Il confronto per costruire la coalizione costituzionale alternativa sta partendo di nuovo in modo non convincente.
Dopo il referendum costituzionale del 22-23 marzo scorso c’è stata una prima partenza sbagliata, precipitata sule primarie per scegliere il leader dell’alternativa alla destra.
Vista la diffusa memoria corta meglio ricordare quella fase. Si sono sommati più errori. Mentre il referendum metteva in campo una grande e per certi versi inattesa vittoria si doveva concentrare l’attenzione su come raccogliere e tentare di rappresentare sul piano politico questa spinta.
Fino ad oggi non è stato fatto, si vede dai risultati dei sondaggi che indicano spostamenti dello zero virgola, non paragonabili alla spinta di 5 milioni di elettori in più. Certo non è un automatismo che il voto referendario si trasferisca sulla alternativa politica, è un risultato che va conquistato. Basta riflettere sul voto nel mezzogiorno dove alla destra sono mancati molti voti malgrado gli appelli assillanti, ma non è automatico che si trasferiscano nelle prossime elezioni politiche sull’alternativa.
Per ottenere il massimo risultato occorre dimostrare il rischio che rappresenta la destra al potere per la Costituzione, per la stessa qualità della democrazia, per la frantumazione sociale e politica che provocano le decisioni del governo.
Il fronte progressista vanifica la formidabile spinta del referendum sulla giustiziaSe ora tornano al centro dell’attenzione le primarie anziché le ragioni che motivano la validità di un’alternativa costituzionale e le scelte politiche conseguenti, Giorgia Meloni potrebbe averne un aiuto imprevisto...
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