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Euro: la speculazione attacca, il Governo guarda
.:: Alfiero Grandi Pubblicato in data:  29/11/2010  16:43:02, in Economia, letto 1256 volte

- Pubblicato da l'Altro quotidiano e da Paneacqua  il  26/11/10

Dopo la Grecia la speculazione finanziaria attacca l’Irlanda e nessuno può affermare seriamente che sia finita qui, perché il vero obiettivo potrebbe essere l’euro. Del resto sia il Presidente europeo che la Cancelliera tedesca hanno parlato esplicitamente di pericolo per l’euro. Se dovessero entrare in sofferenza anche Portogallo e Spagna la situazione diventerebbe seria per l’area euro e per l’Europa.
Dopo la crisi finanziaria, iniziata nel 2008, era necessario introdurre nuove e ferme regole in grado di controllare e guidare i mercati finanziari. E’ mancata la determinazione per farlo e ora la speculazione si sente di nuovo forte e attacca le finanze pubbliche, che pure sono peggiorate proprio per salvare le banche e quindi i mercati finanziari.
Sarebbe un errore sottovalutare il significato del salvataggio dell’Irlanda, anche se si tratta di un paese che non ha un grande peso in Europa.
Perché si è arrivati alla crisi finanziaria ? Perché la struttura dei mercati finanziari è fuori controllo, complice la possibilità di rapido spostamento dei capitali e il ricatto che questo rappresenta.
Perché le banche lucrano (soprattutto) dalle attività finanziarie, di qualunque tipo, comprese quelle più azzardate.
Perché chi dovrebbe attestare la veridicità dei conti (agenzie di rating) non garantisce nulla, perché chi dovrebbe controllare non lo fa o non ha gli strumenti per farlo.
Prestare denaro ad ogni costo e in quantità sempre maggiori fosse anche per tentare mirabolanti guadagni speculativi sono state le droghe dei mercati finanziari.
Quando il gioco è finito le conseguenze non sono state solo finanziarie, ma è l’economia reale che ha subito un contraccolpo pesantissimo e la crisi si è propagata all’intero sistema economico. Per salvare le banche gli stati hanno dovuto trovare ingenti risorse.
La crisi, secondo l’Amministratore delegato della Borsa di Londra, è costata all’Europa una cifra impressionante: almeno 3.900 miliardi di euro, buona parte dei quali usciti dalla casse pubbliche per sostenere in vario modo il sistema bancario e cercare così di evitare il blocco dell’intera economia.
L’aiuto al sistema bancario poteva essere diverso, purtroppo la via scelta è stata fare un grande regalo alle banche, che di fatto finanziano la speculazione con i soldi pubblici ricevuti.
Le conseguenze sull’economia reale sono state: meno consumi, meno occupazione, meno attività economica, in una parola: recessione. Il tenore di vita di buona parte delle persone è regredito e oggi sta peggio di prima della crisi. Non prima del 2015 l’economia non tornerà alla situazione pre-crisi.
Le finanze pubbliche sono peggiorate rapidamente (ad esempio il debito pubblico italiano passerà dal 105 % del 2007 al 120 % del 2011) non solo per gli aiuti dati alle banche ma anche per effetto della recessione economica.
La Grecia è vittima dei conti falsi del Governo di destra ma anche della recessione e i tagli decisi per soddisfare le condizioni poste per l’aiuto dall’Europa porteranno conseguenze pesantissime sulle condizioni di vita, soprattutto della parte più debole.
E’ incredibile che i prestiti fatti alla Grecia e ora all’Irlanda per alcuni Stati prestatori, vedi Germania, siano un guadagno visto che faranno pagare interessi doppi rispetto a quanto costa loro indebitarsi sul mercato.
Anche nel caso Irlanda le misure sono socialmente molto pesanti. In 3 anni il 10 % del PIL. Le risorse europee necessarie per salvare prima la Grecia e poi l’Irlanda sono rilevanti, se poi dovessero seguire Portogallo e Spagna la cifra complessiva diventerebbe veramente importante. Speriamo che l’Italia resti fuori dall’occhio del ciclone, ma ogni sicumera è fuori luogo perché la speculazione ha intrapreso in grande stile l’attacco ai deficit pubblici degli stati europei perché purtroppo non sono state tagliate le unghie alla speculazione.
