(www.strisciarossa.it - 25 agosto luglio 2026)
Il confronto per costruire la coalizione costituzionale alternativa sta partendo di nuovo in modo non convincente.
Dopo il referendum costituzionale del 22-23 marzo scorso c’è stata una prima partenza sbagliata, precipitata sule primarie per scegliere il leader dell’alternativa alla destra.
Vista la diffusa memoria corta meglio ricordare quella fase. Si sono sommati più errori. Mentre il referendum metteva in campo una grande e per certi versi inattesa vittoria si doveva concentrare l’attenzione su come raccogliere e tentare di rappresentare sul piano politico questa spinta.
Fino ad oggi non è stato fatto, si vede dai risultati dei sondaggi che indicano spostamenti dello zero virgola, non paragonabili alla spinta di 5 milioni di elettori in più. Certo non è un automatismo che il voto referendario si trasferisca sulla alternativa politica, è un risultato che va conquistato. Basta riflettere sul voto nel mezzogiorno dove alla destra sono mancati molti voti malgrado gli appelli assillanti, ma non è automatico che si trasferiscano nelle prossime elezioni politiche sull’alternativa.
Per ottenere il massimo risultato occorre dimostrare il rischio che rappresenta la destra al potere per la Costituzione, per la stessa qualità della democrazia, per la frantumazione sociale e politica che provocano le decisioni del governo.
Il fronte progressista vanifica la formidabile spinta del referendum sulla giustizia
Se ora tornano al centro dell’attenzione le primarie anziché le ragioni che motivano la validità di un’alternativa costituzionale e le scelte politiche conseguenti, Giorgia Meloni potrebbe averne un aiuto imprevisto.
Eppure è evidente che ci sono segni di crisi nella destra e che la stessa legge elettorale, malgrado il belletto delle finte preferenze per tentare di rabbonire la Corte costituzionale, punta a mantenere il potere ma anche, nella peggiore delle ipotesi (per la destra ovviamente), a mantenere unita la coalizione di destra anche all’opposizione.
L’alternativa costituzionale deve anzitutto chiarire, tutta insieme, che il problema non è il leader ma la leadership collettiva che può essere esercitata grazie ad un gruppo di rappresentanti di posizioni diverse ma confluenti su un programma di legislatura.
Di più: l’urgenza di fare uscire l’Italia da uno stallo economico, sociale e politico pericoloso per il futuro del nostro paese richiede che la coalizione per l’alternativa si eserciti con forza sulle urgenze (leggi da cancellare o sostituire come quelle contro i migranti e le ong, probabilmente sul nucleare, la bulimia di leggi restrittive dei diritti e della libertà) in sostanza le leggi da approvare nei primi 100 giorni.
Se la situazione è grave, è una vera e propria emergenza è evidente che i provvedimenti debbono essere forti e presi rapidamente, ad esempio sul lavoro, sull’energia, sui redditi, sul fisco che non è solo patrimoniale ma disuguaglianza strutturale tra le fonti di reddito, senza dimenticare che Giorgetti ha retto i conti sequestrando il fiscal drag dei lavoratori e dei pensionati.
La legislatura servirà a correggere o ad adottare misure più alternative e queste scelte debbono essere visibili subito, possibilmente riducendo drasticamente il vizio letale della decretazione d’urgenza che deve essere ricondotta nell’alveo fisiologico dei rapporti tra governo e parlamento.
L’enfasi sulle primarie ottiene due effetti controproducenti: è subalterna alla linea della destra fondata sul mito del capo e dell’accentramento del potere (qualche tentazione di copiare si vede) e mette in ombra il valore alternativo delle scelte politiche, perfino peggio se ciascuno metterà in campo la sua alternativa politica.
Se così fosse dopo ricondurre ad unità la coalizione alternativa sarebbe una fatica improba, forse impossibile.
Attenti a non ripetrere gli errori del 2022
Eppure tutti, o quasi, affermano che non bisogna ripetere gli errori del 2022, quando la destra ha vinto per le divisioni dell’opposizione, che all’epoca ha imitato i capponi di Renzo. Ora deve mettere in campo una piattaforma alternativa.
La discussione sugli errori della linea woke, che in Italia non ha mai avuto un ruolo come negli Usa, e in ogni caso non è imputabile ai gruppi dirigenti coinvolti nell’alternativa, non ci porterà lontano proprio per le ragioni che Conte stesso richiama nella sua lettera come quello di cui ci si dovrebbe occupare. Appunto occupiamoci di questo.
Conte ha compiuto un’operazione politica importante portando il grosso del M5 Stelle fuori dal mar “Grillo”, Schlein ha ridato forza e combattitività al Pd, AVS svolge un ruolo positivo di critica e pungolo unitario. È il momento di trasferire questi risultati nella costruzione di una solida coalizione, tale da rassicurare l’elettorato che un’alternativa alla destra è possibile.
