente Mattarella ha giustamente richiamato l’attenzione su poteri ormai tanto forti da sfuggire alle regole degli stati. Non molto tempo fa l’emissario di Musk interveniva direttamente sulle scelte del governo Meloni. La stessa presidenza Trump si è presentata come il difensore di questi poteri che accettano solo le loro regole , al punto da rischiare la distruzione di regole e democrazia.

C’è bisogno di un terzo libro, non so se Antonio ne sarà l’autore, che concentri l’attenzione sulla costruzione delle nuove regole, iniziando dalla consapevolezza sulle ragioni che hanno portato alla crisi il sistema che aveva retto dal 1945, garantendo in Europa un lungo periodo di pace, dopo due guerre mondiali. Per arrivare ad un nuovo ordine mondiale occorre che l’Europa superi la sua subalternità e provi a diventare un protagonista che vuole la pace e questa non arriverà certo come risultato del riarmo che sta promuovendo.

“Si vis pacem para bellum” era il motto funzionale all’imperialismo romano, oggi se vuoi la pace devi preparare la pace, non la guerra. Eppure la spinta al riarmo di Trump è stata accettata da tanti mentre dovrebbe tornare al centro l’obiettivo della pace e questo sarà il nodo fondamentale nei prossimi anni.


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