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Convegno rete disarmo "Oltre l'insicurezza delle armi: politica, istituzioni, società civile a confronto".
.:: Alfiero Grandi Pubblicato in data:  26/03/2008  10:41:30, in Pace, letto 1983 volte

Sintesi dell’intervento del sottosegretario Alfiero Grandi.

Si è svolto ieri a palazzo Chigi il confronto tra la delegazione del Governo e le associazioni pacifiste sul rapporto annuale che il Presidente del Consiglio invia alle camere sul commercio delle armi. Questo metodo è ormai consolidato e ha consentito alle associazioni di avere un confronto con il Governo non solo sul merito del rapporto del Presidente del Consiglio ma anche fuori da questa occasione. Questi confronti si sono rivelati utili per correggere errori e soprattutto per dare sempre maggiore trasparenza al rapporto. Non possiamo dimenticare che in precedenza venivano forniti rapporti troppo sintetici oppure venivano fornite montagne di dati del tutto incomprensibili. Ora la trasparenza è un obiettivo comune ed è del resto quello che impone la legge 185/90 che appunto ha immaginato il rapporto come un’occasione per fare chiarezza. Se guardiamo al passato le cose sono molto migliorate. Come ho avuto occasione di dire ieri nell’incontro ufficiale temo però che in futuro questo metodo possa essere smarrito e sarebbe un grave arretramento. Per questo ho insistito per lasciare traccia per il futuro Governo e il futuro parlamento facendo cenno di questo metodo sia nel rapporto che nel comunicato, in modo da aiutare a non perdere in futuro questo risultato, qualunque sia il risultato elettorale. Del resto abbiamo alle spalle il quinquennio 2001/2006 durante il quale anche la 185/90 è stata peggiorata sia pure per fortuna solo in alcuni punti. Ad esempio sul divieto di vendere armi per violazione dei diritti umani che è diventato divieto solo per “gravi” violazioni con la modifica voluta dal centro destra. Per questo bisogna essere vigili ed attenti perché prima di mettere mano alla 185/90 bisogna essere ragionevolmente certi di dove si va a finire. Stando al rapporto di quest’anno e alle affermazioni che ho sentito ieri mi sembra di poter dire che ci sono aspetti che possono trovare convergenze importanti ed è positivo che il rapporto ne faccia cenno. Del resto nel 2007 ci eravamo dati appuntamento per quest’anno proprio per verificare le condizioni politiche e i punti da modificare della 185/90, poi c’è stata la crisi di Governo, tra poco si vota ed è evidente che sarebbe azzardato prendere impegni per il futuro. Mi limito quindi a fare una ricognizione e ad indicare un punto non risolto. Mi sembra di poter dire che sull’esigenza di mettere sotto controllo il brokeraggio, in particolare quello estero su estero c’è oggi largo accordo. Influisce in questa direzione certamente anche il timore del terrorismo e tuttavia è un fatto che oggi inserire nelle regole della 185/90 anche il brokeraggio è un punto largamente condiviso, sia pure per ragioni diverse e questo è positivo in sé. Altro punto su cui c’è accordo è l’esigenza di fare rientrare nei controlli e nelle regole della 185/90 anche le armi leggere, comprese alcune tipologie di armi oggi considerate, in Italia, da caccia e quindi di fatto fuori controllo. Infatti le strutture del Ministero degli Interni e degli Esteri attuano già controlli che vanno oltre quelli che si facevano in precedenza, tanto che ci sono contenziosi nei tribunali, e una normativa più certa e severa su questo punto è auspicata anche dalle strutture ministeriali. Mentre su questi punti è del tutto ragionevole consolidare la convergenza e consegnare al prossimo parlamento il suggerimento di legiferare in questo senso, se guardiamo agli accordi internazionali tra stati occorre arrivare ad un chiarimento più di fondo. Il rapporto de Presidente del Consiglio dice con chiarezza che il commercio delle armi in seguito agli accordi internazionali è molto cresciuto. Sono 18 gli accordi che comprendono l’Italia e in relazione a questi il volume degli scambi di questa “merce” è molto aumentato. Occorre fare una scelta. C’è che predilige il mercato e pensa che va solo regolato. Penso invece che il filone accordi internazionali sia potenzialmente più in grado di garantire trasparenza a condizione che non diventino l’occasione per diminuire i controlli. Non penso che occorra mantenere tutti i controlli come sono oggi, ma diminuirli, renderli più labili è un altro paio di maniche. Quindi tutto il mondo pacifista deve riflettere sulla scelta da fare e decidere. La mia impressione è che questo è il canale destinato a diventare più rilevante anche per i timori di terrorismo e perché direttamente legato alle decisioni di spesa dei Governi che hanno ricadute sulla produzione e tuttavia occorre fare questa scelta senza arretrare sul piano della sostanza dei controlli. Ad esempio dove vanno a finire le armi, quali sono i flussi finanziari relativi, come sono effettivamente ripartiti i compiti produttivi tra i diversi paesi che partecipano agli accordi, quali controlli sostanziali ci si impegna a fare: sono tutti punti che non possono scomparire, anzi debbono trovare nuova vita nel nuovo contesto. Tra l’altro non va sottovalutato che ci potrebbe essere un corto circuito tra la prevalenza delle sedi politiche di decisione, se fuori dalla fondamentale trasparenza delle decisioni e dalla loro controllabilità, e un certo orgoglio nazionale per essere partecipi a un buon livello di concorrenzialità nel settore della produzione di armi e armamenti. Infatti le sedi politiche di decisione possono essere più trasparenti ma non è detto che lo siano di per sé e la giustificazione per non esserlo si potrebbe combinare in modo pericoloso proprio con l’esigenza di sostenere la produzione nazionale in un mercato molto agguerrito e purtroppo in grande crescita nel mondo. Perché è chiaro che le guerre, purtroppo, negli ultimi anni sono cresciute non diminuite e solo un auspicabile cambio di indirizzo negli USA potrà contribuire ad invertire la pessima tendenza in cui il mondo si è avvitato negli ultimi anni. Quindi la soddisfazione per avere buone competenze tecniche nazionali in materia di armi non può essere la giustificazione per spingere a produrre di tutto e di più in questo campo. Quindi la scelta di puntare sugli accordi intergovernativi può essere condivisa a condizione che il controllo e la trasparenza non si allentino e non può essere la capacità competitiva nel settore delle armi a trainare le scelte politiche, al contrario le scelte politiche debbono dire se e quando la competitività può e deve esercitarsi. Occorre in sostanza che ritorni il primato delle scelte politiche perché, come afferma una recente relazione, il commercio delle armi è ormai 15 volte gli aiuti che vengono dati ai paesi poveri, perché l’avvitamento in guerre e scontri sanguinosi in tante parti del pianeta stanno generando una pericolosa escalation. In questo senso l’iniziativa per un trattato internazionale sulle armi è buona, come è necessario riprendere l’iniziativa per i trattati che debbono cercare di diminuire, non aumentare, le armi in particolare in campo nucleare su cui c’è troppa disattenzione. La spinta ad aumentare la produzione e il commercio delle armi è forte, anche in Europa. Quella che fu definita la “seconda grande potenza mondiale” ( il pacifismo ) oggi non esprime il suo potenziale e anzi sembra quasi rassegnato. Sta a tutti noi inquadrare la discussione sul Rapporto del Presidente al parlamento e i problemi che lascia in eredità al futuro Governo e al nuovo parlamento come parte di una più generale iniziativa in cui trasparenza e controllo sono la leva di un rilancio dell’obiettivo della riduzione degli armamenti e delle guerre e quindi delle spese militari.

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