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Amare evasioni
.:: Alfiero Grandi Pubblicato in data:  25/08/2006  17:23:06, in Finanziaria, letto 2346 volte

Intervista di Marco Romani ad Alfiero Grandi pubblicata sul settimanale Avvenimenti

Vita dura per chi non vuole pagare le tasse. Nella manovra bis colpiti mediatori immobiliari, professionisti, lavoro nero. Ma anche i calciatori. Pizza, birra (piccola) e caffé. Totale 16 euro. Il ristorante è pieno, in una sera di fine agosto a Roma. Eppure, a vedere le dichiarazioni dei redditi dei ristoratori italiani si scopre che denunciano, in media, 14mila euro l’anno. Vale a dire - esclusi giorni di chiusura e un mese di vacanza - tre pasti (magri) al giorno. Fosse vero è meglio tirar giù la serranda. Per sempre. Ma c’è di peggio: un milione fra imprenditori e professionisti dichiarano al fisco seimila euro l’anno, 500 al mese. Anche lì: perché tengono aperta l’attività? Un operaio dell’edilizia, appena arrivato dalla Romania, e che sta al bordo della strada ad aspettare di essere caricato, guadagna di più. Ma in Italia non si può mai parlare troppo male dell’evasione e degli evasori. È la solita demagogia, dicono da destra, di chi vuole succhiare il sangue al ceto medio. Ma da quando come viceministro all’Economia, con delega alle Finanze, è arrivato Vincenzo Visco qualcosa sta cambiando. E prima ancora che le misure della manovra bis, approvata il 3 agosto, portino i loro frutti le entrate sono già aumentate. Sarà per il nomignolo di Dracula che la Lega gli ha affibbiato, ma il terrore di essere pizzicati ha già portato migliaia di contribuenti a dichiarare se non proprio la verità, almeno un falso un po’ meno imbarazzante. Risultato: 19,6 miliardi in più rispetto all’anno precedente. «La prima cosa fatta nei cento giorni - spiega il sottosegretario all’Economia Alfiero Grandi, che da anni studia il problema dell’evasione - è una dichiarazione di natura politica che ha avuto subito una ricaduta sulle entrate: l’epoca dei condoni è finita. Il messaggio è che in pochi anni saranno prese tutte le misure idonee per realizzare un piccolo miracolo: ricondurre l’evasione entro i limiti fisiologici di livello europeo». Attualmente in Italia il sommerso viaggia intorno al 25 per cento, ovvero 7-8 punti di Pil, mentre in Europa è al 15. «Se nell’arco della legislatura riusciremo a recuperare questo 10 per cento avremo ottenuto un risultato straordinario e saremo in grado di operare il risanamento finanziario avendo anche le risorse per lo sviluppo». Ma la dichiarazione politica, da sola, non basta. In pochi si sono accorti - mentre tutti i giornali parlavano delle liberalizzazioni volute da Bersani, degli scioperi di farmacisti e avvocati e delle azioni squadriste dei tassisti - che nella manovra bis gran parte delle risorse arrivano proprio dalla lotta all’evasione con provvedimenti che mirano a colpire settori che di solito le tasse non le pagano e anzi, il più delle volte, ottengono dallo Stato i rimborsi. Ce n’è per tutti i gusti. Dalla comunicazione alla Agenzia delle entrate degli stipendi dei calciatori alle misure contro il lavoro nero nei cantieri, dal pagamento elettronico delle parcelle alla responsabilità di una ditta appaltatrice per le tasse e i contributi non pagati dalle ditte in subappalto. «Dal punto di vista finanziario - continua Grandi - la parte più rilevante della manovra bis è proprio quella fiscale. Su un intervento di 4,6 miliardi di euro, 3,6 miliardi arrivano dalle entrate mentre il restante miliardo sono tagli di spesa. Le misure introdotte sono poi di natura strutturale e porteranno nel 2007 cinque miliardi e nel 2008 sei miliardi di euro». Il capitolo della compravendita di immobili è uno dei più imbarazzanti: il tasso di evasione è quasi totale. Le agenzie spuntano come funghi, tre o quattro per quartiere, con i loro ragazzotti in giacca, cravatta e capelli lucidi di gel che in tutte le cassette della posta infilano volantini con mirabolanti appartamenti di lusso e topaie di terz’ordine. Alla fine della partita, quando il rogito è firmato, si portano via - per un appartamento di media grandezza - circa cinquemila euro. In contanti e rigorosamente al nero. «Per mettere uno stop a questi fenomeni puntiamo sull’alleanza con il contribuente: chi acquista o vende una casa non deve far altro che dichiarare a chi ha dato i soldi per l’intermediazione. In