Immagine  
"
Lungo la strada della vita mi ha accompagnato come fedele consigliere, la convinzione che nella maturità dobbiamo continuare a pensare liberamente e a sentire profondamente come facemmo in gioventù.

Albert Schweitzer
"
 
.:: Home Page : Articoli
Interrompere la spirale di guerra, virare verso la pace
.:: Alfiero Grandi Pubblicato in data:  30/05/2022  21:22:20, in Politica, letto 276 volte
(www.jobsnews.it del 30/05/22)

Siamo al terzo gradino dell’invio delle armi in Ucraina. L’escalation continua e il contributo degli Usa e della Nato è diretto ad armare l’Ucraina, in altre parole è una scelta per continuare la guerra, scatenata dall’invasione russa, in nome della presunta possibilità dell’Ucraina di sconfiggere la Russia. Non è una guerra di attrito, definizione che ne sminuisce lutti e distruzioni, ma una guerra vera, con vittime e distruzioni crescenti. È una infezione pericolosa che può mettere in ginocchio i combattenti diretti e scatenare una guerra allargata devastante. L’invasione russa dell’Ucraina ordinata da Putin va avanti incontrando grandi difficoltà, con un ridimensionamento territoriale degli obiettivi. L’Ucraina ha contrastato l’invasione dimostrando quanto fossero infondati i calcoli iniziali di Putin, ma stanno emergendo difficoltà, al suo interno e si aprono interrogativi sul suo futuro, sui prezzi che sta pagando.

Almeno la metà del nostro paese giudica questa situazione pericolosa, foriera di vittime e danni materiali di portata crescente per la popolazione civile e non solo. Non tutti i conti sono oggi possibili ma la ricostruzione dell’Ucraina richiederà risorse enormi e la guerra continua. I pericoli che derivano dalla continuazione della guerra riguardano anzitutto i contendenti e le popolazioni più esposte ai combattimenti, ma si delinea anche una modifica che sarà sempre più difficile rendere reversibile delle relazioni nel pianeta. La guerra si diffonde come un’infezione nel pianeta. La globalizzazione, tanto esaltata in passato, oggi è compromessa. Si delinea un pianeta a grandi chiazze territoriali che si guardano in cagnesco, come e perfino peggio durante la guerra fredda. Non a caso è partita una rincorsa agli armamenti, all’aumento delle spese militari di proporzioni sconosciute da decenni.

Tutti privilegiano il riarmo, impiegando sempre maggiori risorse e senza riguardo alle priorità economiche e sociali che vengono relegate in secondo piano e che finiscono per diventare la variabile dipendente. Così la spesa per le armi cresce a discapito di quella sociale.

Dall’acquisto crescente di armamenti sempre più distruttivi, al loro impiego, alla guerra, il passo è breve. Il riarmo è una profezia negativa di guerra che si auto avvera. Per di più l’uso delle bombe nucleari continua a restare incombente. Una presenza minacciosa e pericolosa.

Anche a questo conflitto si può fare l’abitudine più diventa lunga la sua durata, al punto da sottovalutarne le conseguenze come la possibile deflagrazione di un conflitto mondiale. Non solo i protagonisti principali (Russia e Usa) anche il governo inglese non fa mistero che il suo appoggio all’Ucraina non è solo un aiuto per la difesa dall’invasore ma punta ad un cambio di regime in Russia, ad una sua sconfitta militare, senza disdegnare la possibilità di offensive (ucraine?) nel territorio russo. O azioni di forza per il grano, iniziativa evocata con leggerezza anche in Italia. Eppure, sono passati pochi mesi da quando l’imperativo nel mondo sembrava quello di coordinare e cooperare le iniziative degli stati per affrontare la crisi climatica del pianeta finalmente al centro delle iniziative. Prima che il climate change diventi irreversibile nel nostro pianeta. Ora la guerra uccide, devasta le strutture, l’ambiente, il cibo, semina odii e paure, scava solchi profondi, difficili da colmare. Perfino la cultura (tutta) sembra non essere più patrimonio mondiale, ma viene ridotta a subordinata delle scelte politiche, al punto che scrittori, artisti appartenenti alla cultura altrui subiscono l’ostracismo.

