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La legge costituzionale che taglia il numero dei parlamentari nasconde l’insidia di pericolose derive istituzionali, perfino una deriva presidenzialista. Fermiamola
.:: Alfiero Grandi Pubblicato in data:  30/07/2019  15:14:32, in Politica, letto 846 volte
(articolo del 26/7/19 di Alfiero Grandi su Jobnews.it)

Il fronte dell’antipolitica conta su una reazione opportunista e difensiva sulla riduzione dei parlamentari. In sostanza è convinta che saranno pochi ad avere il coraggio di affrontare una battaglia come questa su un terreno certamente non facile. Al contrario, è giunto il momento di superare i timori sul merito, dicendo No in modo forte e chiaro alla modifica della Costituzione voluta dalla maggioranza verde gialla senza motivazioni  reali, se non gli interessi di una parte, senza alcuna preoccupazione per l’indebolimento della democrazia parlamentare che ne deriverà e in definitiva aprendo verso un futuro denso di rischi per il funzionamento delle istituzioni della nostra Repubblica. Il Senato ha votato in seconda lettura la riduzione dei parlamentari (della Camera e del Senato) voluta dalla maggioranza verde gialla e in particolare dal M5Stelle. L’approvazione del Senato è sotto la soglia dei 2/3 dei voti a favore, quindi è possibile  il referendum popolare previsto per le modifiche costituzionali che non arrivano al quorum previsto dal l’articolo 138 della Costituzione.  La proposta di ridurre i parlamentari nasce dalla posizione anti casta del M5Stelle ma ora ha uno scopo più immediato, più prosaico ed è allungare la vita al governo giallo verde e tentare di recuperare la perdita di voti alle europee guadagnando tempo.

Gli argomenti per giustificare il taglio dei parlamentari sono poveri e strumentali

Il taglio è motivato essenzialmente dalla riduzione dei costi. In realtà una riduzione dei compensi dei parlamentari sarebbe stata più efficace e immediata, anche se discutibile come scelta, senza cambiare la Costituzione. Invece è stato accantonato il taglio dei compensi per puntare all’intervento sulla Costituzione. Anche la presunta maggiore efficienza del parlamento non dipende dal numero degli eletti  ma dai regolamenti di funzionamento delle camere,  dalla possibilità di esercitare  effettivamente la funzione  legislativa attualmente sequestrata dal governo e infine dalla capacità dei deputati e senatori di rappresentare gli elettori che dovrebbero poterli scegliere per evitare che dipendano solo dai capi partito.

Questo taglio dei parlamentari non solo non ridurrà ma aggraverà i problemi

Altro discorso sarebbe mantenere la sola Camera dei deputati con funzione legislativa, con parlamentari eletti in modo proporzionale e in grado di rappresentare effettivamente i cittadini, i quali dovrebbero poter scegliere direttamente i loro rappresentanti. In sostanza una storica proposta di Rodotà che prevedeva il superamento del bicameralismo. Inoltre va ricordato che su proposta della Lega è già stata approvata una nuova legge elettorale, legata strettamente a questa modifica della Costituzione. Legge elettorale che verrà applicata automaticamente quando questa modifica della Costituzione diventerà definitiva. Tra cambiamento della Costituzione e nuova legge elettorale c’è di nuovo un rapporto strettissimo, come fu con Renzi nel 2016. La nuova legge elettorale non è altro che il riproporzionamento di quella attualmente in vigore (rosatellum) con la conseguenza che la soglia di eleggibilità alla Camera diventerà almeno  il 5% e al Senato il doppio, lasciando intere aree del nostro paese senza rappresentanza. Il risultato sarà, secondo calcoli basati sui risultati delle europee, una maggioranza di centro destra da fare invidia a quella di Berlusconi nel 2008. Le forze minori verranno cancellate dal parlamento e quelle nuove che si formeranno dovranno affrontare una prova difficile per entrarvi. Stupisce che vengano dimenticati i gravi difetti della legge elettorale in vigore che non permette agli elettori di scegliere i parlamentari e costringe a votare I parlamentari a scatola chiusa perché sono eletti nell’ordine deciso dal capo partito. Difetti che verranno moltiplicati con la nuova legge elettorale.

