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Le nostre vite finiscono quando tacciono di fronte alle cose davvero importanti

Martin Luther King
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Se prendiano sul serio le parole di Tremonti
.:: Alfiero Grandi Pubblicato in data:  08/01/2011  18:03:00, in Economia, letto 1162 volte

- Pubblicato da l'Altro quotidiano e da Paneacqua  il  8/01/11

Il governo ha affermato fino alla noia che la crisi economica sarebbe ormai alle nostre spalle, che l’Italia starebbe meglio degli altri paesi europei, che è ora di farla finita con i disfattisti. Ora l’ineffabile ministro dell’Economia afferma che la “crisi non è finita”. Era ora. Non cambia nulla nella realtà. I disoccupati restano tali e anzi sono purtroppo destinati ad aumentare nel 2011, lo sfascio della scuola idem, la povertà continua a crescere, l’economia continua a ristagnare, ma almeno, dopo queste affermazioni, ci dovrebbe essere risparmiato un ottimismo virtuale e falso che fa a pugni con la realtà dei fatti.

Le responsabilità di un ministro
Anche il ministro dell’Economia ha le sue responsabilità in questo balordo tentativo di edulcorare la situazione ad uso mera di propaganda da parte del Governo.
Tuttavia ora (per ragioni che restano in parte poco chiare) il ministro dell’Economia ammette la reale situazione del nostro paese. Purtroppo si ferma sulla soglia e trascura non tanto di individuare le sue responsabilità ma soprattutto non indica i punti di una svolta, o almeno le novità da introdurre.
Sua è la responsabilità di avere affrontato la crisi con una politica di tagli lineari alla spesa pubblica, evitando di scegliere tra l’acquisto di un aereo da guerra (come è stato deciso) e i tagli alla pubblica istruzione.
Sua è la responsabilità dello scudo fiscale, che è stato un enorme regalo agli esportatori di capitali all’estero, e ancora adesso il Ministro insiste con un comportamento di sostanziale doppiezza politica di fronte alle fondate contestazioni europee a questa legge. Infatti da un lato strizza l’occhio agli esportatori di capitali all’estero lasciando capire che tanto non cambierà nulla e dall’altro rassicura l’Unione europea che l’Iva è fuori dallo scudo fiscale. Se gli esporatori di capitali fossero effettivamente costretti a pagare l’IVA potrebbero arrivare cifre importanti nelle casse dello Stato, utili per sostenere la ripresa e alleviare il prelievo fiscale sul lavoro e i redditi più bassi.
Sua è la responsabilità di misure adottate come avere tolto l’ICI anche ai redditi più alti, come un federalismo fiscale finto che si sta rivelando l’occasione per togliere soldi e autonomia a Comuni e Regioni, in particolare al Sud.
La cedolare secca sugli affitti, a vantaggio di chi affitta l’abitazione, farà il resto con un buco nelle finanze pubbliche che potrebbe arrivare a 2 miliardi di euro.
Se l’Italia ancora oggi non può contare su una strategia di uscita dalla crisi degna di questo nome, in grado di puntare sulla ripresa e non sull’avvitamento di un taglio dopo l’altro, lo deve in larga misura proprio alle scelte fatte dal ministro dell’Economia che fino ad ora ha imposto a tutti le sue decisioni, come dimostrano le tensioni con i colleghi di Governo. Bondi dovrebbe dimettersi non tanto per evitare la mozione di sfducia ma per avere accettato i tagli del Ministro dell’Economia.
Può essere che Tremonti facccia oggi queste dichiarazioni per affermare oggi la sua presunta indispensabilità e insieme la possibile autocandidatura per il dopo Berlusconi. Tanto più che potrebbe contare sull’appoggio della Lega. Resta il fatto che queste affermazioni – di maniera per non dire opportuniste – non possono fare velo sulle responsabilità del ministro. Al massimo confermano che dentro il governo molti stanno pensando a come salvare sé stessi se la barca dovesse affondare. L’Italia ha bisogno di una svolta non di un tentativo tardivo di imitare Quintino Sella. Un poco di soldi per rilanciare l’economia si potrebbero trovare. Per farlo occorre però andare contro gli interessi consolidati dei più fedeli elettori belusconiani. Potrebbe il personale politico che fino ad ora ha lisciato il pelo a evasori, esportatori di capitali, redditieri di varia natura fare delle scelte così impegnative ?

Chi può salvare la barca dal naufragio?

Potrebbe il personale politico che ha incoraggiato Marchionne a fare l’accordo separato per vendetta contro la Fiom e la Cgil e perché insegue un disegno di regressione nelle relazioni sociali senza precedenti da decenni ?
C’è poco da fare: è il momento delle scelte nette. Occorre farsi carico di una proposta alternativa. La crisi della maggioranza di destra c’è tutta e non è rappresentata solo dalla rottura di Fini.
Quello che continua a mancare è un’alternativa chiara e convincente, in grado di condurre una battaglia politica e sociale di fondo, di fronte al paese, dimostrando che un’alternativa è possibile. E’ giunto il momento di chiedere prioritariamente, a gran voce, la fine di questo Governo e se la conseguenza sarà il voto anticipato pazienza, ci si dovrà attrezzare alla battaglia anche con questi meccanismi elettorali.
Non ci possiamo tenere questo governo solo perché è in ritardo la costruzione di un’alternativa politica. Anzi la speranza è proprio che doversi misurare, senza più alibi, con il problema di una concreta alternativa costringa tutte le componenti dell’opposizione a una svolta che metta al centro gli interessi del nostro paese, a partire dalla sua parte più debole, superando cincischiamenti e ritardi.
Se continuiamo ad aspettare il momento cosiddetto buono rischiamo che diventi buono per altri.

 

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