È una spirale pericolosa fondata sulla negazione dell’altro.

Prima che sia troppo tardi occorre fermare questa rincorsa, rimettendo al centro il dialogo, il cessate il fuoco, l’assistenza a chi è colpito dalla guerra, le trattative per realizzare le condizioni per arrivare ad accordi di pace. L’imperativo ora deve essere fermare la guerra. Il papa aveva messo da tempo in guardia, inascoltato, che una guerra mondiale era ormai in corso da anni in decine di aree del pianeta, anche se strisciante, diffusa a chiazze, non sempre visibile, in prevalenza fuori dall’Europa. Ora è arrivata anche in Europa. Presi da comprensibili reazioni si è pensato che bastasse sostenere la resistenza degli invasi, fino a concentrarsi sull’invio di armi sempre meno difensive, sempre più offensive, ammesso che questa distinzione abbia sempre un senso reale.

Gli Usa hanno colto l’occasione dell’invasione russa dell’Ucraina per serrare le fila e rilanciare l’alleanza atlantica, in crisi di scopo da tempo (basta ricordare Macron) e ora rinsaldata con l’individuazione del nemico da battere. Per una sorta di eterogenesi dei fini l’invasione dell’Ucraina ha portato al risultato che due paesi scandinavi, prima non allineati, hanno chiesto di entrare nella Nato. Un pessimo risultato per una guerra iniziata invadendo l’Ucraina con lo scopo anche di evitarne l’ingresso nella Nato. È la conferma che la scellerata decisione di Putin di invadere l’Ucraina ha rilanciato guerrafondai e produttori di armi. È evidente che la guida del crescente invio di armamenti è saldamente americana, al punto che la Nato è solo una componente dello schieramento di Ramstein ed è lì che si decide quali e quante armi inviare in Ucraina. Purtroppo, finora l’attenzione è stata prevalente sulla guerra con una coazione a ripetere: più armi e più sanzioni, senza neppure una riflessione se queste azioni siano state efficaci e se non sia giunto il momento per tutti di cambiare ottica e strategia. Prima che sia troppo tardi.

È giunto il momento di chiedersi dove si vuole arrivare.

Forse si può ancora invertire la tendenza. Anche il governo italiano dopo una fase in cui parlava solo dell’invio di armi all’Ucraina oggi sembra rendersi conto che occorre impegnarsi per iniziative di pace. Draghi ha messo al centro lo sblocco del grano ucraino. La priorità deve essere impedire che il conflitto in Ucraina scivoli verso una guerra mondiale. Sull’orlo di questo abisso troppi compiono macabri passi di danza. Passare dal sostegno con le armi all’Ucraina alla cessazione dei combattimenti e ad aprire trattative di pace richiede un cambiamento netto di impostazione. In altre parole, non è aumentando l’invio di armi e insistendo su sanzioni sempre più dure che si arriverà ad una prospettiva di pace. A meno che si pensi seriamente che sia possibile arrivare alla sconfitta e all’umiliazione della Russia, mettendo nel conto anche reazioni terribili. È un grave errore che l’Unione Europea rinunci ad avere una posizione autonoma per la pace e si impegni solo per armi e sanzioni.

Aprire un terreno diverso? Chi, come?

Le grandi potenze, e non solo loro, da tempo hanno fatto di tutto per svuotare la sede ONU di ruolo e credibilità. Senza un ruolo dell’ONU i rapporti mondiali sono stati abbandonati ai rapporti di forza, che esistono ovviamente, ma che dovrebbero essere contenuti proprio dalla sede internazionale di governo dei conflitti mondiali, cioè l’ONU. Svuotarne ruolo e significato è stato un clamoroso autogol e ora ne avremmo estremo bisogno.