Il Governo italiano si è distinto per non avere tentato alcuna iniziativa. Di più, si è tenuto ben lontano da quelle tentate da altri.
La crisi delle finanze pubbliche dei paesi più esposti dell’Europa porterà a tagli che renderanno questi paesi ancora più deboli, con un’economia più asfittica e ridotta, socialmente più ingiusta. A tagli seguiranno altri tagli. Nei paesi più esposti ci sono proteste sociali importanti che dovrebbero richiamare l’attenzione di tutta l’Europa ed è un grave errore di miopia pensare che tanto i problemi riguardano altri.
Queste importanti risorse potevano essere impiegate diversamente ? Ci sono altre vie per affrontare la crisi ? Certamente.
Un conto è tagliare su un’economia in crisi, altro è aiutare la ripresa economica e utilizzare una parte delle risorse così create per ridurre il debito pubblico.
In Europa sono state avanzate proposte interessanti sia per sterilizzare la parte di debito pubblico in più creata dalla crisi (un fondo garantito dalla tassazione sulle transazioni finanziarie) sia per aiutare la ripresa e l’occupazione (un fondo europeo ad hoc). Purtroppo queste proposte non sono nemmeno state prese in considerazione. Neppure la sinistra europea riesce a sostenere una via alternativa, o almeno non con la forza necessaria.
Questo lascia campo libero alla risposta liberista e di destra che oggi ha nella Germania il suo campione. La Germania sta meglio degli altri paesi europei.
Non dovrebbe essere dimenticato che Tremonti è arrivato a dire che l’Italia stava creando meno debito pubblico della Germania.
La Germania ha deciso che vuole difendere anzitutto le sue esportazioni e che gli altri paesi dell’euro debbono pagare in proprio le loro difficoltà. Il risultato è che si spenderanno montagne di denaro per peggiorare le condizioni di vita. Di certo la Germania oggi non privilegia l’orizzonte europeo. E’ una linea miope ma purtroppo per ora è così. Di qui la pressione per cambiare i trattatti europei e le regole di finanza pubblica. In pratica è un allargamento delle regole tedesche, ma non dell’economia tedesca, che in buona parte scaricano la tenuta della Germania sul resto dell’Europa.
L’Italia è prossima ad un debito del 120 % del PIL, dopo una recessione dell’8 % in 2 anni che ha ridotto le entrate pubbliche. Essere, per ora, fuori dall’occhio del ciclone non è una buona ragione per sottovalutare la situazione.
Il Governo italiano è stato corrivo alla linea tedesca e ha raccontato agli italiani che le nuove regole sul debito pubblico, di stampo tedesco, sono gestibili dall’Italia. Balle. Se prevarrà questa linea monetarista e conservatrice l’Italia vedrà i sorci verdi, perché dovrà rientrare in velocità entro il 60 % del debito pubblico. Rispettare il 3 % di deficit non basterà più. Entro dicembre 2010 sapremo cosa il resto dell’Europa si aspetta dall’Italia. Si tratta, secondo alcune indiscrezioni, di 25 miliardi di tagli. Si può determinare una situazione sociale grave, anche senza arrivare al rischio default, come dimostra il Portogallo che sta cercando di farcela da solo al prezzo di drastici tagli. Il problema è che non emerge una linea alternativa in Europa.
Il Ministro Tremonti sembra essere, in realtà, il più pessimista sul futuro dell’attuale Governo Berlusconi. Infatti ha predisposto la legge di stabilità (ex finanziaria) solo per metà dell’anno prossimo e ha sostanzialmente accettato i vincoli finanziari di stampo tedesco che graveranno sui futuri Governi italiani.
Come a dire: tanto toccherà ad altri provvedere.
Il centro sinistra, uso questo vocabolo impreciso, deve prepararsi non solo alle primarie ma ad avere idee chiare su cosa fare e non sarà una passeggiata.
Alfiero Grandi

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