La riduzione dei parlamentari può essere affrontata solo in un quadro condiviso che abbia come obiettivo  il  rilancio della capacità di rappresentare i cittadini, quindi punti al rafforzamento della democrazia parlamentare, ma questa modifica della Costituzione invece  ricorda più i tagli lineari di spesa che un’attenzione ai problemi di funzionamento del parlamento. Quindi rischia di portare ad un ulteriore indebolimento del ruolo del parlamento, cioè della rappresentanza eletta dai cittadini e poiché il parlamento è centrale nella nostra democrazia i rischi futuri sono forti e preoccupanti.

Le difficoltà del governo, la perdita di voti del M5Stelle sono problemi dei partiti che governano, non dipendono dalla Costituzione, mentre con questo taglio dei parlamentari è la Costituzione che viene cambiata. In altre parole ancora una volta un governo in difficoltà cerca di scaricarle sulle istituzioni, in questo caso mettendo in discussione il ruolo del parlamento, senza alcun riguardo agli effetti sul funzionamento della nostra democrazia e sull’equilibrio e sull’autonomia dei poteri che ne è la garanzia.

Sono tempi difficili per la democrazia

Il ritorno di fantasmi autoritari dal passato getta ombre preoccupanti sulla nostra democrazia conquistata dalla resistenza e dalla cacciata del nazifascismo. Per questo occorre valutare con attenzione quanto sta accadendo. Portando alle estreme conseguenze il discorso sul taglio dei costi del funzionamento del parlamento (la rappresentanza) si può arrivare a negare il ruolo stesso del parlamento. Per assurdo il massimo risparmio sarebbe non avere il parlamento, ovviamente rinunciando alla democrazia rappresentativa. A quel punto resterebbe solo il governo ed è inevitabile che qualcuno inizi a proporre l’elezione diretta del capo del governo o del Presidente della Repubblica. Chi ha iniziato questo percorso non rende esplicito che si inizia un percorso di cambiamento istituzionale di cui non sono chiariti i limiti e gli obiettivi finali.

Non a caso in affermazioni di autorevoli esponenti del M5Stelle è stata esplicitata la possibilità di un esaurimento progressivo del ruolo del parlamento e di allargamento dello spazio delle decisioni assunte per via referendaria, la cosiddetta democrazia diretta. È un’illusione pensare di ovviare ai rischi di derive autoritarie, sempre possibili se la democrazia diretta non è regolata con attenzione, con la piattaforma Rousseau, non solo perché è lo strumento di una parte, non aperto a tutti, ma anche perché ci sono forti sospetti sulla permeabilità di questa piattaforma.

L’approssimazione dei fondamenti di questa proposta rafforza le preoccupazioni sul futuro della democrazia rappresentativa per la quale è fondamentale un parlamento credibile, funzionante, capace di essere effettivamente rappresentativo dei cittadini.

Per questo è necessario fin da ora mettere in conto che la maggioranza giallo verde non è in grado di ottenere l’approvazione con i due terzi che escluderebbe la possibilità del referendum popolare (ex articolo 138), questo rende possibile il referendum e quindi chi non è d’accordo con il secondo tentativo in pochi anni di cambiare la Costituzione dovrà attivarsi per respingere questa modifica. Insieme a questa modifica della Costituzione va respinta una legge elettorale conveniente a chi ha un potere accentrato, il cui vero scopo è garantirsi gruppi parlamentari obbedienti.

Quindi occorre prepararsi al referendum popolare e dare battaglia per respingere queste proposte, L’assetto istituzionale garantito dalla Costituzione è preferibile a modifiche in sé sbagliate e che potrebbero aprire la porta a pericolose derive istituzionali, perfino ad una deriva presidenzialista.

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