Non è chiaro perché il governo italiano abbia sottoposto in solitudine al segretario generale dell’Onu una proposta per la pace. L’iniziativa in sé è interessante per il fatto di esserci, anche se nel merito è discutibile. Per avere forza la proposta doveva essere costruita insieme ad altri, ad esempio in sede europea, almeno con alcuni suoi membri autorevoli, e destinata all’assemblea dell’Onu, con la richiesta di convocarla in modo permanente fino alla soluzione della crisi, come proposto proprio in Italia. Alla pace si può arrivare se le rappresentanze mondiali, in sede ONU, si impegnano per questa soluzione. I paesi che hanno fin qui hanno preso iniziative di mediazione hanno reso evidente che occorre qualcosa di più, anzitutto un ripensamento delle posizioni delle potenze mondiali, a partire dalla Russia e dagli Usa, puntando a coinvolgere la Cina, concentrando le iniziative dell’UE nella direzione prioritaria della pace.

È giusto provare a sbloccare l’invio del grano ucraino nei paesi che rischiano di pagare un prezzo pesante, ma è inevitabile che avvenga attraverso un’intesa con i belligeranti e che vengano in evidenza altri aspetti come le sanzioni. Si è dato per scontato qualcosa che non lo è. Non può essere l’Ucraina a decidere il futuro delle relazioni mondiali, con il pericolo di arrivare a una guerra mondiale, insistendo per troncare le relazioni economiche con la Russia.

Se si vuole la pace occorre essere disponibili a trattare.

Continuare a puntare tutto sul sostegno armato rischia di fare un pessimo servizio all’Ucraina. Continuare a puntare tutto sulle armi rischia di portare i paesi della Nato sempre più sull’orlo di un conflitto mondiale e di provocare gravi danni economici e sociali a tutti. Per questo occorre che tutti gli attori si assumano la responsabilità di dire con chiarezza che è giunto il momento di puntare tutte le carte sulla cessazione dei combattimenti e sulla pace e questo compito non può essere delegato a nessuno. La pace deve deciderla l’Ucraina: è un modo sbagliato di porre il problema. Tutti dobbiamo aiutare l’Ucraina ad arrivare alla pace, senza però farne l’alibi per giustificare l’assenza di iniziative del resto del mondo, per continuare la guerra. Ognuno si assuma la responsabilità di fermare il gioco al massacro (anzitutto a danno degli ucraini) e lo faccia in modo trasparente nella sede ONU, la cui assemblea generale è la sede migliore per affrontare la questione ucraina. Da qualche parte occorre iniziare per risalire la china, perché nessuno ha interesse alla distruzione dei contendenti e questo va fatto ora, prima che i rapporti di forza sul terreno possano suggerire uno stato di fatto. In sostanza solo una iniziativa di pace ora può evitare un futuro separato, di fatto, come è avvenuto a Cipro.

Come è stato detto autorevolmente abbiamo bisogno di una conferenza sulla sicurezza e la pace come quella di Helsinki del 1975 non di una separazione dettata dalle armi. Questo andrebbe ricordato quando Erdogan si erge a mediatore, poi ricatta i paesi scandinavi che vogliono entrare nella Nato sui curdi. È uno squilibrio preoccupante che le rappresentanze politiche non diano voce alle opinioni dell’elettorato del nostro paese, che non vuole la guerra.

Per questo è più che mai necessario che l’ampia opinione pubblica che è per la pace faccia sentire con maggiore forza la sua opinione, che si autorappresenti. L’impegno attivo è cresciuto ma non basta ancora, anzitutto deve essere profondamente unitario e deve essere in grado di arrivare a cambiare profondamente l’ottica di azione del nostro governo, a modificare l’impostazione dell’Unione europea che rischia di essere una delle vittime di questa guerra, mentre dovrebbe essere protagonista di una soluzione di pace.

Articolo Articolo  Storico Storico Stampa Stampa
 
Nessun commento trovato.

