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Su una parete della nostra scuola c'è scritto in grande I CARE. E' il contrario esatto del motto fascista Me ne frego.

Don Lorenzo Milani
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Certificati verdi, la manovra li taglia
.:: Alfiero Grandi Pubblicato in data:  12/07/2010  10:03:10, in Nucleare, letto 1287 volte

- Pubblicato su www.aprileonline.info e Sinistra Democratica News il 10/07/10

Il timore (fondato) è che il Governo stia lavorando per creare le condizioni per fare di Terna una spa vendibile sul mercato, tutta o in parte. Infatti la tecnica di togliere obblighi pubblici ad una società pubblica in genere è la classica manovra che precede l'offerta al mercato della società, oggi di proprietà del Ministero dell'Economia. Un'Agenzia non si può vendere, una spa sì .
Un episodio racconta meglio di tante parole come agisce questo Governo. A Confindustria è arrivata la promessa di modificare il decreto legge della manovra finanziaria, compreso il famigerato articolo 45 che toglie l'obbligo per Terna di acquistare i certificati verdi che vengono riconosciuti sulla base degli investimenti effettuati nelle energie da fonti rinnovabili. E' un meccanismo che bene o male ha consentito di incentivare le energie da fonti rinnovabili.
E' evidente che chi ha fatto (o sta per fare) un investimento nel solare, nell'eolico, ecc. ha messo in conto anche questo incentivo e tagliare l'impegno di Terna ad acquistare i certificati verdi, anche in eccesso sulla domanda, mette in discussione la redditività degli investimenti nelle energie da fonti rinnovabili e ne deriverebbe una frenata preoccupante.
Del resto sia i produttori che la stessa Confindustria non a caso avevavo sollevato il problema.
Berlusconi telefona a Marcegaglia e afferma che tutto è risolto. Marcegaglia è soddisfatta, quanto imprudente. Arriva poi il testo dell'emendamento che corregge il testo del decreto e si scopre che con questa proposta dal 2011 in ogni caso l'impegno di spesa di Terna calerà del 30 % sul 2010 e che l'80 % di questo risparmio deve venire da meno certificati verdi, pari al 24 % dei tagli totali. Così si torna all'origine. Che venga calcolato come impegno ad acquistare solo i certificati verdi richiesti dal mercato, o che si tratti di calare la spesa del 30 % nel 2011 rispetto all'acquisto del 2010, sono 2 misure di taglio ai certificati verdi pressoché equivalenti.
Il risultato sarà in ogni caso una diminuzione dello stimolo ad investire nelle energie da fonti rinnovabili.
Marcegaglia è ancora soddisfatta? Va bene così? Non si sente presa in giro dal Governo, almeno un poco?
Questa misura di taglio dei certificati verdi per di più è del tutto ininfluente sui conti pubblici perché i costi dell'acquisto (eventualmente) in eccedenza dei certificati verdi vanno sulle bollette. E' in sostanza il peso che ciascuno di noi sopporta per aiutare la transizione verso le energie rinnovabili. Transizione tanto più necessaria in un paese come il nostro, che pur avendo tutte le condizioni per ricavare dalle energie da fonti rinnovabili - sia investimenti che occupazione fortemente innovativi e importanti risultati ambientali - è notoriamente in serio ritardo su paesi come la Germania che pur non avendo, ad esempio, il sole dell'Italia ha un ruolo leader nel settore delle energie rinnovabili ed esporta anche in Italia le sue tecnologie.
Quindi perché il Governo ha messo nel decreto legge sulla finanza pubblica questa norma che non ha influenza sui conti pubblici ?