Discutiamo il programma, si decida come e quando farlo, sarà un appuntamento più importante delle (eventuali) primarie. Si arrivi a definire un programma di legislatura in cui deve esserci anzitutto la novità pace. Tanti elogi al papa sulla guerra ma poi il programma dell’alternativa costituzionale come recepirà questi concetti? La cartina di tornasole non sarà solo sulle armi, c’è il tempo per correggere le misure malgrado il Ministro Crosetto cerchi con abilità di creare fatti compiuti per condizionare il futuro governo, l’accento ora va posto sulle iniziative di pace. Anche Macron, da ultimo, è tutto proteso a insistere nel sostegno militare a Kiev, ma il messaggio che viene da Zelensky, a ben vedere, è che occorre un’iniziativa per porre fine alla guerra, non fosse altro che per giustificare, per sfracelli da dimostrare, il rinvio sine die del voto in Ucraina. Di più. L’Europa potrebbe avanzare a Putin la proposta di una tregua per consentire il voto in Ucraina, che potrebbe avere un corrispettivo quando si voterà in Russia.
Il problema di fondo è aprire una trattativa di pace e l’Unione europea su questo si gioca il futuro, altrimenti resterà sotto l’ombra di Trump, senza neppure avere voce in capitolo, Del resto se Trump tratta, poco e malissimo, perché l’Unione non lo fa? L’Europa non riesce neppure a incaricare una persona autorevole a farlo. La conferenza di Helsinky del 1975 resta il modello preferibile, sarebbe anche una occasione per rilanciare la ricostruzione delle relazioni internazionali, ripristinando il diritto internazionale e le sedi per governare i processi.
Nel casino attuale tutti si sentono autorizzati a decidere.
Del resto prima o poi (meglio prima) l’Europa dovrà pur dire a Trump che le sue avventure militari nel mondo hanno dato risultati inaccettabili, il peggiore dei quali è un rilancio mai visto del ruolo delle fonti energetiche fossili che hanno messo il cambiamento climatico in ultima fila, provocato un rialzo dei prezzi delle materie prime fossili a livelli mai visti, aiutando come mai prima gli “amici del Presidente la cui parola d’ordine è: drill baby drill. Ci hanno appena riprovato in Groenlandia, per ora stoppati.
Affrontare il problema dell’energia senza discutere di come mettere Trump in condizioni di non nuocere ulteriormente all’economia nel mondo intero è come vuotare il mare con un cucchiaio. L’ultimo decreto di Giorgetti e del governo sul carburante vale 2 giorni (una autententica novità) è semplicemente ridicolo di fronte al blocco di Hormuz e all’arrembaggio delle petroliere nel mondo, al blocco delle iniziative contro il cambiamento climatico. La motivazione del rientro delle vacanze sembra una barzelletta mal riuscita, per di più se i petrolieri sono meritevoli di veder tassati i super profitti il governo deve spiegare dove sta impiegando le maggiori entrate legate proprio a questi super profitti. Meloni non può avere dimenticato il suo ridicolo spot sulle accise quando non era ancora Presidente del Consiglio.
L’Italia deve diventare non solo protagonista di iniziative di pace a tutto campo ma deve aiutare l’Europa ad uscire dall’attuale coma politico, in cui sguazza la destra, ponendo seriamente il problema della difesa europea, per la quale si spende già tanto, molto male, con sprechi. Eppure si vuole aumentare la spesa per acquistare armi americane, che vorrebbe dire restare ancora subalterni alla scelte di Trump.
Ci sono enormi problemi in Europa per come affrontare le scelte condizionate dal neo imperialismo delle big tech e insieme come regolare e controllare l’intelligenza artificiale che può diventare un serio problema o un’opportunità, dipende da noi anzitutto.
Se questi sono alcuni dei problemi più gravi ed urgenti occorre che il gruppo dirigente della futura alternativa costituzionale si prenda la responsabilità di avanzare le proposte per la prossima legislatura, abbia la pazienza e la modestia di coinvolgere non solo le tante competenze disponibili ma i milioni di donne e uomini che dovranno condurre nel paese la battaglia politica elettorale per vincerla, qualunque sia la legge elettorale.
Proviamo a fermare l’ulteriore obbrobrio proposto sulla legge elettorale ma resta sempre l’esigenza di coinvolgere, come è stato nel referendum costituzionale tante energie diffuse, centinaia di migliaia di persone che debbono essere convinte delle scelte e disponbili a sostenerle.
Se le primarie vengono ritenute necessarie, ma non è detto che siano la scelta migliore oggi, si facciano solo a valle di una piattaforma politica comune, altrimenti il rischio concreto è che l’alternativa non si concretizzi e questo sarebbe un danno istituzionale e costituzionale di proporzioni storiche. Chi se ne prende la responsabilità? La destra ora può vincere solo per gli errori dell’opposizione. Abbiamo (tutti) un’idea del disastro epocale che questo comporterebbe?
Auguriamoci tutti di non dovere assistere ad un dopo voto peggio del 2022, resta il fatto che la replica sarebbe diabolica.
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