questo modo potrà detrarre fino a mille euro dalla propria dichiarazione. Altro aspetto importante riguarda la riforma della tassazione, con un meccanismo che costringe comunque a versare un’imposta di registro non rimborsabile». Che il sistema delle detrazioni funzioni per far emergere ciò che normalmente rimane negli abissi, lo ha già dimostrato - erano gli anni del governo D’Alema ma è stato riproposto anche oggi - la possibilità di scalare il 41 per cento delle spese per le ristrutturazioni edilizie. Alle porte delle fisco fecero capolino migliaia di imprese, come se fossero nate un minuto prima. C’è da giurarci che un fenomeno analogo avverrà il prossimo anno per gli intermediatori immobiliari. Gli ultimi dati dell’Agenzia delle entrate sulle verifiche fiscali parlano di un piccolo boom. Se nel 2003 erano 741.174, nel 2004 sono diventate 827.701, mentre lo scorso anno è stata superata la soglia del milione (1.029.237) e il cosiddetto indice di positività (ovvero gli evasori scoperti) è del 92,9 per cento. Eppure, a conti fatti, dalle verifiche, in soldoni, non arriva un granché. «Che gli accertamenti siano stati fatti anche in epoca berlusconiana - sottolinea Grandi - è un dato positivo, ma il numero preso in senso assoluto non spiega bene le cose: se vengono fatti tutti nello stesso settore ci sono delle categorie, anche di grande rilievo, che rimangono praticamente impunite. Ma il dato che deve far più riflettere è che solo il sette per cento dell’evasione accertata viene poi riscossa realmente». Cos’è che non funziona? «È ciò che stiamo cercando di capire proprio in queste settimane. Lunghezza dei processi? Sistema della giustizia tributaria? Eccessiva burocrazia? Quel che è certo - annuncia Grandi - è che nei prossimi mesi riformeremo il settore rendendo più incisiva e più fruttuosa l’azione della guardia di finanza. Ma diciamoci la verità: gli accertamenti sono un mezzo di pressione per indurre il contribuente a pagare, non possono sostituire il rapporto di lealtà tra cittadino e fisco». Nell’epoca Tremonti la vita dell’evasore era davvero una pacchia. Anche chi veniva messo sotto la lente d’ingrandimento dei finanzieri - e le possibilità che la sfortuna sia così nera sono remote - non doveva far altro che aspettare qualche mese, ché tanto un condono (17 in totale) stava arrivando. Bisognava solo attendere quello giusto. «Oggi, attraverso gli studi di settore si fanno accertamenti più rapidi per quasi tutte le categorie. Si può anche dichiarare un reddito inferiore, ma chi lo fa deve sapere che la verifica scatta in automatico. Le misure sulla tracciabilità - con il fisco che conosce le operazioni in entrata e in uscita – diranno facilmente se quel reddito dichiarato è reale oppure no». Proprio sulla tracciabilità delle parcelle i professionisti hanno fatto le barricate. E qualche risultato l’hanno ottenuto. Infatti mentre all’inizio era previsto l’obbligo di pagamento con carte o assegni a partire da cento euro, ora il limite è fissato a mille, 500 euro nel 2007 e 100 euro nel 2008. Insomma, per medici, avvocati, dentisti & Co. ci sono altri due anni di paradiso fiscale, con la speranza - tenuta non tanto segreta - che il governo non duri poi tanto e che il prossimo ministro, magari un Tremonti ter, possa ristabilire il disordine. La destra, e lo ha dimostrato con il sostegno di piazza a tassisti e farmacisti e con gli attacchi contro la nuova anagrafe tributaria proposta da Visco, soffia sul fuoco. Lo scopo è esplicito: fare il pieno di consensi degli evasori, di ogni ordine e grado. E visto il numero di chi le tasse non le paga per il governo Prodi potrebbe essere una catastrofe. Ma Alfiero Grandi non è pessimista. «È vero che le misure sono state votate dalla sola mag gioranza, ma nel dibattito parlamentare abbiamo accolto suggerimenti che sono arrivati dall’Udc e perfino dalla Lega. Noi non vogliamo colpire, come recita il ritornello della Cdl, solo i liberi professionisti, ma l’evasione in tutti i settori, dalle società di capitale al secondo impiego dei lavoratori dipendenti. Chi si comporta correttamente non ha nulla da temere, chi evade deve sapere che deve abituarsi a pagare le tasse. E questo è un modo per ridurre la concorrenza sleale. La lotta all’evasione rende reale, e davvero più libero, il mercato».

(Ha collaborato Elisabetta Pagani)

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