La risposta, indiretta, è nel testo della legge di iniziativa popolare a favore delle fonti rinnovabili e contro il nucleare, a sostegno della quale è stata avviata la raccolta delle firme, che a proposito di Terna spa afferma con chiarezza che deve restare pubblica. Nella proposta di legge di iniziativa popolare viene individuata come modalità più adatta per il futuro di Terna, tenendo conto del ruolo che deve svolgere, quello dell'Agenzia pubblica. Infatti il timore (fondato) è che il Governo stia lavorando per creare le condizioni per fare di Terna una spa vendibile sul mercato, tutta o in parte. Infatti la tecnica di togliere obblighi pubblici ad una società pubblica in genere è la classica manovra che precede l'offerta al mercato della società, oggi di proprietà del Ministero dell'Economia. Un'Agenzia non si può vendere, una spa sì.
Del resto Tremonti non va certo per il sottile quando si tratta di trovare soldi e Terna potrebbe essere una tentazione fortissima, dopo averla liberata da oneri pubblici.
L'unica norma che potrebbe portare vantaggi ai cittadini perché nulla ha a che fare con le energie rinnovabili è un favore fatto a industrie che non sono certo ambientalmente vantaggiose e questo onere invece resta nel decreto.
Si tratta del cosiddetto CIP 6 che vale i 2/3 degli oneri che vengono trasferiti in bolletta, 2 volte il sostegno alle fonti rinnovabili.
Nel decreto per correggere i conti pubblici non entra invece la proroga della norma che consente di detrarre il 55 % degli investimenti per la ristrutturazione delle abitazioni per il risparmio energetico, come coibentazione, finestre, impianti innovativi.
Questa norma ha dato fino ad ora ottima prova, con risultati importanti di risparmio di energia e naturalmente di occupazione.
Ora questa norma è a scadenza e se non viene rinnovata non esisterà più, malgrado sia stata come uno stimolo importante all'attività produttiva e all'occupazione e tanto più oggi nessuno può negare che sarebbe molto utile averne la proroga.
Si possono trarre queste conclusioni.
Questo Governo non ha alcun interesse per il sostegno all'economia e in particolare alle attività più innovative: Tutto viene ricondotto al Ministero dell'economia, con le sue oscillazioni umorali, con la sua ottica tutta piegata sui problemi di bilancio e l'assenza totale della benchè minima idea di come si possa governare e stimolare l'economia.
Non è casuale che Scaiola non sia ancora stato sotituito al Ministero delle attività produttive. E' un Ministero di scarso interesse per questa maggioranza.
Questo Governo non ha una politica energetica degna di questo nome. Al massimo si sente impegnato nei faraonici investimenti nel nucleare, costosissimi, generatori di appalti miliardari e pericolosi per salute e ambiente, ma trascura totalmente scelte meno costose e molto meno richiose per la salute e l'ambiente come il risparmio energetico e le energie da fonti rinnovabili.
Altrimenti risparmio e fonti rinnovabili sarebbero l'alfa e l'omega della sua politica energetica, purtroppo è il contrario.
La proposta di legge di iniziativa popolare per le rinnovabili e contro il nucleare, appena lanciata, si pone l'obiettivo di dare una scossa a tutta la politica energetica italiana, di favorire il disvelamento degli errori fin qui fatti e di indicare le scelte che sarebbe necessario fare. La raccolta delle firme è appena iniziata, durerà ancora molti mesi ed è un'occasione importante sia per sostenere la proposta (www.oltreilnucleare.it) che per sviluppare un movimento consapevole di cittadini per impedire scelte sbagliate come il nucleare e proporre scelte innovative che guardano al futuro come risparmio energetico e fonti rinnovabili.
Alfiero Grandi