Testo (max 2000 caratteri)
Nome
eMail



Scrivi i caratteri che leggi nell'immagine, rispettando le maiuscole


Trattamento dei dati
Informativa art. 13 D.lgs. 196/2003Desideriamo informarla che il D.lgs. n. 196/2003 prevede la tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali. Secondo la normativa indicata, tale trattamento sarā improntato ai principi di correttezza, liceitā e trasparenza e di tutela della Sua riservatezza e dei Suoi diritti. Ai sensi dell'art. 13 del D.lgs. n.196/2003, Le forniamo, quindi, le seguenti informazioni:

    • I dati da Lei forniti verranno trattati esclusivamente per finalitā concernenti l'attivitā informativa di questo spazio
    • Il conferimento dei dati č facoltativo e l'eventuale rifiuto a fornire tali dati non ha alcuna conseguenza.
    • I dati da Lei forniti non saranno oggetto di diffusione se non quelli specifici di questo sito web.
Disclaimer
L'indirizzo IP del mittente viene registrato, in ogni caso si raccomanda la buona educazione.
Iscriviti alla newsletter
 

Cerca per parole chiave
 



Titolo
Atti Ufficiali (2)
Avvisi (3)
Avvisi ai lettori blog (3)
Bologna (3)
Catasto (36)
Contributi al Blog (1)
Diritti (4)
Economia (64)
Energia e ambiente (1)
Finanza (23)
Finanziaria (10)
Fisco (27)
generale (1)
Internazionale (2)
Interviste (12)
Lavoro (32)
Ministero delle Finanze (10)
Nucleare (58)
Ogm (1)
Omeopatia (2)
Pace (1)
Politica (347)
Pubblicazioni (13)
Sondaggio (1)
Tobin tax (12)
Trentin (1)
Welfare (7)

Catalogati per mese:
Agosto 2005
Settembre 2005
Ottobre 2005
Novembre 2005
Dicembre 2005
Gennaio 2006
Febbraio 2006
Marzo 2006
Aprile 2006
Maggio 2006
Giugno 2006
Luglio 2006
Agosto 2006
Settembre 2006
Ottobre 2006
Novembre 2006
Dicembre 2006
Gennaio 2007
Febbraio 2007
Marzo 2007
Aprile 2007
Maggio 2007
Giugno 2007
Luglio 2007
Agosto 2007
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
Settembre 2017
Ottobre 2017
Novembre 2017
Dicembre 2017
Gennaio 2018
Febbraio 2018
Marzo 2018
Aprile 2018
Maggio 2018
Giugno 2018
Luglio 2018
Agosto 2018
Settembre 2018
Ottobre 2018
Novembre 2018
Dicembre 2018
Gennaio 2019
Febbraio 2019
Marzo 2019
Aprile 2019
Maggio 2019
Giugno 2019
Luglio 2019
Agosto 2019
Settembre 2019
Ottobre 2019
Novembre 2019
Dicembre 2019
Gennaio 2020
Febbraio 2020
Marzo 2020
Aprile 2020
Maggio 2020
Giugno 2020
Luglio 2020
Agosto 2020
Settembre 2020
Ottobre 2020
Novembre 2020
Dicembre 2020
Gennaio 2021
Febbraio 2021
Marzo 2021
Aprile 2021
Maggio 2021
Giugno 2021
Luglio 2021
Agosto 2021
Settembre 2021
Ottobre 2021
Novembre 2021
Dicembre 2021
Gennaio 2022
Febbraio 2022
Marzo 2022
Aprile 2022
Maggio 2022
Giugno 2022

Ultimi commenti:
Dal 25 Febbraio che si chiede ...
15/05/2022  20:32:40
.:: CARLO
Mi chiamo la signora Antoniett...
23/11/2021  11:33:28
.:: MARIA
Mi chiamo la signora Antoniett...
23/11/2021  11:32:48
.:: MARIA
Mi chiamo la signora Antoniett...
23/11/2021  11:30:25
.:: MARIA
Mi chiamo la signora Antoniett...
23/11/2021  11:28:48
.:: MARIA



Titolo



Ci sono 3718 persone collegate