Il timore (fondato) è che il Governo stia lavorando per creare le condizioni per fare di Terna una spa vendibile sul mercato, tutta o in parte. Infatti la tecnica di togliere obblighi pubblici ad una società pubblica in genere è la classica manovra che precede l'offerta al mercato della società, oggi di proprietà del Ministero dell'Economia. Un'Agenzia non si può vendere, una spa sì. Un episodio racconta meglio di tante parole come agisce questo Governo. A Confindustria è arrivata la promessa di modificare il decreto legge della manovra finanziaria, compreso il famigerato articolo 45 che toglie l'obbligo per Terna di acquistare i certificati verdi che vengono riconosciuti sulla base degli investimenti effettuati nelle energie da fonti rinnovabili. E' un meccanismo che bene o male ha consentito di incentivare le energie da fonti rinnovabili. E' evidente che chi ha fatto (o sta per fare) un investimento nel solare, nell'eolico, ecc. ha messo in conto anche questo incentivo e tagliare l'impegno di Terna ad acquistare i certificati verdi, anche in eccesso sulla domanda, mette in discussione la redditività degli investimenti nelle energie da fonti rinnovabili e ne deriverebbe una frenata preoccupante. Del resto sia i produttori che la stessa Confindustria non a caso avevavo sollevato il problema. Berlusconi telefona a Marcegaglia e afferma che tutto è risolto. Marcegaglia è soddisfatta, quanto imprudente. Arriva poi il testo dell'emendamento che corregge il testo del decreto e si scopre che con questa proposta dal 2011 in ogni caso l'impegno di spesa di Terna calerà del 30 % sul 2010 e che l'80 % di questo risparmio deve venire da meno certificati verdi, pari al 24 % dei tagli totali. Così si torna all'origine. Che venga calcolato come impegno ad acquistare solo i certificati verdi richiesti dal mercato, o che si tratti di calare la spesa del 30 % nel 2011 rispetto all'acquisto del 2010, sono 2 misure di taglio ai certificati verdi pressoché equivalenti. Il risultato sarà in ogni caso una diminuzione dello stimolo ad investire nelle energie da fonti rinnovabili. Marcegaglia è ancora soddisfatta? Va bene così? Non si sente presa in giro dal Governo, almeno un poco? Questa misura di taglio dei certificati verdi per di più è del tutto ininfluente sui conti pubblici perché i costi dell'acquisto (eventualmente) in eccedenza dei certificati verdi vanno sulle bollette. E' in sostanza il peso che ciascuno di noi sopporta per aiutare la transizione verso le energie rinnovabili. Transizione tanto più necessaria in un paese come il nostro, che pur avendo tutte le condizioni per ricavare dalle energie da fonti rinnovabili - sia investimenti che occupazione fortemente innovativi e importanti risultati ambientali - è notoriamente in serio ritardo su paesi come la Germania che pur non avendo, ad esempio, il sole dell'Italia ha un ruolo leader nel settore delle energie rinnovabili ed esporta anche in Italia le sue tecnologie. Quindi perché il Governo ha messo nel decreto legge sulla finanza pubblica questa norma che non ha influenza sui conti pubblici ? La risposta, indiretta, è nel testo della legge di iniziativa popolare a favore delle fonti rinnovabili e contro il nucleare, a sostegno della quale è stata avviata la raccolta delle firme, che a proposito di Terna spa afferma con chiarezza che deve restare pubblica. Nella proposta di legge di iniziativa popolare viene individuata come modalità più adatta per il futuro di Terna, tenendo conto del ruolo che deve svolgere, quello dell'Agenzia pubblica. Infatti il timore (fondato) è che il Governo stia lavorando per creare le condizioni per fare di Terna una spa vendibile sul mercato, tutta o in parte. Infatti la tecnica di togliere obblighi pubblici ad una società pubblica in genere è la classica manovra che precede l'offerta al mercato della società, oggi di proprietà del Ministero dell'Economia. Un'Agenzia non si può vendere, una spa sì. Del resto Tremonti non va certo per il sottile quando si tratta di trovare soldi e Terna potrebbe essere una tentazione fortissima, dopo averla liberata da oneri pubblici. L'unica norma che potrebbe portare vantaggi ai cittadini perché nulla ha a che fare con le energie rinnovabili è un favore fatto a industrie che non sono certo ambientalmente vantaggiose e questo onere invece resta nel decreto. Si tratta del cosiddetto CIP 6 che vale i 2/3 degli oneri che vengono trasferiti in bolletta, 2 volte il sostegno alle fonti rinnovabili. Nel decreto per correggere i conti pubblici non entra invece la proroga della norma che consente di detrarre il 55 % degli investimenti per la ristrutturazione delle abitazioni per il risparmio energetico, come coibentazione, finestre, impianti innovativi. Questa norma ha dato fino ad ora ottima prova, con risultati importanti di risparmio di energia e naturalmente di occupazione. Ora questa norma è a scadenza e se non viene rinnovata non esisterà più, malgrado sia stata come uno stimolo importante all'attività produttiva e all'occupazione e tanto più oggi nessuno può negare che sarebbe molto utile averne la proroga. Si possono trarre queste conclusioni. Questo Governo non ha alcun interesse per il sostegno all'economia e in particolare alle attività più innovative: Tutto viene ricondotto al Ministero dell'economia, con le sue oscillazioni umorali, con la sua ottica tutta piegata sui problemi di bilancio e l'assenza totale della benchè minima idea di come si possa governare e stimolare l'economia. Non è casuale che Scaiola non sia ancora stato sotituito al Ministero delle attività produttive. E' un Ministero di scarso interesse per questa maggioranza. Questo Governo non ha una politica energetica degna di questo nome. Al massimo si sente impegnato nei faraonici investimenti nel nucleare, costosissimi, generatori di appalti miliardari e pericolosi per salute e ambiente, ma trascura totalmente scelte meno costose e molto meno richiose per la salute e l'ambiente come il risparmio energetico e le energie da fonti rinnovabili. Altrimenti risparmio e fonti rinnovabili sarebbero l'alfa e l'omega della sua politica energetica, purtroppo è il contrario. La proposta di legge di iniziativa popolare per le rinnovabili e contro il nucleare, appena lanciata, si pone l'obiettivo di dare una scossa a tutta la politica energetica italiana, di favorire il disvelamento degli errori fin qui fatti e di indicare le scelte che sarebbe necessario fare. La raccolta delle firme è appena iniziata, durerà ancora molti mesi ed è un'occasione importante sia per sostenere la proposta (www.oltreilnucleare.it) che per sviluppare un movimento consapevole di cittadini per impedire scelte sbagliate come il nucleare e proporre scelte innovative che guardano al futuro come risparmio energetico e fonti rinnovabili. Alfiero Grandi

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